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Tommaso Grossi

“Lʼillusione ottica è verità ottica”

La luce e il colore

Istituto Arcangelo Ghisleri

ITG P. Vacchelli

Esame di stato 2011

Indice

  • 1. Introduzione........................................................................................1
  • Diario di viaggio di Goethe
  • 2. La percezione del colore..............................................................5
  • 3. Il colore nella letteratura: Eugenio Montale.......................................7
  • 3.1. La vita
  • 3.2. La poetica
  • 3.3. Ossi di seppia............................................................................9
  • 3.3.1. I limoni
  • 3.3.2. Portami il Girasole
  • 3.3.3. Meriggiare pallido e assorto
  • 4. Il colore nellʼarchitettura...................................................................19
  • 4.1. Regole generali nellʼapplicazione del colore
  • 4.2. Luce e ombra
  • 4.3. Luce negli interni
  • 4.4. Il colore nelle abitazioni
  • 5. Il medico dellʼarchitettura: Friedensreich Hundertwasser................25
  • 5.1. La vita
  • 5.2. La sua Arte
  • 6. History of Photofraphy.....................................................................31

_______________________________

Bibliografia e Sitografia.........................................................................35

1. Introduzione

In questo elaborato volevo descrivere, tramite lʼausilio di immagini e parti scritte, lʼimportanza che ha la luce nella vita di tutti i giorni. Dal momento che la luce dà origine ai colori mi sembrava importante trattare anche questo argomento.

Farò quindi una semplice relazione multi-disciplinare descrivendo le fondamentali teorie che si succedettero nella storia riguardo la luce e i colori e lʼispirazione che esse crearono nei diversi artisti e scrittori. Poi passerò dal precedente discorso umanistico e scientifico a un discorso più pratico. Infatti spiegherò le applicazioni degli studi fatti sulla luce e il colore descrivendo una delle invenzioni più importanti che ha dominato la storia: la fotografia.

Lʼidea di sviluppare un elaborato che trattasse di questi argomenti parte da un libro che ho letto. Era un libro che mi passò mia zia e descriveva diversi casi strani che uno psicologo ha dovuto curare. In un capitolo di questo libro si parlava di un signore, che per causa di un incidente perse la sensibilità ai colori ammalandosi di acromatopsia. Allʼinterno della descrizione della vicenda lʼautore ha voluto inserire un breve racconto su tutte le maggiori teorie che si sono succedute nella storia a proposito della “percezione cromatica”.

Si parlava di teorie scientifiche, filosofiche, mediche che mi fecero interessare ancora di più a questo argomento.

Mi risultava un argomento molto interessante sul quale numerosi artisti, poeti, scienziati e filosofi che hanno fatto la storia si espressero. Infatti ci furono numerosi dibattiti a riguardo.

Iniziai quindi ad approfondire il discorso consultando pagine internet, libri e riviste per poi pensare di sviluppare una “tesina” partendo da questi concetti.

Dal momento che per sviluppare una buona tesina bisognerebbe ampliare il discorso cercando la “multi-disciplinarità”, allora decisi, consultandomi, di iniziare la stesura spiegando la storia, le teorie scientifiche e le valenze artistiche dei colori e della luce per poi legare il tutto alla descrizione della più importante invenzione che ne è derivata ovvero la fotografia. Infatti, da questi importanti studi nacquero nuove tecniche e nuovi strumenti divenuti importanti per tutta la società.

Grazie allʼutilizzo delle diverse invenzioni queste divennero strumenti importanti dalle mille applicazioni.

Spiegherò anche lʼimportante valenza che i colori e lʼilluminazione hanno allʼinterno dellʼarchitettura. Infatti gli studi fatti nella storia e quelli dellʼetà contemporanea ci fanno comprendere lʼimportanza della colorazione degli edifici e dellʼilluminazione in quanto allʼinterno di questi vive, si relaziona e prova stati dʼanimo lʼuomo.

Con questo elaborato ho intenzione di sottolineare la valenza della luce e del colore nella vita di tutti di tutti i giorni. Infatti noi continuiamo a vivere la vita allʼinterno delle nostre città e dei nostri paesi senza però accorgerci di quanto sia importante, ad esempio, progettare un impianto di illuminazione adatto per illuminare strade, edifici, ambienti domestici e ambienti pubblici. Non ci accorgiamo di quanto sia importante la colorazione di tutti gli ambienti che ci circondano, infatti essa provoca in noi, tramite il subconscio, sensazioni variabili in base alla colorazione.

