Indice
Introduzione
- Letteratura Latina
- Giochi d’azzardo nell’epoca romana
- Tacito: “La Germania”
Letteratura Italiana
- Dante Alighieri: “Il Fiore” e “Canto VI del Purgatorio”
- Luigi Pirandello: “Il Fu Mattia Pascal”
Letteratura Europea
- Aleksandr Sergeevič Puškin: “La Dama di Picche”
- Fëdor Dostoevskij: “Il Giocatore”
Filosofia
- Sigmund Freud: “Dostoevskij e il parricidio” e Psicoanalisi nel Poker
Matematica
- Concetto di Probabilità:
- Cenni Storici
- Concezione Classica
- Concezione Frequentista
- Concezione Soggettivista
- Metodo della martingala
English Literature
- Romanticism
- Samuel Taylor Coleridge: “Rime Of The Ancient Mariner”
Storia dell’Arte
- Edvard Munch: “Al Tavolo Della Roulette”
- Paul Cezanne: “I Giocatori Di Carte”
- George Braque: “Natura Morta Con Asso Di Fiori” 1
Fonti
- Bibliografia
- Linkografia
Introduzione
“Giocare d’azzardo significa fare esperimenti con il caso.” Frammenti, Novalis, 1795-1800
“Il gioco d’azzardo è una tassa sugli imbecilli.” Camillo Benso Conte di Cavour
“E perché il gioco sarebbe peggiore di un qualsiasi altro mezzo di far denaro, per esempio, magari del commercio?” Il giocatore, Fëdor Dostoevskij, 1866
“Nell'uomo autentico si nasconde un bambino: che vuole giocare.” Così parlò Friedrich Nietzsche, Zarathustra, 1885
“Il gioco d’azzardo è un corpo a corpo con il destino.” Il giardino di Epicuro, Anatole France, 1895
“Il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensì ciò che è reale.” Il poeta e la fantasia, Sigmund Freud, 1907
L’obiettivo della mia tesina è quello di dimostrare che il gioco d’azzardo, sebbene sia stato contrastato da numerosi fattori quali la Chiesa o le istituzioni e sia stato spesso oggetto di censura, sia sopravvissuto attraverso i secoli, influenzando moltissimi campi della vita dell’uomo e rivelandosi spunto per importanti studi quali quelli sulla probabilità.
Mi sono preoccupato di esaminare le influenze del gioco d’azzardo nelle diverse letterature studiate durante quest’anno scolastico (Italiana, Latina e Inglese) e di aggiungere alcuni elementi di quella Russa.
Inoltre ho ricercato documentazioni del gioco nell’arte riscontrando testimonianze a partire da quella medioevale fino a quella moderna e contemporanea.
Prendendo spunto dalle indagini freudiane sulla psicoanalisi, in particolare sul giocatore Dostoevskij, ho cercato di ricostruire i motivi che spingono l’uomo a giocare. 2
Ho scelto per la mia tesina questo argomento, in quanto esso è sempre stato fonte di fascino nei miei confronti e poiché volevo evitare di prendere in considerazione argomenti già studiati in maniera approfondita durante l’anno.
Volevo inoltre dimostrare che, sebbene il tema della mia tesina non sia stato esaminato e non faccia parte dei programmi svolti, esso trova riscontro in moltissimi degli argomenti studiati.
Ho utilizzato principalmente libri d’autore e Internet, grazie al quale ho trovato una notevole quantità d’informazioni.
Letteratura Latina
Il gusto di giocare, di divertirsi è sempre stato, in ogni epoca della nostra storia, una necessità. Sotto quest’aspetto gli antichi romani non erano certo gli ultimi arrivati. Durante gli scavi archeologici nelle varie parti d'Italia e nell'antico mondo romano sono saltate fuori un'infinità di testimonianze che hanno contribuito a ricostruire i vari tipi di divertimenti e svaghi da loro praticati; dai giochi per i bambini per lo più caratterizzati da giocattoli di vario materiale e da imitazioni delle azioni e comportamenti degli adulti, a quelli dei grandi con giochi di abilità, d'azzardo e sportivi. In ogni caso, ai romani, la voglia di divertirsi non è mai venuta meno, anche perché da sempre rappresenta un mezzo per non pensare ai dispiaceri e per rilassarsi dalle dure giornate lavorative.
Molti giochi erano diffusi sia fra i piccoli sia fra i grandi, la diversità stava nel fatto che i grandi, molto spesso, li utilizzavano come giochi d'azzardo. È il caso del gioco dei dadi (che avevano regole simili alle nostre), e il gioco degli Astragali, fatto con ossicini della zampa di animali come pecore e capre; ad ogni faccia veniva assegnato un punteggio numerico (1,3,4,6), in modo tale che le facce contrapposte dessero come risultato 7.
A differenza del gioco dei dadi, contavano non tanto il punteggio ottenuto, ma le combinazioni che si ottenevano lanciando tre o quattro astragali, tra i vari segni incisi sulle facce rivolte verso l’alto: il “colpo di Venere” era costituito da 4 facce diverse, mentre il “colpo del Cane”, che costituiva il risultato peggiore, era formato da 4 facce uguali, tutte con il valore più basso.
