Estratto del documento

Sefora Faraci

Alunno/a:

Classe: V a t.c.b.

Barbara McClintock e Rosalind Elsie Franklin: due donne nella scienza!

La seconda guerra mondiale

L’inizio del conflitto: l’invasione della Polonia

La seconda Guerra Mondiale scoppiò nel 1939 dopo l’invasione della Polonia da parte dei Tedeschi.

La Repubblica Polacca non accettò le imposizioni tedesche e si rifiutò di consegnare i territori richiesti alla Germania. Avvenne così che il 1° settembre 1939 la Polonia venne invasa dall’esercito tedesco senza nemmeno una formale dichiarazione di guerra.

Nel giro di poche settimane le truppe polacche furono abbattute e i tedeschi occuparono tutte le regioni occidentali del Paese, compresa la capitale Varsavia. Nel frattempo l’Unione Sovietica di Stalin occupò le città polacche orientali e l’anno seguente le repubbliche del Baltico: Lettonia, Estonia, Lituania.

La Germania già dall’agosto 1939 si era assicurata la neutralità dell’URSS con il patto di non aggressione firmato dal tedesco Von Ribbentrop e dal russo Molotov.

L’entrata in guerra di Francia e Inghilterra

Il 3 settembre 1939-40 la Francia e l’Inghilterra dichiararono guerra alla Germania, in risposta all’attacco della Polonia, così diedero inizio alla seconda Guerra Mondiale.

Benito Mussolini non aderì subito alla guerra, anche se, per il patto d’acciaio, l’Italia avrebbe dovuto intervenire a fianco della Germania.

Decise di aspettare qualche tempo e solo nel 1940 l’esercito italiano attaccò la Francia sulle Alpi, senza alcun successo. L’offensiva tedesca contro la Francia, invece, portò quest’ultima a chiedere alla Germania un trattato di pace. Tutte le regioni settentrionali della Francia, inclusa Parigi, passarono così sotto l’occupazione militare tedesca. La Francia fu ridotta alle sole regioni meridionali comandate dal maresciallo Pétain. La nuova capitale fu Vichy. Intanto il generale francese Charles De Gaulle, fuggito a Londra, costituì il governo in esilio della Francia libera e arruolò soldati francesi per combattere al fianco dell’Inghilterra contro il nemico comune: Hitler.

La resistenza dell’Inghilterra

Il capo di stato inglese Winston Churchill raccolse tutte le forze per combattere contro la Germania.

Dopo la vittoria contro la Francia, Adolf Hitler comandò di bombardare l’Inghilterra con aerei e per la prima volta usò il radar. La Luftwaffe, aviazione tedesca, perse 1700 aerei contro i 900 dell’Inghilterra. Dopo una strenua difesa e durissimi bombardamenti, Hitler fu costretto a ritirarsi da Londra.

L’invasione dell’Unione Sovietica

Il 21 giugno 1941 la Germania attaccò l’Unione Sovietica. Impreparato nonostante i due anni guadagnati col patto di Molotov-Ribbentrop, l’esercito sovietico subì gravi perdite. Con l’inverno russo, l’esercito sovietico si riprese perché i tedeschi non erano abituati al gelo e al fango.

I Russi usarono la tecnica della “terra bruciata”, ossia distruggevano tutti i viveri in modo che i tedeschi non trovassero né da mangiare né da bere.

L’armata tedesca si fermò nel 1941-42 e riprese ad assediare Mosca e Stalingrado nell’estate 1942, cercando di avvicinarsi ai pozzi di petrolio, nel Caucaso. Anche l’Italia fascista partecipò a fianco delle truppe tedesche all’aggressione della Russia, con gravi perdite di soldati che morirono o non diedero più notizie di loro. Nell’inverno russo vennero a mancare scarpe adatte, abiti pesanti, alimenti e combustibile per riscaldarsi. Migliaia di soldati italiani morirono in mezzo alla neve e al ghiaccio. Altri vennero catturati e morirono di fame nei campi di prigionia sovietici.

L’entrata in guerra del Giappone

Il 7 dicembre 1941 il Giappone decise di attaccare di sorpresa la flotta americana nella baia di Pearl-Harbor, nelle isole Hawaii. Una domenica mattina alle ore 7.00, il Giappone e i suoi alleati Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti. Il colpo subito dagli statunitensi a Pearl-Harbor fu durissimo. Dopo la terribile sconfitta, gli Stati Uniti si organizzarono per intervenire contro il Giappone e partecipare anche alle battaglie della II guerra mondiale che si combattevano in Europa.

L’Europa nazifascista e la “soluzione finale”

Verso la metà del 1942, chi non era nazista, come gli ebrei, gli zingari, gli oppositori politici, i partigiani, i russi, gli slavi e gli omosessuali, insomma, tutti quelli che i nazisti consideravano di razza inferiore, venivano deportati nei lager.

