La mafia
Evoluzione degli obiettivi dalle origini ai giorni nostri
di Romano Lucia Dalila
Classe III N
“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali.
Però parlatene.” Paolo Borsellino
Sommario
- 1.1 Mappa concettuale
- 1.2 Introduzione
- 2.1 Origini della mafia: il brigantaggio
- 2.2 I separatisti e Salvatore Giuliano
- 2.3 Dal dopoguerra ai giorni nostri
- 3.1 Conformazione geografica della Sicilia
- 3.2 Territorio
- 3.3 Clima e ambiente
- 3.4 Economia
- 3.5 Popolazione e città
- 4.1 Giovanni Verga
- 4.2 Opere
- 4.3 Verga e la mafia
- 4.4 Il verismo
- 5.1 Pietro Antonio Stefano Mascagni
- 5.2 Lo stile verista e l’eclettismo
- 5.3 La Cavalleria Rusticana
- 6.1 Un americano contro la mafia: Joe Petrosino
- 7.1 Il realismo e il verismo nell’arte
- 7.2 Gustave Courbet
- 7.3 Honoré Daumier
- 7.4 Jean-Francois Millet
- 8.1 Influenza spagnola nel dialetto siciliano
- 9.1 Effetti della droga nel corpo umano
- 9.2 Il sistema nervoso
- 10.1 Atleti dopati e la mafia dei farmaci illegali
- 11.1 Energie alternative e infiltrazioni mafiose
- 11.2 Energia eolica
- 11.3 Energia solare
- 12.1 Bibliografia e collegamenti ipertestuali
Mappa concettuale
Origini della mafia: il brigantaggio
Salvatore Giuliano
Energie alternative e infiltrazioni mafiose
Conformazione geografica Sicilia
Atleti dopati e la mafia dei farmaci illegali
Verga
La mafia
Verismo
Effetti della droga sul corpo umano
Pietro Mascagni e La Cavalleria Rusticana
Influenza spagnola sul dialetto siciliano
Un americano contro la Mafia: Joe Petrosino
Il realismo e il verismo nell’arte
Introduzione
La mafia è un fenomeno criminoso, localizzato in Sicilia, costituito su una complessa rete di complicità, ricatti, delitti e violenze in genere a sfondo economico. Il fenomeno ha avuto origini da fattori economici relativi al mantenimento dell’ordine sociale da parte della borghesia terriera siciliana, basato sullo sfruttamento del latifondo. Questo sistema, ancora di stampo feudale, era organizzato secondo una struttura a piramide che prevedeva un vertice costituito dal proprietario terriero, un’estesa base di contadini e braccianti che lavoravano direttamente la terra, e un centro composto da una rigogliosa e articolata gerarchia di “vassalli”, affittuari e subaffittuari, intermediari ecc., che controllava l’andamento dei lavori, la quantità e la qualità dei raccolti, la riscossione di affitti e gabelle. Questa sorta di “classe media” venne usata contro la classe bracciantile e contadina allo scopo di preservare i privilegi aristocratici minacciati dalle leggi dello Stato unitario tendenti a una riduzione dei latifondi. Sfruttando la diffusa ostilità verso un’autorità statale lontana e ignara della situazione siciliana, la mafia si trasformò, diventando un organismo sostitutivo dell’ordine legale, e intervenne nell’amministrazione della giustizia e nella gestione dell’economia, avviando una serie di attività al limite della legalità (o del tutto illegali) da cui gli affiliati e le loro famiglie traevano sostentamento. Organizzata per “famiglie” (o “cosche”), autonome e parallele, composte da un numero relativamente basso di componenti e guidate da uno o più capi.
La mafia dopo l’unità d’Italia ha preso una nuova forma svolgendo un’azione notevole, sia sul piano elettorale sia in modo indiretto sulle autorità per ottenere secondo i casi tolleranza e condiscendenza e connivenza.
La malavita vive sul traffico di droga e armi, sfruttamento della prostituzione, infiltrazioni nelle gare di appalti pubblici, smaltimento illecito di rifiuti tossici e ultimamente con gli illeciti dell’ecomafia delle energie alternative.
Storia
Origini della mafia: il brigantaggio
Il brigantaggio e la mafia, i sequestri di persona, gli omicidi compiuti a ritmo ossessionante fanno intanto della Sicilia una terra in cui la dittatura fascista decide di avviare una feroce repressione.
Mussolini può farlo perché la dittatura governa senza voti. Ma anche lui si fermerà promuovendo e trasferendo il prefetto Cesare Mori, inviato in Sicilia nel 1924 con pieni poteri. I metodi di Mori sono sbrigativi ma efficaci, sicuramente discutibili, e il prefetto ripulisce città, paesi e campagne. Assedia interi centri abitati, stana i capimafia bloccando gli acquedotti, assetando la popolazione come accadde a Gangi. E Mussolini nel ’27 rinnova la fiducia a Mori che, appena due anni dopo, viene messo a riposo con un secco telegramma, senza avviso.
