Istituto Statale d'Istruzione Superiore Leonardo da Vinci
Cologno Monzese
Made in Italy vs Made in China
Una piccola impresa famigliare di fronte alle sfide della globalizzazione e della concorrenza del Made in China
Tesi di maturità
di
Mirta Saoner! 1
Premessa
L’obiettivo di questa tesi è di analizzare come il settore del tessile e dell’abbigliamento italiano stia cercando di contrastare la minaccia derivante dalla forte concorrenza estera e tutti quegli ostacoli con i quali le piccole imprese italiane si trovano a dover affrontare quotidianamente. L’interesse per questa tematica nasce dalla constatazione della crescente rilevanza del fenomeno, come segnalato anche nella propria impresa famigliare.
La forte concorrenza e le tecniche sleali, spesso adottate dai paesi emergenti (ne è un esempio la contraffazione), minacciano tutti i comparti tipici del Made in Italy: dall’abbigliamento all’arredamento, dall’alimentare fino alla meccanica. Si pensi, ad esempio nel settore alimentare, alla portata del c.d. Italian Sounding, cioè del richiamo all’italianità nei marchi di prodotti non di origine italiana.
È nata pertanto una forte curiosità per l’argomento in questione, alimentata dal voler capire fino in fondo l’entità del problema nelle sue diverse prospettive, cercando di rispondere a tanti “perché?”. Il perché i produttori italiani, con il passar sempre più del tempo, debbano spesso rinunciare alla produzione di articoli di elevata qualità, preferendo risparmiare sulla produzione. Il perché certi paesi emergenti sembrano riuscire a produrre sempre ad un minor prezzo, spesso troppo competitivo per tanti imprenditori italiani. Il perché non sia fatta abbastanza informazione riguardo le fibre sintetiche, con le quali sono fatte la maggior parte degli articoli d’abbigliamento importati in Italia, e le sue possibili controindicazioni. E il perché di tante altre informazioni poco conosciute alla maggior parte delle persone, operanti in altri settori.
Il lavoro si articola in cinque capitoli.
Nel primo capitolo viene analizzato il concetto di “Made in Italy”, focalizzandosi sul valore dell’immagine del Paese d’origine come fattore competitivo, sui punti di forza e di debolezza del settore del tessile e dell’abbigliamento italiano, approfondendo quali siano i problemi che le imprese devono affrontare per competere in un mercato così diverso da quelli dove si è soliti operare.
Il secondo e il terzo capitolo si focalizzano sulla minaccia della concorrenza estera dei paesi emergenti verso il nostro Paese. In particolare quella della Cina, Paese in cui le pratiche industriali illegali impediscono spesso di ottenere margini di guadagno soddisfacenti e che, con lo sviluppo del mercato dei beni di consumo, sta sempre più allargandosi nel settore dell’abbigliamento, agendo soprattutto nell’attività dell’ingrosso e nella rivendita da dettagliante, attraverso l’attività di ambulantato. Il Made in Italy, in particolare, essendo uno dei marchi più importanti al mondo, con un valore commerciale assimilabile a una “griffe”, è anche allo stesso tempo uno dei più copiati e la Cina è il maggior Paese contraffattore.
Attraverso l’analisi di questo materiale si è inteso tracciare un quadro generale.
