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La guerra nell’ombra

Premessa

Il 1945, anno della fine della Seconda guerra mondiale, ha segnato l’inizio di un’epoca definita l’età delle superpotenze, dominata dalla presenza e dalla concorrenza di due grandi blocchi politico-economico-militari, entrambi in grado di distruggere l’avversario e con esso la vita di tutto il pianeta. Fortunatamente lo scontro politico e ideologico non degenerò mai in un conflitto militare aperto: per questo il dopoguerra viene generalmente denominato come il periodo della guerra fredda.

Gli anni della guerra fredda sono stati segnati da una tensione continua, da guerre locali definite “guerre per delega”, in quanto combattute dagli alleati degli USA e dell’URSS, e dalla corsa agli armamenti.

L’inizio della guerra fredda viene fatto risalire alla conferenza di Yalta, dove “i tre grandi”, Churchill, Roosevelt e Stalin, decisero le sorti del mondo che usciva dalla guerra. In termini brutali, ci fu una vera e propria spartizione del mondo tra USA e URSS.

I protagonisti della guerra fredda

URSS: L’URSS uscì dalla Seconda guerra mondiale notevolmente provata: 18 milioni di morti, molte città distrutte e tutte le sue regioni europee invase dalla Germania. Riuscì comunque ad affermarsi a livello mondiale grazie alla forza del suo grande esercito, l’Armata Rossa, grazie alla ferrea disciplina imposta da Stalin e grazie allo sfruttamento dei territori occupati.

USA: Gli USA uscirono dalla Seconda guerra mondiale addirittura rafforzati; essi non avevano, infatti, conosciuto né occupazione straniera né bombardamenti e la loro capacità produttiva era notevolmente aumentata dato lo sforzo fatto per rifornire di armi e di ogni altra merce i propri soldati in guerra.

Alla fine della guerra gli USA si ritrovarono con la più potente marina e aviazione militare del mondo e la loro supremazia militare era garantita dal possesso della bomba atomica.

Perché la guerra nell’ombra?

La guerra fredda fu diversa da qualunque altra guerra che il mondo abbia mai visto. Questo perché non fu combattuta con le armi da fuoco, ma con quelle della diplomazia, dell’ideologia e dell’economia. La pace fu garantita dall’equilibrio del terrore: il terrore di una guerra atomica. Entrambe le superpotenze disponevano infatti di un ampio arsenale nucleare.

Ma oltre alle armi di distruzione di massa, sia gli USA che l’URSS disponevano di servizi segreti, ovvero organizzazioni militari il cui operato è coperto da segreto, tipicamente il segreto di Stato.

Si può quindi affermare che la guerra venne combattuta principalmente dai servizi segreti come CIA (Stati Uniti), MI6 (Regno Unito), BND (Germania Ovest), Stasi (Germania Est) e KGB (URSS). Le maggiori potenze mondiali non entrarono mai in conflitto armato le une contro le altre. La guerra tra agenti, nello spionaggio mutuo di obiettivi civili e militari, potrebbe aver causato la maggior parte delle vittime della Guerra Fredda. Gli agenti venivano inviati sia dall’Est che dall’Ovest, e le spie venivano anche reclutate sul posto o costrette al servizio. Quando scoperte, venivano uccise immediatamente o scambiate con altri agenti. Gli aerei spia e altri apparecchi di ricognizione venivano parimenti abbattuti al momento dell’individuazione.

La CIA

La CIA (Central Intelligence Agency) è l’agenzia di spionaggio degli USA. Si occupa di raccogliere informazioni segrete su Stati, società, persone. Uno dei suoi compiti è anche quello di assicurarsi che tali informazioni arrivino al governo statunitense. La CIA dispone di un corpo militare segreto, entrato in azione anche nella guerra fredda.

L’agenzia venne fondata dal presidente Harry Truman sui resti dell’OSS, una vecchia organizzazione con scopi simili a quelli della CIA. Pochi anni dopo la sua fondazione, il governo non ha controllato più le attività della CIA, lasciandola libera di operare. In seguito, sotto il comando di Allen Dulles, l’organizzazione spionistica si poté sviluppare velocemente. Cadde rovinosamente in basso quando si verificò lo scandalo Watergate, cioè lo spionaggio di politici democratici da parte del presidente Nixon in prossimità delle elezioni. Si venne poi a scoprire che la CIA aveva condotto operazioni losche in Sud America e a Cuba. Ma ne ha attuata qualcuna anche in Europa. In quest’ultima zona, in piena guerra fredda, favorì gruppi e partiti anticomunisti in Italia e in Francia e cercò di far scoppiare rivoluzioni in Bielorussia e in Ucraina. In Centro e in Sud America appoggiò molti colpi di Stato e commissionò assassinii ai danni dei presidenti di queste zone. Nella lista delle persone da uccidere figuravano Raul Castro, Fidel Castro, Che Guevara, che vide la sua fine in Bolivia proprio a causa dello spionaggio della CIA, Salvador Allende (Cile), che fu rovesciato da un colpo di Stato finanziato da agenti segreti statunitensi, e tanti altri ancora.

