Premessa
È curioso pensare che questo monte riunisce in sé tutte le bellezze e
"
tutti gli orrori, in una parola quanto di più opposto e dissimile esiste in
natura".
In questo modo Patrick Brydone rifletteva sull'Etna due secoli fa.
Il vulcano è stato da sempre un elemento dominante nella cultura siciliana dal '700 in poi e non ha mai smesso di affascinare turisti ed escursionisti. Il titolo della mia tesina "Etna: il vulcano dell'umanità " si riferisce chiaramente all'evento del 21 giugno 2013, quando la XXXVII Sessione del Comitato UNESCO, riunitasi nella capitale cambogiana di Phnom Penh, ha insignito il Monte Etna del titolo di Patrimonio dell'Umanità.: "La sua notorietà, la sua importanza scientifica, i suoi valori culturali e pedagogici sono - sottolinea l'Unesco - di importanza mondiale".
Scienze della Terra
L'Etna appartiene alla famiglia dei vulcano-strato. Questi vulcani si formano quando fasi di effusioni laviche si alternano con periodi di emissioni esplosive. L'edificio che ne risulta, chiamato vulcano composto, assume la forma di un cono e, dunque, si differenzia dai vulcani a scudo che hanno invece una forma appiattita. Possiamo distinguere principalmente due tipi di attività esplosiva dell'Etna: esplosiva vulcaniana e esplosiva stromboliana.
Le esplosioni vulcaniane sono caratterizzate da magma viscoso (acido) e contenuto in aeriformi elevato. La lava solidifica nella parte alta del condotto vulcanico, dove forma un "tappo" di grosso spessore. I gas, presenti nel magma, creano una pressione che, nel giro di un breve periodo, riesce a vincere l'ostruzione causando un'esplosione violentissima.
Sono causate dalla vaporizzazione di acqua riscaldata dal magma in profondità. I prodotti scagliati dal cratere sono in prevalenza blocchi di roccia solida derivanti dallo stesso edificio vulcanico. Insieme ai blocchi solidi, si possono trovare quantità variabili di brandelli di magma juvenile, ma nelle eruzioni vulcaniane il magma che raggiunge la superficie è in genere scarso o assente.
L'Etna ha avuto esplosioni di questo tipo sia ai crateri sommitali sia lungo le fratture eruttive laterali. L'attività stromboliana è la più comune forma esplosiva dell'Etna.
Anche qui, così come in quella vulcaniana, la lava ristagna periodicamente nel cratere dove solidifica formando una crosta. Questa salterà nel momento in cui la pressione esercitata dai gas sarà abbastanza elevata da aprire il condotto vulcanico e far uscire il suo contenuto con modeste esplosioni. I lanci di brandelli di lava incandescente raggiungono altezze che vanno da pochi a qualche centinaia di metri.
La massima altezza raggiunta dai 1 frammenti più grossi (bombe) è tra 200 e 500 metri e solo sporadiche violente esplosioni hanno lanciato grossi pezzi di lava a 700 e più metri di altezza. A volte le esplosioni, intervallate da pause, che caratterizzano l'attività stromboliana, diventano frequenti fino a essere continue.
Si formano in questo modo le fontane di lava, getti ininterrotti di materiale incandescente alti qualche centinaia di metri sopra il cratere. In tempi storici, l'Etna non ha avuto, invece, eruzioni di tipo freato-magmatico.
Fenomeni esplosivi causati dall'interazione tra acqua esterna e magma potrebbero essere possibili solo nel caso di apertura di bocche vicino alla linea di costa o sotto grossi accumuli di neve e ghiaccio, peraltro mai così abbondanti da non potersi risolvere con una sola fase esplosiva iniziale.
Vi sono però depositi piroclastici che testimoniano passati episodi esplosivi freato-magmatici, forse avvenuti in epoche in cui la copertura di neve e di ghiaccio era molto più consistente e più ampia dell'attuale.
Le colate di lava subaeree vengono indicate con differenti termini di origine hawaiana a seconda delle strutture che presentano in superficie. Le lave aa sono quelle ricoperte da detrito che deriva dalla fratturazione della crosta fredda superiore.
