Estratto del documento

Introduzione

Nel cammino verso la maturità ho vissuto un’intensa vita personale e scolastica che mi hanno fatto capire quanto sia importante la conoscenza e lo sviluppo di un senso critico personale per vivere in un mondo ormai prevalentemente guidato dall’ignoranza e dove il sapere fa parte di un’elite.

Per concludere questo percorso di studi ho quindi deciso di fare una tesina che raggruppasse i più significativi interessi che ho maturato durante questi anni.

Principalmente sono stata mossa dall’esperienza più importante della mia vita, ovvero il “Viaggio della Memoria” che ho avuto la fortuna di affrontare nel maggio 2013.

Questo viaggio non solo mi ha accresciuto il sapere enciclopedico sugli eventi traumatici dell’Olocausto, ma mi ha anche fatto conoscere il lato più sensibile della mia persona in quanto ad assorbire da tutto ciò che mi circonda.

Questa qualità ha fatto scaturire in me la responsabilità della memoria, responsabilità che ho deciso di rendere concreta diventando consigliera ANED, ma è stata anche rilevante per le decisioni del mio futuro accademico.

Dalla mia esperienza ho deciso di approfondire il tema del trauma, più specificatamente le sue conseguenze sull’uomo ed i suoi effetti sulla memoria.

La scelta di questo tema nasce dal mio interesse verso i comportamenti umani, argomento che ho deciso di fondere nella vita con la mia passione per il mondo della moda decidendo di intraprendere la strada per diventare cool hunter dopo la maturità.

Le tre materie che ho deciso di incorporare nella tesina rappresentano simbolicamente ciò di cui dovrò essere perennemente informata per poter intraprendere la professione che mi appassiona: la letteratura, l’arte e la storia, basi per potermi approcciare alla perenne esposizione all’”arte contemporanea, letteratura, musica, cinema, architettura, arredamento, mostre, negozi, cibo, moda, fotografia - in altri termini, alla cultura e al comportamento umano... ovunque”.

Concretamente nella tesina ho esaminato il trauma, ed il suo effetto sulla memoria, di Primo Michele Levi e Francis Bacon, ed infine ho analizzato l’evanescenza della memoria collettiva applicata al tema della deportazione in Italia.

Nicole Afonso Alves Calistri 1

Trauma e memoria

Capitolo I

Il trauma psicologico

Ciascun individuo affronta nella propria vita eventi altamente stressanti che possono rappresentare veri e propri traumi.

Tali esperienze lasciano ferite che possono rimarginarsi, o segni indelebili che in alcuni casi tendono a cronicizzarsi, compromettendo la normale funzionalità del singolo.

I traumi che generano un disturbo psicologico

Il “trauma psicologico” è il prodotto psichico che nasce in seguito ad un evento fisico, psicologico o sociale vissuto come intensamente stressante.

I primi studi sugli effetti cronici post-traumatici appuravano che il “trauma psicologico” fosse la conseguenza di un’esperienza vissuta ad una condizione estrema, ritenuta non comune fra le esperienze umane ordinarie (DSM III).

Nella prima metà del Novecento, infatti, il disturbo post-traumatico da stress è stato denominato “nevrosi da guerra”, perché le sue sintomatiche furono riscontrate nei soldati coinvolti in intensi contesti bellici.

Tali ipotesi furono fatte sia dagli psichiatri di scuola “classica” che da quella della nuova scuola psicoanalitica fondata da Sigmund Freud.

2

Secondo questa prima “discriminazione”, soltanto gli accadimenti di natura obbiettivamente grave e straordinaria, quali violenze fisiche, abusi sessuali, disastri naturali (terremoti, alluvioni, ecc.), disastri tecnologici (incidenti chimici, nucleari, danni energetici, ecc.), guerre, torture, incidenti e rapimenti, possono generare un trauma psicologico nell’individuo.

Ben presto, però, le osservazioni cliniche riscontrarono chiaramente sintomatologie post-traumatiche anche in persone che non sono mai state protagoniste, interne o esterne, agli eventi ritenuti oggettivamente estremi, ed al contempo è stato appurato che individui esposti a stress apicali potevano non manifestare i gravi segni di trauma psichico.

Ciò ha generato la caduta dell’assunto secondo il quale “è una situazione grave che produce una reazione estrema”.

