Prefazione
Il mio percorso interdisciplinare riporta come tema principale “L’Italia da paese di migranti, a paese di immigrati”. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si identifica come un attacco alle ultime vicende di immigrazione, bensì, è un’analisi più generale del processo migratorio nei suoi molteplici aspetti.
Uno su tutti, è quello legato ai grandi flussi migratori (avvenuti nel corso del XXI secolo) di una parte della popolazione italiana, in special modo verso il continente Americano.
Migrazione è anche metafora di “transito”, in particolare verso la conoscenza, così come è stato espresso dal filosofo Friedrich Nietzsche nella sua opera Umano, troppo umano.
Una visione pessimistica invece, è attribuibile al letterato Giovanni Verga che, nel romanzo I Malavoglia, rappresenta attraverso le figure di ‘Ntoni e Lia, la necessità di migrare. In questo contesto però, Verga propone un finale drammatico per quei personaggi che scelgono di allontanarsi dalla famiglia e dal luogo d’origine.
Già in epoca classica il poeta latino Apuleio, parla di “migrazione” in termini esoterici, magici e simbolici, nel famoso romanzo Metamorphoseon, in cui il protagonista deve affrontare un “viaggio introspettivo” che lo riporterà alle sue fattezze d’origine.
I grandi flussi migratori verso l’Africa, compiuti nei primi decenni del ’900, interessano anche l’arte. Il grande artista Pablo Picasso, attraversa quello che viene definito “periodo negro”, influenzato proprio dalla cultura africana.
Anche in fisica si può parlare di migrazione, in quanto l’elettrizzazione di un corpo consiste nello spostamento di elettroni (che appunto migrano) verso un altro corpo.
L’epoca delle grandi migrazioni ha influito anche sulla cultura di un intero contesto storico, ne è emblema l’epoca vittoriana con i suoi grandi scrittori come Charles Dickens, che fa un ritratto della società del tempo nel suo capolavoro intitolato David Copperfield. 1
Lorenzo Maria GARRAPA VD STORIA
Il fenomeno della migrazione
Da un’attenta analisi dei vari movimenti migratori, sia all’interno di uno stesso paese che verso paesi stranieri, in primo luogo emergono una serie di fattori economici che, possono essere ricondotti ad un unico concetto generale: le condizioni di vita divenute insufficienti, non in grado di garantire neppure la semplice sopravvivenza, spingono gli individui all’emigrazione, definitiva o temporanea che sia. Si pensi ad esempio, ai grandi movimenti di popolazione in seguito alle siccità e carestie in Africa, oppure alle migrazioni interne, dalle campagne verso le concentrazioni urbane e industriali che hanno accompagnato la rivoluzione industriale in Europa.
Accanto alle cause di carattere economico, in alcuni casi, sono presenti altre motivazioni di carattere socio-politico, ideologico e religioso. Si pensi ad esempio al drammatico esodo degli Ebrei dalla Germania e dai paesi politicamente da essa controllati durante il periodo nazista.
Altri fattori quali le nuove scoperte geografiche e il progresso tecnologico si sono dimostrati storicamente determinanti nell’influenzare o addirittura nel rendere possibile, l’emigrazione stessa.
Le ondate migratorie italiane nella storia
L’emigrazione italiana nel mondo ha rappresentato uno dei caratteri più singolari e caratteristici della storia contemporanea del nostro paese. Possono essere individuate varie fasi, diverse tra loro per caratteristiche demografiche e sociali; cronologicamente, la classificazione più diffusa ne propone 3:
- La prima, dal 1876 al 1900;
- La seconda, dal 1900 alla prima guerra mondiale;
- La terza, tra le due guerre;
Prima fase migratoria: 1876-1900
La prima rilevazione ufficiale dell’emigrazione italiana è del 1876, delle precedenti epoche esistono solo stime, che aiutano a comprendere l’evoluzione di un fenomeno non riconducibile alla sola età contemporanea.
Questa prima fase, che giunge fino alla fine dell’Ottocento, è caratterizzata da un forte flusso migratorio dalle regioni settentrionali della nostra penisola. Tra i paesi di destinazione, l’America settentrionale, il Brasile e l’Argentina. La scelta tra le aree di destinazione è anche una selezione tra un lavoro e una collocazione sociale simili a quelli di partenza, e un radicale e brusco cambiamento.
Gli emigranti italiani nell’America settentrionale si inserivano in un paese fortemente urbanizzato, e si indirizzavano ad attività lavorative di tipo industriale (in genere dequalificate) o alla costruzione di strade e ferrovie.
L’emigrazione in Sudamerica, in particolare in Brasile, riusciva spesso ad inserirsi nell’agricoltura, in molti casi arrivando a costituire aziende indipendenti. Ogni emigrante tendeva ad andare là dove sapeva di poter trovare parenti, amici, o conoscenti, da cui poteva attendersi aiuto. Tra aree di partenza e aree di destinazione si stabilivano dei nessi privilegiati, così gli emigranti dalla zona di Bassano, nel Veneto, tendevano a emigrare in Brasile, in particolare nell’area nota appunto come “Nuova Bassano” o quelli di molti villaggi liguri, in California. 2
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Seconda fase migratoria: 1900-1914
La seconda fase (1901-1915) coincide con l’industrializzazione italiana; eppure, è detta “grande emigrazione”, proprio per l’incapacità del nostro sviluppo, non intenso né uniforme, di assorbire la manodopera eccedente. L’emigrazione del periodo è largamente extraeuropea: il 45% degli emigranti (prevalentemente meridionali) espatriano in America.
