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La melodia dei mondi

Alessandro Capozzi V F 1

Introduzione

L’amore per la musica, che in me si traduce anche in hobby, mi ha suggerito l’argomento del presente approfondimento. In particolare mi hanno affascinato i rapporti che studiosi antichi e moderni hanno stabilito tra la musica appunto e l’armonia dell’universo. Mi ha stupito apprendere come essi l’abbiano resa l’arte più importante e più “alta”, sollevandola a tal punto da attribuirne l’origine a qualcosa di grandioso come il moto dei pianeti del sistema solare, movimento quasi sempre collegato all’idea del divino.

Inoltre trovo veramente interessante poter attuare questo percorso con l’aiuto della musica stessa, poiché queste teorie, grazie a studiosi moderni, sono state utilizzate come basi per la creazione di vere e proprie opere d’arte. Essi, partendo dalle note attribuite ad ogni pianeta, hanno infatti creato melodie in grado di farci apprezzare, non solo teoricamente, ma anche uditivamente il rapporto individuato tra musica e pianeti. (Progetto Anna Lombardi e progetto “Alba Mundi”)

Nelle scienze della musica l’approccio interdisciplinare non è un’eccezione, ma quasi una modalità necessaria per studiare questa stupenda arte da più punti di vista: quello scientifico, quello filosofico, quello culturale. La natura poliedrica della musica emerge anche in Platone, che ne La Repubblica la considera da un lato come disciplina base per l’educazione dei fanciulli e dall’altro come propedeutica alla filosofia.

Non è un caso allora che i rapporti tra musica ed astronomia, nei secoli, siano stati molti, poiché molti scienziati e filosofi che avessero qualche conoscenza di teoria musicale si sono dedicati a studiarne i possibili punti d’incontro. Questi si possono classificare sostanzialmente in relazione a due tipologie di rapporti:

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  • Il confronto tra scale musicali e caratteristiche del moto di rivoluzione dei pianeti (“Harmonices Mundi” di Keplero);
  • Il confronto tra moto oscillatorio, che scaturisce dalla rivoluzione dei pianeti, e una precisa nota musicale. (Teoria Moderna)

Innumerevoli sono state, inoltre, le teorie filosofiche e teologiche correlate all’idea che l’armonia dell’universo si esprima sotto forma di musica. Un autorevole esempio è quello fornito da Dante nella Commedia, in particolare all’interno del Paradiso, cantica che sul piano cosmologico offre un’interpretazione metafisica al movimento delle sfere celesti; questo oltre ad essere l’effetto de “La gloria di colui che tutto move”, è appunto la manifestazione sensibile, uditiva, della rotazione armonica dei cieli. Ancora si può fare riferimento alla teoria di Schopenhauer, secondo la quale la musica esprime “l’essenza del mondo”, capace di riprodurre e spiegare il mondo in concetti e coincidente, quindi, con la filosofia stessa. Sulla stessa scia di pensiero è possibile inoltre citare la concezione di opera d’arte come armonia del cosmo propria di Kandinskij, teorizzata ed espressa ne “Lo spirituale nell’arte”. Poiché l’anima dell’artista è spesso in contatto con l’anima del mondo e ne rappresenta così, l’essenza.

La finalità di questo mio percorso è dunque esplorare e rivelare la grande influenza reciproca che si è instaurata tra musica, filosofia e scienza nel corso dei secoli, nell’antichità in relazione ad un sapere unitario, nel ‘900 a seguito del concetto di arte totale promosso dalle avanguardie storiche.

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Teorie antiche sull’armonia del mondo

La musica delle sfere (o musica universale), è un antico concetto filosofico che riguarda le proporzioni che caratterizzano i movimenti dei corpi celesti dell’universo. Musica quindi che non è da intendersi nel senso letterale, ma piuttosto come un concetto di armonia matematica, od anche filosofico/religiosa. La teoria della musica delle sfere continuò a essere seguita almeno fino al XVII secolo da filosofi, musicologi e musicisti.

Pitagora, per primo, capì che l’altezza di una nota è proporzionale alla lunghezza della corda che la produce, e che gli intervalli fra le frequenze sonore sono semplici rapporti numerici. Secondo Pitagora, il Sole, la Luna e i pianeti produrrebbero, a causa dei loro movimenti di rotazione e rivoluzione, un suono continuo, impercettibile dall’orecchio umano, e tutti insieme produrrebbero un’armonia.

Conseguentemente, la qualità della vita sulla Terra sarebbe influenzata da questi suoni celesti. Servendosi di un monocordo avrebbe inoltre determinato i rapporti numerici corrispondenti alle consonanze musicali: 1/2 per l’intervallo di ottava, 2/3 per la quinta e 3/4 per la quarta.

La musica delle sfere incorpora il principio metafisico secondo il quale relazioni matematiche esprimono qualità che si manifestano in numeri, forme e suoni, tutto connesso in un enorme modello di proporzioni.

Nel mondo greco il cosmo era paragonato a una scala musicale, dove i suoni più acuti erano assegnati a Saturno e alle stelle fisse. Il Sole era indispensabile per la realizzazione dell’armonia in quanto, secondo i greci, corrispondeva alla nota centrale che congiunge due tetracordi.

Per Filolao, matematico e astronomo pitagorico, il mondo è armonia e numero, e tutto è ordinato secondo proporzioni che corrispondono ai tre intervalli fondamentali della musica: 2:1 (ottava), 3:2 (quinta) e 4:3 (quarta).

In seguito, Platone descrisse l’astronomia e la musica come studi gemellati per le percezioni sensoriali: astronomia per gli occhi, musica per gli orecchi, ma entrambe riguardanti proporzioni numeriche. Egli, inoltre, appoggiò l’idea di musica delle sfere nel dialogo La Repubblica, nel quale descriveva un sistema di otto cerchi e orbite: stelle fisse, Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna, che si distinguono in base alle loro distanze, al colore e alle velocità di rivoluzione.

Keplero: il suono dei pianeti

Giovanni Keplero, nel XVII secolo, influenzato dagli argomenti di Tolomeo, scrisse il libro Harmonices Mundi, nel quale vengono descritte le consonanze fra percezioni ottiche, forme geometriche, musica e armonie planetarie. Secondo Keplero, il punto d’incontro fra geometria, cosmologia, astrologia e musica è rappresentato dalla musica delle sfere. Keplero, però, superò il modello statico delle sfere di concezione copernicana in favore di un modello dinamico, trasformando le orbite circolari in ellissi, che i pianeti percorrono a velocità variabili.

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Sintesi

Collegamenti: melodia dei mondi, tesina

Teorie antiche e moderne sulla melodia dei mondi

  • Italiano - Dante: armonia musicale delle sfere celesti
  • Filosofia - Schopenhauer
  • Artistica - Kandinskij: lo spirituale nell'arte
  • Geografia astronomica - Afelio e perielio
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