Il KGB

La morte di Stalin portò una profonda trasformazione anche nello spionaggio sovietico. Il suo successore, Nikita Kruscev, dopo aver condannato in un famoso discorso pubblico le atrocità del regime stalinista, decise di riformare anche il MGB, ormai assorbito dal MVD. Beria fu deposto e giustiziato, così come molti degli ufficiali a lui fedeli. Il Ministero degli Interni (MVD) fu smantellato e abolito nel 1960.

Nel 1954, Kruscev creò il KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti, Comitato per la Sicurezza dello Stato), come “spada e scudo del Partito Comunista”. La nuova agenzia di servizi segreti, direttamente controllata dai membri del Partito, era composta di 20 comitati, di cui i più importanti erano quelli relativi alle operazioni all’estero, alla protezione dei leader politici, alla sicurezza delle frontiere e ai servizi di controspionaggio. Negli anni ’60 furono aggiunti servizi di sorveglianza di possibili dissidenti, soprattutto tra gli intellettuali e nelle chiese. Fino al crollo dell’Unione Sovietica il KGB ricoprì un ruolo essenziale sia nelle operazioni all’estero, soprattutto come controparte della CIA statunitense. Del resto, la capacità di controllare la società sovietica, nonché la capillarità dei suoi infiltrati nei paesi stranieri, fecero del KGB il più potente dei servizi segreti durante gli anni di Guerra Fredda.

Storia

La crisi missilistica di Cuba

Nell’ottobre del 1962 scoppiò una pesante crisi diplomatica tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, prologo della quale fu una ricognizione svolta da due aerei spia U-2, statunitensi, sopra lo spazio aereo cubano.

La suddetta ricognizione permise ai piloti di fotografare la presenza di alcuni missili nucleari sovietici a medio raggio e la costruzione in atto dei relativi sistemi di lancio.

D’improvviso, quasi l’intero territorio americano rischiava di trovarsi sotto l’effettiva minaccia di apparati missilistici nemici. Cuba era stato un paese strettamente legato agli interessi nordamericani fin dai tempi della sua indipendenza dalla Spagna, nel 1898, e dopo la vittoria di Fidel Castro nella rivoluzione cubana del 1959, gli Stati Uniti erano desiderosi di soffocare il nuovo regime di stampo filosovietico, unico stato socialista del continente americano.

Già dal 1961, l’allora presidente Eisenhower aveva interrotto i rapporti diplomatici con il nuovo stato e lo aveva escluso dall’OEA, l’Organizzazione degli Stati Americani. Il suo successore, John Fitzgerald Kennedy, arrivò addirittura ad approvare un piano di invasione dell’isola, definito dal precedente governo, addestrando e confidando sul supporto degli esuli cubani.

Lo sbarco delle armate anticastriste avvenne il 17 aprile 1961, in un punto dell’isola nominato Baia dei Porci. L’operazione si rivelò però un fallimento e Cuba, vistasi minacciata, concordò con Mosca, nell’estate del 1962, l’installazione di alcune batterie di missili nucleari sul proprio territorio.

I servizi segreti americani, tra la fine di agosto e ottobre, raccolsero le prime notizie relative a movimenti di forze superiori al normale sul territorio cubano, ma ognuno di questi sospetti venne preso in scarsa considerazione, pensando semmai all’imminente allestimento, nell’isola cubana, di armi difensive.

Le cose, però, stavano diversamente.

Sulla scia di nuovi sospetti, il 9 ottobre 1962 venne autorizzato un primo volo di ricognizione, missione affidata a un aereo spia U-2.

Il cattivo tempo ritardò il decollo fino al 14 di ottobre, ma in quella stessa notte si poterono esaminare i primi rotoli di microfilm fotografico, procedendo anche nel mattino del giorno seguente.

Il 15 ottobre 1962 i rilievi fotografici confermarono che i sovietici stavano completando la costruzione di basi missilistiche per il dispiegamento di missili a media gittata, armi d’offesa, dunque, già trasportati sull’isola.

Foto dei missili sovietici catturata dagli aerei spia U-2 statunitensi.

La situazione da affrontare era tra le più difficili e delicate: quale via diplomatica era la migliore per fermare il pericolo di quei missili, con un raggio di azione superiore ai duemila chilometri, probabilmente operativi in poche settimane?

La capacità dei missili era di copertura quasi totale del territorio americano: attraverso Cuba, l’URSS aveva improvvisamente un enorme potenziale di pressione nell’ambito della sfida tra le due potenze.

