Istituto Tecnico Commerciale
“G. F. Gemelli Careri”
Taurianova
Il lavoro e l’occupazione
Candidata: Alexandra Sergio
Classe: V Sezione: A/IGEA
Italiano
Italiano
Positivismo,
Positivismo,
verismo, Verga
verismo, Verga
Inglese
Inglese storia
Storia
The world of
The world of La seconda
La seconda
work,
work, rivoluzione
rivoluzione
The curriculum
The curriculum industriale
industriale
vitae
vitae Il lavoro e Geografia
Geografia
Matematica
Matematica l’occupazione
Lo sviluppo
Lo sviluppo
La statistica sostenibile e
La statistica sostenibile e
e l’inquinamento
l’inquinamento
Ec. aziendale
Ec. aziendale
Come le
Come le Diritto
Diritto
aziende
aziende
risparmiano Il Governo
risparmiano Il Governo
oggi sui costi
oggi sui costi
di lavoro
di lavoro Finanze
Finanze
Il
Il
moltiplicatore
moltiplicatore
e l’acceleratore
e l’acceleratore
Il lavoro e l’occupazione
Dopo alcuni decenni di benessere economico diffuso in quasi tutti i Paesi industrializzati, fra i quali l’Italia, viviamo oggi in un periodo di crisi economica e di «recessione», cioè di diminuzione della produzione e dei consumi.
La crisi di molti settori industriali e di altre attività e l’introduzione di macchine automatizzate in grado di sostituire il lavoro di decine di operai, ha causato una costante diminuzione delle richieste di personale, a tutti i livelli.
Questa situazione ha determinato conseguenze drammatiche sul mercato del lavoro: le possibilità di occupazione sono fortemente diminuite e il numero dei disoccupati è in continuo aumento.
Da questa crisi risultano particolarmente colpiti i giovani in possesso di un titolo di studio medio, superiore o universitario.
Essi, infatti, sono alla ricerca di un’occupazione o un impiego adeguato alle proprie capacità e competenze.
L’occupazione «intellettuale» è il settore, oggi, maggiormente in difficoltà.
D’altra parte, chi possiede un titolo di studio non sempre si adatta a eseguire lavori manuali o di fatica e questi ultimi sono affidati sempre più spesso a immigrati o extracomunitari, sovente anche in violazione delle leggi.
Italiano
Positivismo
Verismo
Verga
Il positivismo
Il Positivismo nacque in Francia nella prima metà dell’800.
Il termine venne coniato da de Saint Simon per indicare il metodo seguito dalle scienze positiviste, un procedimento di conoscenza della realtà fondato sull’osservazione dei fenomeni, sulla sperimentazione e sul principio della verifica della teoria con la prova dei fatti.
La cultura positivista considerava l’arte come una rinnovata esigenza di realismo.
L’intellettuale positivista dà voce alle problematiche sociali e politiche e ha fiducia nella scienza, nella tecnica, nel progresso e nella nascita di nuove scienze quali la sociologia e la psicanalisi.
La diffusione del Positivismo
La critica al Positivismo
- Il Positivismo francese si espresse soprattutto nel campo degli studi storici con Taine, e sociologici, con Durkheim.
- Secondo Taine l’opera d’arte è il frutto di un incrocio del contesto geografico, delle premesse e delle contingenze storiche «l’ambiente, la razza e il momento storico» che determina gli individui.
- Tema centrale del pensiero di Durkheim è il problema delle relazioni tra individuo e società.
- La società è determinata da una coscienza collettiva, che consiste nell’insieme dei sentimenti comuni.
- Per Durkheim la coscienza collettiva determina le azioni dei singoli.
- Uno dei più importanti esponenti del pensiero positivista italiano fu Ardigò.
Alcune componenti irrazionalistiche mettevano in discussione le conclusioni ottimistiche del pensiero positivista.
Una forma di irrazionalismo è rappresentata dal nichilismo di Nietzsche.
Nichilistiche sono definite quelle dottrine che negano la consistenza di qualsiasi valore e l’esistenza di qualsiasi verità.
Egli formulò il concetto di superuomo, cioè di un uomo nuovo, libero dai condizionamenti da parte di ogni idea imposta dall’alto.
Il superuomo è quello che si impegna a realizzare totalmente se stesso, superando tutti gli ostacoli, compresi quelli della morale.
Il verismo
La scuola verista
Il centro di diffusione del Verismo fu Milano.
I suoi maggiori rappresentanti furono meridionali.
Tra le varie regioni italiane esistevano profonde differenze culturali, generate dalle diverse vicende storiche.
Il Verismo, nell’intento di rappresentare la realtà precisa, ebbe un carattere regionale, talora provinciale.
Il primo teorico del Verismo fu il catanese Capuana, il quale riaffermava i valori della fantasia e dell’immaginazione.
Il maggiore teorico del Verismo fu Capuana, ma il caposcuola fu Verga, che espresse i principi della sua poetica.
Come:
- Il racconto deve avere la caratteristica di fatto realmente accaduto;
- Lo scrittore deve sparire dal racconto e mettere il lettore «faccia a faccia» con il «nudo e schietto».
I principi del Verismo secondo Capuana
I principi del Verismo secondo Capuana sono:
- Seguire il canone dell’impersonalità privilegiando la tecnica narrativa del dialogo;
- Non rinnegare la fantasia e l’immaginazione;
La teoria dell’impersonalità, però, non nega ogni rapporto tra lo scrittore e l’opera; è solo un procedimento tecnico che gli permette di conseguire l’effetto artistico per il quale nella narrazione non si avverte la sua presenza (eclissi dell’autore).
Giovanni Verga
Giovanni Verga nacque a Catania da una famiglia benestante di origini nobili.
All’arrivo in Sicilia di Garibaldi, lasciò gli studi universitari e partecipò agli avvenimenti come fervido sostenitore dell’Unità d’Italia.
Cominciò intanto a dedicarsi al giornalismo e alla letteratura.
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