Note

1

Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali che riporta la classificazione standard dei disturbi mentali utilizzata dai professionisti della salute mentale negli Stati Uniti e pubblicato a cura dell’APA, Associazione degli Psichiatri Americani.

Il manuale è giunto alla sua quarta edizione (DSM-IV).

2

È stato un neurologo e psicoanalista austriaco, fondatore della psicoanalisi, una delle principali branche della psicologia.

È stato il primo a mettere luce sull’inconscio umano e a suddividere la mente in tre differenti istanze: Io, Super-io ed Es.

Alcune opere più importanti sono L’interpretazione dei sogni (1900), Psicopatologia della vita quotidiana (1901), Tre saggi sulla sessualità (1905), Totem e tabù (1913), Al di là del principio del piacere (1920). 2

Trauma e memoria

Capitolo I

Dunque le condizioni in grado di generare traumi psicologici sono collegate a fattori soggettivi, piuttosto che alle caratteristiche oggettive degli eventi affrontati.

La sindrome post-traumatica può nascere da tante diverse situazioni, la cui gravità non è accostabile all’evento ma deriva dall’“interpretazione traumatizzante” dell’individuo e dai conseguenti vissuti emotivi che ne derivano.

I significati traumatizzanti possono essere attribuiti a qualsiasi evento negativo vissuto dall’individuo, internamente od esternamente, dunque, il senso di sicurezza psicologica può essere compromesso sia da una minaccia (reale o temuta) propria, sia per l’incolumità altrui.

A questi sentimenti di timore o danno entrano in risposta dei meccanismi psichici che innescano nell’individuo paura, impotenza ed orrore (DSM IV).

Questa visione più ampia dei fattori traumatizzanti permette di comprendere perché spesso i sintomi di un disturbo post-traumatico possono comparire anche in seguito a situazioni naturalmente presenti nella vita umana, quali malattie o lutti, nel corso delle quali la percezione soggettiva può diventare traumatizzante. 3

Trauma e memoria

Capitolo II

Relazione tra trauma e memoria

La memoria

“La memoria non è la facoltà di classificar ricordi in un cassetto o di scriverli su di un registro. Non c’è registro non c’è cassetto; anzi a rigor di termini non si può parlare di essa come di una “facoltà”: giacché una facoltà funziona in modo intermittente, quando vuole o quando può, mentre l’accumularsi del passato su se stesso continua senza tregua.

In realtà il passato si conserva da se stesso, automaticamente. Esso ci segue, tutt’intero in ogni momento: ciò che abbiamo sentito, pensato, voluto sin dalla prima infanzia è là, chino sul presente che esso sta per assorbire in sé, incalzante alla porta della coscienza, che vorrebbe lasciarlo fuori”. Henri Bergson 1

La memoria è la capacità di codificare, conservare e recuperare informazioni nel tempo.

Il nostro cervello è in grado di codificare le informazioni che costantemente riceviamo tramite determinate configurazioni neuronali.

Queste sono conseguenza della stimolazione non solo delle aree circoscritte all’ippocampo e all’amigdala, ma anche delle altre aree specializzate, così da distribuire la conoscenza e la memoria, impedendo che con la distruzione di una parte di esse non venga compromesso l’intero patrimonio di informazioni possedute e quindi il recupero di queste.

È importante ricordare che l’ippocampo si trova nel sistema limbico, ovvero la zona deputata alle emozioni ed agli stimoli primari (sete, fame, termoregolazione e pulsioni sessuali) e quindi da ciò ne deriva che l’apprendimento e l’oblio sono notevolmente influenzati dalle emozioni.

La memoria e le sue componenti fisiologiche sono una delle capacità più importanti dell’uomo poiché il bagaglio di esperienze e di informazioni che possediamo costituisce la nostra storia personale e quindi la nostra identità.

Nota

1

(Parigi, 18 ottobre 1859 – Parigi, 4 gennaio 1941) è stato un filosofo francese.

La sua opera superò le tradizioni ottocentesche dello Spiritualismo e del Positivismo ed ebbe una forte influenza nei campi della psicologia, della biologia, dell’arte, della letteratura e della teologia del primo Novecento. 4

Trauma e memoria

Capitolo II

La scoperta del comportamento della memoria risale alla fine degli anni Sessanta, quando Atkinson e Shiffrin enunciarono il modello denominato “del multimagazzino” che proponeva la suddivisione del funzionamento della memoria in tre principali categorie: memoria sensoriale, memoria a breve termine e memoria a lungo termine.