Si è poi deciso di approfondire ulteriormente l’analisi, nel quarto capitolo, attraverso lo studio del caso dell’azienda individuale Saoner Marco, ufficialmente fondata nel 2009. Si sono poi, nel quinto capitolo, analizzate una ad una le piccole azioni strategiche messe in campo dall’impresa, in difesa della propria posizione di mercato, e tutti i valori che essa vuole difendere da una concorrenza, come quella cinese, molto agguerrita. ! 2
Indice
I. Il settore tessile italiano
- 1. Una nuova sfida per il settore tessile italiano
- 2. Il Made in Italy
- Definizione e origine
- Punti di forza e di debolezza
- 3. L’imprenditore italiano e le difficoltà che incontra
II. Il Made in China
- 1. Storia della migrazione cinese (legale e clandestina) in Italia
- 2. L’imprenditoria cinese in Italia: il settore manifatturiero
- 3. Il settore delle fibre chimiche
- 4. Una vocazione al business
- 5. I campi di concentramento del terzo millennio
III. La contraffazione in Italia
- 1. Le dimensioni e le caratteristiche del fenomeno
- 2. L’intervento di Confcommercio
- Dati e statistiche
IV. Dal macro al micro
Il caso dell’impresa individuale Saoner Marco
- 1. Una storia di famiglia (fondatori)
- 2. La forma giuridica
- Definizione
- Costituzione
- Vantaggi e limiti dell’impresa individuale
- 3. Attività di ambulante
- Tipologia di attività
- Requisiti soggettivi e professionali per lo svolgimento dell’attività
- Procedure di inizio attività
- Semplificazione delle procedure per l'avvio di un'attività d’impresa
- 4. Fiva Confcommercio (Confederazione, cifre e statistiche)
V. Conclusioni ! 3
I. Settore tessile italiano
1. Una nuova sfida per il settore tessile italiano
Il settore del tessile è sempre stato uno dei pilastri fondamentali del Made in Italy, garantendo il successo del sistema produttivo italiano sia sul mercato locale che su quello internazionale, contribuendo alla costruzione dell’immagine dell’Italia quale Paese di produzioni ad elevato valore aggiunto. Il sistema, che a livello nazionale conta oltre 50.000 imprese e circa 400.000 addetti, deve la sua competitività a livello internazionale agli investimenti in innovazione, alla ricerca e allo sviluppo del prodotto, e al know-how. L’offerta italiana si colloca sulla fascia alta di prodotto e si rivolge sia ai tradizionali mercati di sbocco di Europa, Russia, Stati Uniti e Giappone, sia a nuove realtà emergenti: di particolare rilievo il ruolo giocato nella recente crescita delle esportazioni dai mercati asiatici, in particolare paesi dell'ASEAN e Cina.
Tuttavia negli ultimi quindici anni, con la spinta dei mercati alla globalizzazione, quelli che prima erano considerati i fattori di forza del sistema italiano, quali la piccola impresa, hanno riscontrato degli ostacoli, perdendo così la loro posizione competitiva. Le imprese italiane del tessile e dell’abbigliamento stanno attraversando una fase di profonda trasformazione: esse si trovano ad operare in un mercato in cui la domanda cresce in modo tiepido e, dal lato dell’offerta, è sempre maggiore la concorrenza di Paesi che offrono condizioni economiche migliori. Questa crescente concorrenza proveniente da economie emergenti (in particolare, da quelle asiatiche), oltre ad incrementare la discesa di competitività del settore, spinge sempre più fuori dal mercato parte dei produttori italiani, quelli meno competitivi.
Caratteristiche descrittive delle imprese nel settore tessile ! 4
2. Made in Italy
Definizione e origine
L’interesse per il Made in Italy è cresciuto notevolmente nel corso degli ultimi decenni e ciò ha contribuito a far emergere in termini più chiari la sua effettiva portata e il suo crescente rilievo nell’economia nazionale.
Se dovessimo ripercorrere le origini del Made in Italy potremmo incominciare questo percorso riferendoci ad un’inchiesta svolta da una delle principali riviste giapponesi intorno alla metà degli anni ’80, la quale si chiedeva come imprese minori operanti in Veneto, Lombardia e Emilia Romagna, apparentemente fragili, potessero creare tanti successi economici. Queste imprese poggiavano su una cultura di prodotti molto forte, su una storia artistica ed artigianale molto antica che aveva le sue radici nelle botteghe rinascimentali, nei musei e nelle chiese diffuse in tutto il territorio. Risorse che tramandano una cultura estetica, accompagnata dall’orgoglio dell’artigiano che cerca di creare un prodotto perfetto per personale soddisfazione e per orgoglio del “saper fare”. [Vitali, 2005].
Interpretando l’argomento sotto una chiave prettamente economica e odierna il Made in Italy è inteso, secondo una definizione proposta già negli anni ’80 [Fortis, 1985], come l’insieme dei settori operanti nelle aree:
- «Moda» (tessile, abbigliamento, pelletteria, calzature).
- «Arredo-casa».
- Agro-alimentare, la cosiddetta «alimentazione mediterranea» (pasta, parmigiano, vino, olio).
- Meccanica collegata, comprendente un’estesa tipologia di impianti, macchine e attrezzature destinate ai vari ambiti della produzione italiana.
Tali aree vengono definite le “4 A” dell’eccellenza manifatturiera italiana.
