La mafia e la cultura dell’illegalità
Colace Alberto
Classe III B
A.S. 2012-2013
La Mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si puo’ vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni…”
Giovanni Falcone
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I problemi dell'Italia unita (Antologia)
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Storia
I problemi dell’Italia unita: la questione meridionale e il brigantaggio
Proclamato nel 1861 il Regno d’Italia, occorreva affrontare gli enormi problemi che affliggevano il Paese.
Da secoli l’Italia era formata da Stati tra loro diversi, per tradizioni e grado di sviluppo.
Persino il modo di parlare, la lingua, era diversa da Stato a Stato.
La maggior parte della popolazione italiana era analfabeta, la rete ferroviaria era poco sviluppata, il diritto di voto era concesso solo a un piccolo numero di maschi maggiorenni.
Il raggruppamento politico che per primo governò l’Italia viene indicato con il termine di Destra storica.
Per organizzare il nuovo governo si preferiva uno Stato centralista che governasse l’Italia intera con un forte potere centrale.
Venne esteso a tutto il Regno d’Italia lo Statuto Albertino e le leggi in vigore del regno di Sardegna.
L’Italia venne così divisa in province governate da un prefetto.
Anche i sindaci dei comuni erano nominati dal governo.
Fu estesa a tutto il Paese la leva obbligatoria, cioè il servizio militare.
Un grave problema che la Destra storica dovette affrontare fu la Questione meridionale, così chiamata da un grande studioso del Mezzogiorno, Giustino Fortunato, per riassumere la situazione di povertà e di arretratezza di gran parte delle regioni meridionali.
La povertà del Mezzogiorno aveva molte cause:
- Il territorio meridionale era meno fertile di quello della Pianura Padana.
- Nel Sud, dominato dai baroni, grandi proprietari terrieri, non si era mai formata una borghesia intraprendente capace di sviluppare l’industria ed il commercio.
- L’agricoltura era dominata dai latifondisti, i proprietari di terreni che si arricchivano sul lavoro dei contadini, utilizzati solo come braccianti.
Molti contadini poveri avevano sperato che il nuovo Stato distribuisse in modo più equo le terre.
Ciò però non accadde, anzi, furono introdotte nuove tasse come la tassa sul macinato, imposta sul pane e sui cereali, base dell’alimentazione dei poveri e, soprattutto, fu reso obbligatorio il servizio militare a partire dal 1861.
Esso portò numerose giovani braccia lontano dal lavoro dei campi perciò molti contadini si ribellarono.
Nacque così il fenomeno del brigantaggio.
Bande di briganti di campagna erano sempre esistite nel Mezzogiorno; adesso però il deposto re delle Due Sicilie, Francesco II, assieme a una parte della nobiltà, le aizzava contro il nuovo Stato.
Le bande di briganti che cominciarono a vagare per le campagne erano formate da persone che protestavano per motivazioni diverse: contadini senza terra, giovani che non volevano fare il servizio militare, soldati dell’ex esercito borbonico.
Erano decine o centinaia i briganti che commettevano atti di violenza.
Lo Stato reagì con durezza, inviando l’esercito, per stroncare tale fenomeno che prendeva sempre più piede, grazie anche all’appoggio della popolazione.
Il risultato fu una vera e propria guerra, che durò dal 1861 al 1865.
Settemila furono i morti in combattimento, tra soldati e briganti ai quali vanno aggiunti altri 2000 briganti fucilati e 20.000 arrestati e condannati.
Il Brigantaggio alla fine fu stroncato, ma non vennero risolte le cause che l’avevano determinato: i troppi latifondi e le misere condizioni di vita dei contadini del Sud.
Mentre si attuava la repressione del Brigantaggio nel resto dell’Italia Meridionale, in Sicilia si sviluppava la mafia.
La mafia siciliana: dalle origini contadine alla globalizzazione degli affari
Dalle origini alla seconda guerra mondiale
La mafia è un’associazione criminale nata in Sicilia nel XIX secolo, trasformatasi in seguito in un’organizzazione affaristico-criminale diffusa in tutto il mondo.
