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L’Oceano nella Seconda Guerra Mondiale: Pearl Harbour
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L’Energia delle Onde
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Il Novecento: Winston Churchill
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Le onde
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Cittadinanza e Costituzione
Art. 9 della Costituzione Italiana
Scienze
Letteratura
Le Onde Sonore
Arte e immagine
Le onde, il mare… l’Infinito
«L’Urlo» di Edvard Munch
Introduzione
Esecuzione del brano «Le Onde» di Ludovico Einaudi
Introduzione
L’argomento del percorso preparato per l’esame è “Le Onde”. In natura ci sono diversi tipi di onde caratterizzate dal trasporto di energia da un punto ad un altro.
Cominciamo dall’onda sonora che può essere un gradevole suono, come la musica: un esempio è il brano intitolato proprio Le Onde di Ludovico Einaudi, un compositore italiano nato nel 1955 a Torino che lo compose nel 1996. Qualche volta l’onda sonora può essere meno gradevole, per esempio un urlo, che ha ispirato il pittore norvegese Edvard Munch. Dal punto di vista fisico l’onda sonora ha delle caratteristiche ben precise con importanti fenomeni che ci coinvolgono ogni giorno.
Un altro tipo di onda sono le onde sismiche che sono all’origine dei terremoti e dei fenomeni vulcanici. Ma nella vita di tutti i giorni, il termine onda viene collegato immediatamente al mare, che con la sua immensità ha ispirato il poeta Giacomo Leopardi nella poesia “L’Infinito”. Il mare però è anche il luogo ideale per tanti sport, tra cui il nuoto che si pratica anche in piscina. Il mare è usato anche come fonte di energia, sfruttando le onde e le maree. Essendo parte della natura, esso viene tutelato e difeso dall’Art. 9 della Costituzione Italiana. Dal punto di vista storico, il mare è stato più volte luogo di scontri e guerre, per esempio durante la Seconda Guerra Mondiale nel porto di Pearl Harbour (nelle Hawaii) si definirono due fronti decisivi per la guerra. In questo periodo in Inghilterra Winston Churchill fu protagonista assoluto che guidò gli Inglesi verso la pace e la vittoria. Ma anche per la musica questo periodo fu molto importante: si definirono nuove correnti artistiche e musicali.
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“L’Urlo” di Edvard Munch
Edvard Munch nasce il 12 dicembre del 1863 in Norvegia, vicino Oslo. Sin dall’infanzia si trova a dover convivere con le immagini della malattia, del dolore e della morte. Infatti nel giro di vent’anni perde la madre, la sorella Sophie e il padre. Inoltre varie infermità gli impediscono di frequentare regolarmente l’accademia di disegno. Il disegnare, il dipingere, si rivelano da subito per il giovane Edvard strumenti molto efficaci per portare di nuovo in vita quei morti che hanno riempito la sua vita e per permettergli di convivere con questi fantasmi e con il dolore che essi gli procurano.
Munch stesso conferma, nei suoi scritti, come dipingere abbia significato per lui soprattutto ricordare; e per questo egli ha sempre sostenuto che si devono dipingere le cose per come si vedono, e non per come sono. Dipingere a seconda dell’umore, “del momento del giorno”, delle necessità dell’animo. Munch dipinge non osservando la natura, ma rievocando situazioni angosciose della sua vita; ogni quadro si riferisce ad una sensazione dolorosa che da essa ne è provocata.
L’arte era allora ancora sinonimo di bellezza, di armonia, di forma, e per questo non si capiva perché un pittore come Munch dipingesse quadri dagli accostamenti cromatici insoliti e dalle forme incomplete. Perciò i suoi quadri furono per lungo tempo derisi, giudicati come delle ridicole bozze.
Nei suoi dipinti oltre al tema della morte si può identificare anche quello dell’isolamento derivante probabilmente anche dalla sua sensazione di non poter condividere con nessuno il dolore espresso nelle sue opere. La solitudine che accompagna Munch per gran parte della sua vita lo spinge a fuggire sempre di più dalla realtà. Le condizioni di salute del pittore si aggravano drammaticamente a causa della sua dipendenza all’alcool e dopo vari episodi fugge in Danimarca, dove viene colto da paralisi in una gamba.