La liberazione dell’Italia dal fascismo, lo sbarco alleato in Sicilia nel luglio 1943 e l’immediata nomina di alcuni capimafia a sindaci dei loro paesi sono il frutto di un’intesa raggiunta da Cosa Nostra con le autorità americane e avviata tre anni prima con un vertice dei boss in riva al fiume Hudson, nel New Jersey.
La notte fra il 9 e 10 luglio 1943 gli Alleati trovarono così la strada spianata e le truppe anglo-americane poterono avanzare senza esplodere un colpo anche perché i mafiosi li precedevano scoraggiando eventuali resistenze, invitando soldati e fascisti a deporre le armi che finirono nelle loro mani.
I separatisti e Salvatore Giuliano
Il 1944 è l’anno dei separatisti. E la mafia che aveva servito gli americani divenne separatista appoggiando gli agrari e soffocando il banditismo a eccezione del clan di Salvatore Giuliano.
Il primo patto in questa direzione fu sancito fra “don” Calogero Vizzini e l’ispettore generale di polizia, Messana. La collaborazione segreta tra forze dell’ordine e una parte della mafia, con l’uso e la protezione di confidenti e informatori, consentì la cattura di Giuliano o meglio l’omicidio del bandito con la messa in scena di un’inesistente sparatoria.
E la mafia compì un altro “servizio”: prima Giuliano fu ucciso nel sonno dal fidatissimo picciotto e cugino Gaspare Pisciotta, poi il cadavere fu ridotto dai mitra dei carabinieri a un colabrodo.
Ma il massacro che atterrisce il Paese è quello di Portella della Ginestra, una collina a due passi da Palermo dove la banda Giuliano sparò colpi di mitraglia contro i contadini in festa per il primo maggio.
Erano stati anni di imboscate e attentati. La Sicilia faceva paura. I separatisti costituivano una forza eversiva che rischiava di frantumare il disegno unitario della nuova Repubblica nata anche dalla Resistenza.
Anche per soffocare questa spinta era stato concesso nel 1946, all’isola, uno Statuto autonomistico poi recepito dalla Costituzione italiana. Era tempo di elezioni e uomini di ogni partito cercavano voti dappertutto. Anche fra gli amici di Giuliano che si sentì poi “tradito”, pronto a vendicarsi con la lupara e con le parole. Giuliano era diventato davvero pericoloso per il potere mentre i siciliani eleggevano la loro Assemblea Regionale che si riunì per la prima volta al Palazzo dei Normanni il 25 maggio 1947.
Sui banchi di sinistra, Blocco del Popolo e repubblicani. Al centro, democristiani e separatisti. A destra, monarchici e liberali. Tutti giurarono di esercitare il mandato “al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione siciliana”. L’Autonomia sbriciolò l’indipendentismo e la mafia che era stata liberale con i liberali, separatista con i separatisti si avvicinava spedita al nuovo potere, insinuandosi soprattutto all’interno della Democrazia cristiana.
Si era a meno di un mese dalla strage di Portella, “buco nero” di una storia in cui spiccano due clamorosi sviluppi legati alle parole e al destino di Gaspare Pisciotta, il luogotenente di Giuliano. Al processo di Viterbo gridò la sua verità: “Siamo un corpo solo banditi, mafia e polizia! Come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo!”. All’Ucciardone, poi, decise di rivelare ogni cosa e chiese di parlare con il procuratore della Repubblica ma si presentò un giovane sostituto, Pietro Scaglione, che ascoltò e promise di tornare qualche giorno dopo con un cancelliere per verbalizzare tutto. Invece qualche giorno prima arrivò la morte con un caffè alla stricnina e Pisciotta tacque.
Così la strage restò senza mandanti, secondo il copione di una strategia della tensione riproposta nel dopoguerra. Pisciotta muore il 9 febbraio 1954 e il giorno dopo a Roma viene conferito l’incarico di formare il nuovo governo al siciliano distintosi come ministro degli Interni, Mario Scelta.
Dal dopoguerra ai giorni nostri
Nel 1950 venne varata la legge per la riforma agraria, che limitava il diritto alla proprietà terriera a soli 200 ettari ed obbligava i proprietari terrieri ad effettuare opere di bonifica e trasformazione: vennero istituiti l’ERAS (Ente per la Riforma Agraria in Sicilia) e numerosi consorzi di bonifica, la cui direzione venne affidata a noti mafiosi come Calogero Vizzini, Giuseppe Genco Russo e Vanni Sacco, i quali realizzarono enormi profitti incassando gli indennizzi degli appezzamenti ceduti all’ERAS e poi rivenduti ai singoli contadini. La riforma agraria comportò lo smembramento della grande proprietà terriera (importante per gli interessi dei mafiosi, che dopo la riforma riuscirono a rivendere i feudi a prezzo maggiorato all’ERAS) e la riduzione del peso economico dell’agricoltura a favore di altri settori come il commercio o il terziario del settore pubblico.
