Estratto del documento

Liceo scientifico statale

“Alessandro Volta”

Anno scolastico 2007-2008

Tesina di maturità

Il teatro moderno

Teatro dell’inquietudine e del malessere

“Il teatro è la prima medicina che l’uomo ha inventato per proteggersi dalla malattia dell’angoscia” Jean-Louis Barrault

Di Ileana Servidio

5^H 1

Indice

  • Introduzione alla storia del teatro pag. 1
  • Il teatro contemporaneo del primo Novecento pag. 1
  • Il secondo dopoguerra pag. 2
  • Il teatro dell’assurdo pag. 3
  • Camus e il concetto dell’assurdo pag. 5
  • Il teatro epico pag. 6

Inglese

  • The theatre of Absurd pag. 9
  • Samuel Beckett pag. 10
  • Waiting for Godot pag. 11

Letteratura italiana

  • Il teatro di Pirandello pag. 12
  • Sei personaggi d’autore e il tema dell’incomunicabilità pag. 14

Filosofia

  • L’esistenzialismo pag. 16
  • Jean-Paul Sartre e la Teoria dell’Assurdo pag. 18

Storia

  • Il mito di Weimar e l’opera “Terrore e miseria del Terzo Reich” pag. 20
  • Bibliografia pag. 21

2

Introduzione alla storia del teatro

«Il teatro è molto di più del teatro» Jean Duvignaud

«Il Teatro non ha categoria ma si occupa della vita. E' il solo punto di partenza, l'unico veramente fondamentale. Il Teatro e' la vita.» Peter Brooks

La storia del teatro considera e ricostruisce l’evento teatrale basandosi su due elementi principali, ovvero l’attore e lo spettatore e sulla relazione teatrale che li unisce. Essi hanno una funzione primaria necessaria all’esistenza del fatto teatrale: mentre l’attore rappresenta un corpo in movimento in uno spazio, con precise finalità espressive e narrative, lo spettatore che assiste all’avvenimento influenza l’andamento e interpreta l’espressività dell’evento artistico.

La storia del teatro esamina il fatto teatrale mettendo in evidenza il suo contesto storico, sociale, culturale ed esistenziale. Questa disciplina, nata e sviluppatasi in Europa, si occupa principalmente delle forme di teatro occidentali e fonda le origini del teatro classico nell’Atene del V sec. a.C. e in seguito solo con la nascita del teatro contemporaneo si arriva ad estendere il campo anche alle altre forme teatrali. In particolare si affermano le forme di teatro precolombiana, africana e asiatica, che diede un grosso contributo allo sviluppo del teatro occidentale e alla nascita di un’antropologia teatrale.

Il teatro contemporaneo del primo Novecento

Il Novecento è caratterizzato dalla “rivoluzione copernicana” della centralità dell’attore. Il teatro della parola si trasforma in teatro dell’azione fisica, del gesto e si sviluppano metodi che mettono l’accento sull’emozione interpretativa dell’attore grazie al lavoro teorico di Kostantin Stanislavskij. Nello stesso periodo nasce una nuova figura teatrale - il regista - che va ad aggiungersi all’autore e all’attore.

Con il diffondersi delle Avanguardie Storiche, come il Futurismo, il Dadaismo e il Surrealismo, si affermarono nuove forme di teatro come ad esempio il teatro della crudeltà di Antonin Artaud, la drammaturgia epica di Bertold Brecht e, nella seconda metà del secolo, il teatro dell’assurdo di Samuel Beckett e Eugene Ionesco, i quali modificarono radicalmente l’approccio alla messa in scena e, grazie al contributo di autori come Jean Cocteau, Robert Musil e gli scandinavi August Strindberg e Henrik Ibsen, creano un nuovo modo di fare teatro; inoltre tra gli autori più importanti vanno citati per la loro originalità Frank Wedekind con la sua “Lulù” e Alfred Jarry, l’inventore del personaggio di Ubu Roi. 3

Contemporaneamente il teatro italiano fu rappresentato, per un lungo periodo, dalle commedie di Luigi Pirandello, dove l’introspezione dei personaggi dava una nota in più al dramma borghese che si trasforma in dramma psicologico.

Invece per D’Annunzio il teatro fu una delle tante forme espressive del suo decadentismo e il linguaggio aulico delle sue tragedie si rifà al gusto liberty dominante.

La Germania della Repubblica di Weimar fu un terreno di sperimentazione molto proficuo: oltre a Bertold Brecht molti artisti furono conquistati dall’ideale comunista e seguirono l’influenza del teatro bolscevico, ovvero l’agit-prop di Vladimir Majakovskij. Fra questi ricordiamo Erwin Piscator, direttore del Teatro Proletario di Berlino, e Ernst Toller il principale esponente teatrale dell’espressionismo tedesco.

Nella Spagna del primo dopoguerra spicca la figura di Federico Garcia Lorca (1898-1936) che nel 1933 fece rappresentare la tragedia “Bodas de Sangre” (Nozze di Sangue) ma le sue ambizioni furono presto represse nel sangue dalla milizia franchista.

