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L’arte del bere

Il termine bar deriva da una contrazione del termine inglese “barrier”, cioè sbarra.

Infatti, all’epoca della prima colonizzazione dell’America del Sud, l’angolo riservato alla vendita degli alcolici, nelle osterie o nelle bettole, era per l’appunto diviso dal resto del locale da una sbarra.

Le origini del bar e del caffè

Le prime aperture di un bar risalgono all’indomani della sconfitta dei turchi a Vienna perché, dopo la sconfitta, i turchi lasciarono centinaia di sacchi di caffè ed alcuni prigionieri insegnarono agli austriaci la tecnica della caffetteria. Così il caffè inteso come locale fu importato dai paesi arabi.

Il primo bar in Italia nasce nel 1720 a Venezia grazie al porto dove avveniva il mercato del caffè con la Turchia: nacque lo storico caffè Florian.

Il primo a parlare di questa nuova tipologia di locali fu nel 1750 Carlo Goldoni nella commedia intitolata “La Bottega del Caffè” dove descrive magnificamente l’atmosfera che si respirava in questi locali.

Il caffè si diffonde per l’Italia e, giunto a Roma, il clero ne ostacola la diffusione affermando che lo stato d’eccitazione che determina è opera del diavolo e, cosa non trascurabile, la bevanda è d’origine musulmana.

Dobbiamo a Papa Clemente VIII se il caffè si diffuse senza più incontrare ostacoli dalla Chiesa; si narra che, assaggiata di nascosto la bevanda, decise che, nonostante tutto, non andava più vietata.

I caffè storici italiani

Nel ’700, i primi locali sono una trasposizione dei salotti da casa. I caffè possiedono quindi tutte le caratteristiche delle abitazioni e dei loro arredi: tavolini, divani, tende e quadri.

Il rito dello stare insieme sorseggiando un tè o un caffè esce così dalle mura domestiche e si estende ai luoghi della città.

I caffè storici d’Italia sono veri e propri frammenti della nostra cultura popolare, in quei caffè è stata scritta la storia, si sono confrontate figure di primo piano della nostra letteratura e, in alcuni di essi, si è persino fatta l’Italia.

Pochi sanno che a Cosenza sorge uno dei locali più antichi della nostra penisola, il caffè Renzelli, attivo fin dal lontano 1803.

La storia di questo caffè si intreccia inesorabilmente con la storia del nostro paese. Procedendo a ritroso nel tempo, arriviamo fino al 1794, anno in cui venne inaugurato il Caffè dell’Ussero di Pisa, sito sul lungarno Pacinotti.

Il caffè ospitò le riunioni del primo “congresso italiano degli scienziati” nel 1839 e, dalle mura, si percepisce ancora oggi il profumo stesso della storia.

Successivamente il Gran Caffè Schenardi di Viterbo, dal 1848, fu luogo di ritrovo per i maggiori esponenti di tutte le classi politiche e sociali del tempo.

Al suo interno si organizzarono banchetti per Vittorio Emanuele III, per Giuseppe Garibaldi e persino per Papa Gregorio XVI; nella storia più recente vide sedersi ai suoi tavolini Alberto Sordi e Federico Fellini durante la lavorazione di opere cinematografiche.

Verso la fine dell’800, nasce a Napoli il Gran Caffè Gambrinus.

Tutti questi caffè letterari sono stati una realtà importante nella società perché luoghi di incontro e ritrovo di intellettuali, politici, studenti e artisti.

Ma il caffè letterario per eccellenza fu l’Aragno di Roma, che è stato aperto il 14 marzo 1890.

Nella Terza Saletta dell’Aragno, definita << il Santa Sanctorum della letteratura, dell’arte e del giornalismo>>, nacquero riviste e correnti letterarie.

L’assenzio nei locali dell’Ottocento

Nei locali di fine ’800 iniziò ad essere servito un ammaliante liquore dall’amaro gusto di anice: l’assenzio, divenne ben presto un mito e fu definito “le péril vert”, il pericolo verde, o anche “la fée verte”, la fata verde.

Circondato da una fama sinistra e da cupe ombre, l’assenzio, coi suoi 70 gradi di alcolicità, è stata la bevanda prediletta da artisti ed intellettuali fino al 1915, anno in cui venne bandita in quanto “vera piaga sociale”.

Infatti il fascino dell’assenzio si rivelò ben presto diabolico: era micidiale come una vera e propria droga, sebbene ufficialmente fosse un aperitivo dal gusto molto aromatico che dava immediatamente un gradevole senso di stordimento.

La bevanda cominciò a diffondersi nel 1830 grazie alla “propaganda” che iniziò al ritorno in patria delle truppe francesi dall’Algeria e conquistò immediatamente quelle generazioni “romantiche” in conflitto con la borghesia, che in essa vedevano un perfetto strumento di provocazione.

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Sintesi

Sintesi Arte del bere tesina

Questa tesina di maturità descrive le bevande e la loro evoluzione. La tesina permette i seguenti collegamenti: in Storia l'evoluzione dei caffè, il fascismo, la Guerra civile russa, il proibizionismo americano, in italiano i poeti maledetti e Charles Baudelaire; l'analisi sulle droghe e le dipendenze.

Collegamenti

Arte del bere tesina

Storia - Evoluzione dei caffè, la Guerra civile russa, il fascismo, il proibizionismo americano. Italiano - Poeti maledetti, Charles Baudelaire. Analisi sulle droghe e le dipendenze.
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