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Tempo e coscienza

Il tempo è un’illusione.

(Albert Einstein) Letizia Ferbel 5B

Anno scolastico 2014/2015

Liceo scientifico A. Pacinotti

Introduzione

Einstein si presenta all'inizio del nuovo secolo con nuove scoperte che modificano tutti i parametri con cui era stato considerato il mondo esterno fino a quel momento. Il tempo non è più né coordinata assoluta né un punto di riferimento per ogni esperienza della vita comune e meno comune. L'universo risulta differente a seconda dell'osservatore: il punto di vista è soggettivo e il sistema di riferimento ha perso la sua oggettività e il suo carattere assoluto. Il compito della scienza, quindi, non è descrivere una verità assoluta, ma di proporre un'interpretazione adeguata della natura, che non può non dipendere dal soggetto che la interpreta.

Una modificazione dell'osservazione così profonda influenza anche l'evolversi della speculazione filosofica, contribuendo a quella distruzione di certezze iniziata all'inizio del Novecento, ma destinata ad estendersi a macchia d'olio in tutto il secolo e in quelli successivi. Il ruolo del tempo non era mai stato messo in discussione né con argomentazioni suggestive e neppure con prove materiali, pratiche e sperimentali, anzi era sempre stato considerato un concetto troppo semplice e radicato nella nostra mente per aver bisogno di una definizione. Un contenitore di oggetti ed eventi che interessano gli oggetti stessi.

Newton aveva parlato di tempo come parametro assoluto, come la struttura portante di una scacchiera, autonoma e indipendente dall'inserimento o dallo spostamento di un oggetto concreto. Kant arrivò a descrivere il tempo come coordinata a priori, schema rappresentativo innato e indipendente dall'esperienza, ma indispensabile per qualsiasi relazione con il mondo interno o con il mondo esterno. La teoria della relatività, appoggiata dalle conferme sperimentali e dalla dimostrazione inequivocabile dell'infondatezza di un riferimento statico e assoluto, sostituisce le teorie kantiane.

Con la perdita dell'oggettività fino ad allora propria del tempo, nasce il problema della sua definizione. Emerge la prima distinzione, proposta da Bergson, tra tempo della scienza e tempo della coscienza, tra tempo spazializzato e geometrizzato e tempo dinamico e continuo, percepibile come durata.

Il problema del tempo parte dal concetto di simultaneità: già Poincaré, negli ultimi anni dell'Ottocento, aveva analizzato il rapporto tra tempo psicologico e tempo fisico. Il tempo psicologico ha un carattere qualitativo, ci permette di dire se un evento A precede un evento B (anche se non possiamo quantificare la separazione che intercorre tra il primo e il secondo), o se i due eventi sono simultanei, “quando sono legati così strettamente che l'analisi non può separarli senza mutilarli”, senza perdere qualcosa dell'uno o dell'altro. Se il concetto di simultaneità è intuitivo per due fatti psichici, come possiamo estenderlo al tempo fisico?

La distinzione tra tempo oggettivo e tempo soggettivo investe anche il campo della letteratura e dell'arte, rispondendo ad una nuova esigenza, quella di descrivere in modo compiuto il tempo interiore, quello del flusso di coscienza (introdotto da Joyce), quello tipico del nevrotico (di cui parla Italo Svevo), ma anche quello dell'uomo comune. Se ci limitiamo al tempo interiore, il singolo dettaglio non ha più un'importanza oggettiva, ma variabile in relazione alla vita psichica del soggetto che racconta. Non ha più senso parlare di un ordine cronologico e di un tempo statico e inerte, perché per chi racconta l'unica cosa importante è il modo in cui dettagli ed episodi raggiungono il livello della coscienza, indipendentemente dalla loro effettiva collocazione spazio-temporale.

È inevitabile che anche l'arte si senta attratta da un'esigenza tale: dal bisogno di interpretare questa nuova visione, adottando soluzioni formali al di là di qualsiasi tradizione e qualsiasi soluzione già adottata in una fase precedente: Picasso e, in generale, il cubismo si spingeranno a portare la dimensione temporale nell'arte, vedendola come l'immagine della percezione nella coscienza individuale.

Fisica

La teoria di Einstein si basa su due assiomi:

  • Principio di relatività ristretta: le leggi e i principi della fisica hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziali;
  • Principio di invarianza di c: la velocità della luce è la stessa in tutti i sistemi di riferimento inerziali, indipendentemente dal moto del sistema stesso o della sorgente da cui la luce è emessa.

Einstein, partendo dall'ipotesi che la velocità della luce c è un invariante, si accorse che tutta la fisica sviluppata fino ad allora si basava sull'ipotesi che esistesse un tempo assoluto, lo stesso concetto alla base delle trasformazioni di Galileo e alla base di tutta la fisica sino a quel momento. Ipotesi considerata da sempre scontata ma, come noterà Einstein, per niente ovvia.

