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IIS Guglielmo Marconi

I mille volti della follia…

A. S. 2011-2012

Gallozzi Ambra 5° A

Ist 2

Indice

  • Premessa – 4
  • Enrico IV: un “folle” per scelta – 6
  • Le origini dell’innovazione pirandelliana: il contesto storico – 6
  • Il maestro dell’umorismo: Luigi Pirandello – 7
  • Tra persona e personaggio: il relativismo e la poetica dell’umorismo – 10
  • Pirandello e il teatro – 12
  • Enrico IV e il contrasto vita – forma – 13
  • Hamlet’s madness: an instrument of revelation of truth of the human soul – 17
  • William Shakespeare – 17
  • Hamlet: plot – 18
  • Hamlet’s madness: a mirror of unspeakable reality – 21
  • John Nash: tra allucinazioni e calcoli, tra malattia e genialità – 24
  • Il genio nascosto dietro la follia: la vita di John Nash – 24
  • La teoria dei giochi: dalle applicazioni matematiche all’analisi dei comportamenti umani – 26
  • Premesse – 27
  • Descrizione informale dei giochi – 27
  • Tipologia di giochi – 28
  • Rappresentazione – 28
  • Numero di giochi – 29
  • Somma – 29
  • Cooperazione – 30
  • I giochi non cooperativi – 31
  • Definizione – 32
  • Esempio: il “dilemma del prigioniero” – 33
  • Applicazioni – 34
  • Quando il “folle” è un malato: la schizofrenia – 36
  • La malattia della “mente divisa”: che cos’è la schizofrenia? – 36
  • Una nuova prospettiva: quanto contano i nostri geni? – 39
  • Le malattie genetiche – 40
  • Le mutazioni genetiche – 41
  • Le onde elettromagnetiche nella diagnosi biomedica – 43
  • EEG: uno strumento per registrare l’attività cerebrale – 43
  • TrimProb: le onde elettromagnetiche nella diagnosi differenziale – 44
  • Le onde elettromagnetiche – 45
  • Ricezione delle onde elettromagnetiche – 47
  • Caratteristiche di un’onda elettromagnetica – 48
  • Adolf Hitler: delirio di onnipotenza e razzismo – 51
  • L’ascesa al potere del Fuhrer – 51
  • Verso la dittatura totale – 54
  • Il nazismo e la politica interna – 56
  • Il razzismo nella politica hitleriana – 58
  • Bibliografia – 62

Premessa

I “pazzi” sono davvero tali o è il resto del mondo che li fa sentire folli?

Dire che cosa sia realmente la follia è un’impresa abbastanza ardua. La prima difficoltà è già tutta racchiusa nell’etimologia del termine. Follia deriva dal latino follis, che significa mantice, sacco vuoto, pallone gonfio d’aria. Per traslazione, quindi, il folle può essere definito come colui che ha la testa vuota, piena d’aria. Ma tale definizione resta senz’altro troppo riduttiva per una condizione che si presenta invece come estremamente poliedrica.

La follia è infatti una realtà complessa, difficile da percepire e da formalizzare, è un’entità che ci cammina accanto come una realtà invisibile, onnipresente, inquietante e angosciosa. È accanto ai singoli uomini, ma si rivela anche compagna inseparabile della storia umana. Riflettere sulla follia vuol dire quindi riflettere sulla nozione di identità, su come percepiamo le cose, su che cos’è la realtà.

Tradizionalmente, folle è colui che, per comportamenti e opinioni, si distacca da ciò che la norma definisce accettabile, che costituisce una rottura rispetto alle regole comunemente accettate. Molto spesso il folle è un rivoluzionario, è colui che sovverte le normali abitudini per cambiare il mondo, che non risponde alle richieste o alle aspettative che la società impone. Egli scardina il meccanismo delle “forme”, delle convenzioni e degli istituti sociali che imprigionano la vita nel suo fluire.

Proust sosteneva che “tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tener viva in noi qualche piccola follia”. La follia diventa così un rifugio rispetto alla sofferenza dell’esistere. Il più noto e significativo esempio è probabilmente quello dell’Enrico IV di Pirandello che, come altri personaggi pirandelliani, sceglie la pazzia per non contaminarsi con la «vita impura». La follia di Enrico IV è dunque legata alla volontà di sfuggire alla vita. L’alienazione mentale dà quindi tranquillità e fissità che si oppone alla lacerante molteplicità della realtà.

