I.P.S.I.A. G. Benelli
di
Pesaro
Ipnosi collettiva
Indirizzo: Manutenzione e assistenza tecnica
Tesista: Giovanni Cabibbo
Categoria: Umanistica
Pesaro: 22/05/2015
Anno: 2014 - 2015
I.P.S.I.A. G. Benelli - Pesaro
Giovanni Cabibbo - MAT.S A.A. 2014/2015
“Un essere umano è parte di un tutto, che noi chiamiamo “Universo”, è una parte limitata nel tempo e nello spazio. Egli sperimenta sé stesso, i suoi pensieri ed emozioni come qualcosa separato dal resto, una sorta di illusione ottica della sua coscienza. Questa illusione è come una prigione, limita i nostri desideri e affetti alle poche persone che ci sono vicine. Il nostro compito deve essere di liberare noi stessi da questa prigione allargando il nostro cerchio di compassione affinché comprenda tutte le creature viventi e l’intera natura nella sua bellezza”.
Albert Einstein (1879 - 1955)
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Indice dei contenuti
1. Introduzione …..........................................................................................pag 4
2. Prefazione…...............................................................................................pag 5
3. Ipnosi?…....................................................................................................pag 6
4. Il mago…....................................................................................................pag 7
4.1 Aspetti psicologici …..........................................................................pag 9
5. Gli ipnotizzati….......................................................................................pag 13
5.1 Psicologia delle folle….....................................................................pag 15
5.2 L'ipnosi di Hitler…............................................................................pag 18
6. Shoah…....................................................................................................pag 21
6.1 Antisemitismo…...............................................................................pag 22
6.2 Effetto Lucifero….............................................................................pag 23
7. Guerra del Pacifico…..............................................................................pag 26
7.2 Il "Vento divino"…...........................................................................pag 26
8. Deinduzione…..........................................................................................pag 30
9. "Non vedere, non ascoltare, non fare" - Primo Levi…........................pag 32
10. Conclusione: "Anche noi in ipnosi?"…................................................pag 34
11. Bibliografia….........................................................................................pag 35
12. Sitografia…............................................................................................pag 36
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1. Introduzione
Questo lavoro ha come obiettivo quello di indagare sulle origini mentali che hanno portato milioni di persone ad appoggiare regimi dittatoriali, dediti alla violenza, di fatto cancellando le coscienze personali a vantaggio di un'unica coscienza collettiva.
Appassionato di discipline psicologiche questo lavoro è frutto di alcune domande:
"Cosa spinge le persone a sentimenti di odio nei confronti di altri esseri viventi? Cosa le spinge a diventare violente, discriminatorie e nonostante tutto a ritenersi dalla parte del bene?". Così come avviene solo con le giuste domande, anche queste mi hanno portato a fare delle ricerche, delle riflessioni e a concludere di quanto poco, ancora oggi, si parla dei fattori psicologici e umanistici, ossia di quei fattori che riguardano l'individuo e il suo rapporto con il mondo e con gli altri, che hanno influenzato molte fasi storiche.
Se pur può sembrare infatti di poca importanza conoscere i processi mentali che portano i singoli a comportarsi come massa o semplicemente ad assumere atteggiamenti di odio e violenza senza prenderne del tutto consapevolezza, queste conoscenze ci permettono di intervenire sulle cause che generano il male piuttosto che sui sintomi del male stesso, ci permettono di poggiare delle basi solide su valori come pace e uguaglianza, ci permettono senz'altro di vivere in un mondo migliore.
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2. Prefazione
La presenza di maghi, streghe, guru e sciamani ha affascinato l'uomo fin dai suoi albori, ispirandogli allo stesso tempo un timore reverenziale. Le formule magiche, gli incantesimi e i modi di operare non comuni, dei maghi attestati alla poesia e alla storia, hanno sempre incredibilmente intimorito gli uomini, ma in pari tempo erano continuamente ricercati per l'aiuto che potevano fornire. Nell'epoca moderna queste incredibili armi sono nelle mani di chi riesce ad utilizzare la comunicazione in maniera persuasiva.