Tra le tantissime testimonianze in questo senso ricordiamo un famoso epigramma di Marziale (XIV, 14) dal titolo “Tali Eborei”, cioè “Astragali d’Avorio”:
Cum steterit nullus vultu tibi talus eodem, Se nessun astragalo avrà la stessa faccia,
Munera me dices magna dedisse tibi. dirai che io ti ho dato grandi doni. 3
Cicerone, infine, nel “De Divinatione”, parlando della casualità e confutando la dottrina di Carneade sulla casualità di tutti gli eventi, esprime la propria posizione prendendo come esempio proprio le combinazioni degli Astragali (XIII, 23)
Quid quaeris, Carneades, cur haec ita fiant aut qua arte perspici possint?
Nescire me fateor, evenire autem ipsum dico videre. "Casu," inquis. Itane vero? Quicquam potest casu esse factum, quod omnes habet in se numeros veritatis? Quattuor tali iacti casu Venerium efficiunt; num etiam centum Venerios, si quadringentos talos ieceris, casu futuros putas?
Perché stai a domandare, Carneade, per qual motivo queste cose avvengano o con quale arte possano essere comprese? Io confesso di non saperlo, ma affermo che tu stesso devi riconoscere che avvengono. "Per caso", dici tu. Ma davvero può accadere per caso ciò che ha in sé tutti i caratteri della verità? Quattro dadi, lanciati a caso, danno il "colpo di Venere"; ma se lancerai quattrocento dadi, e otterrai il colpo di Venere per tutte e cento le volte, crederai che ciò sia dovuto al caso?
Altri giochi praticati erano: quello del "pari e dispari" con cui un giocatore teneva chiuso nelle mani un determinato numero di sassolini e l'altro doveva indovinare se erano di numero pari o dispari; quello del capita et navia, il nostro testa o croce con cui si doveva indovinare se la moneta cadeva dalla parte della testa o della nave.
I giochi d'azzardo veri e propri erano per lo più rappresentati da combattimenti fra animali.
La legge romana era molto severa con i giochi d'azzardo, infatti, questi erano proibiti, ma con una piccola deroga durante i Saturnalia (le feste romane di tipo carnevalesco), e i debiti di gioco non erano riconosciuti, e se il giocatore debitore aveva già pagato poteva richiedere giudizialmente quanto aveva dato al giocatore creditore (la nostra legge non prevede la restituzione di quanto spontaneamente pagato dal debitore al gioco).
C'era anche una versione primitiva del nostro gioco della dama e degli scacchi, chiamato ludus latrunculorum, il gioco dei soldati (mercenari), in cui le pedine venivano mosse come se si trattassero di un esercito durante una battaglia.
Tacito: “De Origine et Situ Germanorum”
“La Germania” è un’operetta monografica in 46 capitoli di carattere geografico ed etnografico, composta nel 98 d.C. In essa vengono descritte l’origine e le sedi in cui sono stanziati i popoli dell’Europa centrale, dal Reno al Danubio, al mare del Nord fino al Baltico.
L’opera consta di due parti: i capitoli 1-27 hanno per argomento gli usi e i costumi dei Germani, i capitoli 28-46 descrivono invece altri gruppi etnici come gli Elvezi, gli Ubii, i Boii ed altri. Nella stesura di quest’opera Tacito si è ispirato a Plinio il Vecchio, autore dell’opera “Bella Germanica”, a Cesare con i suoi “excursus” etnografici, e a Livio, ma quasi certamente l’autore avrà assunto anche notizie di prima mano quando soggiornò in Germania attorno al 90 d.C.
Il motivo ispiratore dell’opera è chiaro: Tacito, dopo la morte del tiranno Domiziano, intende analizzare le cause della decadenza dei costumi Romani, e perciò si serve dei Germani, un popolo assai diverso, che oltretutto incuteva timore per la sua forza, ancora incontaminata da ciò che comunemente si chiama “civiltà” e invece altro non è per Tacito che fiacchezza d’animo e corruzione, per procedere ad un esame comparativo fra i costumi corrotti dei Romani e quelli barbarici.
L’opera dunque si può interpretare come un invito rivolto ai Romani affinché si guardino dentro e ritornino alla sanità degli antichi costumi prima di essere travolti da altri popoli più “virtuosi”. Pertanto lo schema della monografia è tutto basato sul confronto implicito Romani-Germani: da un lato la corruzione, la decadenza morale, i vizi, dall’altro un tenore di vita semplice e genuino, un amore ostinato per la libertà.
Insomma c’è in Tacito una specie di ammirazione per quelle genti sane, forti e fierissime della loro indipendenza, che si serbano immuni dalla corruzione, in cui il lusso e la ricchezza avevano fatto precipitare i Romani.
Capitolo 24 – La testimonianza dell’abitudine dei Germani a giocare d’azzardo
Genus spectaculorum unum atque in omni coetu idem. Nudi iuvenes, quibus id ludicrum est, inter gladios se atque infestas frameas saltu iaciunt. Exercitatio artem paravit, ars decorem, non in quaestum tamen aut mercedem: quamvis audacis lasciviae pretium est voluptas spectantium.
Aleam, quod mirere, sobrii inter seria exercent, tanta lucrandi perdendive temeritate, ut, cum omnia defecerunt, extremo ac novissimo iactu de libertate ac de corpore contendant.
Latino: Il gioco d'azzardo dei Germani (Tacito)
Italiano: Descrizione del casino (Luigi Pirandello)
Filosofia: Sigmund Freud, Fedor Dostoevskij (il parricidio)
Matematica: Il calcolo delle probabilità e il metodo della martingala
Arte: Edvard Munch; Paul Cezanne