Dopo la seconda guerra mondiale Palermo era stata devastata dai bombardamenti e i suoi 40.000 abitanti, che avevano avuto la casa distrutta, richiedevano nuove abitazioni. Venne istituito il nuovo piano di ricostruzione edilizia che però si rivelò un fallimento e sfociò in quello che venne chiamato «sacco di Palermo»: infatti quegli anni i democristiani Salvo Lima e Vito Ciancimino, strettamente legati ad esponenti mafiosi, furono assessori ai lavori pubblici di Palermo, permisero l’abbattimento di numerose residenze private in stile Liberty costruite alla fine dell’Ottocento nel centro di Palermo. In particolare, furono anche favoriti noti costruttori mafiosi (Francesco Vassallo e i fratelli Girolamo e Salvatore Moncada), che riuscirono a costruire edifici che violavano le clausole dei progetti e delle licenze edilizie.
Gli anni ’80 furono caratterizzati dal nuovo business della droga che contava già su una capillare distribuzione derivante dal contrabbando delle sigarette. I nuovi orizzonti di guadagno provocarono la prima guerra tra le cosche mafiose con l’eliminazione dei vecchi capimafia e l’insediarsi di nuovi boss molto più violenti e crudeli dei precedenti, i quali diedero anche il via ad una serie di omicidi eccellenti: Boris Giuliano e il giudice Cesare Terranova, il presidente della Regione Piersanti Mattarella, il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, il procuratore Gaetano Costa e l’onorevole Pio La Torre, per finire con il prefetto di Palermo, il Generale Dalla Chiesa. Dopo la strategia stragista degli anni ’90 che culminò con l’uccisione di Falcone e Borsellino, lo Stato iniziò una controffensiva consistente nei confronti della mafia con gli arresti di molti capimafia, tra i quali: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Pietro Aglieri, Giovanni Brusca, fino agli attuali Salvatore Lo Piccolo assieme al figlio Sandro.
Geografia
Conformazione geografica della Sicilia
La Sicilia è una regione amministrativa dell’Italia meridionale, situata nel mar Mediterraneo centromeridionale, e, più precisamente, affacciata al mar Tirreno a nord, al mar Ionio a est, al mar di Sicilia a sud; a essa si aggiungono alcuni minori gruppi insulari. È ripartita nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani; capoluogo regionale è Palermo.
La Sicilia costituisce una regione ad amministrazione speciale, dotata di larga autonomia, come la Sardegna, la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia. Dipendono amministrativamente dalla regione gli arcipelaghi delle isole Eolie o Lipari (in provincia di Messina), delle Egadi (in provincia di Trapani) e delle Pelagie (in provincia di Agrigento) nonché le isolate Pantelleria (in provincia di Trapani) e Ustica (in provincia di Palermo). La regione si estende per 25.707 km² (l’isola propriamente detta, la più grande del Mediterraneo, per 25.426 km²). La densità, di 198 abitanti per km². La Sicilia ha una posizione geografica di relativo isolamento che ha avuto notevoli influenze sulla storia siciliana.
Territorio
Il territorio è per quasi due terzi collinare e per circa un quarto montuoso, la dodicesima parte resta dunque alle pianure, che sono tutte situate lungo i litorali.
La mancanza di “corridoi” interni ha impedito nel corso dei secoli i collegamenti tra le coste che, oltre a prospettare su tre diversi mari, non sono riusciti a stabilire durevoli rapporti tra di loro: ancor più isolato è naturalmente rimasto il lato dell’isola che volge all’Africa.
La sezione montuosa dell’isola include sei principali rilievi, assai diversi per orientamento, origine e struttura delle rocce. Nella metà orientale della fascia costiera si sviluppano, da est a ovest, tre gruppi montuosi che complessivamente vengono denominati Appennino siculo (vedi Appennini): i Peloritani, i Nebrodi e le Madonie. Nella Sicilia centrale si accentua l’irregolarità del rilievo; si può tuttavia distinguere una larga fascia trasversale, poco più di un altopiano di natura arenaceo-calcarea, che grosso modo si diparte dalle Madonie e volgendo verso sud-est giunge sino al vertice meridionale dell’isola. La formano dapprima i monti Erei, quindi, più a sud, il vasto tavolato dei monti Iblei; il rilievo più importante della Sicilia è rappresentato dall’Etna, il vulcano attivo, il più elevato d’Europa (3323 m). L’Etna sovrasta la più vasta ed importante pianura siciliana, che ha reso fertile con i suoi stessi depositi vulcanici: la piana di Catania.