La memoria sensoriale riceve gli stimoli dagli organi di senso, ed ha una capacità di ritenzione molto limitata.

La memoria a breve termine costituisce un sistema di elaborazione e di ritenzione dell’informazione con capacità limitata e per un periodo breve.

Con varie reiterazioni l’informazione passa nella memoria a lungo termine e potrà essere recuperata nel momento del bisogno.

È importante precisare che tale passaggio non avviene solo attraverso reiterazioni.

Craik e Lokart hanno spiegato nel 1972 che le informazioni accedono alla MLT attraverso categorizzazioni, secondo ordini strutturati e si integrano con le conoscenze dell’individuo.

Numerose variabili incidono però sulla qualità del processo di codifica (attenzione, interessi personali, expertise).

La memoria a lungo termine è un magazzino di elevata capacità.

Essa si suddivide in: memoria dichiarativa e memoria procedurale.

La memoria dichiarativa (o esplicita) riguarda le informazioni comunicabili e che vengono richiamate consciamente e si suddivide in:

  • Memoria episodica (informazioni specifiche a un contesto particolare, come un momento e un luogo) che comprende la memoria autobiografica dove sono racchiusi gli episodi realmente avvenuti al soggetto stesso.
  • Memoria semantica (idee e affermazioni indipendenti da uno specifico episodio; il sapere enciclopedico).
  • Memoria emozionale (ricordo di eventi emotivamente piacevoli o spiacevoli).

La memoria procedurale (o implicita) invece racchiude l’insieme di conoscenze implicite che si apprendono automaticamente o in parallelo con altri processi.

In genere sono sequenze di movimenti, abilità percettive, abilità cognitive. 5

Trauma e memoria

Capitolo II

L’effetto del trauma sulla memoria

Le conseguenze del trauma sulla memoria sono le esperienze che si dividono in quelle di ricordo o di oblio: gli eventi traumatici possono essere recuperati dalla memoria con estrema vivezza oppure possono non essere integrati in essa.

In alcuni casi, invece, si assiste alla coabitazione di entrambi i fenomeni: la psicologia appura che la nostra mente sia una sintesi di esperienze e concetti di una realtà composta da una molteplicità di processi mentali che operano su diversi livelli comunque organizzati e coordinati tra loro.

Anche gli studi sulla neurofisiologia mostrano come le informazioni vengono processate in frammentati sistemi biologici separati ma integranti.

I recenti studi sulla memoria hanno dimostrato l’esistenza in ogni individuo di un notevole grado di complessità nei sistemi mnemonici.

La maggior parte delle funzioni della memoria hanno luogo al di fuori della consapevolezza individuale e ciascuna sembra operare con un relativo grado di indipendenza dalle altre.

La funzione del meccanismo cerebrale è appunto quella di ricacciare la massima parte di passato nell’inconscio per introdurre nella coscienza solo ciò che può illuminare la situazione attuale, agevolare l’azione che si prepara, compiere un lavoro utile.

I due principali sistemi mnemonici hanno azione a livello della memoria dichiarativa, nella sua suddivisione tra memoria episodica e memoria semantica.

Spesso capita che, quando gli individui si sentono minacciati, sperimentano una contrazione significativa della coscienza e rimangono concentrati solo sui dettagli percettivi centrali.

Un’emozione violenta può interferire sia con il normale processo di elaborazione dell’informazione che con la sua memorizzazione nella memoria narrativa esplicita (dichiarativa).

Tutti i ricercatori evidenziano infatti come, in condizioni di forte sollecitazione, la memoria esplicita può fallire.

L’individuo traumatizzato può sprofondare così in un “terrore muto” che impedisce di descrivere a parole ciò che è accaduto.

Tuttavia anche se l’individuo è incapace di articolare una narrazione coerente dell’incidente, non è detto che vi sia un’interferenza con la memoria implicita: l’individuo può cioè “conoscere” la valenza emotiva di un determinato stimolo ed essere consapevole delle percezioni associate, senza però essere capace di esprimere chiaramente le ragioni per cui si sente o si comporta in un determinato modo.

I ricordi possono essere così dissociati dalla coscienza ed essere invece memorizzati come percezioni sensoriali ad un livello implicito.