La stessa alienazione mentale che può da un lato essere l’ancora di salvezza che ci tiene in vita, può dall’altro rappresentare quel sottile limite che, se varcato, porta alla malattia mentale, ossia all’incapacità di distinguere ciò che è reale da ciò che invece è immaginario. La follia in questo caso diventa una realtà con cui dover convivere. Proviamo a pensare alla schizofrenia, la malattia della “mente divisa”, caratterizzata da questa profonda rottura tra sfera del pensiero e delle emozioni.

Questa patologia mentale interferisce con la capacità della persona di gestire le emozioni, di pensare in modo chiaro, di dare giudizi e di comunicare. Una delle testimonianze più affascinanti di come si possa convivere con questo grande male ci viene direttamente dal genio matematico John Nash, affetto da tale disturbo, che, in un’intervista rilasciata a Piergiorgio Odifreddi, ha raccontato così gli anni della malattia:

“Durante la mia malattia sentivo delle voci, come quelle che si sentono nei sogni. Agli inizi avevo solo idee allucinatorie, ma dopo due o tre anni sono arrivate queste voci, che reagivano criticamente ai miei pensieri e sono continuate per vari anni”.

È proprio a partire dalla figura così complessa e al tempo stesso così affascinante di Nash, un uomo che è riuscito a far uscire il genio imprigionato nella sua malattia, che ho deciso di affrontare questo percorso multidisciplinare sulla follia.

Enrico IV: un “folle” per scelta

Le origini dell’innovazione pirandelliana: il contesto storico

Il periodo che va dal 1903 al 1925 può essere diviso in due fasi dalla Grande Guerra. La prima è quella caratterizzata dall’imperialismo, dalla seconda rivoluzione industriale e dalla nascita di una nuova classe sociale: la piccola borghesia. La seconda, successiva alla guerra, è quella caratterizzata invece da una forte instabilità economica.

All’inizio del Novecento, le grandi innovazioni sul piano scientifico, tecnologico e culturale hanno contribuito a determinare profondi cambiamenti. La comunicazione in tempo reale, resa possibile grazie all’invenzione del telefono e della radio, hanno consentito l’elaborazione di un nuovo concetto, quello di simultaneità, nonché di una nuova visione di tempo e di spazio. La teoria della relatività elaborata da Einstein e la teoria dei “quanti” elaborata da Planck hanno determinato il superamento della fisica classica e della concezione oggettiva dell’universo. Nello stesso tempo, sul piano delle scienze umane, la teoria del viennese Sigmund Freud basata sulla sua scoperta dell’inconscio e della psicoanalisi hanno contribuito a sottolineare l’elemento della relatività della conoscenza, ma principalmente il carattere soggettivo della verità.

L’identità individuale e il concetto stesso di integrità del soggetto entrano in crisi. L’uomo appare diviso nel profondo fra una zona inconscia, che emerge nei sogni e in cui dominano le pulsioni, ed una zona consapevole, in cui prevalgono ragione e volontà. Ciò pone fine sia alla concezione classica dell’individuo come totalità compatta e integra, sia a quella romantica che vede nell’anima il luogo dell’autenticità.

Inoltre la meccanizzazione, la vita metropolitana, come pure l’espansione imperialistica prima e la Grande Guerra poi mettono fine alle illusioni dell’età felice del progresso.

Se l’Ottocento era, quindi, il secolo del dolore, il Novecento è il secolo dell’ansia e dell’angoscia. Il dolore presuppone un coinvolgimento consapevole dell’individuo e la coscienza delle cause, precise e determinate, che lo provocano; l’angoscia, invece, implica una situazione di disagio e di malessere, una condizione di depressione i cui motivi restano oscuri. Subentra così un personaggio disorganico, privo di identità e di coerenza: se il protagonista del romanzo realista e naturalista è l’arrampicatore sociale, l’uomo che si fa da sé, il capitano d’industria, il protagonista del romanzo novecentesco è l’impiegato inetto, frustrato e spersonalizzato. La caduta dei valori, la loro subordinazione alle leggi del mercato favorisce un processo di alienazione. L’uomo tende a porsi al di fuori del ritmo dell’esistenza, a non vivere più, ma a guardare vivere, a constatare, come dice Pirandello, come il “meccanismo stride”. La realtà si presenta sempre più estranea e insensata, diventa perciò più difficile vedere nei singoli particolari un significato universale: di qui la crisi del Simbolismo.

