Donne allo specchio. L'immagine di ieri, l'immagine di oggi
Noemi Melandri Anno
scolastico 2010/11
IN 0110
Donne specchio. L'immagine di ieri, l'immagine di oggi
Indice
Introduzione pag. 3
Storia
La donna nel XIX secolo
La donna tra Ottocento e Novecento
La donna e il regime fascista pag. 5
La donna nel XX secolo pag. 8
Italiano
Donne e letteratura pag. 10
Elsa Morante pag. 10
"La storia" di Elsa Morante pag. 11
La figura femminile di Ida Ramundo pag. 14
Diritto
Donne e lavoro pag. 16
Donne e lavoro oggi pag. 16
Tutela e sostegno delle lavoratrici madri pag. 17
Psicologia
Tappa ineluttabile della vita della donna: la menopausa
La depressione post-menopausale pag. 20
Pedagogia
Maria Montessori e la casa dei bambini pag. 23
Inglese
Health and old age: osteoporosis and artrosis pag. 27
Musica
Musicoterapia pag. 29
Statistica
Il questionario pag. 32
Donne e tempo libero pag. 34
2
Donne allo specchio. L'immagine di ieri, l'immagine di oggi
Introduzione
"Riconosco che molte donne si trovano sotto la pressione delle condizioni economiche attuali e sono per conseguenza obbligate a cercar lavoro fuori dalla propria casa. Ma il loro vero compito è soprattutto quello di spose e madri. Il vero posto della donna, nella società moderna, attualmente, come per il passato, nella casa"
è (B. Mussolini)
Nel nostro secolo le donne sono cittadine di "serie A" al pari degli uomini. Esse sono padrone di se stesse e godono dell'uguaglianza giuridica e di tutti gli stessi diritti degli uomini, possono accedere a tutte le professioni ma... non è sempre stato così.
In passato la donna veniva considerata "un accessorio" del capo famiglia. A lui si doveva obbedire e sottostare senza nessuna opposizione. La subalternità era ribadita in tutti i suoi aspetti e nella predominanza del marito che veniva visto come dotato di grande potere perché depositario del reddito familiare.
Le donne però non si sono arrese e davanti a queste situazioni di sudditanza hanno combattuto ed a piccoli passi sono riuscite ad affermare i loro diritti di lavoratrici e cittadine all'interno della società, al pari degli uomini.
Sono giunte a delle conquiste in ambito lavorativo che consentono loro il duplice ruolo di madre ma anche di lavoratrice, sono diventate sempre più padrone del loro destino in materia di fecondità, senza dover pensare ad un incremento demografico come avveniva nel periodo fascista.
Svolgono un ruolo decisivo nell'amministrazione del bilancio familiare e hanno la prevalenza nell'educazione dei figli.
Tuttavia nel corso degli anni i cambiamenti fisiologici a cui biologicamente il fisico va incontro possono portare problemi nella vita di una donna. La presenescenza e la senescenza, tappe ineluttabili del ciclo vitale, associati ad altri fattori quali il pensionamento e la comparsa della menopausa, sono momenti delicati che se non adeguatamente accettati e vissuti possono portare a problematiche di depressione.
La musicoterapia è un valido metodo per prevenire e curare questo tipo di difficoltà.
Ma quanto tempo libero ha una donna lavoratrice con famiglia? La piccola realtà del nosocomio erbese dimostra che poco è il tempo libero a disposizione di una madre con mediamente due figli che svolge un lavoro a tempo pieno. 3
Donne allo specchio. L'immagine di ieri. l'immagine di oggi N
e
La donna nel XIX secolo
La prima metà dell'Ottocento si assiste al rapido sviluppo di due fenomeni in buona misura interdipendenti: l'urbanizzazione e l'industrializzazione. Le donne avevano sempre lavorato quanto gli uomini nella società agraria; con l'urbanizzazione e la crescente meccanizzazione del lavoro gli imprenditori trovarono più conveniente allontanare gli operai qualificati, più forti sul piano contrattuale e non più indispensabili, per assumere al loro posto donne e bambini sottopagati e più docili.
Questa scelta ebbe però un effetto distruttivo sul modello familiare tradizionale e sul benessere fisico, psichico, economico dei singoli.
