Spartà Aurora
- Letteratura italiana: Luigi Pirandello, “Uno, nessuno e centomila”.
- Il teatro dell’assurdo.
- Francese:
- Inglese: William Shakespeare.
- Storia: Il fascismo, la propaganda che lo rese forte.
- Tecnologia: L’energia nucleare.
- Scienze: Le stelle brillano di luce apparente.
- Geografia: Il carnevale di Rio; il Brasile.
- Ed. fisica: Il calcio.
- Arte: Pablo Picasso e il cubismo.
- Musica: Il poema sinfonico.
- Cittadinanza: La censura fascista.
Ho sviluppato questo elaborato interdisciplinare attorno all’argomento “finzione e realtà”. Questo tema ha suscitato il mio interesse perché, se pensiamo alla nostra quotidianità, le cose che ci circondano, nel primo istante ci appaiono secondo il bagaglio di idee, cultura, educazione e pensiero che costituiscono il nostro io e solo in un secondo momento riusciamo a percepire l’oggettività della realtà. Tale contrasto è caratteristico del Novecento, secolo caratterizzato dall’avvento di ideologie che apparivano come il bene del popolo e celavano la loro vera identità sotto false apparenze, inoltre la trovo anche una situazione sempre attuale che, quindi, interessa anche gli uomini d’oggi.
1 Spartà Aurora, Classe III A, Santa Domenica Vittoria, Anno Scolastico 2015-2016
Letteratura italiana
Luigi Pirandello
La vita
Luigi Pirandello nasce in un casolare della campagna intorno a Girgenti (Agrigento), denominata Caos, il 28 giugno 1867. Il padre Stefano appartiene ad una ricca famiglia di commercianti di zolfo e si occupa dei cospicui interessi dei Pirandello nella zona; anche la madre Caterina Ricci Gramitto è di famiglia benestante, appartenente però alla borghesia professionistica di Agrigento.
Entrambe le famiglie dei genitori parteciparono attivamente alle lotte risorgimentali. L’accesa partecipazione ai moti risorgimentali e lo slancio ideale di quegli anni si tramutano, soprattutto nell’animo della madre, in una cocente delusione di fronte alla nuova realtà unitaria. Attraverso la figura di lei, Pirandello assimila quell’amarezza per il Risorgimento tradito, che è alla base di alcune sue poesie e del romanzo “I vecchi e i giovani”, ed è probabile che proprio questo clima di disillusione abbia inculcato nel giovane Luigi il senso della sproposizione tra ideali e realtà, irrompente nel saggio “L’umorismo”.
Il giovane Pirandello ha l’istruzione elementare nel suo paese, ma sembra affascinato più dalle leggende e le vecchie favole che gli racconta la vecchia serva Maria Stella che dalle nozioni scolastiche. A soli dodici anni scrisse una tragedia che andò perduta, dimostrando così il suo interesse per il teatro. Si iscrive poi alle scuole tecniche per volere del padre, ma assai più attratto dagli studi umanistici ottiene di frequentare il ginnasio.
Nel 1880 la famiglia si trasferisce a Palermo dove Luigi finisce il liceo e si appassiona alla letteratura italiana con Giosuè Carducci, comincia così a scrivere poesie e si innamora della cugina Lina. In questo periodo matura il contrasto col padre del quale ha scoperto una relazione che corrisponderà nel suo animo a una profonda venerazione per la madre, dopo la cui morte detterà le commosse parole della novella “Colloquii coi personaggi”, datata 1915.
L’amore per la cugina, prima ostacolato, poi accolto, porta Pirandello ad abbandonare gli studi e dedicarsi al commercio. Per questo inizia a lavorare con il padre nella piana dello zolfo. Questo lo ispira a scrivere diverse novelle. Il matrimonio che sembrava imminente con la cugina viene rimandato e Pirandello si iscrive quindi all’università di Palermo alle facoltà di legge e lettere. Avendo in definitiva scelto di continuare gli studi in lettere si trasferisce a Roma. Per un contrasto con un professore dell’università è costretto a lasciare quest’ultima, quindi, recatosi in Germania, a Bonn traduce diverse opere di letterati con cui ha stretto amicizia.
2 Spartà Aurora, Classe III A, Santa Domenica Vittoria, Anno Scolastico 2015-2016
Nel marzo 1891 si laurea con una tesi sul dialetto agrigentino. Tornato in Italia, incontra Luigi Capuana che lo spinge a dedicarsi alla narrativa.
Nel 1894 lo scrittore si sposa con una timida ragazza agrigentina: Antonella Portulano. Con la quale avrà poi tre figli: Stefano, Lietta e Fausto.