Le lave pahoehoe hanno una crosta superficiale sottile, liscia o corrugata con tipiche forme dette a corde. In particolare, la superficie aa si forma nelle colate viscose che si muovono lentamente e nelle quali la temperatura diminuisce bruscamente nei 20-30 cm superficiali, formando una crosta solida.
Una volta formatasi, la crosta fredda isola la lava dal contatto con l'aria e il calore interno si disperde molto lentamente. Con la distanza, la crosta superficiale aumenta di spessore e il movimento della lava calda sottostante la rompe in blocchi di diverse dimensioni (autobrecciatura).
I blocchi sono trasportati sopra il flusso e ricadono ai lati e dal fronte, formando gli argini laterali e lo strato di detrito sopra il quale avanza la colata. Le strutture pahoehoe si formano nelle lave fluide che scorrono velocemente.
La crosta fredda è molto sottile e il movimento della lava sottostante la deforma plasticamente. La lava scorre spesso arginata all'interno di un canale, soprattutto vicino alla bocca eruttiva. Gli argini del canale possono crescere fino a congiungersi a formare un tubo chiuso.
Da quel momento, la lava rallenta la dispersione del calore e può coprire distanze molto lunghe. Nel punto in cui la lava torna a scorrere all'aperto, si formano delle bocche effimere.
Momenti dell'evoluzione dell'Etna
La fase iniziale del processo di formazione dell'Etna (600 000 anni fa) si manifestò con l'effusione di colate laviche sottomarine, oggi riconoscibili per la struttura a <<pillows>> nelle zone di Aci Castello, Aci Trezza e Ficarazzi.
Dopo il ritiro del mare verso Est, le attività ripresero in condizioni subaeree. Tra 120 000 e 100 000 anni fa (seconda fase di attività) lave fluide formarono un vulcano a scudo.
Successivamente il magma divenne un po' meno fluido: le effusioni di lave si alternarono con esplosioni e 80 000 anni fa (terza fase) si formò un vulcano poligenico, per la sovrapposizione di più apparati eruttivi (Trifoglietto I e II), ognuno spostato verso Ovest rispetto al precedente.
Da 35 000 anni fa (quarta fase) si è progressivamente formato un grande vulcano-strato, chiamato Mongibello (<<Monte dei
2
Monti>>) alto oltre 3000 m. Una grande frana per collasso ( circa 10 000 anni fa) ha prodotto la Valle del Bove, una vasta depressione che taglia il versante orientale.
Italiano
Le eruzioni etnee non furono descritte solamente da scienziati e vulcanologi dell'epoca, ma a parlarne furono pure scrittori italiani come il napoletano verista Federico de Roberto.
Egli nacque a Napoli nel 1861, si trasferì con la madre a Catania, dove conobbe Verga e Capuana e si dedicò al giornalismo e alla letteratura.
Soggiornò per un periodo a Milano, dove collaborò con il “Corriere della Sera” e ritornò a Catania. L'elenco delle sue opere è molto lungo e comincia con una raccolta di saggi critici: Arabeschi (1883) fino al suo capolavoro, I Viceré, comparso nel 1894, lo stesso anno in cui fu scritto.
Nel 1887 pubblica la prima raccolta di novelle, La sorte, che risente del modello verghiano e che viene criticato per l'eccessiva crudezza veristica. Frustrato dall'insuccesso, smise di scrivere romanzi e si dedicò alla critica e alla saggistica.
Nel 1921, però, scrisse un racconto interessante, La paura, nel quale veniva dissolta ogni retorica guerrafondaia e si dava, attraverso un tragico episodio, una rappresentazione realistica della vita in trincea. Morì a Catania per un attacco di flebite il 26 luglio 1927.
Sostenitore convinto della poetica naturalista e verista, De Roberto ne applicò rigorosamente i termini, portando alle estreme conseguenze quegli aspetti di impersonalità del narratore e di osservazione rigorosa dei fatti.
Le tecniche narrative di De Roberto sono funzionali alla narrazione impersonale ma diverse da quelle di Verga. Innanzitutto non è presente la regressione della voce narrante nella realtà rappresentata, è presente invece, come nel Mastro Don Gesualdo, il discorso indiretto libero (una variante del discorso indiretto che fonde le modalità del discorso diretto e di quello indiretto in una forma ibrida.