Le condizioni di vita e di lavoro delle operaie erano molto pesanti a causa dei prolungati orari di lavoro, delle mansioni faticose, degli ambienti malsani e logoranti; inoltre, il lavoro fuori casa non toglieva alle lavoratrici nessuno degli obblighi tradizionali di donne di casa, mogli e madri.
Tuttavia se lavorare al di fuori del contesto familiare significava essere meno protette, significava anche, per le donne ottenere un guadagno che non passava attraverso il diretto controllo degli uomini di famiglia e quindi accrescere la propria autonomia e l'importanza del proprio ruolo sociale; questa situazione offriva inoltre la possibilità di accrescere la propria coscienza di sé, grazie al confronto con le altre donne.
Mentre la donna proletaria lavorava faticosamente fuori casa, la donna borghese si ispirava tendenzialmente sempre più al modello aristocratico: non essendoci più un ruolo per lei in un'impresa familiare che andava assumendo sempre più carattere industriale, se non nella fase del matrimonio, quando portava in dote capitali o alleanze economiche, si prevedeva che ella si dedicasse esclusivamente a curare la casa, i figli e la propria bellezza.
Alla fine del XIX secolo si assistette a una crescita rapida del settore dei servizi e dell'amministrazione pubblica. Per le donne non sposate si ampliò allora la possibilità di dedicarsi a lavori fuori casa socialmente onorevoli e meno faticosi di quelli dell'operaia, come la professione di maestra o infermiera.
La donna tra Ottocento e Novecento
Il fenomeno più vistoso di questo periodo consiste in una complessiva massificazione della società che facilita ulteriormente l'ingresso delle donne nel mercato del lavoro operaio. In qualche misura si cerca di attenuare lo sfruttamento dei lavoratori e nascono le prime legislazioni sociali.
In quest'epoca nascono i partiti di massa, all'interno dei quali le donne ottengono di far sentire, per la prima volta, la loro voce in un settore tradizionalmente riservato agli uomini. Sono anche gli anni in cui si organizzano i primi movimenti femministi.
Per iniziativa di gruppi di donne maggiormente sensibilizzate e intraprendenti, attorno a temi specifici oppure come diramazioni dei partiti socialisti o talora cattolici, sorgono in Europa e negli USA decine di associazioni e giornali femminili che si propongono di sensibilizzare l'opinione pubblica, soprattutto femminile, sui problemi della condizione della donna e di ottenere alcuni riconoscimenti legali e culturali.
La Prima guerra mondiale impose un forte cambiamento sociale: non soltanto infatti il peso delle sofferenze e delle fatiche belliche gravava sempre più sulla popolazione civile e quindi sulle donne, rimaste a capo della famiglia, ma la guerra impose anche la cosiddetta mobilitazione totale.
Un numero crescente di donne entrò allora nel mercato del lavoro, al posto degli uomini inviati al fronte, con ruoli non più considerati sussidiari ma indispensabili; queste donne, tuttavia, rimasero discriminate sul piano salariale e vennero licenziate al termine della guerra.
Se questa opportunità di lavorare accrebbe la possibilità delle donne di occupare posizioni socialmente più elevate e gratificanti, si rivelò tuttavia una conquista effimera: la fine della guerra riportò le donne verso i ruoli tradizionali di tutrici degli affetti e della famiglia, e rafforzò i tradizionali stereotipi sessuali.
Il dopoguerra vide anzi il riaffermarsi di ideologie maschiliste, militariste, intolleranti e violente. Basti pensare all'esaltazione da parte del futurismo della guerra, dello "schiaffo e del pugno" e al suo dichiarato odio per il "femminismo"; si pensi anche al maschilismo fascista.
Le donne e il regime fascista
Nei confronti delle donne il fascismo sostenne una visione improntata alla tradizionale subordinazione: applicò una politica demografica severa vietando contraccettivi, aborto ed educazione sessuale, anche per contrastare quella tendenza alla diminuzione delle nascite già visibile in tutta Europa. 5
Donne allo specchio. L'immagine di ieri, l'immagine di oggi
Il fascismo inaugurava una politica sul tema dei diritti delle donne; queste vennero spinte nuovamente entro le mura domestiche, secondo lo slogan: "la maternità sta alla donna come la guerra sta all'uomo", scritto sui quaderni delle piccole italiane.
I salari delle donne vennero fissati per legge alla metà di quelli corrispondenti degli uomini, nella scuola fu normalmente vietato alle donne di insegnare lettere e filosofia e alcune materie negli istituti tecnici e nelle scuole medie.
