La malattia
Di Federica Aresu V C
Indice
- Pag 1: Introduzione; Le malattie della Grande Guerra
- Pag 2: La guerre et ses horreurs (B. Cendrars – M. Dugain)
- Pag 4: Freud e la psicoanalisi
- Pag 5: Svevo e “La coscienza di Zeno”
- Pag 6: Virginia Woolf and “On being ill”
- Pag 7: Conclusione Introduzione
Introduzione
Ogni giorno ci ritroviamo di fronte alle conseguenze che può comportare la malattia in una persona a noi cara. Tutto ciò che si discosta da quello «stato di completo benessere fisico, mentale e sociale», che è la salute, viene passato come malattia.
Intesa come una condizione sia fisico-ontologica (compromissione del normale stato funzionale del nostro organismo) che mentale (disturbo psichico deviante dallo stato di salute con eventuale danno fisico), la malattia in generale oggi ci fa tener conto di tante sue caratteristiche. Prima fra tutte, il fatto che la società debba prendere atto sia delle malattie mentali che di quelle sociali, che sfuggono ai criteri interpretativi puramente fisico-chimici e biologici. La normalità non è solamente sentirsi a proprio agio con il proprio io, ma è un qualcosa che si vede anche nei rapporti con gli altri e con la società.
Nonostante la spiegazione moderna sia maturata nel corso dei secoli, il concetto generale di salute-malattia è sempre esistito fin dalle civiltà più remote di cui noi abbiamo notizia e l'elemento in comune tra tutte le culture è la considerazione dell'unione di sintomi fisici e mentali.
Qualsiasi malattia fisica porta col tempo una sofferenza mentale e viceversa: l'essere umano è composto di corpo e mente che svolgono un cammino parallelo. Io, come molte altre persone, ho potuto vedere con i miei stessi occhi ciò che accade quando una grave malattia si intromette in questo cammino e logora tutta la condizione fisico-mentale di una persona.
Ho visto mio padre colpito a 52 anni da un tumore ai seni nasali, che ha sofferto per poco più di un anno, per poi lasciarsi andare alla morte; vedo mia madre e mia zia che sono affette da tantissimi anni da una malattia cronica e progressiva, l'artrite reumatoide; vedo un'amica di famiglia di 33 anni soffrire intensamente di una malattia rara, la Sindrome di Arnold-Chiari. Ed è per loro che ho voluto scegliere di analizzare, approfondire ed esporre la malattia in tutte le sue parti e in diverse epoche: un'esperienza personale, ma soprattutto un modo per mostrare come i malati (mentalmente o fisicamente) combattono fin quando è possibile col mondo e col loro male, sopportando quest'ultimo fino alla fine delle proprie forze.
Le malattie della Grande Guerra
È risaputo che in ogni guerra le condizioni dei soldati non sono mai delle migliori e questo ha sempre portato delle conseguenze negative nell'affrontare tali circostanze.
Per esempio, durante la Grande Guerra uno dei problemi principali fu la diffusione delle malattie. La vita in trincea fu talmente difficile e precaria che era praticamente impossibile, per un soldato al fronte, trascorrere questo lungo periodo senza problemi fisici.
Il freddo, l'assenza di ripari, la completa mancanza di igiene personale per diverse settimane – dovuto alla mancanza di servizi igienici –, il cibo mal conservato e consumato in mezzo alla sporcizia assoluta, sono solo alcune delle cause che contribuirono alla diffusione di germi, batteri e virus.
Tra le malattie più diffuse negli anni della guerra ci furono il tifo, il colera e la dissenteria. Molti, inoltre, si ammalarono per patologie legate alle vie respiratorie ed alle infezioni che si espandevano per una ferita, anche banale.
È stato calcolato come tra gli italiani almeno 100mila uomini morirono per malattia. Nel 1918, come se non bastasse, giunse in Europa la terribile epidemia dell'“influenza spagnola”, conosciuta anche come la “Grande influenza” che decimò l'intera popolazione (anche quella civile).
Chiamata “spagnola”, poiché alcuni soldati americani ammalati di questa erano stati in Spagna durante il periodo bellico e nacque l’idea di incolpare qualcun altro della pandemia. Si aggiunse a ciò il fatto che la stampa spagnola fu la prima a parlarne.
Era difficilmente curabile, in quanto i medici stessi ne morivano e, nonostante si provassero tutti i tipi di farmaci, pochissime persone ne furono esentate, anche perché i sintomi erano misti: si va da quelli di una tipica influenza, a quelli di una congestione o di una polmonite, uniti poi alle conseguenze causate dai vaccini e alla paralisi.
Ciò di cui nessuno si rese conto a quel tempo fu che l'unione di vaccini e farmaci fu un mix mortale.
Non meno importanti furono poi le malattie psichiche dovute ai lunghi periodi passati sul fronte: un incubo per molti soldati, giovani e non, costantemente minacciati dalla morte, in particolare per chiunque fosse schierato in prima linea.
Anche solo un gesto imprudente, come alzarsi dalla trincea, poteva costare la vita ad un soldato. E questo portò spesso a scombussolamenti psicologici. La vista costante di cadaveri non aiutava certo a migliorare la situazione, resa ancora più tragica dal duro atteggiamento tenuto dagli ufficiali.
Ogni battaglia, come si legge in molti diari dei protagonisti, era attesa con un silenzio irreale. Privati della possibilità di ribellarsi, i soldati uscivano dalle trincee rassegnati e alle volte in lacrime sapendo che chiunque avesse esitato sarebbe stato punito.
Fu in questi anni che nacque l'espressione “scemo di guerra” (usata oggi in modo scherzoso) per indicare tutti quegli uomini che, durante o dopo la Grande Guerra, furono colpiti da patologie mentali.
Un altro aspetto particolare fu quello degli ospedali da campo, nei quali giungevano i soldati feriti.