Il 1903 è un anno fondamentale nella vita di Pirandello poiché la perdita del patrimonio dei coniugi provoca nella moglie un duro colpo psicologico che scosse profondamente e irrimediabilmente il suo equilibrio. Pirandello invece passa ad abbandonare il suo tentativo di suicidio per risolvere questo problema. È in questo periodo che scrive il “Fu Mattia Pascal”, che contiene diversi caratteri autobiografici dello scrittore.
Nel frattempo, allo scoppio della Prima guerra mondiale, il figlio Stefano parte volontario e, tornato dalla guerra, decide insieme al padre di far internare la madre, Antonietta, in una clinica psichiatrica.
Nel 1925 assume la direzione artistica di una compagnia teatrale che accompagna in diverse tournée. Esce poi il suo ultimo libro “Uno, nessuno e centomila”. Nel 1934 viene poi conferitogli il premio Nobel per la letteratura, il massimo riconoscimento mondiale. Negli ultimi anni della sua vita scrive le sue novelle più suggestive e muore a Roma, il 10 dicembre 1936.
Il pensiero
Luigi Pirandello si definì uno scrittore-filosofo. Questo perché partiva da una concezione propria dell’esistenza, e le sue opere erano dunque un modo per dimostrare il suo punto di vista. Tipica della sua letteratura è prima di tutto una grande attenzione per la vita di ogni giorno. Tuttavia egli non è un verista, bensì un realista. Allo stesso modo egli non può essere definito neanche un decadente, perché per Pirandello l’essenza unita ed universale delle cose non esiste e non ci si può dunque arrivare. Tema fondamentale di tutte le sue opere è l’identità.
L’identità dei singoli esseri umani, l’immagine di noi stessi, ciò che appare agli altri di ciò che realmente siamo. Secondo Pirandello, infatti, la vita è un flusso. E proprio questo flusso è il principio di un’amarezza profonda, dell’inutilità, della frustrazione. Poiché la vita è un flusso, dunque, anche l’uomo è un continuo divenire, come pure i suoi pensieri. Gli esseri umani, perciò, cambiano, assumendo nuove identità. Cambiando forma e faccia non si ferma quindi il flusso della vita.
C’è un momento in cui, secondo Pirandello, ci accorgiamo che non siamo più quelli di prima. Tutto d’un tratto, improvvisamente. Allora c’è la fase di sdoppiamento, in cui non abbiamo più la nostra identità. La sensazione è quella di vedersi vivere: vedere di se stessi quello che vedono gli altri.
“Uno, nessuno e centomila”
Diveniamo così nessuno perché nessuno conosce il nostro vero sentirci, siamo anche centomila: le centomila identità fasulle che ci vengono attribuite da chi ci sta intorno. Ci chiediamo allora chi siamo davvero e se l’impressione che diamo è quella che sentiamo dentro di noi.
3 Spartà Aurora, Classe III A, Santa Domenica Vittoria, Anno Scolastico 2015-2016
Ma ciò che percepiscono gli altri non siamo noi: ecco che siamo tutti dei nessuno. L’uomo si aggrappa per tutta la vita ad ideali illusori, ma in questo consiste anche il senso di oppressione che caratterizza gli esseri umani. Occorre dunque cambiare, insieme al flusso della vita. Questo però significa anche rinunciare alle nostre certezze e sentirci pertanto indifesi.
Il problema, però, è che l’uomo ha un bisogno insopprimibile di certezze e cambiando ruolo, cambia anche il mondo attorno a lui, perché il cambiamento riguarda anche chi lo circonda. Sconvolgendo la realtà che lo circonda, il personaggio pirandelliano diviene allora un escluso, un estromesso dalla società, un uomo che non ha più un posto per sé in cui vivere. Allora egli viene in molti casi considerato un pazzo.
Tema dominante del tema pirandelliano è anche la pazzia, “Chi può dire chi sia matto e chi no?” diceva egli stesso. Pirandello è dunque lo scrittore della crisi. La crisi dell’identità, prima di tutto: se la vita è un flusso, noi non siamo sempre gli stessi e ce ne rendiamo conto solo quando il mutamento comincia ad avere un certo peso.
Ecco quindi la scelta di buttare all’aria tutto, da parte del personaggio pirandelliano, e di fare tutto ciò che si vuole. Pirandello si occupa, nel corso della sua vita, sia di narrativa sia di teatro. Il teatro, in particolare, aiuta Pirandello ad esprimere questa dualità che sente tra essere e sembrare.