Si doveva affrontare quello che sarebbe passato alla storia come il picco più alto della tensione durante la Guerra Fredda: con terminologia essenziale, la Crisi dei Missili.

In questa fase si cercò di mantenere segreta la notizia, affinché né l’URSS né l’opinione pubblica potessero sapere nulla prima che si fosse deciso come muoversi.

Solo il 22 ottobre, con un discorso alla nazione del presidente Kennedy, in parallelo a un ricorso presentato alle Nazioni Unite e a una lettera personale a Chruscev, la notizia diverrà di pubblico dominio.

Dopo giorni di tensione internazionale, tra minacce di intervento militare e inutili tentativi di mediazione da parte dell’ONU, il presidente Kennedy decretò il 23 ottobre il blocco navale dell’isola, chiedendo contemporaneamente lo smantellamento delle basi missilistiche.

La decisione era quella di fissare una linea di quarantena, oltre la quale gli USA non avrebbero concesso il passaggio delle navi sovietiche dirette a Cuba se cariche di armamenti.

Le navi che avessero violato il blocco sarebbero state ispezionate e, nel caso, respinte con la forza.

Se i vascelli sovietici avessero provato a forzare il blocco, il conflitto armato tra le due superpotenze sarebbe drammaticamente e immediatamente cominciato.

La tensione era massima, quando si sparse la notizia che diciotto navi da carico sovietiche si stavano dirigendo verso la zona protetta: la marina americana si preparò per l’affondamento del nemico, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite, O Thant, cercava di ottenere un accordo per via diplomatica e nella Casa Bianca l’Excom studiava attentamente la posizione, le caratteristiche e la traiettoria di ognuno dei diciotto vascelli sovietici, alla ricerca di quelli più adatti al trasporto di armi.

A questo punto arrivò la notizia che sedici delle diciotto barche russe avevano fermato i motori e invertito la rotta, monitorate dagli aeroplani statunitensi.

Il giorno dopo tutte le navi sovietiche erano lontane dalla zona del blocco.

Il pericolo era scampato, e un’altra buona notizia si faceva strada: in una lettera privata, Chruscev si impegnava con Kennedy a rimuovere i missili già piazzati a Cuba, in cambio della dichiarazione pubblica di Kennedy che gli Stati Uniti non avrebbero mai invaso l’isola, né appoggiato altri tentativi di invasione. Era il 26 ottobre.

Il giorno successivo la radio di Mosca trasmise una seconda lettera di Chruscev, nella quale il ritiro dei missili di Cuba era però condizionato alla rinuncia americana ai suoi missili Jupiter installati in Turchia.

Kennedy rispose pubblicamente, accettando il contenuto della prima lettera di Chruscev e aggiungendo una proposta di accordo riguardante altri armamenti, come proposto nella seconda lettera. Era il 28 ottobre, la crisi poteva dirsi terminata.

In sede non pubblica si raggiunse anche un secondo accordo con i sovietici, non confermato ufficialmente, con cui gli Stati Uniti si impegnavano a rimuovere i missili installati in Turchia.

Tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre i sovietici smantellarono le basi cubane, mentre sei mesi più tardi gli americani iniziarono lo smantellamento dei razzi installati in Turchia.

Il post-crisi vide, come conseguenza di quegli eventi, Cuba rafforzare la sua nuova posizione di fedele alleato dell’URSS, accanto al nemico statunitense, quale avamposto occidentale del socialismo internazionale. Per quanto riguarda invece gli Stati Uniti, la fine pacifica della crisi dei missili regalò al presidente Kennedy una memorabile vittoria storica, accompagnata da un nuovo, mai morto, prestigio internazionale. Ultimo atto di quei 13 giorni fu la decisione di instaurare una comunicazione diretta tra la Casa Bianca e il Cremlino, per meglio gestire qualunque incidente o malinteso futuro. La Guerra Fredda si arricchiva di un nuovo simbolo: il telefono rosso.

Letteratura

Eugenio Montale

La vita

Nato a Genova nel 1896 da un’agiata famiglia della media borghesia.

Sempre indeciso sull’indirizzo da dare alla propria vita “pratica”, il poeta arriva fino ai 30 anni senza un lavoro fisso; nel 1927 finalmente venne assunto come redattore presso la casa editrice fiorentina Bemporad.

Dovette quindi trasferirsi a Firenze, dove nel 1929 venne nominato direttore della Biblioteca del Gabinetto Vieusseux fino al 1938, quando fu allontanato dall’incarico perché si era sempre rifiutato di prendere la tessera del Partito fascista.

Questi anni sono caratterizzati da una straordinaria intensità di rapporti umani e culturali. In questo periodo si situa anche l’inizio del rapporto affettivo con Drusilla Tanzi, che sarebbe divenuta ben presto la compagna e poi la moglie di Montale.

