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Esame di stato – Anno scolastico

2013/2014

Laura Stella Falorni

Anno scolastico 2013/2014

Istituto Machiavelli Capponi V N

“L’influenza della filosofia di Bergson in letteratura e in pittura”

1

Indice

  • Introduzione
  • Henri Bergson
    • Vita e opere
    • Pensiero filosofico
  • Proust et son oeuvre “La recherche du temps perdu”
    • Nouvelle conception de mémoire
    • L’épisode de la madeleine
    • Art comme seule solution
  • Cubismo e la quarta dimensione
    • Introduzione al movimento
    • Ricreare gli oggetti attraverso diversi punti di vista
    • Rappresentare la durata
  • Pirandello “L’umorismo” a confronto con “il Riso” di Bergson
    • Comicità e umorismo svelano la contraddizione tra essenza ed apparenza
    • Avvertimento e sentimento del contrario
  • Einstein e il dibattito con Bergson
    • Due concezioni del tempo a confronto
    • Teorie di Einstein
    • Considerazioni sul tempo e sulla seduta del 6 aprile 1922

Introduzione

I 2

Henri Bergson è il filosofo ritenuto l’esponente più importante dello spiritualismo francese. Il suo pensiero filosofico, dalla fine dell’800 al 900, ha toccato molti ambiti ed è per questo che numerosi artisti e scrittori ne hanno ripreso alcune caratteristiche e alcune novità. Da Proust al simbolismo, dall’impressionismo pittorico al cubismo, è notevole il ruolo della meditazione bergsoniana sulla temporalità, sulla percezione, sulla coscienza, sulla concettualizzazione di comicità, nonché quello della sua critica al positivismo. È innegabile quindi che il pensiero di Bergson vada a segnare l’inizio di una nuova epoca.

Proust infatti riprende la concettualizzazione di memoria intesa come sovrapporsi di presente e passato e la sviluppa nella teorizzazione della “memoria involontaria”. Il cubismo invece rappresenta in pittura quella che il filosofo definisce “durata” ovvero il tempo della vita. Infine anche l’umorismo di Pirandello riprende la teoria della comicità di Bergson, in quanto entrambi devono svelare una contraddizione tra essenza ed apparenza.

Ma esiste anche qualche personalità che si oppone a questa filosofia, come lo scienziato Einstein che afferma la superiorità della scienza e della fisica sulle percezioni soggettive di Bergson in relazione al tempo, infatti affermò: “Sono uno scienziato e, in quanto tale, desidero trovare delle spiegazioni matematiche e logiche per tutti i fenomeni osservabili. Non voglio screditare il lavoro dei filosofi, comunque sia diffido da coloro che dicono di possedere la scienza infusa”.

In realtà la visione soggettiva del tempo di Bergson è stato l’aspetto della sua filosofia che mi ha colpita di più. Infatti dal momento in cui sono entrata in contatto con il suo pensiero filosofico sono rimasta affascinata dalla teorizzazione del Tempo della vita, che secondo la mia opinione riflette veramente un aspetto del tempo. Probabilmente ne sono rimasta colpita perché da sempre il tempo è un tema a me caro poiché ne accuso lo scorrere ed ho sempre paura di non vivere abbastanza.

Partendo dalla visione di Bergson ho studiato le influenze su altre personalità distanti da lui geograficamente e per genere.

Henri Bergson

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Vita e opere

Henri Bergson è indubbiamente il maggiore esponente di quel movimento filosofico definito “spiritualismo” francese. Nato a Parigi nel 1859 da famiglia ebrea di origine polacca, Bergson studiò all’Ecole Normale seguendo i corsi di Boutroux e di Ollé-Laprune. Nel 1889 conseguì il dottorato in Filosofia con due dissertazioni, rispettivamente in latino e in francese. La seconda, il Saggio sui dati immediati della coscienza, fu pubblicata nello stesso anno e riscosse un successo strepitoso.