Ho voluto inserire anche un approfondimento su un artista che ha saputo dare al colore e alla forma degli edifici da lui progettati una valenza importantissima. È un architetto, pittore e grafico che grazie alla sua creatività realizzava veri e propri capolavori, con lʼintento di protestare contro il mondo architettonico sempre più razionale e piatto e che non dava la possibilità di esprimere la creatività allʼindividuo.

Considerando infine il mio elaborato diviso in due parti, una più umanistica e lʼaltra più pratica, cercherò di sviluppare una tesina esaustiva e corretta attenendomi alle diverse fonti considerate attendibili consultate da siti internet e da testi.

Per introdurre lʼelaborato ho inserito un diario di viaggio che J. W. Goethe scrisse quando venne in Italia. Goethe è sempre stato una persona amante dei colori e dei fenomeni che li caratterizzano, per questo sono numerosi i saggi che scrisse osservando e sperimentando lʼutilizzo dei colori.

Di seguito viene descritto il paesaggio napoletano: pieno di tinte diverse, di indumenti caratteristici che, nonostante la povertà diffusa della gente, esso era ricco e variopinto di tinte che rimandavano ai colori del mare e dellʼintera natura circostante.

Diario di viaggio di Goethe

“Napoli, 29 maggio

Si osserva da per tutto, con la più viva simpatia, una gaiezza del tutto singolare. I fiori e i frutti dʼogni colore, di cui si adorna la natura, sembra che invitino gli uomini a rivestire leggiadramente sé stessi e tutte le cose loro delle tinte più vivaci. Scialli e nastri di seta e fiori sui capelli sono lʼornamento di chiunque se li possa procurare. Nelle più umili case, le seggiole e i cassettoni sono adorni di fiori screziati su fondo dʼoro; perfino i birocci a un cavallo sono dipinti di rosso vino; i finimenti sono dorati, i cavalli attillati di fiori artificiali, impennacchiati di rosso e coperti di lustrini.

Alcuni portano sulla testa dei ciuffi di piume, altri delle banderuole, che nella corsa sventolano ad ogni mossa.

Noi siamo soliti di chiamare barbara e di cattivo gusto questa predilezione per i colori vivaci e, in certo modo, può anche essere a divenir tale; ma sotto un cielo così azzurro e così splendido, nulla è veramente variopinto, perché nulla può vincere lo splendore del sole e il suo riflesso sul mare. La tinta più sgargiante viene attutita da una luce così potente; e come tutti i colori, il verde degli alberi e delle piante, il giallo, il bruno, il rosso del terreno agiscono sullʼocchio con grande valenza, anche i fiori e gli alberi screziati si confondono nellʼarmonia generale. I busti e le gonne porporine delle donne di Nettuno, adorne di galloni dʼoro e dʼargento, i diversi costumi locali a colori, le barche dipinte, tutto pare gareggi a distinguersi in qualche modo fra lo splendore del cielo e del mare.”

( )

J. W. Goethe, Viaggio in Italia, 1786-1788

2. La percezione dei colori

«Lʼillusione ottica è la verità ottica!»

(Johann Wolfgang von Goethe 1749-1832)

Lʼevoluzione storica sulle nostre capacità di percepire il colore ha seguito una complessa traiettoria a zigzag.

Tutto iniziò da Newton nel 1666 quando col suo esperimento del prisma scompose e ricompose la luce bianca in raggi luminosi di diversi colori; si andava dal violetto più rifrangibile al rosso meno rifrangibile.

Il fisico del Seicento pensò che i colori degli oggetti dipendessero dallʼabbondanza con cui gli oggetti riflettevano verso lʼocchio particolari raggi luminosi.

Dopo la scoperta dello spettro visibile, avvenuta grazie a Newton, si susseguirono teorie differenti che andarono ad integrare la precedente e che approfondirono il concetto della nostra percezione.

Infatti nel 1802 Thomas Young formulò la prima ipotesi sulla percezione, sostenendo che: poiché i colori sono infiniti è impossibile la presenza nellʼocchio di infiniti recettori, quindi ce ne saranno solo tre, riferiti ai tre colori principali rosso, giallo e blu.