Il secondo dopoguerra

La ricerca degli anni ’60 e ’70 tenta di liberare l’attore dalle tante regole della cultura in cui vive, per mettersi in contatto con la natura istintiva. In questo percorso, il teatro si rifà alle discipline del teatro orientale, tra cui lo yoga, le arti marziali, le discipline spirituali di Gurdjeff e le diverse forme di meditazione. L’obiettivo di perfezionamento dell’arte dell’attore diventa momento di crescita personale. La priorità dello spettacolo teatrale, l’esibizione davanti ad un pubblico, si presenta in alcuni casi solo come un elemento del teatro e non il teatro stesso.

Molti parteciparono a questa crescita tra cui i drammaturghi come Eduardo De Filippo e il teatro sperimentale di Carmelo Bene, e grandi registi come Giorgio Strehler e Luchino Visconti.

In Germania fu fondamentale l’apporto di Botho Strauss e Rainer Werner Fassbinder; in Francia, Louis Jouvet e Jean Genet, esponente della drammaturgia di Artaud.

Anche in Svizzera autori come Durrenmatt e Max Frisch hanno partecipato, nel corso del ‘900, allo sviluppo del teatro europeo.

Infine in Polonia uno tra i maggiori teorici del teatro del Novecento come Kantor (1915-1990) - pittore, scenografo e regista teatrale – stabilì grandi innovazioni nella concezione della scenografia. Il suo spettacolo “La classe morta” (1977) è una delle opere fondamentali della storia del teatro. 4

Il teatro dell’assurdo

Finale di Partita

di Samuel Beckett

Teatro de “Gli Incamminati”

TST, stagione 2006-2007

Per “Teatro dell’Assurdo” si intende quel particolare genere teatrale di scrittori di teatro europei sviluppatosi tra gli anni ’50 e ’60. I maggiori esponenti di questo tipo di teatro, che potrebbe avere come “padre” letterario Alfred Jarry, sono Samuel Beckett (Aspettando Godot, Finale di Partita, 1957; Giorni 1952; Felici, 1961), (La cantatrice calva, Il Eugene Ionesco 1950; rinoceronte, 1959) e Arthur Adamov. Una seconda generazione (Terra di nessuno, comprende autori come Harold Pinter 1975), Robert Pinget, Boris Vian e Jean Genet (“LE SERVE”).

La definizione “teatro dell’assurdo” è stata formulata dal critico Martin Esslin, che divenne il titolo di una sua opera nel 1961: “The Theatre of the Absurd”. Essa accomuna autori che, pur svolgendo autonomamente e senza influssi reciproci la propria ricerca, creano un corpus di opere omogeneo. Vi sono poi delle relazioni con le avanguardie surrealista e dadaista. Per Esslin il lavoro di questi autori si basa su un’interpretazione artistica del concetto filosofico di “assurdità dell’esistenza”, definito dagli esponenti dell’ESISTENZIALISMO come Sartre e Albert Camus nei romanzi, nel teatro e nella saggistica.

Il “Nuovo Teatro” o “Teatro dell’Assurdo”, come fu ribattezzato appunto da Esslin, era manifestazione non di una scuola ma di alcuni autori originali e diversi l’uno dall’altro che però avevano in comune un senso di angoscia profonda di fronte all’assurdità della condizione umana, ben espressa da Ionesco quando in un saggio su KAFKA scrisse che: 5

“Recise le sue radici religiose, metafisiche e trascendentali, l’uomo è perduto; tutte le sue azioni diventano insensate, ridicole e inutili”.

Infatti questo era lo stesso sentimento di fronte alla realtà che avevano gli autori esistenzialisti. La profonda differenza, rispetto a questi ultimi, consisteva nel fatto che l’Assurdo di Ionesco, di Beckett, di Genet era definito in immagini sceniche assurde e non nel linguaggio razionalista di Sartre e Camus.

Esslin nell’opera “Il teatro dell’Assurdo” afferma: “Per la prima volta l’Assurdo filosofico e l’Assurdo poetico e scenico sono perfettamente fusi”. Egli ha però insistito nell’evidenziare la differenza del Teatro dell’Assurdo con quello che egli ha definito il “Teatro dell’Avanguardia Poetica”, il quale è caratterizzato al virtuosismo linguistico.

Il Teatro dell’Assurdo nasce, invece, da un’analisi della realtà che ci circonda, interpretata attraverso quella che IONESCO, in “La cantatrice Calva”, occasione della sua prima pièce ha definito la Tragedia del linguaggio. Egli si è imposto fin dalle sue prime “non è di far la caricatura commedie come l’autore il cui obiettivo di una situazione ordinaria, ma di rendere ordinaria l’assurdità fino al punto di mostrare quanto infinitamente assomigli a ciò che chiamiamo anormale e quotidianamente accettiamo come tale” (Ionesco). Attraverso il teatro, Ionesco si interroga sulla vita e sulla morte.

Il suo teatro è violento e crudele, in quanto non attenua la realtà ma, al contrario è una trasposizione del racconto della condizione e del destino umani. Quindi l’obiettivo principale delle sue opere è l’uomo nel suo problematico e conflittuale rapporto col mondo, che minaccia di opprimere la sua spiritualità e individualità.