Ipnosi collettiva
“C’era una volta un mago ricco e avaro che possedeva molte mandrie di montoni. Non assoldava pastori né recingeva i pascoli.
I montoni si sperdevano nei boschi, cadevano nei burroni e soprattutto scappavano all’avvicinarsi del mago, poiché avevano sentore di quel ch’egli faceva della loro carne e del loro vello.
Cosicché il mago trovò il solo rimedio efficace.
Ipnotizzò i montoni e suggerì loro per prima cosa che essi erano immortali e che il fatto di scorticarli era eccellente per la loro salute.
Poi, suggerì loro che egli era una buona guida, pronta a qualsiasi sacrificio per i suoi cari montoni che non erano più montoni.
A questi ultimi suggerì che erano leoni, aquile o perfino maghi.
E così il mago visse senza preoccupazioni.
I montoni rimanevano sempre accanto alle mandrie, e aspettavano con serenità il momento in cui il mago li avrebbe tosati e sgozzati”. di G. Gurjieff
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3. Ipnosi?
Solitamente quando si parla di ipnosi le persone tendono a manifestare sentimenti di stupore. Pochi sanno che l’ipnosi è uno stato mentale naturale, come il sonno e la veglia, che tutti noi sperimentiamo quotidianamente e che è oggetto di studi da parte di psicologi, psicoterapeuti e counselor, i quali ne fanno oggigiorno un vasto uso durante sedute terapeutiche o di coaching. Si accede ad uno stato di ipnosi ogni qual volta il nostro campo attentivo si restringe o viene ristretto attraverso il giusto utilizzo della comunicazione da parte del nostro interlocutore. Milton Erickson, psichiatra e pioniere dell’ipnosi, da egli il nome “ipnosi ericksoniana”, affermava per l’appunto che “L’ipnosi non esiste, tutto è ipnosi” o meglio che “l’ipnosi è qualsiasi comunicazione efficace”; sicché possiamo accedere ad uno stato di ipnosi leggendo un libro, guardando un film, ascoltando un discorso affascinante. La capacità delle parole di indurre uno stato ipnoidale non va ricercata nelle parole in quanto tali, ma nell’intonazione e nel timbro con il quale vengono pronunciate. Giulia Cremaschi Trovesi, musicoterapeuta, afferma che la voce ha origine in un punto che lei nomina “Corpo Vibrante”, che è in relazione con suoni ed emozioni.
Quello che è importante sapere sull’ipnosi è che avviene per mezzo di suggestioni, dal latino “suggerere”, ossia suggerimento, che è, secondo la definizione dello psicologo Walter Testa, “l’accettazione acritica di un'idea”. Granone afferma che “con la suggestione s’introduce, si coltiva, si rafforza nella mente del soggetto in esperimento un'idea. Questa si risolve in immagine e l’immagine in sensazioni ricordate; cosicché ogni idea nasconde in sé l’energia sviluppata da un’eccitazione psichica anteriore e da relativi circuiti di condizionamento”.
L’ipnosi collettiva può essere definita come uno stato mentale alterato di una collettività che permette l’accettazione, la permanenza e lo sviluppo di un'idea senza base critica.
Vorrei chiarire che l'ipnosi, come strumento per una terapia o una crescita personale/professionale, ha un'efficacia inimmaginabile e che è lungi da me schernirla con una tesi in cui i suoi aspetti sono prettamente negativi.