Già dal 1938, con le leggi razziali imposte da Hitler e riprese in Italia da Mussolini, gli ebrei venivano perseguitati e licenziati dai loro impieghi.

A partire dal 1941-1942, Hitler decise il genocidio, cioè di sterminarli, di farli scomparire dalla faccia della terra, la cosiddetta “Soluzione finale”.

Molti campi di sterminio si trovavano in Polonia, altri nel resto dell’Europa Centrale, Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen…

In questi campi vennero sterminati dai 5 ai 6 milioni di ebrei.

Nessun’altra storia potrà essere paragonata allo sterminio ebraico avvenuto durante la II guerra mondiale.

L’armistizio e la lotta partigiana

Nel luglio 1942 iniziò la terribile battaglia di Stalingrado. La città venne assediata per sette mesi, ma nel febbraio del 1943 i Sovietici costrinsero i Tedeschi alla resa. Nel luglio del 1943 gli americani con le loro truppe sbarcarono in Italia, liberando tutto il sud. L’8 settembre 1943 Pietro Badoglio firmò l’armistizio e la resa dell’Italia.

Il 9 settembre l’esercito tedesco invase l’Italia fino alla Linea Gustav, che spaccò la penisola in due parti: il sud nelle mani degli alleati, americani, e il nord nelle mani dei nazifascisti, tedeschi e italiani.

Così ebbe inizio la resistenza armata contro i tedeschi da parte dei partigiani organizzati nel Comitato di Liberazione Nazionale.

Dal settembre 1943 al 25 aprile 1945 in Italia si combatté una terribile guerra civile. Fu una guerra durissima e spietata, segnata da continue rappresaglie.

I partigiani si nascondevano sulle montagne del nord e attaccavano l’esercito nazifascista a sorpresa.

I tedeschi rispondevano, per ogni loro soldato ucciso, con l’uccisione di dieci civili.

Nel marzo 1944, a Roma, vennero uccisi 33 soldati tedeschi. Il comandante nazista Kappler ordinò la rappresaglia: 335 persone furono uccise presso le Fosse Ardeatine.

I nazisti a volte fucilavano, impiccavano e torturavano i partigiani, a volte li mandavano nei campi di concentramento.

Dopo due anni di durissima lotta, il 25 aprile 1945 i tedeschi si ritirarono dall’Italia e dopo qualche giorno firmarono la resa.

Mentre in Italia si combatteva la resistenza, gli Americani, il 6 giugno 1944, sbarcarono in Normandia, Francia, con 1.500.000 uomini e decine di migliaia di carri armati e di aerei. Dalla Francia si diressero verso la Germania. Accortosi di non avere più speranza di vittoria, Hitler si suicidò e il 7 maggio 1945 la Germania si arrese senza condizioni.

La bomba atomica

Nel Pacifico la guerra terminò qualche mese più tardi, nell’agosto 1945. Gli USA continuavano a combattere contro il Giappone, che non voleva cedere, nonostante la sconfitta dei suoi alleati europei. Gli Stati Uniti lo costrinsero alla resa con una decisione tragica.

Il 6 agosto 1945 il Presidente americano Truman ordinò di sganciare sulla città giapponese di Hiroshima una bomba atomica, che provocò 90.000 morti.

Altrettanti se ne ebbero tre giorni dopo, quando una seconda bomba atomica colpì Nagasaki.

Era la prima volta che una bomba atomica veniva usata in una guerra: le conseguenze provocate dalle emanazioni radioattive dello scoppio avrebbero sconvolto la vita degli abitanti di queste due città per molti anni.

Il 15 agosto 1945 il Giappone si arrese, la II guerra mondiale era terminata.

Dopo la guerra cambiarono varie cose

  • La Germania venne divisa in 4 parti: una controllata dagli USA, una dall’Inghilterra, una dalla Francia e una dall’URSS. Berlino era considerata una “Germania in miniatura” e anch’essa venne divisa in 4 zone affidate ognuna agli stati precedenti.
  • Italia, paese sconfitto, cedette alla Francia Briga e Tenda, alla Iugoslavia la Venezia Giulia. L’Italia perse le colonie: Albania ed Etiopia si resero indipendenti; Libia, Eritrea e Somalia, si rinviò ogni decisione e il Dodecaneso passò alla Grecia.
  • L’URSS mantenne Estonia, Lituania e Lettonia e ottenne territori dalla Polonia. La Polonia tolse territori alla Germania.
  • Il Giappone perse la Corea, Formosa, Sakhalinsk e i territori in Cina.

Eugenio Montale

Eugenio Montale visse nel periodo della II guerra mondiale.

