Stati Uniti d’America
La storia
Una cartina delle tredici colonie britanniche prima della Dichiarazione d’Indipendenza (4 luglio 1776).
Gli schieramenti durante la Guerra di Secessione (1861-1865).
Soldati americani al fronte con la Germania durante la Prima Guerra Mondiale (1918).
Soldati americani sbarcati in Sicilia nella Seconda Guerra Mondiale (10 luglio 1943).
L’aspetto degli Stati Uniti d’America
I 50 stati che compongono gli Stati Uniti d’America.
Vista satellitare degli Stati Uniti d’America.
Cartina fisica degli Stati Uniti d’America.
I laghi
- Lago Superiore.
- Lago Michigan.
- Lago Huron.
- Lago Erie.
- Lago Ontario.
Le catene montuose
I Monti Appalachi.
Immagine delle Great Smoky Mountains (Monti Appalachi).
Mount Mitchell, la vetta più elevata degli Appalachi (2037 m).
Le Montagne Rocciose.
Vetta innevata nelle Montagne Rocciose.
Il Grand Canyon.
Il Grand Canyon visto dal bordo Sud.
Paesaggio del Far West, terra nativa dei pellerossa.
I fiumi
Il Mississippi, uno dei fiumi più importanti del paese.
Il fiume Colorado che tramite erosione ha formato il Grand Canyon.
Il Rio Grande, al confine tra Stati Uniti e Messico.
Gli insediamenti umani
Los Angeles, una delle maggiori metropoli americane.
New York, un’altra megalopoli americana.
11 settembre 2001: attentato alle Torri Gemelle da parte di Bin Laden.
Due luci oggi sostituiscono le Torri Gemelle dopo l’11 settembre 2001.
La Seconda Guerra Mondiale
A sinistra Hitler assieme a Mussolini, infatti nel 1936 era stato fondato l’Asse Roma-Berlino. Mentre a destra Hitler in Giappone, per l’estensione dell’Asse in Asse Roma-Berlino-Tokyo.
Il ministro degli esteri tedesco assieme al primo ministro russo per stringere il patto Ribbentrop-Molotov (agosto 1939).
1 settembre 1939, la Germania invade la Polonia provocando così l’attacco dell’Inghilterra e della Francia.
Giugno 1940: le truppe tedesche, e in seguito italiane, invadono la Francia aggirando la linea Maginot e costringendola a firmare un armistizio.
Un’immagine dell’operazione Leone Marino: nel 1940 la Germania tenta un attacco aereo all’Inghilterra che però fallisce.
22 giugno 1941, alcuni carrarmati tedeschi invadono la Russia facendo migliaia di morti e di prigionieri.
Attacco aereo giapponese su Pearl Harbour (Hawaii) che spingerà gli americani ad intervenire, dicembre 1941.
Truppe giapponesi mentre invadono la Malesia che era una colonia britannica, 1942.
Truppe anglo-americane sbarcate in Sicilia il 10 luglio 1943.
Mussolini arrestato e appeso a testa in giù, 25 luglio 1943.
Un giornale datato giovedì 9 settembre 1943 riportante la notizia dell’armistizio avvenuto un giorno prima.
La linea gotica che divideva l’Italia fino al 1945.
6 giugno 1944: D-Day, lo sbarco in Normandia.
25 aprile 1945: l’Italia viene liberata.
«Little Boy», la bomba che venne sganciata su Hiroshima.
Questo è l’aereo che il 6 agosto 1945 sganciò l’ordigno nucleare.
Questo è quello che videro gli abitanti di Hiroshima alle 8.15 e 30 secondi del 6 agosto 1945.
Ecco come si presentava Hiroshima in seguito all’esplosione.
«Fat Man», questo l’ordigno al plutonio 239 che gli americani sganciarono il 9 agosto 1945 su Nagasaki.
Il fungo atomico generato su Nagasaki per l’impatto di «Fat Man».
Questo l’aspetto di Nagasaki dopo l’esplosione.
Commento
“La bambina di Hiroshima”
Di Nazim Hikmet.
Nazim Hikmet.
Nazim Hikmet
Nazim Hikmet nasce nell’attuale Grecia il 20 novembre 1902. Nazim fu uno dei primi poeti rivoluzionari che andarono ad Ankara per sostenere la Rivoluzione Turca. La sua prima pubblicazione avvenne a diciassette anni su una rivista. Durante la guerra d’indipendenza lavorò come insegnante, poi studiò sociologia presso l’università di Mosca dove scoprì i testi di Marx e della rivoluzione sovietica.
Si sposò con Münevver Andaç, traduttrice in lingua francese e in lingua polacca a cui dedicò diverse poesie.
Nel 1951, a causa delle costanti pressioni, fu costretto a ritornare a Mosca, ma la moglie e il figlio non poterono seguirlo ed egli trascorse il suo esilio viaggiando in tutta Europa. Perse così la cittadinanza turca e divenne polacco.
Morì il 3 giugno 1963 in seguito ad una crisi cardiaca, oggi è ricordato principalmente per il suo capolavoro, la raccolta Poesie d’amore, che testimonia il suo grande impegno sociale.
La bambina di Hiroshima
Apritemi sono io…
Busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.
5 Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.
Ne avevo sette, allora: anche adesso ne ho sette
perché i bambini morti non diventano grandi.
Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
10 avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.
Un pugno di cenere, quella sono io
poi il vento ha disperso anche la cenere.
Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
15 non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.
Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
20 e possano sempre mangiare lo zucchero.
Nazim Hikmet.
Parafrasi
Apritemi sono io che busso alle porte di tutti i piani, ma nessuno mi vede perché sono morta e nessuno riesce a vedere i bambini morti.