Einstein affrontò dapprima la definizione di eventi simultanei e puntualizzò il fatto che la simultaneità non si conserva nel passaggio da un riferimento ad un altro in moto rispetto al primo.

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Sintesi

Introduzione tempo e coscienza, tesina

La seguente tesina di maturità sul tempo.

Einstein si presenta all'inizio del nuovo secolo con nuove scoperte che modificano tutti i parametri con cui era stato considerato il mondo esterno fino a quel momento. Il tempo non è più né coordinata assoluta né un punto di riferimento per ogni esperienza della vita comune e meno comune. L'universo risulta differente a seconda dell'osservatore: il punto di vista è soggettivo e il sistema di riferimento ha perso la sua oggettività e il suo carattere assoluto. Il compito della scienza, quindi, non è descrivere una verità assoluta, ma di proporre un'interpretazione adeguata della natura, che non può non dipendere dal soggetto che la interpreta.

Una modificazione dell'osservazione così profonda influenza anche l'evolversi della speculazione filosofica, contribuendo a quella distruzione di certezze iniziata all'inizio del Novecento, ma destinata ad estendersi a macchia d'olio in tutto il secolo e in quelli successivi. Il ruolo del tempo non era mai stato messo in discussione né con argomentazioni suggestive e neppure con prove materiali, pratiche e sperimentali, anzi era sempre stato considerato un concetto troppo semplice e radicato nella nostra mente per aver bisogno di una definizione. Un contenitore di oggetti ed eventi che interessano gli oggetti stessi.

Newton aveva parlato di tempo come parametro assoluto, come la struttura portante di una scacchiera, autonoma e indipendente dall’inserimento o dallo spostamento di un oggetto concreto. Kant arrivò a descrivere il tempo come coordinata a priori, schema rappresentativo innato e indipendente dall’esperienza, ma indispensabile per qualsiasi relazione con il mondo interno o con il mondo esterno. La teoria della relatività, appoggiata dalle conferme sperimentali e dalla dimostrazione inequivocabile dell’infondatezza di un riferimento statico e assoluto, sostituisce le teorie kantiane.

Con la perdita dell'oggettività fino ad allora propria del tempo, nasce il problema della sua definizione. Emerge la prima distinzione, proposta da Bergson, tra tempo della scienza e tempo della coscienza, tra tempo spazializzato e geometrizzato e tempo dinamico e continuo, percepibile come durata.

Il problema del tempo parte dal concetto di simultaneità: già Poincaré, negli ultimi anni dell'Ottocento, aveva analizzato il rapporto tra tempo psicologico e tempo fisico. Il tempo psicologico ha un carattere qualitativo, ci permette di dire se un evento A precede un evento B (anche se non possiamo quantificare la separazione che intercorre tra il primo e il secondo), o se i due eventi sono simultanei, “quando sono legati così strettamente che l’analisi non può separarli senza mutilarli”, senza perdere qualcosa dell’uno o dell’altro. Se il concetto di simultaneità è intuitivo per due fatti psichici, come possiamo estenderlo al tempo fisico?

La distinzione tra tempo oggettivo e tempo soggettivo investe anche il campo della letteratura e dell’arte, rispondendo ad una nuova esigenza, quella di descrivere in modo compiuto il tempo interiore, quello del flusso di coscienza (introdotto da Joyce), quello tipico del nevrotico (di cui parla Italo Svevo), ma anche quello dell’uomo comune. Se ci limitiamo al tempo interiore, il singolo dettaglio non ha più un’importanza oggettiva, ma variabile in relazione alla vita psichica del soggetto che racconta. Non ha più senso parlare di un ordine cronologico e di un tempo statico e inerte, perché per chi racconta l’unica cosa importante è il modo in cui dettagli ed episodi raggiungono il livello della coscienza, indipendentemente dalla loro effettiva collocazione spazio-temporale.

È inevitabile che anche l’arte si senta attratta da un’esigenza tale: dal bisogno di interpretare questa nuova visione, adottando soluzioni formali al di là di qualsiasi tradizione e qualsiasi soluzione già adottata in una fase precedente: Picasso e, in generale il cubismo si spingeranno a portare la dimensione temporale nell'arte, vedendola come l'immagine della percezione nella coscienza individuale. La tesina permette quindi vari collegamenti interdisciplinari.

Collegamenti

  • Fisica - Simultaneità.
  • Inglese - Ulysses e stream of consciousness.
  • Italiano - La coscienza di Zeno.
  • Arte - Il cubismo e la quarta dimensione.
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