Estratto del documento

Il filo rosso del dolore

Istituto Scolastico Leonardo da Vinci

Liceo Artistico

Anno scolastico 2011-2012

Arianna Bordignon classe IV

~ 1 ~

L'unica cosa bella che mi succede, è che comincio ad abituarmi a soffrire

“

È necessario che le nuvole fuoriescano anche dalla cornice.

Tutto esce sempre da se stessi: il sangue, le lacrime, le nuvole, la vita stessa...

La mia pittura porta in sé il messaggio del dolore.

Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro.” Frida Kahlo

Indice

  • Introduzione................................................................. 3
  • Frida Kahlo - ¡Viva la vida!................................................................................. 4
  • La rivoluzione russa................................................................. 11
  • Giuseppe Berto – Il male oscuro.................................................... 16
  • Camille Claudel - Tra genio e follia.................................................. 21
  • L’architettura del ferro – La ville lumière........................................... 27
  • Indice delle opere...................................................................... 34
  • Bibliografia............................................................................... 35
  • Sitografia.................................................................................. 35

~ 2 ~

Introduzione

Per la mia tesina ho fatto una scelta che a prima vista, a molti potrebbe sembrare strana. In realtà mi sono soffermata su un aspetto particolare della vita di alcuni artisti: la sofferenza.

Sia derivata da una malattia vera e propria, sia che si tratti di un malessere psicologico.

La mia scelta è stata determinata dal fatto di aver sofferto di una patologia abbastanza “grave” in questi ultimi anni. La mia situazione mi ha fatto capire quanto la malattia possa influire sulla nostra vita e impedirci di vivere normalmente.

Gli artisti su cui ho deciso di soffermarmi sono per quello che riguarda la pittura Frida Kahlo, che ha fatto delle sue “sofferenze” un motore che l’ha spinta a “vivere” nonostante tutto e a farne un continuo stimolo per la propria arte.

Tra gli scultori ho scelto Camille Claudel, per lei invece la sofferenza psichica è diventata una prigione. Lentamente la malattia la allontanò da tutte le cose e le persone che amava, la portò a distruggere molte delle sue opere e alla fine forse anche a dimenticarsi di essere mai stata un’artista.

Tra gli scrittori ho scelto Giuseppe Berto perché nell’appendice al suo romanzo “Male oscuro” scrive: “È doloroso pensare d’aver perduto in malattia i dieci anni più fecondi della vita. Però a pensarci bene non sono stati del tutto perduti, mi hanno insegnato a sentire e a riflettere come forse non sarei mai riuscito a fare se fossi stato sempre in buona salute.”

Io quando stavo male mi sentivo diversa da tutti gli altri e mi sembrava che stessi sprecando la mia vita tra medicine, visite e quant’altro. Dopo aver letto il “Male Oscuro” spero che anche per me sia così.

L’argomento di storia è collegato a Frida Kahlo, infatti ho scelto la Rivoluzione russa perché lei è stata un’attivista comunista ed a un certo punto della sua vita ha conosciuto e avuto una breve storia d’amore con Lev Trotsky che dopo aver partecipato alla rivoluzione russa dovette andare in esilio in Messico dove poi venne ucciso.

L’architettura del ferro, invece, l’ho scelta perché secondo me la Torre Eiffel di Parigi ne è l’esempio più originale e Parigi si collega con le vite sia di Camille Claudel sia di Frida Kahlo. La prima perché francese e vi lavorava, la seconda perché ebbe modo di visitare la città con Andre Breton e la definì “pinchissima” ovvero “orribile”.

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¡Viva la vida!

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Frida Kahlo

“Nell’aprile del 1953, un anno prima di morire all’età di quarantasette anni, Frida Kahlo ebbe la prima importante retrospettiva messicana delle sue opere pittoriche. La sua salute si era ormai talmente deteriorata che nessuno si aspettava di vederla all’inaugurazione.

Ma alle otto di sera, un attimo dopo che le porte della Galleria d’arte contemporanea di Città del Messico si furono aperte al pubblico, arrivò in ambulanza. L’artista, vestita del suo prediletto costume messicano, venne portata in barella fino al grande letto che già dal pomeriggio era stato installato nella galleria.

Il letto era decorato come piaceva a lei, con fotografie del marito e dei suoi eroi politici. Scheletri di cartapesta pendevano dal baldacchino alla cui volta era stato fissato uno specchio che rifletteva il suo volto devastato eppure splendente di gioia.

A uno a uno, duecento tra amici e ammiratori andarono a congratularsi con Frida, quindi formarono un circolo intorno al suo letto e si misero a intonare con lei ballate messicane che durarono fino a notte inoltrata. L’occasione racchiude la carriera di questa donna straordinaria e ne rappresenta il culmine.” Tratto da Frida. Vita di Frida Kahlo di Hayden Herrera

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon (Cojoacan 1907-1954).

Figlia di un immigrato tedesco e della sua seconda moglie messicana ebbe una vita quanto mai difficile. Era affetta da spina bifida, che fu però scambiata per poliomielite, visto che ne soffriva anche la sorella minore, così, all’età di sei anni dovette rimanere immobilizzata a letto per nove mesi a causa di dolori acuti alla gamba destra.