Inoltre fu vietato loro di essere presidi di istituti, mentre le tasse scolastiche delle studentesse vennero raddoppiate. Nel pubblico impiego le assunzioni di donne furono fortemente limitate, escludendole dai bandi di concorso e concedendo loro un numero di posti limitato.
Furono inoltre vietate loro la carriera e tutta una serie di posizioni prestigiose all'interno della pubblica amministrazione. Anche la pubblicistica fascista tendeva a dissuadere le donne lavoratrici ridicolizzandole.
Il codice di famiglia era già abbastanza restrittivo, ma venne ugualmente inasprito dal fascismo: le donne vennero poste in uno stato di sudditanza totale di fronte al marito che doveva decidere autonomamente il luogo di residenza ed al quale le donne dovevano eterna fedeltà, anche in caso di separazione.
Sul piano economico tutti i beni appartenevano al marito, ed in caso di morte venivano ereditati dai figli, mentre alla donna spettava solo l'usufrutto.
Il nuovo codice penale confermò tutte le norme contrarie alle donne, aggiungendo inoltre un articolo che prevedeva la riduzione di un terzo della pena per chiunque uccidesse la moglie, la figlia o la sorella per difendere l'onore suo o della famiglia.
Le prime associazioni femminili miravano, innanzitutto, a una serie di conquiste giuridiche e politiche. Con il matrimonio la donna perdeva infatti quasi tutti i diritti civili: le femministe contestavano il diritto del marito di prendere tutte le decisioni sulla vita coniugale; chiedevano che la donna mantenesse la possibilità di amministrare personalmente il proprio matrimonio; chiedevano il divorzio; criticavano il fatto che spettasse solo al marito decidere dell'educazione dei figli; contestavano la legislazione punitiva nei confronti delle madri nubili e dei loro figli.
Esse chiedevano inoltre leggi che regolamentassero la prostituzione; rivendicavano un salario uguale a quello degli uomini a parità di lavoro; ma soprattutto, a fine secolo, le richieste si concentravano soprattutto sul diritto di voto alle donne.
In Italia le lotte per l'emancipazione femminile furono guidate, a fine Ottocento, da figure come quelle di Anna Maria Mozzoni (1837-1920) e della socialista Anna Kuliscioff (1854-1925); alle donne venivano sconsigliate le attività fuori casa, le letture libere, l'istruzione universitaria e superiore.
Nel 1923 le donne italiane ottennero il voto alle elezioni amministrative, ma tale diritto non trovò applicazione a causa della riforma fascista degli enti locali. Per ottenere il pieno riconoscimento dell'elettorato attivo le donne italiane dovettero aspettare la fine del fascismo e solo nella primavera del 1946 esse si recarono alle urne per la prima volta.
Il processo di massificazione incrementato dagli sviluppi della seconda rivoluzione industriale si manifestò anche sul piano delle comunicazioni: giornali, radio, cinema favoriscono la creazione di una cultura di massa che diffuse ovunque un'immagine femminile più omogenea.
Soprattutto dagli Stati Uniti, attraverso giornali e cinema, venne diffusa l'immagine di una donna più libera nelle sue scelte, concentrata sulla realizzazione delle proprie aspirazioni, benché solitamente ristrette all'ambito tradizionale della famiglia e della casa.
La donna diventa la destinataria dei messaggi pubblicitari, poiché da lei dipendeva la grande maggioranza degli acquisti.
Al di là del piano giuridico, le rivendicazioni femministe riguardano il piano dell'istruzione; le donne chiedono l'accesso alle scuole superiori, alle università, alle professioni e l'istruzione di classi scolastiche miste, dove
Donne allo specchio. L'immagine di ieri. l'immagine di oggi
non si perpetui la distinzione tra una cultura riservata agli uomini e una accessoria e pratica riservata alle donne e molte delle prime femministe furono insegnanti.
Una delle richieste più pressanti e osteggiate fu quella della libertà di gestire il proprio corpo: all'interno del matrimonio, doveva essere possibile per una donna gestire liberamente la sua sessualità, alla ricerca dell'autorealizzazione.
Ciò presupponeva la necessità di praticare la contraccezione, un argomento che cominciava timidamente ad affacciarsi. A un livello meno impegnativo, questa battaglia sfidava anche le convinzioni sui vestiti, in particolare sull'uso di abbigliamenti e acconciature complicate e scomode.