Dopo un ulteriore ricovero in una clinica per malattie nervose, fa ritorno in Norvegia iniziando a dipingere una serie di paesaggi che finalmente ottengono quel successo in patria che da sempre gli era stato negato; l’università ed il municipio di Oslo gli offrono la possibilità di lavorare ad una serie di affreschi.
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Nel 1920 una malattia agli occhi lo rende quasi cieco; quando le condizioni di salute glielo permettono, Munch continua a dipingere. Le sue ultime composizioni consistono in una serie di autoritratti.
Edvard Munch muore nel 1944. L’Urlo, chiamato anche Il grido, è un celebre dipinto di Edvard Munch (titolo originale in norvegese: Skrik).
Fu realizzato nel 1893 su cartone con olio, tempera e pastello ed è stato dipinto in più versioni, quella collocata ad Oslo ha dimensioni 91 x 73,5 cm.
È uno dei quadri più importanti per riuscire a comprendere il pensiero e le tematiche di Munch. Il quadro trasferisce a chi lo guarda un forte sentimento d’angoscia, non solo per i colori, ma anche per la composizione stessa. Il soggetto non è parte centrale dell’opera, ma parte integrante del paesaggio stesso.
La scena rappresenta un’esperienza vera della vita dell’artista: mentre si trovava a passeggiare con degli amici su un ponte della città di Oslo, il suo animo venne pervaso dal terrore. Così descrive la scena lo stesso Munch con alcune righe scritte sul suo diario mentre era malato a Nizza.
«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici
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continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.»
Si distinguono chiaramente sullo sfondo i due amici che si allontanano lungo il ponte, estranei al terrore che angosciava il loro compagno. Mentre la bocca spalancata sembra emettere dei suoni che sconvolgono il paesaggio, con delle linee curve, ma non la strada, l’unica consigliera e amica dell’uomo, testimonianza della freddezza di talune persone. Il volto deformato sembra un teschio; anche il corpo sembra essere privo di colonna vertebrale.
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L’onda sonora
Oggi siamo così abituati ai suoni e rumori che ascoltiamo quotidianamente che il silenzio ci sembra strano. Ma probabilmente non ci soffermiamo a chiederci cosa renda simili quei fenomeni che chiamiamo suoni.
La propagazione del suono
Il suono è provocato dalle vibrazioni di un corpo elastico, e quindi per propagarsi ha bisogno di un mezzo che può essere l’aria o una qualsiasi sostanza liquida, solida o gassosa. La propagazione delle vibrazioni e quindi del suono è dovuta a una successione di compressioni ed espansioni delle molecole dell’aria. Esse formano delle onde sferiche concentriche, dette onde sonore.
Riassumendo diremo che:
Il suono è prodotto dalle vibrazioni di un corpo e si propaga attraverso delle sostanze sotto forma di onde sferiche concentriche, dette onde sonore.
Rappresentazione di un’onda sonora
In un’onda sonora che si propaga non c’è quindi un trasporto di materia, ma solo una propagazione del moto oscillatorio delle molecole attorno alla loro posizione di quiete. Questa oscillazione si può rappresentare con un grafico dalla forma ondulata chiamata sinusoide, la cui parte alta è detta cresta e quella bassa ventre.
La distanza tra una cresta o un ventre e l’asse x è l’ampiezza del suono, mentre la distanza tra due creste o due ventri successivi è la lunghezza d’onda. Si
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chiama oscillazione completa dell’onda lo spostamento che porta da un punto iniziale di quiete a un punto susseguente di quiete. Quindi da O ad O’.
Il suono si propaga con velocità diversa a seconda del mezzo attraverso il cui avviene la sua propagazione.
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Collegamenti interdisciplinari
Scienze: le onde sonore
Arte e immagine: "L'Urlo" (Edvard Munch)
Tecnologia: l'energia delle onde
Francese: l'énergie des marées
Geografia: le onde sismiche
Cittadinanza e Costituzione: l'art. 9 della Costituzione italiana
Letteratura: "L'Infinito" (Giacomo Leopardi)
Scienze motorie: il nuoto
Storia: l'oceano nella Seconda guerra mondiale (Pearl Harbour)
Inglese: Winston Churchill
Musica: il Novecento