Quando poté alzarsi, cominciò a praticare vari sport per rinforzare l’arto indebolito. La gamba però resterà sempre molto più sottile dell’altra. Frida ragazzina se ne vergognava, perciò cercava di nascondere agli altri la cosa con diversi stratagemmi.

Nonostante questo, a scuola veniva derisa e messa da parte dai compagni. Così inizierà a sentirsi diversa dagli altri. La sua reazione fu alternativamente di chiudersi in se stessa o di strafare, diventando dapprima un “maschiaccio” poi un “tipo”.

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A 17 anni fu vittima di un grave incidente, tra un autobus su cui viaggiava e un tram. Ne riportò diverse fratture, alle vertebre lombari, al bacino, al piede destro, al gomito e alla spalla.

Un corrimano dell’autobus le trapassò un fianco e uscì dalla vagina. Questo la segnerà a vita, in quanto dovette sottoporsi a molti interventi chirurgici e sopportare lunghi periodi di immobilità, costretta a letto ingessata.

Oltre a ciò, pur essendo nuovamente riuscita a camminare, dovette sopportare forti dolori praticamente per tutta la vita. Fu costretta ad assumere dosi di antidolorifici e quando questi non bastarono più diventò schiava dell’alcool.

Probabilmente furono le ferite riportate e i ripetuti interventi a impedirle in seguito di diventare madre.

Subito dopo l’incidente, visto che era costretta all’immobilità, i genitori le procurarono un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, per potersi vedere, e dei colori. Frida iniziò così a dipingere una serie di autoritratti.

Primo Autoritratto di Frida Kahlo

1926

Oltre che a dipingere cominciò a leggere libri sul movimento comunista, diventando, in seguito, un’attivista del partito comunista messicano.

Poiché ammirava il pittore di murales Diego Rivera, gli portò i propri lavori.

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Lui rimase colpito dal personalissimo stile di Frida e la prese sotto la sua protezione, inserendola nella scena culturale e politica messicana. Nonostante la differenza di età si innamorarono e nel 1928 Frida sposò Diego pur sapendo di andare incontro a una catena di tradimenti da parte di lui.

La loro vita coniugale fu molto movimentata non solo per i reciproci tradimenti ma anche da separazioni e ritorni di fiamma. Non riuscivano a star lontani molto; il loro amore era coinvolgente e travolgente, fatto di contrasti e affinità elettive, tutti e due avevano un disperato bisogno dell’altro.

L’opera basata su un fatto di cronaca, “Qualche piccolo colpo di pugnale”, rappresenta bene lo stato d’animo di Frida al momento della separazione da Rivera.

Si vede l’interno di una stanza dove è appena avvenuto un omicidio.

In un letto vi è una donna insanguinata, nuda, coperta da tagli, un sangue che dal pavimento fuoriesce dal quadro fino a sporcare la cornice.

Frida stessa dichiarò di aver sentito il bisogno di dipingere quella scena perché anche lei era stata sul punto di essere “assassinata dalla vita”. È una conferma del suo dolore che la portò a tagliarsi i capelli, a non vestire più il costume tanto caro a Rivera e ad andarsene a New York.

Ebbe anche lei, secondo ciò che dicono le cronache dell’epoca, molti amanti etero e omosessuali.

Erano per lo più nomi famosi: il rivoluzionario russo Lev Trotsky con cui visse qualche tempo, Andre Breton che la portò a Parigi, Tina Modotti fotografa e militante comunista. Alla fine però ritornava sempre da Diego.

Diego e Frida ~ 7 ~

Frida e Trotsky Andre Breton Tina Modotti

Nelle sue opere, per lo più autoritratti, Frida raffigurò spesso gli aspetti più drammatici della sua vita: il grave incidente, i postumi dell’incidente che condizioneranno la sua salute, i ripetuti aborti.

Un esempio del suo dolore è il quadro che iniziò il giorno dopo il suo secondo aborto.

“Il letto volante”

Vi è un letto d’ospedale in un paesaggio deserto. Lei è distesa sul letto nuda, in una pozza di sangue, una lacrima le scende sul volto.

La sua mano tiene un filo rosso sangue che poi si apre rappresentando sei figure strane con, al centro, un feto, il suo bambino mai nato. ~ 8 ~

Dolore, solitudine, desolazione sono i sentimenti che questo quadro suscita, ma Frida cercherà di superare questo dolore trasferendo il suo amore sui bambini degli altri o sugli animali che allevava.

Frida troverà proprio nella pittura il tramite, lo strumento, per esprimere se stessa, per reagire alle situazioni che non hanno rimedio, per esprimere l’angoscia e la sofferenza che la tormenteranno sempre.

Un altro aspetto della sua arte sarà anche il rapporto quasi ossessivo con il suo corpo, martoriato, che viene come sezionato per mostrare quello che vi si trova dentro.

Studiò l’arte e l’archeologia messicana che ritroveremo sempre, come parte integrante della sua arte.

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Sintesi

Storia dell'arte:

Frida Kahlo, Surrealismo;

Storia: Rivoluzione russa

Italiano: Giuseppe Berto; Luigi Pirandello; Italo Svevo;

Ornato modellato/ figura modellata (scultura): Camille Claudel;

Architettura: Architettura del ferro.

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