Il termine probabilmente deriva da mafioso e lo troviamo per la prima volta nel dramma dialettale di Giuseppe Rizzotto, I mafiosi della vicaria (intorno al 1863).
Oggi con il termine mafia si indicano associazioni criminali operanti soprattutto in Turchia, in Russia, in Giappone, in Colombia e in altri paesi del Sud America, spesso in associazione tra loro per la gestione di traffici internazionali, quali quello della droga e delle armi, e nel controllo dell’immigrazione clandestina nei paesi europei, i nuovi “mercanti di uomini”.
Il fenomeno mafioso si sviluppò nel sistema economico della Sicilia occidentale, basato sullo sfruttamento del latifondo.
Le leggi del nuovo Stato unitario tendevano a ridurre l’espansione dei latifondi, di conseguenza, i grossi latifondisti, che avevano detenuto il potere fino a quel momento, iniziarono ad avere bisogno di qualcuno che garantisse loro il controllo della proprietà.
Questo ruolo venne assunto in Sicilia da alcuni personaggi che presero il nome di Campieri perché controllavano i campi o Gabelloti poiché riscuotevano le “gabelle”.
Ma poiché lo Stato era lontano e staccato dalla situazione siciliana, la mafia, usata in un primo momento come “braccio armato” dei baroni contro i contadini, si trasformò diventando un’organizzazione che si sostituiva all’ordine legale, ed interveniva nell’amministrazione della giustizia e nella gestione dell’economia, avviando una serie di attività illegali dalle quali gli affiliati e le loro famiglie traevano sostentamento.
Da qui si sviluppò la struttura della mafia siciliana organizzata per famiglie o cosche.
Lo spirito mafioso poggiava su di un rigido codice d’onore e sull’omertà.
Negli ultimi decenni del XIX sec., la debolezza dello Stato unitario permise alla mafia di infiltrarsi negli apparati pubblici e amministrativi e nel tessuto socioeconomico.
Per molto tempo il fenomeno mafioso fu sottovalutato dallo Stato, e un decisivo salto di qualità fu compiuto dalla mafia tra il XIX e il XX secolo, grazie al controllo dell’emigrazione in America.
Infatti la mafia gestì l’emigrazione clandestina e procurò sistemazione e lavoro agli immigrati, creando un forte collegamento con il continente americano, attraverso un serie di lucrose attività criminali.
Il primo a sferrare un vero e proprio attacco alla criminalità mafiosa fu il Prefetto Cesare Mori, investito di poteri eccezionali da Mussolini.
I metodi violenti del prefetto non servirono ad eliminare le cause del fenomeno mafioso, anzi, favorirono ancor di più l’alleanza con la politica che si sarebbe ancor più diffusa dopo il crollo del fascismo.
Infatti, dopo essere stata “esportata” negli Stati Uniti negli anni dell’emigrazione, la mafia aumentò il suo potere durante la seconda guerra mondiale, in occasione dello sbarco degli alleati in Sicilia nell’estate del 1943, quando i servizi segreti americani chiesero aiuto al boss Lucky Luciano sia per mantenere l’ordine tra la popolazione, sia per reprimere le proteste contadine e l’attività di comunisti e sindacati.
Luciano, nei comuni “a rischio”, fece eleggere sindaci mafiosi che ordinarono l’assassinio dei sindacalisti più in vista e incaricarono il bandito Salvatore Giuliano di mitragliare i contadini che festeggiavano il primo Maggio a Portella della Ginestra (1947).
Mafia e politica
Il rapporto tra mafia e mondo politico si concretizzò dopo il secondo conflitto mondiale quando la mafia decise di impadronirsi degli appalti edilizi.
Ma, per guadagnare sugli appalti, era vitale la protezione della classe politica che li assegnava, e a questo scopo fu elaborata la strategia dell’“avvicinamento”.
Quando un uomo politico iniziava la sua campagna elettorale, veniva “avvicinato” e attirato nella rete.
In cambio di voti si legava al mafioso ed era poi costretto ad assicurargli il controllo totale nel campo degli abusi edilizi.