Il teatro è dunque il luogo in cui si può rappresentare nel suo farsi quel momento in cui ci accorgiamo che gli altri ci vedono in un modo diverso. Usciamo allora da noi stessi e guardiamo la nostra maschera che recita e facciamo a riguardo i nostri commenti, osservando come reagiscono gli altri. Il teatro diventa, da questo punto di vista, una rappresentazione della vita.
La maschera, uscita dall’uomo, è nuda, senza vita, e i rapporti sociali si fondano dunque sull’inganno: “Io sono ciò che mi si crede”. In secondo luogo, Pirandello descrive anche una crisi di ideali oggettivi: tutto diventa soggettivo e senza un senso preciso.
Questa soluzione irrazionalistica lascia certamente intravedere il disagio storico, il fallimento di miti, la mancanza di prospettive che segnarono il difficile dopoguerra. E non è certo senza significato che proprio negli anni in cui chiedeva pubblicamente l’iscrizione al partito fascista, Pirandello terminava e dava alle stampe proprio il suo romanzo intessuto di irrazionalismo che appare come il dolente distillato di sconfitte storiche ed esistenziali: “Uno, nessuno e centomila”.
Uno, nessuno e centomila
Il libro “Uno, Nessuno, Centomila” ha come protagonista Vitangelo Moscarda, detto Gengè, il quale è un uomo benestante che abita nel piccolo paesino di Richieri.
Una mattina sua moglie Dida gli fa notare un suo piccolo difetto: Vitangelo ha il naso che pende leggermente verso destra. Viene così a conoscenza di altre sue piccole imperfezioni e capisce che, dei piccoli difetti, ignorati da lui stesso, erano invece familiari a chi gli stava intorno. Moscarda si rende allora conto di non essere più lui, ma un altro, anzi, uno per ogni persona che incontra e per ogni azione che compie.
In un crescente bisogno di autenticità, Vitangelo compie atti del tutto inusuali agli occhi di chi lo conosceva prima della crisi: sfratta una famiglia per poi regalarle un appartamento nuovo; decide di liquidare la banca ereditata dal padre per riavere indietro i suoi risparmi; esplode improvvisamente dall’ira, pronunciando strani discorsi, sino a sembrare matto, tanto da far fuggire sua moglie e rischiare di venire interdetto.
Un’amica della moglie, Annarosa, lo avvisa delle pratiche in corso, attuate dalla stessa Dida e da altri suoi amici, per farlo rinchiudere in manicomio.
Per difendersi da questo complotto, Vitangelo diventa amico di Annarosa e, spinto dal desiderio di avere qualcuno con cui confidarsi, le svela le conclusioni che ha tratto dalla sua vita. Anch’ella, donna buona ma troppo semplice per capire l’animo di Moscarda, ne rimane talmente sconvolta da tentare di ucciderlo.
Vitangelo troverà pace solo dopo essersi rivolto al vescovo Mons. Partanna, il quale gli consiglia di donare tutti i suoi beni ai poveri.
Moscarda finirà i suoi giorni in un ospizio per i poveri, fondato da lui stesso, paradossalmente più felice di prima, nel tentativo di liberarsi di quell’Uno e di quei Centomila, allo scopo di diventare, per tutti e per se stesso, Nessuno.
Lo scopo del romanzo è mettere in evidenza gli stereotipi e gli schemi che ci vengono imposti dalla società; Moscarda sente il bisogno di autenticità proprio perché si rende conto che la sua vita è impregnata dalla casualità: Pirandello vuole far capire al lettore in “Uno, Nessuno, Centomila” che i corpi delle persone sono animati dalle forme che ci impone la società; ognuno di noi è quindi un corpo mortificato che assume continui aspetti diversi a seconda del punto di vista di chi lo anima.
Lo scrittore ha saputo trasmettere con grande abilità i sentimenti del protagonista, destabilizzato da questa nuova realtà che scopre casualmente con degli “atti gratuiti”.
Inoltre ho apprezzato il libro perché il suo contenuto spinge a riflettere; infatti espone una situazione sempre attuale che, quindi, interessa anche gli uomini d’oggi.
Mi è piaciuta particolarmente la conclusione del romanzo; infatti Vitangelo ha sperimentato il vuoto e decide di accettare la condizione di “personaggio fuori”: “vive non vivendo”; cerca di convivere con il suo nessuno, rifiutando anche il proprio nome; il suo ideale diviene abbandonarsi al flusso della vita, accetta di non essere.
5 Spartà Aurora, Classe III A, Santa Domenica Vittoria, Anno Scolastico 2015-2016
Lingua francese
“Le théâtre de l’Absurde”
Eugène Ionesco (Bucarest 1912, Paris 1994), né en Roumanie par le père roumain et d’une mère française, il a déménagé à Paris en 1940, où, en 1950, ne représente une pièce de théâtre, La Cantatrice chauve, qui n’a pas eu lieu.