Esso è discorso indiretto in quanto passa attraverso la mediazione del soggetto riferente che però mantiene stilemi, cioè quegli elementi caratteristici che sono il tratto distintivo dello stile di uno scrittore o di un testo, e strutture grammaticali del discorso diretto).
De Roberto fu uno dei primi a documentare l'eruzione dell'Etna del 1866 attraverso un articolo che venne pubblicato sulla rivista settimanale "Illustrazione Italiana", uno dei settimanali preferiti dagli italiani nel periodo che va dalla fine Ottocento all'avvento della televisione.
In questo articolo lo scrittore descrive in modo dettagliato e accurato l'avanzare del fronte lavico e la disperazione della gente nel vedere distrutti tutti i loro beni più cari.
Fu un'eruzione totalmente inaspettata nella notte tra il 18 e 19 maggio in seguito ad una bocca apertasi in prossimità di Monte Nero, versante sud del vulcano. La lava distrusse ogni cosa si trovasse nel suo
3
cammino, minacciando i paesi di Belpasso e Nicolosi ("la corrente di lava scendeva in direzione ora di questo paese ora di quello").
Alla fine fu Nicolosi a scontare la pena e nella notte tra il 26 e il 27 maggio la lava travolse il paese gettando la popolazione nel panico. Mentre la notizia arrivava a Catania venivano celebrate messe e i simulacri dei santi trasportati fino al fronte della lava: "Non resta anima viva a Nicolosi.
Per le vie deserte, nelle case nude e disabitate, un silenzio alto, sepolcrale. […] Fra qualche giorno, se non accade nulla di nuovo, come si ha ragione di sperare e di credere, Nicolosi riecheggerà di voci umane."
Divina Commedia
[…] E la bella Trinacria, che caliga
tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo
che riceve da Euro maggior briga,
non per Tifeo ma per nascente solfo,[…]
Il canto VIII del Paradiso è il canto nel quale l'autore mostra come <<salisser nel terzo cielo>>; qui parla con Carlo Martello (figlio di Carlo II d'Angiò e di Maria d'Ungheria che
Introduzione Etna, il vulcano dell'umanità tesina
Questa tesina di maturità descrive l'Etna, patrimonio UNESCO dell'umanità.
"È curioso pensare che questo monte riunisce in sé tutte le bellezze e tutti gli orrori, in una parola quanto di più opposto e dissimile esiste in natura".
In questo modo Patrick Brydone rifletteva sull'Etna due secoli fa.
Il vulcano è stato da sempre un elemento dominante nella cultura siciliana dal '700 in poi e non ha mai smesso di affascinare turisti ed escursionisti. Il titolo della mia tesina "Etna: il vulcano dell'umanità" si riferisce chiaramente all'evento del 21 giugno 2013, quando la XXXVII Sessione del Comitato UNESCO, riunitasi nella capitale cambogiana di Phnom Penh, ha insignito il Monte Etna del titolo di Patrimonio dell'Umanità: "La sua notorietà, la sua importanza scientifica, i suoi valori culturali e pedagogici sono - sottolinea l'UNESCO - di importanza mondiale". La tesina permette vari collegamenti interdisciplinari.
Collegamenti
Etna, il vulcano dell'umanità tesina
- Scienze della terra:
Il vulcano Etna: l'attività vulcanica e i vari tipi di lava
. - Italiano:
Federico De Roberto, cronista dell’eruzione dell’Etna del 1866 sulla rivista “Illustrazione italiana”. Divina Commedia: canto VII Paradiso, versi 67-70
. - Inglese:
Angus Duncan: Geological map of Mount Etna
. - Storia:
Anno 1928: intervento del regime fascista nella ricostruzione di Mascali dopo l’eruzione del 1928
. - Storia dell’arte:
Giacinto Platania, affresco che raffigura l’eruzione dell’Etna del 1669
. - Latino:
Plinio il Vecchio, Naturalis historia; Plinio il Giovane – epistole via Tacito
. - Biologia:
L'apparato respiratorio e l'inalazione di monossido di carbonio
. - Chimica:
Lo zolfo e i suoi composti organici
. - Fisica:
Il magnetismo
. - Filosofia:
Hans Jonas, "filosofia della natura"
.