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I colori: dall’impressionismo a Kandinskij

I colori, fin dall’antichità, hanno avuto un ruolo fondamentale nell’arte, ma anche nella vita comune delle persone. Anche nelle opere pittoriche i colori assumono un ruolo fondamentale, introducendo lo spettatore nel mondo e nello stile dell’artista. Infatti, in tutti i periodi, artistici e storici, il colore ha permesso ai vari geni di esprimersi al meglio, soprattutto dopo il periodo impressionista.

Decisiva in questo senso è stata la “Teoria dei contrasti simultanei”, elaborata da Eugene Chevreul (1786 – 1889). Il chimico francese affermò che i colori locali (cioè i colori puri) non esistono, poiché ognuno è, immancabilmente, influenzato dai colori vicini. Inoltre egli li distinse in “primari” (rosso, blu e giallo) e “secondari” (arancione, verde e viola).

Impressionismo

L’impressionismo è un movimento pittorico francese che nasce intorno al 1860 a Parigi; il dipinto di Monet “Impression, soleil levant” darà il nome al movimento impressionista.

Dura poco meno di venti anni: al 1880 l’impressionismo può già considerarsi un’esperienza chiusa.

La tecnica impressionista nasce dalla scelta di rappresentare solo e soltanto la realtà sensibile. Evita qualsiasi riferimento alla costruzione ideale della realtà, per occuparsi solo dei fenomeni ottici della visione. E per far ciò cerca di riprodurre la sensazione ottica con la maggior fedeltà possibile.

La grande specificità del linguaggio pittorico impressionista sta soprattutto nell’uso del colore e della luce. Il colore e la luce sono gli elementi principali della visione.

L’intento degli impressionisti è proprio evitare, per quanto sia possibile, la perdita di luce riflessa, causata dalla mescolanza e dalla sovrapposizione dei colori, così da dare alle loro tele la stessa intensità visiva che si ottiene da una percezione diretta della realtà. Per far ciò adottano le seguenti tecniche:

  • Utilizzano solo colori puri;
  • Non diluiscono i colori per realizzare il chiaro-scuro, che nelle loro tele è del tutto assente;
  • Accostano colori complementari per esaltare la sensazione luminosa;
  • Non usano mai il nero;
  • Anche le ombre sono colorate.

Ciò che distingue due atteggiamenti fondamentalmente diversi, tra i pittori impressionisti, è il risultato a cui essi tendono:

  • Da un lato ci sono pittori, come Monet, che propongono sensazioni visive pure, senza preoccuparsi delle forme che producono queste sensazioni ottiche;
  • Dall’altro ci sono pittori, come Cézanne e Degas, che utilizzano la tecnica impressionista per proporre la visione di forme inserite in uno spazio.

I protagonisti dell’impressionismo furono soprattutto pittori francesi. Tra essi il maggior esponente fu Claude Monet. Gli altri grandi protagonisti furono: Auguste Renoir, Alfred Sisley, Camille Pissarro e Edgar Degas. Edouard Manet è da considerarsi il precursore del movimento, mentre Paul Cézanne rimarrà impressionista fino al 1880 quando inizierà ad avvicinarsi al cubismo.

Puntinismo

Il puntinismo o pointillisme è un movimento pittorico caratterizzato dalla scomposizione della luce nei colori dello spettro, sviluppatosi in Francia verso il 1885 e così denominato dal critico Félix Fénéon.

Si era iniziato infatti a constatare l’inesistenza di un colore locale; ciascun colore è influenzato dal colore cui è posto accanto e quindi i colori non dovranno essere mescolati ma anzi accostati, soprattutto i colori complementari così da creare il contrasto simultaneo. La fusione o il mescolamento dei colori in questo modo non avviene nel quadro ma nella retina dell’osservatore. Tale modo di operare avrebbe assicurato sia la massima luminosità sia la fusione dei colori al solo guardarli, ma affinché ciò accadesse, i colori dovevano essere depositati sulla tela con la punta del pennello sotto forma di puntini. Il termine puntillismo deriva quindi dal fatto che i colori per rendere questi effetti dovranno essere applicati sotto forma di punti.

I maggiori esponenti di questo movimento furono Georges Seurat (celebre per il suo dipinto ‘Una di grandi dimensioni domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte’ in cui esprime l’essenza pittorica della corrente) e Paul Signac, il primo fu l’ideatore del puntillismo, o meglio, come avrebbe preferito “divisionismo”, in quanto non è importante la forma delle pennellate ma la divisione dei colori, il secondo invece riprese il metodo di Seurat usando pennellate più larghe, a zone rettangolari o quadrate.

Espressionismo: Van Gogh e Gauguin

L’espressionismo si diffonde durante i primi tre decenni del XX secolo in particolar modo in Germania, con paralleli comunque anche in Francia, Austria e Belgio, e si basa sull’esplosione di un’intensa emotività, sull’uso di tratti aggressivi, di colori antinaturalistici e di deformazioni dei soggetti rappresentati: non è più la realtà oggettiva al centro dell’attenzione, ma è la soggettività dei sentimenti e delle passioni.