La même comédie, tournée en 1956, est le panneau d’affichage pendant 15 années consécutives. Depuis lors, les œuvres de cet auteur, considéré comme le fondateur du théâtre de l’absurde, un anti-théâtre qui rejette les conventions littéraires traditionnelles et le stade, sont applaudis comme une preuve importante de notre temps.
« Le théâtre de l’Absurde ». Ce terme indique la production théâtrale d’un groupe d’auteurs actifs à Paris dans les années cinquante, lorsque le cadre des valeurs traditionnelles, miné par la Seconde Guerre mondiale, est reconstitué sous une forme différente, celle de la « société d’abondance ».
Il est cette angoisse et cette « absurdes » existentielles, les données de vivre dans une société dépourvue d’idéaux, d’oublier le drame passé, aliéné et fermé à la communication, qui sont représentés sur la scène par des dramaturges de ce groupe, l’un des leaders était précisément Ionesco.
Ses pièces sont absurdes parce qu’il ne se concentre pas sur des actions réalistes et logiques des événements, mais des personnages pris au piège dans un monde incompréhensible. Par conséquent, les mots perdent leur importance, et les dialogues sont répétitifs et serrés insignifiants. Les personnages, comme des marionnettes, sont dans un état de vide immobilité.
Le théâtre de E. Ionesco est ni réaliste ni « engagé », éducatif, philosophique, psychologique, historique ou épique. Il est empathique, parce que, comme la bande dessinée, le spectateur regarde les personnages d’une manière indépendante. Il est également non seulement amusant parce que les sujets sont tragiques.
L’auteur lui-même dit que ses œuvres sont la projection de son monde intérieur, son drame individuel, puisque vous ne pouvez pas atteindre universel sinon être eux-mêmes. Ses comédies sont donc une confession lyrique, l’expression de l’irrationnel.
Ses pièces sont caractérisées par des situations paradoxales et exaspérées par la répétition des mots et des phrases, qui sont un non-sens. Comme la langue est schématique et empêche la communication, parce qu’elle est fondée sur la subjectivité, il est l’élément visuel qui sera de plus en plus utilisé dans le jeu: les objets et les animaux envahissent la scène et le triomphe sur les humains (Les chaises 1952, Rhinocéros, 1959).
Les premières représentations sont courtes, sont épuisées dans un seul acte, ils sont conçus pour un théâtre et un public restreint. L’action est soit circulaire (La Cantatrice chauve, 1950; La Leçon, 1951), la performance montre que le spectateur au point de départ, ou de monter progressivement vers une extrémité si absurde qu’elle annule et suggère une conclusion (Victimes du devoir, 1953, Jacques ou la Soumission, 1955).
6 Spartà Aurora, Classe III A, Santa Domenica Vittoria, Anno Scolastico 2015-2016
Les caractères sont élémentaires, mécaniques comme des robots ou des marionnettes: ils sont l’image de fossilisation moqueuse de « bug humain ».
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Introduzione Maschera: tra finzione e realtà, tesina
Ho sviluppato questa tesina di terza media interdisciplinare attorno all’argomento “finzione e realtà”. Questo tema ha suscitato il mio interesse perché, se pensiamo alla nostra quotidianità, le cose che ci circondano, nel primo istante ci appaiono secondo il bagaglio di idee, cultura, educazione e pensiero che costituiscono il nostro io e solo in un secondo momento riusciamo a percepire l’oggettività della realtà. Tale contrasto è caratteristico del Novecento, secolo caratterizzato dall’avvento di ideologie che apparivano come il bene del popolo e celavano la loro vera identità sotto false apparenze; inoltre, la trovo anche una situazione sempre attuale che, quindi, interessa anche gli uomini d’oggi. La tesina permette anche vari collegamenti interdisciplinari.
Collegamenti
Maschera: tra finzione e realtà, tesina
- Letteratura italiana: Luigi Pirandello, “Uno, nessuno e centomila”.
- Francese: Il teatro dell’assurdo.
- Inglese: William Shakespeare.
- Storia: Il fascismo, la propaganda che lo rese forte.
- Cittadinanza: La censura fascista.
- Tecnologia: L’energia nucleare.
- Scienze: Le stelle brillano di luce apparente.
- Geografia: Il carnevale di Rio; Il Brasile.
- Educazione fisica: Il calcio.
- Arte: Pablo Picasso e il cubismo.
- Musica: Il poema sinfonico.