Molte donne rivendicavano anche il diritto di praticare liberamente lo sport. Le donne denunciavano inoltre l'esistenza di una doppia morale, divisa per l'uomo e per la donna, all'interno e all'esterno del matrimonio, soprattutto in merito alla fedeltà coniugale.
Mentre la richiesta dell'indipendenza economica attraverso il lavoro e la libera gestione del proprio patrimonio era tipica delle donne borghesi, le operaie chiedevano la fine dello sfruttamento salariale, l'esenzione dal lavoro notturno, il limite di otto ore alla giornata lavorativa e altre conquiste sindacali.
Le femministe socialiste furono le prime a chiedere di considerare lavoro a tutti gli effetti anche quello domestico e quindi soggetto a retribuzione.
La donna nel XX secolo
Ogni fenomeno storico, nel ventesimo secolo, acquista una forte accelerazione tra i quali va annoverata anche l'emancipazione delle donne.
Alcuni aspetti che riguardano più specificamente la questione femminile sono:
- Il calo degli indici di natalità in seguito alla diffusione di anticoncezionali, istruzione e lavoro femminile fuori casa, urbanizzazione, divorzi, maggiori aspettative di uomini e donne sulla qualità della vita, diminuzione della mortalità infantile.
Quello di moglie e madre è pur sempre il ruolo principale, ma non l'unico proposto alle donne: l'emancipazione femminile si attua storicamente soltanto nel contesto della civiltà moderna, quando è possibile la distinzione tra sessualità e procreazione e il controllo della fecondità.
- Il controllo del costume e della morale sempre meno nelle mani della Chiesa e delle autorità tradizionali e sempre più affidato a un'opinione pubblica che si forma attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
I modelli di comportamento tendono ad avvicinarsi socialmente e a uniformarsi geograficamente. 8
Donne allo specchio. L'immagine di ieri. l'immagine di oggi
- La famiglia si trasforma sempre più velocemente da luogo di produzione a luogo di consumo di beni e sevizi, consumo mediato soprattutto dalle donne, principali destinatarie della pubblicità.
- L'autorità maschile sulle donne recede molto prima nella sfera pubblica che in quella privata.
Se ci soffermiamo in particolare sul caso italiano, osserviamo infatti che l'effettiva parità giuridica tra uomo e donna fu una conquista passata attraverso due tappe fondamentali, distanti quasi trent'anni l'una dall'altra:
l'articolo 3 della Costituzione repubblicana ("Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso..."), insieme al suffragio universale e il nuovo diritto di famiglia (1975) che elimina ogni gerarchia e ogni diritto di superiorità dell'uomo all'interno della famiglia.
Tappe giuridiche importanti del processo di emancipazione femminile nel dopoguerra sono state la legge del 1963 che apre alle donne l'accesso a tutte le professioni, anche alla magistratura, quella del 1970 sul divorzio, quella del 1978 sull'interruzione volontaria di gravidanza, quella del 1991 sulle "pari opportunità". 9
Donne allo specchio. L'immagine di ieri, l'immagine di oggi
Donne e letteratura
Tra Ottocento e Novecento, le donne si occuparono con sempre maggior frequenza dell'attività letteraria e intellettuale, anche in Italia.
Alcune di queste ebbero grande successo in un settore, "la letteratura rosa", specificatamente indirizzato alle donne, alle quali veniva però proposta un'immagine di sé tradizionale e sottomessa.
Altre invece inventarono una vera e propria letteratura femminista, in cui denunciarono la condizione di oppressione in cui versavano le donne.
Per quanto riguarda il Novecento partiamo da un'osservazione sociologica riferita all'Italia: le donne costituiscono la più vasta categoria di lettori e sono numericamente alla pari con i lavoratori uomini nel settore editoriale, intraprendono in gran numero la
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia
La donna nel XIX sec; la donna tra '800 e '900; la donna e il regime fascista; la donna del XX sec.
Italiano
Elsa Morante; Ida Ramundo
Diritto
Donne e lavoro
Psicologia-Igiene
La menopausa
Pedagogia
Maria Montessori (la casa dei bambini)
Inglese
Health and old age; osteoporosis and artrosis
Musica
La musicoterapia
Statistica
Donne e tempo libero (questionario)