La malattia
Edvard Munch (1863-1944) si ritiene fosse affetto da una sindrome schizoide.
Il pittore norvegese, nel suo famoso quadro Il grido, sembra voler svelare la sua angoscia, presumibilmente di origine patologica.
Queste parole, scritte da Munch per descrivere Il grido, danno solamente un’idea della forte sensazione che ha portato l’autore a realizzare quest’opera:
Una sera passeggiavo per un sentiero,
da una parte stava la città e sotto di me il fiordo.
Ero stanco e malato.
Mi fermai e guardai al di là del fiordo
- il sole stava tramontando -
le nuvole erano tinte di un rosso sangue.
Sentii un urlo attraversare la natura:
mi sembrò quasi di udirlo.
Dipinsi questo quadro,
dipinsi le nuvole come sangue vero.
I colori stavano urlando.
Edvard Munch, “Il Grido”, Nasjonalgalleriet, Oslo.
Il grido, o L’urlo, come viene spesso chiamato nella traduzione italiana, fa parte di una serie di opere intitolata dall’autore stesso “Fregio della vita”.
Il contenuto dell’opera raffigura un uomo che si rifiuta di sentire il suo stesso urlo di dolore: il particolare clima culturale e politico favorisce il rifiuto di essere messi di fronte alle proprie angosce esistenziali, tanto che nel
Riguardando la sua opera compiuta, Munch disse: “Solo un folle poteva dipingerlo”. 1
Anticamente
In passato, la malattia era vissuta dagli uomini come una punizione inflitta dalle divinità.
La punizione poteva investire un singolo individuo, reo di qualche terribile colpa verso altri individui o, più spesso, di avere infranto tabù inviolabili. Non soltanto le malattie, ma anche le deformità fisiche (la gobba, il rachitismo, ecc.) vengono collegate e attribuite a “deformità” morali dell’individuo. È per questo motivo che in quasi tutte le società antiche o primitive i gobbi e i deformi rappresentano un elemento disturbatore e pauroso, come se, essendo perseguitati dalle stesse divinità, non potessero far parte della comunità come tutti gli altri.
Talvolta la punizione è collettiva, di massa. In questo caso un’intera città o un’intera popolazione può subire la collera degli dei. Tra gli esempi più lampanti a questo riguardo abbiamo le numerose punizioni divine raccontate nell’Antico Testamento: intere città distrutte da Dio perché colpevoli di offendere la morale (Sodoma e Gomorra) oppure popolazioni annientate da calamità naturali o malattie (gli Egiziani di Mosè).
Le malattie più diffuse, nella realtà come nell’immaginario letterario, erano la lebbra, il vaiolo, la sifilide: non a caso malattie che sfigurano fisicamente e che erano considerate come la conseguenza evidente di una deformazione morale.
Modernità del tema
In epoca moderna il tema della malattia diventa ancora più significativo. Nel XIX secolo e durante i primi decenni del XX secolo, è soprattutto la tubercolosi che si carica di significati metaforici in letteratura. Questo perché è una malattia di cui si scoprì la causa solo molto tardi: una malattia, quindi, facilmente collegabile ad un significato secondo. A fianco della tubercolosi si trovano, più tardi, le malattie mentali e il cancro; recentemente anche l’AIDS.
In letteratura la malattia, la nevrosi, ecc., vengono trasfigurati da un processo di sublimazione:
aspetti più umilianti, più ripugnanti di questi mali sono ignorati, mentre si evidenzia il loro valore sintomatico col quale si manifesta la grandezza d’animo. In breve: la malattia sta alla salute come l’artista, l’anima nobile sta all’uomo mediocre, al borghese.
La malattia prende dunque la forma di un rifiuto dell’ordine, dell’autorità; di un’evasione dall’organizzazione perversa dei rapporti socio-economici: diventa un sintomo di un malessere, di una mancata integrazione dell’individuo nella società. 2
1) Letteratura
La malattia è un tema così diffuso in letteratura che se ne può parlare come di un vero e proprio topos letterario.
Esso può essere presente in vari modi in un testo: può essere malattia di alcuni personaggi o malattia di un’intera collettività, può essere malattia corporale o morale, può avere un valore proprio, diciamo “casuale”, o, più spesso, un valore simbolico.
Qualche autore
Sono molti gli autori moderni legati al tema della malattia. Ne diamo qui di seguito una breve lista:
Alessandro Manzoni
Nei Promessi sposi vi sono tre capitoli dedicati alla peste del 1600. Qui, la malattia che distrugge l’ordine e la vita dell’intera città di Milano è metafora dell’irrazionalità, del guazzabuglio, del cattivo governo.
«Del pari con la perversità, crebbe la pazzia: tutti gli errori già dominanti più o meno, presero dallo sbalordimento, e dall’agitazione delle menti, una forza straordinaria...» (cap. 32)
«Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune» (cap. 32)
Kafka
Tema importante soprattutto a livello biografico: Kafka annota continuamente riflessioni sul legame tra la propria malattia (la tubercolosi) e il suo rapporto difficile con il padre e la fidanzata.
In questo caso, la malattia è espressamente interpretata come la conseguenza e il simbolo delle condizioni interiori: sensazione di fallimento generale e desiderio di sentirsi integrato in famiglia e accettato dall’autorità paterna.
Tesina di letteratura su "La malattia"
Con i seguenti argomenti analizzati: Edvard Munch, il tema della malattia in epoca moderna, Alessandro Manzoni, Kafka, Pirandello, Italo Svevo, Jean-Paul Sartre, la nausea dell'uomo moderno, la "contingenza" dell'esistenza, Thomas Stearn Eliot.