Tesina d’esame
Noemi Liguori
Classe III C
Scuola Media A. Volta Inveruno
A.S. 2011-2012
«Nella Resistenza la donna fu presente ovunque: sul campo di battaglia come sul luogo di lavoro, nel chiuso della prigione come nella piazza o nell’intimità della casa.
Non vi fu attività, lotta, organizzazione, collaborazione a cui ella non partecipasse: come una spola in continuo movimento, costruiva e teneva insieme, muovendo instancabile, il tessuto sotterraneo della guerra partigiana» (Ada Gobetti).
Oriana Fallaci vista come “Grande Donna” italiana
Oriana Fallaci nasce a Firenze nel 1929, con madre di origini spagnole e padre romagnolo, ma nonostante ciò, la Fallaci nell’articolo che –Europeo– manda all’ scrive:
«Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa.»
A quattordici anni, la Fallaci fece la staffetta partigiana consegnando giornali clandestini, armi e messaggi segreti agli amici partigiani. La scrittrice racconta che, portando le treccine e assumendo un aspetto alquanto infantile, i nazifascisti non dubitavano di lei.
Frequenta il Liceo Classico e si presenta all’esame di maturità con un anno di anticipo, appassionandosi alla scrittura.
Fa qualche articolo per “Il mattino dell’Italia centrale” guadagnandosi alcuni soldi per iscriversi all’Università di Medicina, ma dopo un po’ capisce che la medicina non fa per lei e abbandona l’università.
Viene licenziata dal “Mattino” per ragioni politiche e viene assunta dall’“Epoca”, guidata dallo zio che all’inizio le dà alcuni articoli davvero noiosi.
Nel 1954 si trasferisce a Roma, che è nel periodo d’oro, scrive articoli per l’“Europeo” su fatti della dolce vita e delle famose star del cinema, ma nel 1955 fu chiamata a Milano per un incarico giornalistico e fu mandata per la prima volta negli Stati Uniti, dove poi tornerà negli anni successivi.
Facendo tesoro degli incontri avvenuti nei suoi viaggi in America, la Fallaci scrive il suo primo libro, all’inizio intitolato “Hollywood vista dal buco della serratura”, ma poi intitolato “I sette peccati di Hollywood”.
Continua nel frattempo la collaborazione, sempre più intensa, con «L’Europeo». A Oriana viene affidata un’inchiesta sul ruolo delle donne e sul loro modo di vivere dall’altra parte del mondo, in Oriente. Così la stessa Fallaci narra quel viaggio, e quello che ne scaturì: «E, mi pare nel 1960, feci il mio primo giro del mondo: per scrivere delle donne. Fui in Medio Oriente, in Oriente. Ne
(Viaggio intorno alla donna)
cavai un lungo reportage e poi il
“Il
libro sesso inutile”. Era il secondo libro di Oriana, e il primo pubblicato per Rizzoli nel 1961: di lì in avanti il rapporto tra autore ed editore non si sarebbe mai interrotto.
Ma è il 1967 l’anno della svolta. Per conoscere da vicino il dramma della guerra, chiede e ottiene di seguire come inviata il conflitto nel Vietnam.
In prima linea anche nei combattimenti più feroci, Oriana vive sulla propria pelle l’odio tra soldati, la comune paura di morire, l’irrazionalità di scontri a fuoco di una violenza disumana.
Tra il 1967 e il 1975 passa lunghissimi periodi in Vietnam, in tutti i punti più caldi del Paese; nel corso del primo viaggio incontra un’atmosfera sospesa, in cui la guerra ha fatto soltanto capolino. Ma alla fine del ’68, quando vi fa ritorno, trova un territorio devastato dagli attacchi e dal terrore.
I suoi reportage spediti alla redazione dell’«Europeo» non finiscono mai e vengono pubblicati con entusiasmo dal giornale. La fama di Oriana, inviata di guerra, cresce in Italia e all’estero: i suoi articoli sono acquistati e tradotti dalle maggiori testate internazionali.