Il termine è stato coniato dallo storico dell’arte cèco Antonin Matějček nel 1910, come opposto di impressionismo.

I pittori che lo influenzano maggiormente sono Van Gogh, con le sue tecniche di stilizzazione e gli insoliti accostamenti di colore e Gauguin.

Il colore è l’elemento che ha distinto l’arte di questi due pittori della seconda metà del 1800. Un colore nuovo, diverso da quello di tutta l’arte che li aveva preceduti.

Per Vincent Van Gogh (1853 – 1890) il colore è comunicativo delle emozioni e dei sentimenti, e funzionale per esprimere il suo stato d’animo. Ad esempio il blu esprime un senso di angoscia per il sopraggiungere della morte; mentre il giallo, uno dei colori preferiti dall’artista, è il simbolo per eccellenza della luce.

Sul bianco e sul nero scriveva: "Il bianco ed il nero hanno un loro significato, una loro motivazione e quando si cerca di eliminarli, il risultato è un errore: la cosa più logica è di considerarli come dei neutri: il bianco come la più luminosa unione dei rossi, azzurri, gialli più chiari, e il nero, come la più luminosa combinazione dei più scuri rossi, azzurri e gialli."

Grande influenza esercitano su di lui le opere di Seurat e il puntinismo, che lo portano a ritrarre i soggetti tramite brevi pennellate e punti.

Per Paul Gauguin (1848 – 1903) il colore è carico di simbolismo, di significati, è razionale e scelto con metodo e grande attenzione; le pennellate vengono da lui sostituite con macchie di colore.

Dall’amico Emilé Bernard, apprende il cloisonnisme, tecnica che consiste nel contornare con un marcato segno nero le cose e le persone dipinte e nel riempire lo spazio così definito con il colore uniforme senza variazioni di chiaroscuro.

La forte linea di contorno assume valore espressivo e spaziale contribuendo a mettere in risalto le forme colorate poiché i dipinti di Gauguin sono piatti, bidimensionali senza nessun illusionismo prospettico.

Gauguin, a proposito dei colori innaturali, non aderenti alla realtà, che egli utilizzava nei suoi quadri e che gli venivano ferocemente contestati dalla critica artistica francese del suo tempo, così scriveva:

“Ogni incongruenza cromatica è da me precisamente voluta, i miei colori devono suscitare sensazioni e pensieri paragonabili a quelli creati dalla musica”.

Astrattismo: Kandinskij

L’astrattismo è una corrente pittorica che abolisce completamente gli oggetti reali, visualizzando con forme, linee e colori i sentimenti, agendo direttamente sull’inconscio dello spettatore.

L’esponente di spicco è Vasilij Vasil’evič Kandinskij (1866 – 1944).

Il puro geometrismo del suo disegno (cerchio e, subordinatamente, triangolo), si completa con il colore che, disteso in campiture, si conserva e si intensifica mediante sovrapposizioni o accostamenti calcolatissimi. Molto originale è la teoria elaborata da Kandinsky, nel suo libro “Lo spirituale nell’arte”, dove l’artista cerca di elaborare un parallelismo tra la musica e il colore. Egli afferma che ogni colore si caratterizza per la sua “sonorità cromatica” e per la sua “risonanza”.

Quest’ultima è strettamente legata alla distanza del colore preso in esame dai due “non colori”, ossia il bianco e il nero (un colore risuona di più se è vicino al bianco e viceversa, di meno, se è vicino al nero), ma anche alla forma che contiene il colore. Quindi l’effetto di risonanza è sottolineato da una determinata forma oppure attenuato da un’altra: i colori “acuti” hanno maggiore risonanza cromatica se contenuti in forme appuntite, mentre i colori “profondi” prediligono quelle tondeggianti.

La fisica del colore

Il colore e la luce

La fisica ci spiega che il colore non potrebbe esistere senza luce.

Tutto ciò che viene illuminato, infatti, restituisce una parte della luce ricevuta. I nostri occhi sono in grado di accogliere la luce emessa dagli oggetti e ne codificano così la forma, il rapporto chiaro-scuro e il colore. Queste codifiche sono inviate tramite il nervo ottico al cervello che le elabora e ci permette di affermare che un determinato oggetto è di un determinato colore.

La luce non è altro che energia elettromagnetica visibile solamente nel momento in cui si imbatte in una qualsiasi materia: è quindi un’energia resa visibile dal suo differente modo di essere nuovamente emessa dopo aver interagito con la materia.

Nella luce possiamo distinguere un’unità energetica che chiamiamo fotone. Una fonte luminosa emette fotoni in quantità variabile e questi fotoni possono oscillare in maniera più o meno ampia secondo la loro carica magnetica.

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