Quando si parla di Made in Italy non ci si riferisce soltanto a un’indicazione geografica del prodotto, come nel caso ad esempio di marchi quali Made in China o Made in Taiwan, indicazioni queste ultime che fanno risalire l’origine di una pluralità di produzioni a uno Stato preciso e che spesso sono connotate da significati negativi quali la scarsa qualità e o l’utilizzo di materiali poco costosi. Il Made in Italy, al contrario, è un marchio distintivo che evoca nel consumatore connotati di qualità e creatività che possono essere utilizzati come veicoli indiretti per la promozione delle vendite; qualsiasi prodotto etichettato come “Made in Italy” acquisisce subito un valore aggiunto che è impensabile per altri marchi di provenienza.
Questo è un importante vantaggio competitivo che può essere sfruttato dalle piccole e medie imprese le quali devono il loro successo e la loro riconoscibilità internazionali non solo al loro marchio, ma anche alla loro “italianità” e quindi dal fatto di essere caratterizzate per seguire certi canoni di esclusività, che richiama nella mente dei consumatori di tutto il mondo valori quali la creatività e la qualità. ! 5
Punti di forza e di debolezza
Le “4 A” dell’eccellenza manifatturiera italiana sono accomunate dall’arte di lavorare le materie prime. Quest’arte si traduce in primati assoluti detenuti dal nostro Paese quanto a volumi trasformati di queste materie prime (come avviene per l’oro, la lana, la seta, il grano duro, i marmi) o in livelli tecnici estremamente alti raggiunti dalle aziende italiane nell’impiego di certe materie prime a fini specifici.
Tra questi macro-settori quello che pesa di più, soprattutto a livello occupazionale (con una percentuale del 64%), è sicuramente il sistema moda mentre il sistema arredo recupera nel fatturato (34%) e la meccanica strumentale, per quanto influisce molto poco sul numero di addetti, contribuisce molto di più (19%) nell’esportazione del Made in Italy.
L’organizzazione produttiva del sistema italiano è composta da una miriade di aziende di piccola-media dimensione, spesso organizzate in distretti, aree specifiche rappresentate da un sistema locale caratterizzato dalla presenza di un’attività produttiva principale svolta da un insieme di piccole imprese indipendenti, che però sono altamente specializzate in fasi diverse di uno stesso processo produttivo. Ciò è dovuto proprio al fatto che il modello del Made in Italy esalta le produzioni dei settori cosiddetti tradizionali in cui prevale il modello di sviluppo della piccola e media impresa, dando rilievo alle tradizioni artigianali e produttive locali che in molti casi hanno saputo ritagliarsi dei mercati di nicchia difficilmente attaccabile persino dai Paesi emergenti.
Tra i punti di forza di questo sistema produttivo possiamo citare l’essenzialità e la flessibilità. Il distretto si auto-organizza, evolve continuamente e in modo ottimale. All’interno di una multinazionale, invece, vi possono essere funzioni e apparati tendenti a perdere slancio, stratificarsi o allontanarsi dagli obiettivi dell’azienda, i cambiamenti sono più lenti e faticosi a danno dell’efficienza. Tuttavia nell’epoca della globalizzazione in cui sono i grandi gruppi e le multinazionali a detenere il vantaggio competitivo, il Made in Italy (in cui il 66% di addetti è concentrato in imprese con meno di 50 addetti) rischia di essere fortemente penalizzato.
I settori del Made in Italy sono dunque caratterizzati anche da fattori negativi che li portano a soffrire di una perdita di slancio delle sue produzioni tipiche. Tra queste caratteristiche peculiari ritroviamo:
- La forte prevalenza dei settori tradizionali, tipici dei Paesi in via di sviluppo e del tutto marginali nei mercati a maggiore valore aggiunto. In questi contesti il vantaggio competitivo è tra l’altro in calo, mentre si rafforza la specializzazione nel comparto della macchine utensili;
- La scarsa presenza dell’Italia nelle categorie ad alta intensità di ricerca e a forti economie di scala in cui la competizione è sempre più intensa a livello globale e che saranno determinanti per lo sviluppo del sistema paese;
- La ridotta dimensione delle imprese su cui si basa il Made in Italy e questa caratteristica, in un momento in cui le piccole imprese sono sempre meno adatte a interpretare l’evoluzione competitiva del Paese nei mercati globali, rischia di diventare un ostacolo difficile da superare.
Negli ultimi tempi il Made in Italy, infatti, sta presentando un rallentamento del tasso di crescita del valore della produzione, una sempre maggiore difficoltà a mantenere la posizione sui mercati esteri, una forte diminuzione delle esportazioni rispetto al passato e rispetto alle importazioni, con conseguenze negative sui saldi commerciali e una forte pressione sui prezzi di vendita che spesso non trova adeguata compensazione dal lato dei costi.