Fu proprio grazie a questa teoria che si scoprì il problema del grande chimico John Dalton, che aveva lasciato ai posteri, dopo la sua morte, un suo occhio da analizzare per scoprire la problematica e che, stando alla teoria di Young, mancava di uno dei tre recettori che captavano il colore.

Questa teoria però venne dimenticata e restò “muta” per circa cinquantʼanni fino a quando Herman von Helmholtz, durante le proprie ricerche, la riprese. Egli le conferì delle precisazioni tanto che oggi si è soliti parlare di unʼipotesi Young-Helmholtz.

Così questi due scienziati compresero che il colore era unʼespressione diretta della lunghezza dʼonda della luce assorbita dai recettori, che poi veniva tradotta dal nostro sistema nervoso in stimolo colorato.

«La luce rossa stimola fortemente i recettori del rosso e solo debolmente gli altri recettori creando la sensazione del rosso».

Grazie poi allʼaiuto dellʼoculista svizzero Verrey che, dopo aver conosciuto numerosi casi di acromatopsia cromatica, ipotizzò dovʼera situata, nel nostro cervello, la zona responsabile dei colori.

Le ipotesi di Verrey però dovettero scontrarsi con le filosofie ormai consolidate nella conoscenza comune, come quella di John Locke.

Il filosofo inglese sosteneva che i nostri sensi erano passivi e ricettivi e che era inconcepibile pensare ad un centro separato che traducesse gli impulsi luminosi attraverso lʼorgano visivo.

La teoria di Verrey, così, fu pure lei dimenticata per circa settantacinque.

Intanto però numerosi personaggi, ispiratisi alle teorie percettive, iniziarono a comporre saggi e libri per descrivere i fenomeni e il fascino della cromaticità.

Proprio grazie allo studio dei fenomeni del colore si inizierà a pensare alla prima macchina fotografica, ideata per la prima volta da J. N. Niepce (1763-1833).

Parallelamente alle diverse invenzioni che si stavano sviluppando, un importante ricercatore londinese nato alla fine della prima metà del Novecento, Semir Zeki, iniziò ad affrontare il problema della percezione del colore a livello fisiologico.

Egli, tramite opportuni esperimenti, riuscì ad identificare la piccola area del cervello specializzata nella risposta al colore.

Con questa prova inconfutabile, riuscì a dimostrare la teoria Young-Helmholtz e di Verrey.

Questʼarea chiamata V4, però, rispondeva solo al colore e non alla lunghezza dʼonda. Così, con opportuni approfondimenti, Zeki dimostrò la presenza di altre due aree:

  • La V1 sensibile alla lunghezza dʼonda;
  • La V2 zona intermediaria ed elaboratrice della lunghezza dʼonda captata dalla V1.

Quindi la registrazione della luminosità, relativa a ciascuna banda di lunghezza dʼonda, viene estratta dalle cellule sensibili alla lunghezza dʼonda localizzate nella V1, ma veniva poi confrontata o correlata per dar luogo alla percezione cromatica esclusivamente dalle cellule decodificatrici del colore, localizzate nella V4.

La V4 però è solo il centro generatore del colore, quindi è bene non scordarsi che questʼarea dialoga, ricevendo e inviando segnali, con un centinaio di altre zone cerebrali dalle quali può essere modificata lʼimmagine.

Lʼelaborazione dellʼimmagine, infatti, avviene a livelli superiori dove il colore si fonde con ricordi, aspettative, associazioni e desideri, costruendo così un mondo ricco di risonanza e significati diversi per ciascun individuo.

Da questo ultimo concetto ne deriva lʼarte, la pittura, la scultura, lʼarchitettura, la letteratura, che attraverso le “sensazioni del colore” inviano allʼosservatore/lettore messaggi, stati dʼanimo di elevato significato, mettendo in comunicazione non più aree del proprio cervello, la V1 con la V4, ma aree cerebrali di individui differenti.

3. Il colore nella letteratura

Se nellʼarte il colore è essenzialmente presente poiché è un elemento proprio del quadro, nella letteratura viene utilizzato per generare legami tra i sensi, con il potere di creare nella mente del lettore immagini multicolori. Il tema dei colori nella letteratura è molto sviluppato “poiché essi sono la chiave di lettura che apre la porta allʼintimo degli scrittori”. Per questo i poeti paragonano ai colori i loro stati dʼanimo, le loro sensazioni, i loro ricordi e i loro desideri.