1 Peresson, Ipnositerapia – Le applicazioni, pag. 96, Faenza Editrice 1981
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4. Il mago
Adolf Hitler nasce il 20 aprile 1889 a Braunau am Inn, un piccolo villaggio rurale, da Klara Pölzl e Alois Hitler, un ufficiale della dogana austriaco rigido e freddo che non risparmiava punizioni corporali al figlio, al punto che, quando il giovane Hitler aveva soli 10 anni e scappa di casa, lo picchiò con una tale violenza da lasciarlo in coma per giorni fra la vita e la morte. Alois Hitler era il figlio illegittimo di una contadina nubile che lavorava come domestica per una famiglia ebrea, rimase incinta a 42 anni e che non volle mai svelare il nome del padre del bambino. Hitler era ossessionato dall'idea che il nonno paterno potesse essere ebreo e quindi lui il diretto discendente e, come tale, appartenente alla razza giudaica. Questa ossessione lo portava alla convinzione di essere condannato, perché l'impurità era nel suo sangue.
Il fatto stesso di essere picchiato violentemente dal padre instillò nella mente del giovane Hitler l'idea di essere malvagio. Nei pensieri di Hitler il concetto di "esseri che non meritano la vita" nasceva dal disprezzo che aveva di se stesso, dovuto alla convinzione di appartenere alla razza ebraica, di essere inadeguato e dal suo aspetto che attribuiva ad una matrice giudea.
Hitler studiava presso la scuola elementare di Linz ed è proprio in questo contesto educativo che coltiva le sue idee antisemitiche, infatti gran parte del corpo insegnante, compreso il mentore di Hitler Leopold Poetsch e degli studenti, erano pangermanisti, ultranazionalisti e xenofobi, circolavano senza censure le idee di Georg von Schönerer, che sosteneva la teoria della superiorità della razza germanica e che riteneva che l'Austria dovesse essere purificata dalle razze inferiori, inoltre sosteneva una religione pagana precristiana. Sono queste le idee basi sulle quali poi Hitler baserà il suo regime dittatoriale.
Dopo i nove anni di scuola obbligatoria, Hitler nel 1906 parte per Vienna per ritirare il bando di ammissione all’Accademia delle Belle Arti e per esercitarsi nell’esame di ammissione che prevedeva di dipingere soggetti umani e architettonici.
Dopo essere stato respinto agli esami di ammissione all’accademia delle belle arti a causa della sua incapacità di dipingere volti umani, Hitler si convinse che la causa del suo insuccesso era causa della presenza di numerosi ebrei nella commissione dell'accademia.
Dopo aver perso la madre a causa di un carcinoma al seno, Hitler ne esce fortemente scosso e si trasferisce a Vienna, che da poco aveva accolto gli ebrei dell’Europa orientale. In questo clima si svilupparono numerose riviste e gruppi che appoggiavano idee antisemitiste che Hitler leggeva e frequentava.
Per sopravvivere in questi anni Hitler dormiva in un dormitorio e mangiava presso il convento dei frati della carità, guadagnava qualche spicciolo vendendo acquarelli ad individui che, a detta di alcuni suoi conoscenti, erano per la maggior parte ebrei.
Con lo scoppio della guerra nel 1914 Hitler si arruolò come volontario e nella violenza della guerra trovò finalmente la sua ragione di vita, la possibilità di uccidere senza ripercussione gli diede modo di sfogare la sua aggressività, la sua energia accumulata fin da quando il padre aveva cominciato a picchiarlo.
A guerra conclusa, Hitler era sopravvissuto a cinquanta battaglie in cui i reggimenti di cui faceva parte erano stati completamente distrutti, questo lo convinse di avere un ruolo importante nel destino della Germania di quell'epoca e nel 1918, firmato l'armistizio, furioso, dichiarò vendetta ai traditori della patria: comunisti ed ebrei.
Nel 1920 entrò a far parte del Partito Nazionalsocialista. Galeazzo Ciano scrive di essersi accorto di come Hitler aveva "una sorta di carisma magnetico sinistro sulla platea che rimaneva letteralmente estasiata". Per merito di queste sue capacità comunicative diventò presto leader del partito.
Nel 1931 si infatuò della nipote Angelika Raubal a tal punto da diventare estremamente geloso nei confronti di chiunque si avvicinasse a lei e da rinchiuderla nel loro appartamento a Monaco. Ben presto per la nipote fu evidente che Hitler aveva atteggiamenti morbosi nei suoi confronti e dopo aver conosciuto un artista viennese decise di lasciare Hitler per sposarlo, secondo alcune voci egli era un ebreo e mise incinta Angelika prima che lei si suicidasse, o fosse uccisa nell'appartamento in cui risiedeva con lo zio.