Vi sono numerose altre problematiche che caratterizzano il Made in Italy: l’eccessiva burocrazia, una fiscalità troppo pesante, servizi al di sotto degli standard europei, tra cui un mercato finanziario poco sviluppato, una rete di trasporti inadeguata; da ultimo, la mancanza di un efficace sostegno alle esportazioni, necessario per le imprese di piccole dimensioni. Ciò che sembra penalizzare di più le imprese all’estero è il fatto di non poter contare su un supporto nazionale analogo a quello degli altri Paesi: sotto vari punti di vista il sostegno pubblico appare frammentario, eterogeneo, scoordinato e a volte conflittuale.
Il Made in Italy ha dunque bisogno di essere fortemente ridimensionato anche, e soprattutto, alla luce dei nuovi scenari competitivi. La concorrenza a livello mondiale si è intensificata. Secondo i maggiori esperti di economia ! 6
e secondo importanti manager, la minaccia più seria per lo sviluppo del Made in Italy è l’inarrestabile avanzata economica di Paesi che fino a qualche anno fa mai avrebbero potuto intimorire il “know-how” delle imprese italiane. Il riferimento è in particolare ai Paesi del Sud-Est Asiatico, primi fra tutti Cina, Corea e Taiwan.
Queste nazioni, infatti, negli ultimi anni hanno fatto registrare una notevole, e a volte smisurata, capacità di organizzazione e produzione, forti anche di costi di produzione molto più bassi rispetto a quelli europei ed in particolare italiani. I settori in cui ad esempio la Cina e Taiwan rischiano di togliere quote di mercato all’Italia sono il tessile-abbigliamento e il calzaturiero.
Si tratta quindi di adottare delle politiche per contrastare questi fenomeni in atto e che possono consistere in un innalzamento della soglia delle risorse da investire nel marketing nonché nell’aumento delle dimensioni di impresa. Bisogna passare a un ampliamento delle basi di valorizzazione del Made in Italy da un campo materiale ad uno immateriale, focalizzandosi sull’importanza che il marchio “Made in Italy” riveste per l’industria italiana. ! 7
3. L’imprenditore italiano e le difficoltà che incontra
In ragione di tale dibattito, rimangono alcune questioni irrisolte, come ad esempio quelle che riguardano i tempi e i costi necessari all’avvio di un’impresa in Italia: i primi ridotti, i secondi ancora troppo elevati. Gli indicatori della Banca Mondiale relativi al “fare impresa” mostrano che in diversi contesti l’Italia fatica ad avvicinarsi ai paesi con le regolamentazioni più efficienti. Sebbene il numero di procedure richieste non si discosti molto dalle medie UE e OCSE, e il numero di giorni necessari ad avviare un’impresa in Italia sia ormai il più basso tra quello dei principali partner europei (la metà di quello britannico: 6 a fronte di oltre 12), l’iter rimane decisamente più costoso rispetto a quello dei paesi concorrenti: al momento il costo di avvio di un’impresa in Italia è oltre il 50% superiore a quello richiesto in Germania, più del triplo di quello relativo alla Spagna e alla media UE, quasi 16 volte quello richiesto in Francia e oltre 47 volte quello necessario ad avviare un’impresa nel Regno Unito.
Altrettanto penalizzante per le imprese italiane è il confronto in termini di meccanismi per il rispetto dei contratti e la risoluzione di dispute commerciali: i procedimenti richiedono infatti un numero di giorni tre volte superiore rispetto alla media dei paesi OCSE e dell’Unione europea, e quasi quattro volte superiore rispetto a quelli di Francia e Germania.
Gli adempimenti amministrativi e burocratici e la mancanza di risorse finanziarie sono percepiti dalle imprese come principali freni alla competitività. È quanto emerge dai risultati della rilevazione diretta sulle imprese svolta nell’ambito del 9° Censimento generale dell’industria e dei servizi: tali adempimenti sono infatti indicati tra i principali fattori frenanti da circa il 34% delle imprese con almeno tre addetti, e in particolare dalle aziende piccole e del Nord-est. Tuttavia, è la mancanza di risorse finanziarie il problema ritenuto più pressante, segnalato da oltre il 40% delle imprese, soprattutto quelle con meno di 50 addetti residenti nelle regioni meridionali.
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