La creazione nel 1901 del Commissariato Generale dell’emigrazione rese l’espatrio finalmente tutelato dall’azione speculatoria di intermediari e agenti delle compagnie di navigazione, autori di giganteschi arricchimenti nel periodo, pur senza risolvere le enormi problematiche igieniche e sociali causate dalla concentrazione di emigranti nei tradizionali porti d’imbarco (Genova, Napoli, Palermo).
Questa “nuova immigrazione” è composta in genere da analfabeti, contadini sradicati dalla terra, poveri, la cui cultura differisce radicalmente da quella “americana”.
È un’emigrazione in larghissima prevalenza maschile e adulta, con una percentuale di rimpatri straordinariamente elevata (quasi uno su tre), dedita ai lavori di tipo operaio, poco o per nulla qualificato e che destina gran parte dei suoi magri guadagni, spesso oltre la metà, alla famiglia rimasta in Italia. La loro intenzione non era il puro e semplice abbandono della propria terra incapace di mantenerli, bensì il guadagno di denaro sufficiente a comprare terra in paese, a mutare cioè la propria condizione nel paese d’origine. Il flusso di una simile quantità di denaro dall’estero faceva dell’emigrazione di massa una straordinaria risorsa per l’economia italiana permettendo al paese acquisti di materie prime e pagamenti di debiti internazionali. Solo molto tempo dopo la classe dirigente italiana ha cominciato a comprendere quanto quei vantaggi immediati siano stati pagati con il decadimento economico di intere aree, oltre che naturalmente con tragedie e sofferenze personali e collettive di poco inferiori a quelle provocate da una guerra. Gran parte delle forze politiche dominanti era nettamente favorevole all’emigrazione di massa anche in quanto si trattava di una valvola di sfogo là dove le tensioni sociali rischiavano di divenire insostenibili, in particolare nell’Italia meridionale.
Con due leggi, nel 1921 e nel 1924, gli USA chiudono le frontiere all’immigrazione. Alla base della campagna anti-immigrazionista c’è la convinzione che l’afflusso di immigranti dall’Europa meridionale ed orientale stia avendo un’influenza negativa sul paese, sia dal punto di vista razziale (in quanto sarebbe cresciuto il peso delle “razze inferiori” rispetto a quelle superiori, in particolare a quella “anglosassone”), sia dal punto di vista economico (in quanto i “nuovi immigranti” erano considerati meno produttivi e più tendenti a farsi mantenere dalla collettività di quanto fossero stati i loro predecessori). In questo modo spariva quella che era stata la massima valvola di sfogo, per oltre un secolo, degli squilibri demografici europei.
La terza fase migratoria (tra le due guerre)
Questa fase coincide con un brusco calo delle partenze: vi contribuirono dapprima le restrizioni legislative adottate da alcuni Stati (in particolare gli USA, con le “quote” (1921/1924) e con i “literacy tests” contro gli analfabeti); in secondo luogo, la tendenza statalista e dirigista seguita a partire dal 1921, per disciplinare i flussi; inoltre, la politica fortemente restrittiva attuata dal fascismo per motivi di prestigio e di potenziamento bellico (trattenendo molte giovani leve da impiegare per scopi militari); per ultimo, il peso della crisi economica del ’29. 3
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L’emigrazione si diresse quindi soprattutto verso la Francia, alimentata anche dai numerosi espatri oltralpe degli oppositori politici del fascismo (specialmente comunisti), e verso la Germania negli anni ’30, specie dopo la firma del “Patto d’Acciaio”. Dal 1920 al 1940, emigrarono circa 3 200 000 persone, destinate a supplire alla deficienza francese e tedesca di manodopera nazionale in agricoltura, edilizia, industria.
Dopo esser stato incorporato nel ministero degli Esteri, nel 1927 il “Commissariato” viene sostituito dalla “Direzione generale per gli italiani all’estero” e ancora oggi regola e controlla i flussi migratori verso tutti gli stati esteri, tenendo in considerazione la recente scomparsa delle frontiere europee. 4
Lorenzo Maria GARRAPA VD FILOSOFIA
Friedrich Nietzsche: “la metafora del viandante”
Friedrich Nietzsche nasce a Rocken il 15 ottobre 1844, quattro anni dopo perde il padre a causa di una malattia cerebrale. All’età di 12 anni comincia a scrivere poesie e comporre musica entrando a far parte successivamente di prestigiose scuole. A soli 24 anni, ottiene la cattedra di lingua e letteratura greca a Basilea. Allo scoppio della guerra franco-prussiana si arruola come infermiere volontario ma, ammalatosi di difterite, viene presto congedato. Nel 1872 Nietzsche pubblica il suo primo libro La nascita della tragedia. Nel frattempo progetta Il libro dei filosofi e nel 1873 scrive le quattro Considerazioni inattuali e Umano, troppo umano. Intanto la salute del filosofo si sta indebolendo e nel 1876 interrompe l’insegnamento a Basilea, successivamente rinuncerà alla cattedra.
Percorso interdisciplinare
- Italiano - Giovanni Verga: I Malavoglia
- Latino - Apuleio: Le metamorfosi
- Filosofia - Nietzsche: La metafora del viandante
- Inglese - Charles Dickens: David Copperfield
- Arte - Picasso: Il periodo africano
- Fisica - La migrazione di elettroni
- Storia - La migrazione italiana nella storia