Grazie a questo legame a Palermo furono distrutti quartieri storici, agrumeti, furono costruiti inoltre terreni agricoli con materiali di scarto, privi di fogne, di strade e di scuole.
In questo periodo la mafia si dedica, oltre a questi intrecci con il potere politico, ad altre attività illecite quali il contrabbando ed il racket, cioè le richieste di somme di denaro, cosiddetto pizzo, agli imprenditori in cambio di protezioni.
La mafia imprenditrice
Negli anni Settanta, la mafia siciliana si collegò a quella americana per entrare nel traffico internazionale della droga, creando tra New York e Palermo un ponte che fruttò cifre da capogiro.
“Diventammo tutti miliardari. All’improvviso, in un paio d’anni. Grazie alla droga”, dichiarerà poi un pentito ai magistrati.
Poco dopo, alla droga si aggiunsero altre iniziative e la “nuova mafia” siculo-americana cominciò a controllare tutti gli affari illeciti che era possibile condurre nel mondo.
La guerra di mafia negli anni ’80: gli eroi dell’antimafia
Il decennio 1982-1992 fu il periodo nel quale la mafia raggiunse il culmine del suo potere che si manifestò in un’accanita lotta contro lo Stato.
In questi anni terribili furono assassinati a decine magistrati, poliziotti, carabinieri, giornalisti, uomini politici.
Fu un periodo di grande paura ma anche di straordinario coraggio.
Dopo l’uccisione del deputato comunista Pio La Torre, avversario della mafia, il governo inviò a Palermo il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, reduce dalla lotta vittoriosa contro il terrorismo.
Il generale mostrò di voler affrontare con fermezza la mafia, e per questo fu assassinato il 3 settembre 1982.
Pochi giorni dopo, in Parlamento si decise di approvare la legge “La Torre”, che il deputato aveva inutilmente presentato anni prima in Parlamento.
Essa introduceva per la prima volta nel codice penale il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso e la possibilità di sequestrare i beni della mafia.
A Palermo, per merito del giudice Rocco Chinnici, poi ucciso con un’autobomba, venne organizzato il pool antimafia, un gruppo di lavoro guidato da Antonino Caponnetto nel quale si distinsero i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Nel 1984, Falcone convinse a diventare collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta, un boss mafioso al quale la mafia aveva ucciso il fratello, il cognato e due figli.
Buscetta svelò i segreti dell’intera organizzazione mafiosa e raccontò molti dei suoi crimini.
Il risultato fu il “maxiprocesso di Palermo” contro la mafia, tenutosi nel 1986 con ben 456 imputati, che si concluse con la condanna all’ergastolo dei principali capi.
Dopo questo straordinario risultato si aprì un periodo di difficoltà per il pool antimafia e per Falcone, oggetto di critiche ingiuste.
Ripresero gli omicidi di stampo mafioso che ebbero però una forte risposta da parte dello Stato.
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Introduzione Mafia e cultura dell'illegalità tesina
Questa tesina di terza media descrive il problema della mafia, le cui origini risalgono al periodo dell'Unità d'Italia. La tesina tratta i seguenti argomenti: in Storia i problemi dell'Italia unita; le origini della Mafia, in Italiano Leonardo Sciascia e "Il giorno della Civetta", in Geografia l'America Settentrionale e Centrale, in Scienze motorie il football americano, in Tecnologia la progettazione e la costruzione degli edifici, in Scienze l'energia elettrica nelle nostre case, in Inglese The Ku Klux Klan, in Francese les droits de l'homme et du citoyen, in Arte e Immagine i macchiaioli e in Musica: la musica leggera in Italia.
Collegamenti
Tesina terza media
- Storia: I problemi dell'Italia unita; le origini della Mafia.
- Italiano: Leonardo Sciascia e "Il giorno della Civetta".
- Geografia: L'America Settentrionale e Centrale.
- Scienze motorie: Il football americano.
- Tecnologia: La progettazione e la costruzione degli edifici.
- Scienze: L'energia elettrica nelle nostre case.
- Inglese: The Ku Klux Klan.
- Francese: Les droits de l'homme et du citoyen.
- Arte e Immagine: I macchiaioli.
- Musica: La musica leggera in Italia.