Con il perdurare di questa “dissociazione”, le tracce dei ricordi continuano a emergere in forma di percezioni terrificanti, ossessioni e preoccupazioni o come reazioni ansiose.

La maggior parte dei ricercatori infatti sostiene che l’essenza della traumatizzazione sta nell’impossibilità, per alcune persone, di integrare l’esperienza traumatica nella propria coscienza ordinaria. 6

Trauma e memoria

Capitolo II

Il ricordo del trauma “dissociato”

I processi associativi, che costituiscono la rete connettiva della nostra mente, di per sé non sono rigidi, ma si sviluppano, si modificano, si integrano, si organizzano gerarchicamente, nell’interazione con la realtà esperienziale e sono gli elementi che caratterizzano gli schemi personali interpretativi della realtà, dai più semplici ai più complessi.

Da questo punto di vista, la memoria, in quanto funzione della personalità vivente, può essere intesa come capacità di organizzare e ricostruire le esperienze e le impressioni passate, al servizio dei bisogni, delle paure, e degli interessi del presente.

Ciò che un individuo ricorda dipende dai suoi schemi mentali: una volta che un evento o un particolare frammento di informazione viene assimilato negli schemi mentali di un individuo, non sarà più disponibile come entità separata, immutabile, ma verrà deformato, sia dalle esperienze associate, sia dallo stato emotivo dell’individuo al momento del ricordo.

Dal momento che i processi mentali rappresentano una sorta di entità unitaria, la dissociazione può essere considerata come una proprietà della mente che può rompere questa unità.

In generale è possibile affermare che la dissociazione implica la disconnessione e la non integrazione di due o più processi mentali.

Questa modalità di elaborare l’informazione può funzionare autonomamente come meccanismo di difesa in risposta allo stress.

In caso di trauma, il ruolo della dissociazione come meccanismo di difesa ha a che fare con una compartimentazione dell’esperienza: gli elementi del trauma possono non venire assimilati in un insieme unitario ed in un senso del sé integrato.

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(e pertanto sono esclusi dalla memoria autobiografica).

In questo modo la dissociazione sembra essere il fattore cruciale che determina l’eventuale adattamento all’esperienza traumatica.

2 Totalità psichica 7

Trauma e memoria

Capitolo II

Effetto estremo della dissociazione: il disturbo post-traumatico da stress

Quando una persona non è in grado di mobilitare le proprie risorse psichiche o di attingere a quelle familiari e sociali per risolvere i disturbi minori legati al trauma, si possono sviluppare dei sintomi caratteristici del cosiddetto Disturbo Post-traumatico da Stress.

Le tre sintomatiche principali del DPTS sono:

  • La presenza di una o più modalità con cui l’evento patogeno viene rivissuto, cioè ricordi ricorrenti del trauma, sogni, allucinazioni, flashback, deja-vu; (Secondo criterio diagnostico).
  • La tendenza ad evitare stimoli che si associano al trauma, ed una ridotta recettività emotiva. In questo caso si presentano forme di amnesia psicogenetica 3 verso l’evento traumatico e l’intorpidimento emotivo. Quest’ultimo aspetto viene definito con il termine “paralisi psichica” o “anestesia emozionale”, che indica la diminuzione di interesse per attività prima ritenute piacevoli, il distacco o estraneità verso gli altri e la sfiducia per il proprio futuro affettivo e lavorativo.
  • La presenza di uno o più segni di iperattivazione del Sistema Nervoso Centrale, cioè disturbo del sonno, della concentrazione, irritabilità e rabbia improvvisa, ipervigilanza e crisi di attacchi di panico.

Al di là dei predetti sintomi più comuni, spesso si osservano altri sintomi di somatizzazione, di dissociazione, di depressione prolungata, nonché disagi.

4

Espressi in vario modo che simboleggiano una tendenza a ripetere il danno attraverso automutilazioni e rivittimizzazione, entrambe fortemente connesse a due stati emotivi spesso presenti nelle condizioni di disagio post-traumatico: il senso di colpa e la colpa da sopravvivenza.

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Sintesi
  • Psicologia - Il trauma, l'effetto del trauma sulla memoria
  • Italiano - Primo Michele Levi
  • Storia dell'Arte - Francis Bacon
  • Storia - Le responsabilità del fascismo per la deportazione
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