Il punto di svolta per Hitler e il suo partito arrivò nel 1930 con la grande depressione, quando i partiti tradizionali non furono in grado di contenere lo shock.
Durante le votazioni del 14 febbraio 1930, il Partito Nazionalsocialista divenne il secondo partito tedesco con il 18% dei voti. Hitler si rivolgeva alla classe media che era stata duramente colpita dalla disoccupazione, oltre che agli ex soldati attratti dalla ideologia del sangue e della terra. Ci vollero tuttavia altri tre anni affinché il partito nazionalsocialista ottenesse la maggioranza dei seggi con il 44% delle votazioni, i voti addizionali necessari a conferire il pieno potere nelle mani di Hitler furono assicurati con l'espulsione dei deputati comunisti dal Reichstag e con l'intimidazione dei ministri del partito di centro. Nel giro di poco tempo vennero soppressi tutti i partiti e bandite tutte le forme di opposizione. L'unico partito ammesso era il Partito Nazista.
4.1 Aspetti psicologici
Come si evince dalla biografia di Hitler è evidente come il suo regime basato su violenza e discriminazione non era frutto della sua mente, ma era solo il risultato di un’ideologia già presente nella Germania degli anni ’20. Gli educatori di Hitler, così come suo padre Alois, non nascondevano la propria xenofobia nei confronti degli altri popoli. Possiamo definire quindi Hitler come "l'ipnotista ipnotizzato" e la metafora dei montoni che, ipnotizzati, pensano di essere leoni o addirittura maghi sembra calzare a pennello. D'altronde anche per quanto riguarda le idee, così come per la fisica, "nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma" (Lavoisier).
L'influenzamento da parte del padre e degli educatori non forma solo le idee di Hitler ma anche la sua psiche. Le continue violenze alle quali è sottoposto da parte del padre convincono Adolf che c'è qualcosa di sbagliato in lui, qualcosa che fa molto arrabbiare il genitore a tal punto da non avere altra scelta se non quella di punirlo fisicamente, "vengo punito per quello che sono". L'ossessione di appartenere ad una dinastia di ebrei, in un retroterra culturale austriaco fortemente razziale, non fecero altro che verificare ancora di più la sua ipotesi di essere "sbagliato", grazie alla quale sviluppò un forte complesso di inferiorità.
E' molto interessante notare come in realtà Hitler non sviluppò subito un odio razziale nei confronti degli ebrei, ma questo fu un processo progressivo dovuto ad un percorso personale morboso. Sempre troppo spesso sento dire "Hitler era pazzo", "Hitler era paranoico", ma in queste frasi manca sempre un indice referenziale che ci possa indicare il quando, il momento in cui è stato pazzo o paranoico. Dobbiamo sempre ricordarci che l'uomo non è qualcosa di statico ma è un continuo evolversi e mutare.
Neanche a livello fisico l'uomo può considerarsi statico, infatti le particelle che compongono un uomo vengono sostituite completamente dopo sette anni, in altre parole, non vi è nessuna particella che componga il mio corpo, uguale a quelle di sette anni fa e, inoltre, il "me" di un istante fa è morto un istante fa. Nel caso di Hitler è accertato come in un certo momento della sua vita, da artista, si sia trovato a colloquiare con ebrei colleghi, possiamo anche essere certi che nei primi anni di età, così come per tutti i bambini, non abbia fatto nessuna distinzione di razza e religione nei confronti degli altri coetanei.
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Introduzione ipnosi collettiva, tesina
Tutti conoscono la storia di Hitler e della Germania nazista, tuttavia in pochi si interrogano sulle motivazioni psicologiche che hanno portato l'ex dittatore a promuovere la più brutale guerra mondiale.
Collegamenti
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