Eugenio Montale nacque a Genova il 12 ottobre 1896 da una famiglia benestante.

A causa della sua salute cagionevole, il giovane Eugenio compì studi irregolari, diplomandosi ragioniere nel 1915, ma dedicandosi con passione allo studio della musica e del canto.

Nell’autunno del 1917 viene chiamato alle armi: frequenta il corso di allievi ufficiali a Parma, dove tra altri letterati e scrittori conosce Sergio Solmi, il quale lo introdurrà poi nell’ambiente degli intellettuali torinesi raccolti intorno a Pietro Gobetti. Viene inviato al fronte in Trentino, prima a Valmorbia e poi a Rovereto. Al finire della guerra comanderà il campo di prigionia di Lanzo Torinese.

Congedato, fa ritorno a Genova, e qui entra in amicizia con il poeta Camillo Sbarbaro, con Angelo Barile, con Adriano Grande e con altri esponenti della vita letteraria e culturale della città.

Nel 1922 collabora a “Primo Tempo”, rivista torinese di Giacomo Debenedetti e Sergio Solmi.

Nel 1925 collabora anche alla rivista di Piero Gobetti, “Il Baretti”. Nello stesso anno firma il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti di Giovanni Amendola e Benedetto Croce. Conosce Svevo grazie all’azienda chimica del padre: sono proprio gli articoli montaliani sulla narrativa sveviana pubblicati fra il 1925 e il 1926 a dare inizio alla fortuna critica italiana ed europea di Svevo.

Nel 1926, dopo la morte tragica, nel 1926, di Piero Gobetti, esule a Parigi per le persecuzioni fasciste, stringe amicizia con Italo Svevo, con il quale intratterrà un importante carteggio. A Trieste, ospite di Svevo, conosce Umberto Saba. In quell’anno collabora ad importanti riviste come “Il Convegno” e “La Fiera letteraria”.

Nel 1927 viene assunto come redattore della casa editrice fiorentina Bemporad. Deve quindi trasferirsi a Firenze, in quegli anni vera capitale culturale della nazione.

Nel 1929 è direttore della Biblioteca del Gabinetto Vieusseux fino a quando è allontanato dall’incarico perché si è rifiutato di prendere la tessera del Partito fascista. Questi anni sono caratterizzati da una straordinaria intensità di rapporti umani e culturali: assiduo frequentatore delle “Giubbe Rosse”, il caffè punto d’incontro degli intellettuali fiorentini, Montale conosce, fra gli altri, Elio Vittorini, Carlo Emilio Gadda, Salvatore Quasimodo, Arturo Loria, Guido Piovene, Gianna Manzini e i critici Giuseppe de Robertis e Gianfranco Contini.

In quegli anni collabora a “Solaria”, la rivista di Carocci, Ferrara e Bonsanti, e a “Pegaso”, di Pancrazi e De Robertis. Conosce numerosi scrittori come Vittorini, Gadda, Loria e Drusilla Tanzi, la “Mosca”, che diventerà poi sua moglie, allora era moglie del critico d’arte Matteo Marangoni.

Nel 1937 è allontanato dal Gabinetto Vieusseux. Collabora a “Campo di Marte” di Gatto e Pratolini e a “Letteratura” di Bonsanti.

Nel 1940 cominciano i duri anni di guerra. I compensi per poesie e articoli pubblicati in varie riviste e per alcune traduzioni sono i soli proventi.

Fra il 1944 e il 1945 si iscrive al Partito d’Azione e lavora per il Comitato Nazionale di Liberazione toscano; nel ’45 fonda, con Bonsanti, Loria e Scavarelli, il quindicinale “Il Mondo”, che diresse per due anni.

Nel 1948, dopo un periodo di collaborazione alla “Nazione”, si trasferisce a Milano, dove lavora come redattore al “Corriere della Sera”.

Nel 1967 è nominato senatore a vita.

Nel 1975 ottiene il premio Nobel. Aveva già ricevuto la laurea honoris causa dalle Università di Milano e di Roma.

Muore il 12 settembre 1981.

Ossi di Seppia

La prima raccolta di Montale uscì nel giugno del 1925. Il titolo della raccolta vuole evocare i relitti che il mare abbandona sulla spiaggia, come gli ossi di seppia che le onde portano a riva; in questa raccolta Montale esprime il suo “male di vivere”. Nelle liriche predomina lo scenario brullo del paesaggio ligure. In questa raccolta il poeta privilegia uno stile antiletterario e l’attenzione per le piccole cose.

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Sintesi
  • Italiano: Montale
  • Storia: II guerra mondiale
  • Biotecnologia: DNA e genetica microbica
  • Microbiologia: l'acqua
  • Impianti: depurazione delle acque
  • Processi: il petrolio
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