Dopo la Liberazione Montale partecipò, per gli affari culturali, al Comitato di liberazione nazionale e aderì, ma per poco, al Partito d’azione, unica e breve partecipazione attiva alla vita politica.

Nel 1948 si trasferisce a Milano, dove lavora come redattore del “Corriere della Sera”; l’attività giornalistica continua quasi fino alla morte, sopraggiunta nel 1981.

Gli ultimi anni sono prodighi di riconoscimenti nazionali, per esempio la nomina a senatore a vita nel 1967, e internazionali: ricordiamo, fra tutti, il premio Nobel assegnatogli nel 1975.

Il pensiero e le opere più significative

L’itinerario poetico di Montale è segnato da un’evoluzione che dal sublime della prima stagione giunge all’abbassamento comico-prosastico dell’ultima fase. Con una schematizzazione estrema possiamo individuare il tema fondamentale della poesia montaliana nell’insanabile crisi del rapporto fra l’uomo contemporaneo e il reale. Il disagio, il “male di vivere”, è dunque il filo rosso che unisce, pur attraverso varietà di modi, toni, situazioni poetiche, la prima stagione, che ha inizio con la raccolta “Ossi di seppia”, all’ultima stagione.

Ossi di seppia (1925)

In questa raccolta Montale mette in evidenza un’intuizione tragica della vita verificata esteriormente, e non interiormente come farà nella seconda raccolta, Le Occasioni. Per una verifica esteriore, basta guardarsi intorno per scoprire in ogni momento e in ogni oggetto che osserviamo “il male di vivere”: nei paesaggi aspri e dirupati, pieni di dirupi, della Liguria, nei muri scalcinati, nei greti, letti, dei torrenti, nelle crepe del suolo… Ogni paesaggio e ogni oggetto è infatti visto da Montale contemporaneamente nel suo aspetto fisico e metafisico, nel suo essere cosa e al tempo stesso simbolo della condizione umana di dolore e di ansia. È questa la tecnica del “correlativo oggettivo”, teorizzata dal poeta inglese T.S. Eliot, fondata nell’intuizione di un rapporto tra situazione e oggetti esterni e il mondo interiore.

Questa raccolta è un ritratto della Liguria, descritta con linguaggio elevato e duro, dove ogni dettaglio in apparenza realistico ha un profondo significato esistenziale.

Gli ossi di seppia sono il simbolo dei relitti dell’esistenza, di ciò che resta dei suoi naufragi inevitabili. Solo per istanti brevissimi, che passano come lampi, sembra vagamente possibile capire il senso oscuro del vivere.

Le occasioni (1939)

In questa raccolta Montale mette in evidenza un’intuizione tragica della vita verificata interiormente. Il titolo richiama in sintesi il tema della raccolta: alla vita umana sono date occasioni di libertà, di illuminazione, di armonia. In essa Montale rievoca le “occasioni” della sua vita passata – amori, incontri, riflessioni su avvenimenti, paesaggi – ricordate non per nostalgia del passato a consolazione del presente, ma per analizzarle e capirle nel loro valore simbolico, come ulteriori esemplificazioni del “male di vivere”.

La bufera ed altro (1956)

Montale stesso la giudica la raccolta più riuscita. Nella sua poesia entra la storia, quella del fascismo, della persecuzione nazista e della guerra. L’attenzione dell’autore si allarga all’umanità, fino a descrivere scene di massa. In essa ritroviamo perciò analoghi temi centrati sul male di vivere.

Satura (1971)

Comprende una serie di colloqui del poeta con la moglie Drusilla Tanzi su episodi di vita passata. Il titolo richiama a un genere della letteratura latina, in cui si mescolavano prosa e poesia.

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Sintesi

Sintesi Guerra nell'ombra tesina

La seguente tesina di maturità descrive la Guerra Fredda. La tesina permette i seguenti collegamenti con le varie materie scolastiche: in Storia la crisi missilistica di Cuba, in Italiano Eugenio Montale, in Educazione fisica le Olimpiadi durante la Guerra Fredda, in Microbiologia le armi biologiche durante la Guerra Fredda, in Biochimica le mutazioni del DNA, in Chimica strumentale la spettroscopia atomica, in Matematica John Nash e la teoria dei giochi.

Collegamenti

Guerra nell'ombra tesina

  • Storia - La crisi missilistica di Cuba.
  • Italiano - Eugenio Montale.
  • Educazione fisica - Le Olimpiadi durante la Guerra Fredda.
  • Microbiologia - Le armi biologiche durante la Guerra Fredda.
  • Biochimica - Le mutazioni del DNA.
  • Chimica strumentale - La spettroscopia atomica.
  • Matematica - John Nash e la teoria dei giochi.
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