La mafia
È difficile, oggi, dire cosa sia realmente la mafia più di quanto non lo fosse in passato, quando ne sapevano così poco che per definirla era forse sufficiente dire che era un’organizzazione criminale siciliana il cui scopo fosse quello di far quattrini attraverso il racket delle estorsioni, lo spaccio di droga, la prostituzione, gli appalti truccati e altre vicende del genere.
Oggi ne sappiamo molto di più, ma ci rendiamo conto che è eccessivo per continuare a definirla in maniera così riduttiva e ancora troppo poco per poterla definire in maniera assoluta o almeno con sufficiente attendibilità. Ma chi dobbiamo ringraziare se oggi abbiamo tutte queste notizie su questo fenomeno?
Tra i molti, Falcone e Borsellino sono stati quelli che hanno spronato questa piovra grazie alla loro abilità, sempre costanti e imperturbabili, con la quale riuscivano sempre ad averne qualcosa e, mattone dopo mattone, hanno costituito un vero e proprio muro per annientare, anche se in parte, questa cosca.
Anche perché questi due “martiri della giustizia” (come li ha definiti Giovanni Paolo II), conoscevano perfettamente il meccanismo della mafia e, a questo proposito, costituivano un grande ostacolo e, anche grazie alla loro incorruttibilità, la quale è rimasta stabile fino alla fine dei loro giorni, morirono entrambi in due attentati: la strage di Capaci, per quanto riguarda Falcone, e la strage di via d’Amelio, per quanto riguarda Borsellino.
Insieme questi due giudici crearono il pool antimafia, che grazie alle qualità dei due si rivelò un’arma micidiale che portò al famoso maxi-processo, un processo che vide sul banco degli imputati ben 475 mafiosi, che nel 1987 furono condannati.
La riuscita di questo processo servì anche a spronare i giudici e portò soddisfazione a tutti gli italiani, perché ci furono moltissimi problemi per portarlo a termine, ci vollero circa due anni, ma nonostante questo ci si riuscì. Già questo sarebbe un enorme successo, ma indirettamente il maxi-processo fece finire anche parecchi giri di droga.
Sfortunatamente fu un episodio unico che non si è mai ripetuto, anche se da quel momento la mafia fu affrontata seriamente e venne vista come un problema da risolvere.
Purtroppo molti colleghi dei due giudici erano implicati in faccende mafiose; per questo, dopo il maxi-processo, incontrarono sempre più difficoltà nel loro lavoro. Falcone fu accusato di “protagonismo” e per questo chiese il trasferimento a Roma; a Borsellino vennero tolte le indagini sulla mafia a Palermo e gli vennero assegnate invece quelle di Agrigento e Trapani; infine venne chiuso il pool antimafia.
Nonostante tutte queste complicazioni, Falcone cercò di continuare e a Roma collaborò con Rudolph Giuliani, procuratore distrettuale di New York, colpendo le famiglie mafiose coinvolte nel traffico di eroina.
Purtroppo non videro mai il loro sogno (la “distruzione” della mafia) realizzarsi; infatti vennero uccisi tutti e due, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro.
Per primo morì Falcone, nell’attentato di Capaci. La sua macchina venne fatta esplodere: 500 chili di tritolo gli tolsero la vita e la tolsero anche a sua moglie e a tre agenti di scorta.
Quando Falcone saltò in aria, Paolo Borsellino capì che non gli restava troppo tempo. Lo disse anche in un’intervista: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. Infatti, il 19 luglio dello stesso anno, un’autobomba esplose sotto casa di sua madre mentre Borsellino stava andando a trovarla.
Educazione fisica: doping
La mafia è riuscita, ai giorni d’oggi, a penetrare anche all’interno del mondo dello sport.
Un traffico enorme, globalizzato, saldamente in mano alle mafie di tutto il mondo. È quello del mercato totale del doping.
Per doping si intende l’utilizzo di farmaci o composti chimici allo scopo di ottenere effetti diversi al fine di migliorare le prestazioni sportive.
I composti dopanti agiscono in vario modo: possono promuovere lo sviluppo della muscolatura o annullare il sintomo fisiologico della fatica, inducendo l’atleta a non interrompere l’allenamento, oppure migliorare l’ossigenazione del sangue.
Indipendentemente dal tipo di sostanza utilizzata, il doping rappresenta prima di tutto un fatto di coscienza. È fraudolento l’intento stesso di migliorare le proprie capacità atletiche, contravvenendo alle regole di correttezza, lealtà e rispetto per gli altri, che sono il fondamento di qualsiasi attività sportiva.
L’uso di sostanze per aumentare il rendimento fisico non è recente, in quanto già nell’antica Grecia si faceva uso di erbe e funghi ritenuti capaci di far aumentare le capacità atletiche.
I regolamenti sportivi vietano il doping, regolamentando le dosi di farmaci consentiti e prescrivono l’obbligo per gli atleti di sottoporsi ai controlli antidoping, che si effettuano mediante l’analisi delle urine e, in taluni casi, anche del sangue.
Gli atleti che risultano positivi vengono squalificati per un periodo più o meno lungo; nei casi più gravi si può arrivare fino alla squalifica a vita.