Sono nata a Hiroshima e lì sono morta tanti anni fa e tanti altri anni passeranno.
A quel tempo avevo sette anni e anche adesso ne ho sette poiché i bambini morti non invecchiano.
Avevo dei capelli bellissimi ma il fuoco dell’esplosione atomica me li ha bruciati, avevo anche degli occhi belli e brillanti ma il fuoco me li ha cristallizzati.
La bomba atomica mi ha trasformato in un pugno di cenere che poi il vento ha spazzato via.
Vi prego apritemi, non per me, perché io non ho bisogno né di pane né di riso e neanche di zucchero, infatti un bambino morto non ne necessita.
Per piacere mettete una firma, fatelo perché la guerra non uccida i bambini e perché loro possano continuare a vivere spensierati, uomini di tutta la Terra firmate.
Commento
Questa lirica è composta di 20 versi di varie misure disposti in 5 strofe da 4 versi ciascuna. Al verso 5 troviamo un enjambement, che il poeta ha usato per far soffermare il lettore sulla parola morta, mentre i versi sono sciolti. Inoltre è presente una similitudine al verso 16 in cui il poeta paragona una foglia secca alla bambina morta per metterne in risalto la fragilità. Al verso 19 il poeta paragona, anche se non apertamente, il fuoco alla distruzione provocata dall’esplosione.
In questa poesia sono presenti due figure che è importante analizzare, si trovano ai versi 10 e 11-12. La prima, presente nella frase “avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro”, descrive un fatto realmente accaduto: infatti, l’esplosione atomica ha generato un flash potentissimo che ha appunto accecato molte persone. Anche la seconda, contenuta nelle frasi “Un pugno di cenere, quella sono io, poi il vento ha disperso anche la cenere”, si riferisce alla pioggia di ceneri avvenuta dopo l’esplosione.
Questa poesia fa chiaramente allusione allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima il 6 agosto 1945, che ha provocato 130 mila morti, per la maggior parte civili.
Questa poesia era stata allegata ad una raccolta di firme per la messa al bando delle armi nucleari, cosa che ancora oggi non è accaduta.
Quello che il poeta vuol far capire sono gli effetti devastanti che possono avere certe armi di distruzione di massa quali le bombe atomiche.
Io personalmente ho scelto questa poesia perché mi ha colpito il fatto che il poeta abbia fatto raccontare questa cosa ad una bambina piuttosto che ad un soldato, come ad esempio faceva Ungaretti durante la Prima Guerra Mondiale, proprio perché la maggior parte delle vittime causate da questa e da quella di Nagasaki furono civili innocenti.
Commento
E un sudario di luce mi coprì
“A Hiroshima”
Di Vittorio Zucconi.
«E un sudario di luce mi coprì a Hiroshima».
La corsa fra il bombardiere e il tram cominciò all’ora A, come atomica, meno 34 minuti. A quell’ora, le 7 e 41 di lunedì 6 agosto 1945, il capitano William Parson ricevette un bollettino meteorologico e Hiroko Nakamoto prese il tram. «Condizioni del tempo perfette su Hiroshima», disse il messaggio radio. Dentro il suo Boeing B29 «Enola Gay», Parson, il copilota incaricato di fare da balia al ragazzino atomico, a «Little Boy», come l’avevano soprannominato i fisici del «progetto Manhattan», annotò sul diario di bordo: «Rotta su Hiroshima». Sotto di lui, Hiroko guardò l’orologio e annotò nella sua memoria imbronciata e ferrea di ragazzina quindicenne: «...questi ruvidi pantaloni kaki dell’uniforme da operaia mi pizzicano le gambe». Il tram si mosse, sobbalzando. La corsa fra il bombardiere e il tram era partita...
Poiché questo non è un giallo, ma una testimonianza raccolta per ricordare questo anniversario con gli occhi di chi visse il Natale dell’Atomica, dirò subito che è una storia a lieto fine, se «lieto» è l’aggettivo adatto. La ragazzina con i calzoni kaki, la mia madama Butterfly atomica, è divenuta la signora Hiroko Nakamoto, seduta accanto a me, qui sul sedile posteriore della sua Mazda nera con autista che attraversa Hiroshima per noi, per ricostruire quei 30 minuti che cambiarono il mondo.
La signora è un’Hibakusha, una figlia dell’Atomica come dicono i giapponesi.
E la storia di Hiroko, come tutte le storie dei superstiti e dei 150 mila morti di Hiroshima, è una storia tessuta di coincidenze, di secondi e di metri che dividono la vita dalla morte. Se il tram avesse rallentato... se lei avesse preso il tram successivo... se... lei sarebbe stata vaporizzata in un secondo, come le prime 10 mila vittime che si trovarono entro 500 metri dal «Sole atomico». Ora A-6 minuti. «End run», corsa finale, annota il diario dell’Enola Gay, che era stato battezzato così in onore della signora Enola Gay Tibbet, madre del comandante Tibbet. Le 8 e 09 minuti. Il tram ha uno scrollone come sempre, passando sugli scambi accanto alla Cupola, l’asta sembra staccarsi dal filo, esita, riparte. I passeggeri, ricorda Hiroko, tirarono un sospiro di sollievo. Pensarono che si sarebbero evitati un rimprovero dai superiori per il ritardo, se il tranviere avesse dovuto risistemare l’asta sui fili. Hiroko guardò automaticamente l’orologio: 8 e 11. Ora A-4 minuti. Si erano evitati ben altro.
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Materie
Italiano: Nazim Hikmet; Vittorio Zucconi
Scienze: Le mutazioni genetiche
Storia: La seconda guerra mondiale
Geografia: Gli Stati Uniti
Arte: Edgar Degas
Tecnica: L'inquinamento radioattivo
Ed. Motoria: Il baseball