Formata dalle alluvioni del fiume Simeto e dei suoi affluenti, tra cui il Dittaino, la piana di Catania ha una superficie di 430 km², pari a un quinto di tutte le pianure dell’isola; altre importanti aree pianeggianti sono poi la piana di Gela, sul mare di Sicilia, che presenta però numerose dune, e la Conca d’Oro, su cui si estende Palermo, sul mar Tirreno.
Clima e ambiente
Se da un lato la Sicilia ha un clima pienamente mediterraneo, soggetto agli influssi marittimi, dall’altro la sua natura montuosa e collinare contribuisce ad attenuare anche a breve distanza dalla costa gli influssi del mare. Abbastanza uniformi in tutta l’isola sono peraltro le temperature estive, con medie pressoché ovunque superiori ai 24 °C (e massime che possono oltrepassare i 40 °C) che naturalmente si abbassano in misura considerevole sui rilievi; gli inverni sono miti solo nelle fasce costiere, con medie sui 10 °C, ma sono anche freddi nell’interno, con temperature che abbastanza frequentemente scendono al di sotto dello zero. Per quanto riguarda le precipitazioni, la Sicilia conosce in pratica solo due stagioni: quella piovosa, con punte massime tra novembre e febbraio, e quella asciutta, con piogge quasi nulle tra giugno e agosto. Inoltre le piogge sono più scarse là dove più sarebbero utili per l’agricoltura, cioè nelle pianure costiere (sui 500 mm annui); la piovosità si accresce infatti verso l’interno, dove si aggira sui 700 mm, con punte anche superiori ai 1000 sui rilievi più elevati.
L’isola conserva varie zone di grande interesse naturalistico, solo in parte però tutelate. Si ricordano la foresta della Ficuzza nella Rocca Busambra, la riserva attorno al Pizzo Carbonara, nelle Madonie, la riserva marittima dell’isola di Ustica e, soprattutto, il parco regionale dell’Etna, con la sua magnifica varietà di ambienti vegetali a seconda del succedersi dei piani altitudinali.
Economia
La Sicilia si colloca tra le aree meno sviluppate d’Italia. Le cause della povertà e dei ritardi vanno ricercate nelle condizioni sociali e politiche del passato, nelle ripetute dominazioni straniere, nella sottomissione del popolo al dominio baronale, nelle imposizioni della mafia monopolizzatrice dello sviluppo dell’isola. Il reddito annuo per famiglia è di 12.961 euro, ed è inferiore alla media dello stesso Mezzogiorno e ancora oggi scarseggiano molti di quei servizi e di quei collegamenti – le cosiddette infrastrutture – di cui l’economia necessita per espandersi, a cominciare dai mezzi di comunicazione e di trasporto. L’organizzazione territoriale basata su grossi centri ad economia rurale, isolati e di povera cultura urbana, non favorisce certo la modernizzazione. Il patrimonio artistico, tra i più rilevanti d’Italia, è in gran parte in stato di degrado e non alimenta quel flusso turistico di alto livello che potrebbe invece a pieno titolo attivare. La disoccupazione è altissima, sul 23%, ma con picchi (nell’Agrigentino, in provincia di Enna e nel Nisseno, cioè nella provincia di Caltanissetta) del 33%, cioè di un terzo sul totale delle forze lavoro.
Anche in Sicilia, come nel resto del Sud, il numero degli addetti al settore agricolo è nettamente superiore alla media nazionale e per contro i valori di redditività sono tra i più bassi (la carenza di acqua e in generale di impianti per irrigazione è un fattore decisivo). Tuttavia l’agricoltura mantiene il suo peso determinante nell’economia regionale, abbiamo una zona costiera con coltivazioni intensive e specializzate e aziende di piccola e media dimensione destinate alla produzione di agrumi, vite e altre piante legnose come mandorli, legumi e ortaggi, e una vasta area interna, con aziende di
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Introduzione: la mafia, tesina
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Collegamenti
- Italiano - Verga, Verismo
- Ed. fisica - Atleti dopati e la mafia dei farmaci illegali
- Ed. musicale - Pietro Mascagni e La Cavalleria Rusticana
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- Spagnolo - Influenza spagnola sul dialetto siciliano
- Storia - Origini della mafia: il brigantaggio, Salvatore Giuliano
- Geografia - Conformazione geografica della Sicilia adatta al
- Ed. artistica - Il realismo e il verismo nell'arte
- Scienze - Effetti della droga sul corpo umano
- Tecnica - Energie alternative, infiltrazioni mafiose