L’evasione porta sempre al nulla, al banale, e l’unica soluzione è accettare la vita nella sua contraddittorietà, ovvero nei suoi elementi alienanti come nei suoi autentici valori.

Il tema ricorrente nelle sue pieces e che lo accomuna a Beckett, solitudine come condizione umana.

Adamov e Genet è la Gli uomini ioneschiani sono soli nella folla, e ciò li rende ancora più tragici; sono borghesi inariditi e allucinati dalla solitudine, non riescono a comunicare con gli altri e si illudono di esprimere il proprio dramma. Le loro vite sono sopraffatte dal materialismo soffocante di una realtà che li estrania, e ogni tentativo di opposizione si conclude con il fallimento.

Questa condizione dell’uomo può essere espressa, secondo Ionesco, solo attraverso la parodia, la derisione e l’anti-teatro.

Egli stesso ha infatti definito significativamente “La Cantatrice Calva” anti-commedia, “Le Sedie” tragica, “Vittime del Dovere” farsa e “La Lezione” dramma comico.

Il critico francese BOUSQUET in “Le theatre d’Eugene Ionesco, ou les 36 recentes du comique” ha individuato 36 “ricette comiche” inventate da Ionesco fra le quali: 6

  • La negazione dell’azione, cioè scene in cui non accade nulla
  • La perdita di identità dei personaggi
  • Il titolo ingannatore
  • La ripetizione
  • Lo pseudo-esotismo
  • La pseudo-logica
  • L’abolizione delle sequenze cronologiche
  • La proliferazione della stessa persona (per esempio tutti i componenti di una famiglia si chiamano Lobby Watson)
  • La perdita di memoria o la coesistenza di spiegazioni opposte per la medesima cosa ecc.
  • L’uso di meccanismi stilistici come proverbi surrealisti o l’uso di lingue straniere senza alcun significato
  • La perdita completa del senso comune ecc.

Infine la drammaturgia di Ionesco si è sviluppata in una direzione diversa e di conseguenza l’ultimo Ionesco appare meno aggressivo e meno originale, consapevole che nessuna società e nessun sistema ideologico potranno abolire la tristezza e il dolore di vivere, la paura della morte e la sete di assoluto.

Aspettando Godot Finale di

Invece le opere di Samuel Beckett e Partita costituiscono le punte più alte del teatro dell’Assurdo. In particolare Aspettando Godot è quello che incarna la condizione umana di un’intera epoca. La chiave di lettura di quest’opera sta in una battuta:

“Non succede nulla, non viene nessuno, nessuno se ne va, è terribile”.

Le caratteristiche principali del Teatro dell’Assurdo sono il consapevole abbandono di un costrutto drammaturgico e il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale. La struttura tradizionale (trama di eventi, concatenazione, scioglimento) viene rifiutata e sostituita da un’alogica successione di eventi legati fra loro da una labile ed effimera traccia, uno stato d’animo o un’emozione.

Il teatro dell’Assurdo si esprime attraverso dialoghi senza senso, ripetitivi e serrati, capaci di suscitare a volte il sorriso nonostante il senso tragico del dramma che stanno vivendo i personaggi.

Esso mette in scena l’alienazione dell’uomo contemporaneo, la crisi, l’angoscia, la solitudine, la totale impossibilità di ogni comunicazione attraverso situazioni e dialoghi surreali, costituiti da squarci di quotidianità scomposti e rimontati in modo da creare un effetto comico e tragico al tempo stesso. L’azione e, a volte, anche il dialogo sono ridotti al minimo, le vicende sono apparentemente senza senso: in questo modo si scardina ogni convenzione e regola teatrale, si capovolge ogni criterio di verosimiglianza e di realtà.

I personaggi che adottano l’uso apparentemente illogico e non comunicativo del linguaggio sembrano vivere in situazioni sciolte da precisi riferimenti geografici e vincoli temporali. Essi non sanno esprimere una direzione di vita poiché sfugge loro il senso dell’esistenza, fatto che li pone in una situazione di immobilità.

Ognuno degli autori citati utilizza tuttavia una diversa strategia dell’assurdo, da quella nichilista che azzera e deride i significati del testo (Ionesco) a quella strutturale, che esprime una disintegrazione delle relazioni interpersonali (Beckett), fino a quella verbale in cui il linguaggio e i suoi vuoti creano da soli effetti di incoerenza logica (Pinter).

Albert Camus (1913-1960)

Il concetto dell’Assurdo

Albert Camus è stato un romanziere, filosofo e drammaturgo francese.

Riceve il Premio Nobel per la Letteratura nel 1957.

Il suo campo di indagine è rivolto alla ricerca di un profondo legame fra gli esseri umani, in grado di renderli consapevoli dell’assurdo di certe manifestazioni, come la guerra o le divisioni di pensiero, volte a recidere il legame stesso.

Camus analizza l’assurdo dell’uomo come condizione alienante e reale, ma non come unica via.

Il suo primo romanzo “Lo Straniero” (1942) rappresenta in immagini quel concetto dell’assurdo che egli stava delineando.

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