La seconda opera importante, Materia e memoria, fece la sua comparsa nel 1896 ed ebbe una grande influenza sul filosofo William James e su Marcel Proust, di cui Bergson stesso sposò una cugina. Tre anni dopo, Bergson fu convocato ad insegnare al Collège de France; al 1903 e al 1907 risalgono rispettivamente l’Introduzione alla metafisica e L’evoluzione creatrice, l’opera più celebre di Bergson.

Va senz’altro anche citata Durata e simultaneità (1922), dedicata alla discussione delle teoria della relatività di Einstein. Negli anni seguenti, la fama di Bergson crebbe a dismisura: divenuto accademico di Francia, nel 1928 gli venne conferito il premio Nobel per la letteratura.

La sua ultima opera importante è datata 1932 e si intitola Le due fonti della morale e della religione. Negli ultimi anni gli interessi religiosi del filosofo francese si fecero più intensi ed egli si accostò al cattolicesimo, senza però abbracciarlo in forma ufficiale, per solidarietà alla comunità ebraica ormai perseguitata dal nazismo. Quando nel 1939 i Tedeschi invasero Parigi, egli si iscrisse spontaneamente nelle liste degli ebrei, rifiutando l’esenzione concessagli dai nazisti in virtù della sua celebrità. Morì a Parigi, ancora sotto il dominio tedesco, nel 1941.

Filosofia di Bergson

Tempo della vita e concettualizzazione di memoria

La filosofia di Bergson si contrappone al Positivismo del tempo, infatti nella sua filosofia ammette anche aspetti soggettivi all’interno della realtà, attuando una distinzione fra “Il Tempo della Scienza” e “Il Tempo della Vita”. Il primo tempo, quello scientifico è composto da istanti distinti l’uno dall’altro che si susseguono senza penetrarsi e che differiscono uno dall’altro solo quantitativamente.

Il filosofo assimila questo tempo, oggettivo, ripetibile e spazializzato, a una collana di perle. Invece “Il Tempo della Vita” è paragonato a un gomitolo di lana poiché composto da istanti qualitativamente diversi fra loro che vanno a sommarsi e che vengono immagazzinati dalla memoria. Questo tempo, interiore, irreversibile e continuo, prende il nome di durata che altro non è se non il tempo che scorre nella nostra coscienza.

Secondo questa teoria, nel tempo della coscienza ogni momento comprende e conserva tutti i momenti precedenti senza che nulla si perda mai veramente (conservazione totale), ma ogni momento è assolutamente nuovo rispetto ad agli altri (creazione totale). Il “magazzino” degli istanti vissuti all’interno del “tempo della vita” coincide con la memoria che è la stessa coscienza dell’individuo.

Infatti Bergson si proponeva di andare alla ricerca dei dati immediati della coscienza, ovvero quel flusso continuo che caratterizza la vita che non può essere né colto né analizzato dalla scienza. Ma non tutti i momenti della nostra vita vengono ricordati, solo alcuni si materializzano in un’immagine e sono quelli selezionati dalla “percezione” in base alle necessità pratiche del presente.

Per questo una percezione sensoriale può essere occasione per il riaffiorare del ricordo, cioè purché venga alla luce quella memoria “profonda” che, pur costituendo lo sfondo del ricordo, è latente al di sotto del livello della consapevolezza.

Slancio vitale

In L’evoluzione creatrice, Bergson intende allargare il concetto di durata mostrando che esso non si limita alla sola coscienza dell’uomo ma che può essere applicabile all’intero universo. Infatti anche la natura presenta una creazione totale e una conservazione totale, ma a differenza dell’uomo quest’ultima non segue una linea evolutiva unica e semplice perché presenta una continua differenziazione nello sviluppo della vita in varie direttrici evolutive.

