Martin Riccardo
cl. 5h
Liceo scientifico Giordano Bruno
Anno scolastico 2010/2011
...E se ci guardassimo dentro?
Vincent van Gogh, Autoritratto, ca. 1889. Olio su tela, 65 x 54 cm
“Bisognerebbe fare un lungo esame di coscienza
prima di pensare a criticare gli altri”
Jean-Baptiste Poquelin Molière 1
Indice generale
Introduzione pag. 3
L'esame di coscienza pag. 4
Seneca, De ira III, 36
Lo scontro della coscienza pag. 7
Primo Levi, Se questo è un uomo
Conscience and morality in religion pag. 10
James Joyce, Dubliners
Coscienza e morale nella religione pag. 12
James Joyce, Gente di Dublino
Conclusioni pag. 14 2
Introduzione
Considero l'esame di coscienza quel momento, quello stato d'animo in cui l'uomo
intimamente si confronta con se stesso e con ciò che gli sta attorno per arrivare,
poi, a giudicare sé e le sue azioni.
Ciò che più mi preme approfondire non è il bisogno e la necessità che il mondo ha
di trovare persone capaci di mettere in atto questo esame bensì studiare e cercare
di comprendere l'evoluzione della riflessione interiore e quanto questa al giorno
d'oggi influenzi la nostra società.
Il mio interesse per questo tema è nato da un mio bisogno personale, nel periodo
della maturità, di cercare dentro me stesso risposte che non riuscivo a trovare
nella società che mi circondava e il titolo raccoglie appieno i miei dubbi su come
questo tema possa adattarsi nei rigidi schemi della società attuale.
È stato sicuramente di grande aiuto lo studio approfondito di un letterato come
e delle sue numerose opere di stampo filosofico.
Seneca
In seguito l'integrazione di una realtà terribile come quella dei campi di
concentramento raccontati in prima persona da mi hanno permesso
Primo Levi
di approfondire ulteriormente l'argomento.
Infine portando anche un senso di ironia all'interno della mia tesina sono passato
da un tema profano ad uno sacro come quello della confessione cristiana
mediante un leggero ma al tempo stesso curioso paragone attraverso il breve
racconto “Grace” tratto dal romanzo “Dubliners” dello scrittore irlandese James
Joyce.
Il tema trattato dallo scrittore irlandese mi ha permesso di creare questa forma di
parallelismo con l'ambito religioso per le sue somiglianze cercando di cogliere al
tempo stesso le forti contraddizioni.
Per definizione è per la Chiesa cattolica e la Chiesa
l'esame di coscienza
ortodossa, la pratica spirituale, propedeutica al sacramento della confessione, con
cui il credente richiama alla memoria i propri peccati con la volontà di non
commetterli più e cercando così di migliorare la propria vita. 3
L'esame di coscienza
Proprio su quest'ultima frase voglio iniziare ad approfondire la mia tesina, in
quanto fin dall'antichità ancor prima della diffusione del Cristianesimo si iniziò a
parlare di riflessione.
La confessione delle proprie colpe al maestro era comunque abitudine fin dall'età
epicurea e proprio di questo Seneca si appropria per costruire quella strada che
col tempo “il proficiens” dovrebbe saper percorrere con le proprie gambe.
dedicò gran parte della sua vita a costruire un percorso di
Seneca
interiorizzazione capace di liberare l'anima da ogni costrizione ma soprattutto
superare gli ostacoli del materialismo e le stesse difficoltà dell'uomo a conoscere se
stesso.
In base a un'antica tradizione, che risale agli esordi della cultura greca, e che lo
stoicismo accentua, la cura di sé è pensata in stretta correlazione con la teoria e la
pratica medica; ciò che permette la correlazione tra il campo etico e quello
medico è l'uso del termine che significa
“pathos” “alterazione dello stato normale di
nozione pertinente alla malattia fisica, ma perfettamente applicabile anche
salute”,
alla passione.
Per Seneca il primo passo verso la guarigione consiste nel prendere atto di questa
situazione malata e mediante il superamento dell'egoismo individuale, ricercare sé
stessi nella riflessione.
Ricercare sé stessi indica anche quindi compiere un selezionamento del proprio
“animus” che spesso si compone di parti migliori e peggiori; proprio qui sostano le
difficoltà dell'uomo e cioè nel distinguere il male e il bene prima dentro di sé e poi
in ciò che lo circonda.
Il testo tratto dal mette al meglio in luce questa sua capacità di
“De ira III, 36”
ricercare sempre l'interiorità dell'uomo con il suo forte rifiuto degli agi, delle
ricchezze e con lo stesso isolamento dalla vita politica.
Le domande che Sestio è abituato a porsi sono proprio quelle che dovrebbero
permetterci di entrare nel nostro “Io”, scavare e cercare di conoscere i nostri
sbagli (“Quod hodie malum tuum sanasti? Cui vitio obstisti? Qua parte melior
es?”).
Egli mette inoltre in luce la quotidianità con cui andrebbe compiuto questa
azione, lo fa in quanto sicuro che lo scrutare dentro sé non può fare altro che
aiutarlo a essere migliore per il giorno seguente; egli stesso infatti ogni notte da
solo si avvale di questa possibilità per liberarsi da ogni peso e controllare ogni
azione e parola
(...totum diem meum scrutor factaque ac dicta mea remetior; nihil mihi ipse
abscondo, nihil transeo..) 4
Egli compie questo gesto solo dopo aver portato via la lanterna e quando la
moglie tace (“Cum sublatum e conspectu lumen est et conticuit uxor moris iam
mei conscia”).
- Latino: Seneca (De Ira)
- Storia: i campi di concentramento
- Italiano: "Se questo è un uomo" (Primo Levi)
- Inglese: "The Dubliners" (James Joyce)
- Arte: Van Gogh (autoritratto)