Il maestro dell’umorismo: Luigi Pirandello

Pirandello è l’unico scrittore italiano del Novecento ad essere famoso in tutto il mondo, ed in particolare è il teatro pirandelliano a rivelare la grandezza di costui.

Con Pirandello entrano nella letteratura italiana alcuni caratteri fondamentali dell’avanguardia europea nel primo Novecento: la crisi delle ideologie e il conseguente relativismo, il gusto per il paradosso, la tendenza alla scomposizione, la scelta dell’ironia, dell’umorismo, dell’allegoria.

Non bisogna dimenticare però che egli è un uomo dell’Ottocento e che solo gradualmente egli giunge alle prese di posizione che ne determinano la modernità.

In Pirandello è possibile distinguere cinque periodi diversi nella sua vita e nella sua produzione letteraria e teatrale: quello della formazione, dal 1867 fino al 1892, quando egli decide di dedicarsi alla letteratura; quello della coscienza della crisi, dal 1892 al 1903, e delle prime tematiche relativistiche; quello della narrativa umoristica, dal 1904 al 1915, periodo de “Il fu Mattia Pascal”; quello del teatro umoristico e del successo internazionale, dal 1916 al 1925, ed infine la stagione surrealista, dal 1926 al 1936, segnata dai miti teatrali.

Pirandello nasce il 28 giugno del 1867 ad Agrigento, ma sono tre gli ambienti che influiscono sulla sua formazione psicologica e culturale: quello siciliano, quello tedesco e quello romano.

L’ambiente siciliano contribuisce a determinare l’aspetto politico e sociale dello scrittore. Il padre, un ex garibaldino, e la madre, proveniente da una famiglia di patrioti antiborbonici, contribuiscono ad infondere in Pirandello valori risorgimentali, valori come il patriottismo.

Lo scrittore si iscrive all’università di Palermo e, seguendo corsi di Legge e Lettere, entra in contatto con numerosi intellettuali. Nello stesso tempo il rapporto con il padre mostra componenti conflittuali. La componente brusca del padre e la sua distanza dal figlio possono spiegare il rifiuto di Pirandello per gli affari e la sua incapacità di decidere. Ne deriva quindi un senso di inettitudine manifestato in modo chiaro nel fallimento del tentativo di Luigi di lavorare nell’amministrazione delle miniere di zolfo. E certamente tutto questo influenza anche la decisione di dedicarsi alla letteratura.

L’ambiente romano fu frequentato da Pirandello dal 1887 per soli due anni: a Roma Luigi studia Lettere ma, un contrasto con un professore che minacciava di espellerlo costringe Luigi a laurearsi a Bonn, città che lo influenzò in modo decisivo.

Tornato da Bonn e stabilitosi di nuovo a Roma, di qui in avanti Pirandello dedica la propria vita alla letteratura e al teatro.

Con degli amici siciliani dà vita alla rivista “Ariel” che si oppone al Simbolismo e all’estetismo dominanti nell’ambiente romano. Comincia così a fare i conti con la crisi dei valori ottocenteschi, a partire dalla cultura positivistica in cui da giovane si era formato. Scrive poesie, novelle, saggi in cui ritroviamo l’interesse per il comico e per l’umoristico.

Nel 1903 gli eventi familiari che lo colpiscono segnano per lui una data importante. Da un lato il dissesto economico della famiglia paterna che perde il capitale investito nelle miniere di zolfo, dall’altro la malattia della moglie Maria Antonietta Portulano, sposata nel 1894, colpita da una paralisi che danneggia per sempre il suo equilibrio mentale. Egli si ritrova così privato della rendita paterna e con tre figli a carico.

Nasce così l’impegno nella scrittura per trarne anche guadagno economico.

Nel 1904 scrive “Il fu Mattia Pascal”. Con questo romanzo la produzione letteraria di Pirandello subisce una svolta di grande importanza: lo scrittore abbandona i precedenti timidi tentativi teatrali e si dedica per alcuni anni esclusivamente alla narrativa. È questo il periodo dell’elaborazione della poetica dell’umorismo, già evidente nel Fu Mattia Pascal e nei saggi raccolti nel libro L’umorismo. In questo periodo pubblica i romanzi e comincia la stesura di Uno, nessuno e centomila.