Quando siamo bambini, spiega Bergson, il nostro futuro sviluppo è caratterizzato da un numero imprecisato di tendenze ma poi alla fine una sola di queste strade diverrà reale. Nella natura avviene esattamente l’opposto perché si sperimentano numerose “biforcazioni”.

Infatti all’inizio si dipanano molte vie evolutive, ma alcune di queste si bloccano, e altre invece proseguono, e la forza vitale, la spinta creatrice che era nella linea di sviluppo che si è fermata, prosegue, confluisce e dà forza alle linee che continuano ad evolversi con uno “slancio vitale”. È proprio la teorizzazione di questo slancio vitale un aspetto della filosofia bergsoniana.

Distinzione istinto e intelligenza

Secondo Bergson una biforcazione dello slancio vitale è stata quella fra artropodi e vertebrati che ha dato via a due processi evolutivi distinti che, pur muovendosi entrambi nella direzione del progresso, hanno potenziato rispettivamente il primo l’istinto e il secondo l’intelligenza.

Per il filosofo l’intelligenza è la facoltà di fabbricare strumenti artificiali mentre l’istinto coincide con la facoltà di utilizzare strumenti organizzati. Tuttavia intelligenza e istinto non sono completamente separati ed è quindi possibile un “ritorno consapevole”

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Sintesi

Filosofia di Bergson in letteratura e in arte tesina

La seguente tesina di maturità descrive la filosofia di Bergson. Henri Bergson è il filosofo ritenuto l’esponente più importante dello spiritualismo francese. Il suo pensiero filosofico, dalla fine dell’800 al 900, ha toccato molti ambiti ed è per questo che numerosi artisti e scrittori ne hanno ripreso alcune caratteristiche e alcune novità. Da Proust al simbolismo, dall’impressionismo pittorico al cubismo, è notevole il ruolo della meditazione bergsoniana sulla temporalità, sulla percezione, sulla coscienza, sulla concettualizzazione di comicità, nonché quello della sua critica al positivismo. È innegabile quindi che il pensiero di Bergson vada a segnare l’inizio di una nuova epoca.

Proust infatti riprende la concettualizzazione di memoria intesa come sovrapporsi di presente e passato e la sviluppa nella teorizzazione della “memoria involontaria”. Il cubismo invece rappresenta in pittura quella che il filosofo definisce “durata”, ovvero il tempo della vita. Infine anche l’umorismo di Pirandello riprende la teoria della comicità di Bergson, in quanto entrambi devono svelare una contraddizione tra essenza ed apparenza.

Ma esiste anche qualche personalità che si oppone a questa filosofia, come lo scienziato Einstein che afferma la superiorità della scienza e della fisica sulle percezioni soggettive di Bergson in relazione al tempo, infatti affermò: “Sono uno scienziato e, in quanto tale, desidero trovare delle spiegazioni matematiche e logiche per tutti i fenomeni osservabili. Non voglio screditare il lavoro dei filosofi, comunque sia diffido da coloro che dicono di possedere la scienza infusa”.

In realtà la visione soggettiva del tempo di Bergson è stata l’aspetto della sua filosofia che mi ha colpita di più. Infatti dal momento in cui sono entrata in contatto con il suo pensiero filosofico sono rimasta affascinata dalla teorizzazione del Tempo della vita, che secondo la mia opinione riflette veramente un aspetto del tempo. Probabilmente ne sono rimasta colpita perché da sempre il tempo è un tema a me caro poiché ne accuso lo scorrere ed ho sempre paura di non vivere abbastanza. Partendo dalla visione di Bergson ho studiato le influenze su altre personalità distanti da lui geograficamente e per genere. La tesina permette inoltre il collegamento con altre materie scolastiche.

Collegamenti

  • Filosofia - Bergson.
  • Italiano - L'Umorismo di Pirandello.
  • Francese - La recherche du temps perdu di Proust.
  • Storia dell'arte - Cubismo.
  • Scienze - Einstein.
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