Lʼautore che ho scelto per illustrare questo importante significato è Eugenio Montale, che ho avuto modo di studiare nel mio corso di studi, ma che approfondirò soprattutto in questo elaborato sottolineando il significato che dava ai colori nella sua poetica.

Eugenio Montale

«Vissi al cinque per cento,

non aumentate

la dose».

Montale è uno dei poeti più amati del ʻ900. Egli si è creato una buona schiera di lettori che lo amarono e lo amano tuttora, non solo per il fascino della sua poetica, ma anche per la sua alta lezione di dignità, coerenza e decenza che ci ha lasciato, e che ci appare sempre più preziosa nel clima scomposto della vita sociale di oggi.

3.1. La vita

Lʼautore nacque nel 1896 a Genova da una famiglia di commercianti. In età giovanile iniziò i suoi primi studi commerciali, prendendo la direzione dei genitori. Studi che però non concluse in quanto iniziò ad avere problemi di salute.

Contemporaneamente scoprì la sua passione per il canto e cominciò a studiare canto da baritono nel repertorio operistico; passione che però non lo convinse pienamente, infatti deciderà di smettere.

Si trovò così allʼetà di trentʼanni senza ancora una professione.

Intanto durante la sua vita ebbe modo di avvicinarsi da autodidatta alla lettura, che suscitava in lui una grande passione, ma della quale non sappiamo molto in quanto sono giunte a noi poche notizie e documentazioni.

Sappiamo poco pure del suo vissuto durante la prima guerra mondiale, dove lui fu ufficiale sui fronti del Trentino.

Al contrario rispetto a queste parti oscure della sua vita, abbiamo molte notizie delle sue vacanze presso Monterosso, dove la famiglia Montale possedeva una villa affacciata al mare. Questo luogo fu fonte di ispirazione per la sua prima raccolta poetica Ossi di seppia.

3.2. La poetica

Montale è sempre stato un autore che ha tenuto un atteggiamento riduttivo e distaccato di fronte alle proprie opere.

Non si affida un ruolo profetico, tanto che agli inizi della sua carriera sminuì la figura del poeta dicendo: «...codesto solo oggi possiamo dirti ciò che non siamo, e ciò che non vogliamo».

(Non chiederci la parola, vv. 11-12; Ossi di seppia, 1925)

Si assumerà però un compito fondamentale e più profondo ovvero: portare la testimonianza della condizione umana.

Infatti nella sua poetica sarà presente quasi sempre quel senso di totale disarmonia con la realtà. Un tema che può essere interpretato in diversi modi: a livello psicologico si tratta di un inadattamento psicologico e morale comune in tutte le nature poetiche. Ma su un altro piano, riferendosi alla condizione umana in generale, si può parlare del “male di vivere” molto presente nella raccolta Ossi di seppia. Esso consiste in quel senso di smarrimento dellʼuomo moderno che si sente abbandonato senza un significato e privo di valori e principi dai quali costruire la propria esistenza.

«Spesso il male di vivere ho incontrato:

era il rivo strozzato che gorgoglia;

era lʼincartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.»

(Spesso il male di vivere ho incontrato, vv. 1-4; Ossi di seppia, 1925)

Una condizione alla quale Montale non si rassegna, infatti continuerà fino alla fine a ricercare quel significato vitale che perennemente gli sfugge, le sue poesie infatti sono mere ricerche di quellʼanello mancante, di quel “miracolo” che dà un senso a tutto.

Cercherà così di spiegare la condizione umana con una poetica metafisica.

Una poetica che non tratti dei temi della filosofia esistenziale novecentesca in modo generale e diretto, ma di una poesia che ricerchi la verità puntuale delle cose.

Infatti nei suoi versi si affollano situazioni che hanno la precisione di istanti di vita singoli ed irripetibili, immagini di oggetti colti nella loro concretezza materiale.

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Sintesi
  • Storia: storia della percezione del colore
  • Italiano: Eugenio Montale
  • Progettazione/Impianti: Isabella Romanello (il colore nell'architettura)
  • Storia dell'architettura: Friedensreich Hundertwasser
  • Inglese: history of photography
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