Dal 1916 cominciano a uscire alcune delle opere più importanti di Pirandello in campo teatrale: Liolà, Così è (se vi pare), Il giuoco delle parti. È il periodo del “teatro del grottesco”, che suscita subito critiche e perplessità. Al contempo la situazione familiare si fa critica: i figli sono in guerra, la moglie si aggrava e viene fatta ricoverare dal marito in una clinica psichiatrica. Pirandello comincia così a raccogliere, sotto il nome di Maschere nude, una produzione drammatica.

La stagione del grande successo teatrale comincia con Sei personaggi in cerca d’autore (1921) ed Enrico IV (1922), riscuotendo così, dopo alcune critiche iniziali, un successo internazionale.

Nel 1924 Pirandello, subito dopo il delitto Matteotti, si iscrive al partito fascista attraverso una lettera aperta a Mussolini. Egli vede nel fascismo un movimento rivoluzionario che rappresenta la forza nuova capace di rompere gli schemi solidi della società, ma, agli entusiasmi iniziali seguono ben presto grandi delusioni.

Nel 1926 esce in volume Uno, nessuno e centomila, romanzo in parte scritto nel corso degli anni dieci, ma rivisto poi pochi anni prima della pubblicazione. La conclusione, infatti, presenta un aspetto nuovo e ottimistico, una sorta di fiducia nella natura, che segna un momento significativo di rinnovamento. Da questo punto in poi ritroviamo in Pirandello una tematica di tipo surrealista rivolta a valutare positivamente l’inconscio e a privilegiare non solo la vita contro la forma ma anche il mondo dei miti e dei simboli contro la realtà.

Parallelamente a questa produzione Pirandello continua il “teatro nel teatro” con “Questa sera si recita a soggetto”.

In questi anni Pirandello, deluso dal fascismo, vive prevalentemente all’estero, viaggiando di continuo. La sua fama è al colmo: nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura.

Viene poi colto da una polmonite e muore a Roma nel dicembre del 1936.

Tra persona e personaggio: il relativismo e la poetica dell’umorismo

L’elaborazione della poetica dell’umorismo avviene fra il 1904 e il 1908, anno in cui esce il volume L’umorismo.

Pirandello sembra considerare l’umorismo a metà fra una visione eterna ed una visione storica: da un lato egli vede un limite connaturato dell’uomo che, da sempre, vive in un mondo privo di senso e che si crea, per fuggire da esso, una serie di autoinganni e di illusioni attraverso i quali cerca di dare significato all’esistenza. In questa prospettiva l’umorismo sarebbe l’eterna tendenza dell’arte a svelare tale contraddizione. Dall’altro egli individua invece nella caduta del sistema tolemaico, che considerava l’uomo e la terra centri del creato, l’affermazione del pensiero che l’uomo è un’entità minima e trascurabile in confronto all’universo infinito.

L’umorismo pirandelliano non è solo una poetica; è l’espressione coerente del pensiero e della cultura del relativismo filosofico. Esso presuppone la messa in discussione sia del positivismo, del quale rifiuta il criterio di verità oggettiva, sia delle ideologie romantiche, delle quali discute la verità soggettiva, la centralità del soggetto e della sua capacità di dare un senso al mondo. È dunque il concetto stesso di verità che viene posto in discussione.

Da tutte queste considerazioni Pirandello ne deduce che l’umorismo è l’arte del tempo moderno: in un tempo in cui non esistono più parametri certi di verità la poesia fondata sul tragico e sull’eroico non è più possibile. Le categorie di bene e di male, di vero e di falso sono, infatti, venute a mancare. Perciò l’umorismo, che non propone né valori né eroi, è l’unica forma d’arte possibile.

L’arte umoristica è volta continuamente a evidenziare il contrasto fra forma e vita e tra personaggio e persona. L’uomo ha bisogno di autoinganni: deve cioè credere che la vita abbia un senso e perciò organizza l’esistenza secondo convenzioni. Gli autoinganni non sono altro che la forma dell’esistenza: la forma blocca la spinta delle pulsioni vitali, blocca la tendenza a vivere momento per momento al di fuori di ogni

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Sintesi

Materie e argomenti

  • Italiano: Luigi Pirandello (Enrico IV);
  • Inglese: William Shakespeare (Hamlet);
  • Matematica: John Nash (la teoria dei giochi);
  • Biologia: schizofrenia, malattie genetiche e mutazioni genetiche;
  • Fisica: EEG, TrimProb e le onde elettromagnetiche;
  • Storia: Adolf Hitler.
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