Nel 1969 esce ‘Niente e così sia’, libro che raccoglie le testimonianze di Oriana Fallaci inviata di guerra in Vietnam. Una guerra che la scrittrice definisce ‘sanguinosa follia’ e di cui svela menzogne, atrocità, ma anche eroismi e atti di umanità. Come corrispondente di guerra, Fallaci segue anche i conflitti tra India e Pakistan, quelli in Sud America e Medio Oriente.
Il sesso inutile. Viaggio intorno a una donna
Nella prefazione al libro, scriveva: «Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne e sui problemi che riguardano le donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico».
In alcune parti del mondo, però, le donne sono considerate quasi un oggetto inutile e così, a Karachi a New York, passando per India, Indonesia, Hong Kong e Giappone: dopo circa cinquantamila chilometri di viaggio in compagnia del fotografo Duilio Pallottelli, il risultato si spinge al di là delle più cupe aspettative: la donna, in decine di Paesi nel mondo, altro non è che un complemento dell’uomo e della casa, un oggetto senza dignità, senza diritti, e soprattutto senza pretese.
La condizione della donna afgana
Geografia
In Afghanistan le famiglie festeggiano la nascita di un maschio, non quella di una femmina, esse sono considerate naqis-e-aql (stupide dalla nascita) e il termine “donna” viene usato dagli uomini come un insulto.
Le donne nell’ambito della famiglia estesa sono una risorsa economica, come la terra, la casa o il bestiame e appartengono a un uomo. Le donne vivono in purdah, cioè recluse nella casa.
Nel 1965, sei donne fondarono l’organizzazione democratica delle donne afgane, (DOAW), i cui obiettivi erano di eliminare l’analfabetismo femminile, i matrimoni forzati ed il prezzo della sposa. Come risultato dell’azione di questa organizzazione, le donne ebbero il diritto di voto e 4 rappresentanti del DOAW furono elette in Parlamento. Nell’agosto del 1979, il governo aveva già creato 600 nuove scuole. La nuova politica di alfabetizzazione obbligatoria delle bambine suscitò una protesta generale che portò all’uccisione di alcune maestre a Kandahar.
Da quando i talebani hanno preso il potere in Afghanistan, picchiare e maltrattare la donna è diventato legale, normale e, a causa della mentalità guerrigliera dei fondamentalisti, essa ha dovuto subire delle angherie sessuali tipiche del governo pre-talebano.
Ancora oggi si registrano soprusi ai danni della donna.
Il fondamentalismo islamico di qualsiasi genere in sostanza vede le donne come sub-umani, adatti solo alla schiavitù domestica e alla procreazione.
Possono mostrarsi al di fuori delle loro case soltanto se avvolte in sacchi informi chiamati “burqa”, non possono portare scarpe col tacco che fa rumore, non possono viaggiare in veicoli privati insieme a passeggeri maschi, non hanno il diritto di parlare a voce alta in pubblico, non possono ridere forte.
Il territorio afghano
Confina a nord con il Turkmenistan, l’Uzbekistan, a nord e nord-est con il Tagikistan e nell’estremo oriente del corridoio del Vacan con la Cina, a est e sud con il Pakistan e a ovest con l’Iran. La principale catena montuosa del paese è l’Hindukush che copre buona parte del territorio afgano, tocca con il Tirich-Mir al confine con il Pakistan, la quota di 7690 m, queste formazioni montuose fanno da barriera agli influssi mitiganti dei mari e ostacolano le comunicazioni.
I fiumi che attraversano il paese sono: il Kabul, il Farah, il l’Harirud e l’Helmand.
L’Afghanistan è un paese estremamente povero, senza sbocco sul mare, altamente dipendente dall’agricoltura e dall’allevamento di bestiame (essenzialmente pecore e capre).
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- Italiano: Oriana Fallaci;
- Geografia: la donna afgana;
- Storia: Emmeline Pankhurst (movente delle Sufragette);
- Scienze: Rosalind Franklin;
- Musica: le mondine;
- Arte: Pablo Picasso (Les Demoiselles d’Avignon);
- Letteratura: Giovanni Pascoli;
- Tecnologia: Marie Curie.