Istituto d’Istruzione Superiore
Liceo Scientifico Carlo Levi – Sant’Arcangelo
Tesina d’esame
Anno scolastico 2011/2012
Il dolore
“La
La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia
e dolore, con intervalli fugaci, e per di più
p
iù illusori, di piacere e gioia”
(Arthur Schopenhauer)
Sc 1 Montemurro Michelangelo VD
Indice
- Giacomo Leopardi ……………..3
- Italiano: Seneca ……………8
- Latino: De Providentia
- Arthur Schopenhauer ……………12
- Filosofia: La I Guerra Mondiale ……………17
- Storia: I Terremoti …………….24
- Geo. Astr.: Espressionismo
- Arte: Edvard Munch ……………26
- Charles Baudelaire …………….31
- Francese: 2 Montemurro Michelangelo VD
Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, dove egli passa la sua infanzia e adolescenza, dedito alla lettura nella biblioteca paterna, e agli studi che gli forniranno una sterminata cultura letteraria.
All’età di diciotto anni si dedica alla poesia e inizia una corrispondenza epistolare indirizzata all’amico letterato Pietro Giordani. In queste lettere si possono cogliere accenni del suo stato di disagio e di «barbara malinconia» nella chiusa Recanati.
Emergono già concetti-chiave che andranno a caratterizzare la poetica leopardiana, come l’associazione fra poesia, natura e giovinezza.
La vita di Leopardi è caratterizzata da un fattore che influenzerà molto la sua esistenza: il legame con il proprio nucleo familiare.
Da una parte il padre Monaldo e la madre Adelaide, rigidi e reazionari con cui Leopardi avrà un rapporto di odio-amore, dall’altro il rapporto con i quasi coetanei fratelli Carlo e Paolina, legato a loro da sentimenti profondi.
Nonostante Leopardi cerchi di spezzare questo rapporto parentale, soprattutto col padre, questo rapporto rimarrà vivo sino alla sua morte.
Nel 1822 Leopardi lascia Recanati per la prima volta recandosi a Roma che però lo delude molto. Da allora si susseguiranno numerosi viaggi tra cui Milano, Bologna, Firenze e Pisa, con ritorno sempre a Recanati.
Nel 1830 Leopardi lascia definitivamente la città natale grazie agli amici fiorentini del gruppo dell’«Antologia» e inizia un legame con Antonio Ranieri.
Nel 1833 Giacomo Leopardi si trasferisce a Napoli dove morirà quattro anni dopo.
Il pensiero dell’autore è fortemente influenzata dall’atmosfera e dall’ambiente in cui lo scrittore si trova a vivere.
La giovinezza di Leopardi si svolge nella fase più oscura della reazione antirivoluzionaria ed è segnata da Recanati ma, pur essendo una cittadina di provincia lontana dal fervore culturale e letterario di Milano, favorisce in Leopardi l’ascolto di quel mondo intimo fatto di affetti e sentimenti che una città moderna non potrebbe invece favorire.
Cosa importante è che Leopardi non intrecciò un vero rapporto con gli intellettuali del suo tempo, in particolare avverte un certo divario con gli esponenti del pensiero cattolico-liberale con cui entra in contatto a Bologna.
Inoltre egli passa da un’iniziale classicismo erudito di impronta filologica alla scoperta e lettura della grande poesia del passato, fino a una profonda riflessione filosofica sull’esistenza.
3 Montemurro Michelangelo VD
Uno strumento fondamentale per comprendere il suo sguardo sulla società del suo tempo è il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani, dove l’autore sottolinea il divario fra l’egoismo e l’individualismo degli italiani e la forte coesione letteraria e politica degli altri Paesi.
Un nodo cruciale è quello del rapporto in Leopardi fra la biografia e la poesia, ovvero fra una vita segnata dalla sofferenza e dalla visione delle cose che egli esprime nelle sue opere.
Infatti da una parte c’è chi ha legato la poesia di Leopardi alle sue sofferenze private e da un’altra chi le ha nettamente separate da queste ultime.
Più attendibile è l’interpretazione di chi ha sottolineato come la poesia di Leopardi nasca sì da un reale dolore privato, ma da questo sia capace di trovare un senso universale ed esemplare.
egli ritiene che l’infelicità sia il fondamento
Ciò è confermato da una sua lettera dove
e dunque questa sofferenza assume in Leopardi lo stimo per la ricerca della
dell’esistenza umana,
realtà delle cose.
L’originalissima riflessione sulla poesia dell’autore ci impedisce di collocarlo con esattezza in un contesto temporale preciso, infatti se da una parte egli insiste ad un ritorno alla visione della poesia dal punto di vista degli antichi, da un’altra questo percorso all’indietro è filtrato attraverso una sensibilità moderna.
Fondamentale per intendere la sua concezione di poesia è Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, dove di fatto l’autore propone una nuova visione del principio di imitazione, basata sulla lettura sia di poeti antichi sia moderni.
Nel Discorso Leopardi polemizza con i romantici, accusandoli di aver distaccato la poesia dai sensi, fonte basilare per l’ispirazione poetica.
Perciò egli afferma che per riappropriarsi di tale fondamento occorre che la poesia imiti la natura, fonte prima degli affetti, e di conseguenza gli antichi, che vivevano a stretto contatto con essa.
Dunque, imitare gli antichi significa ricostruire uno stato d’animo portato all’immaginazione e al contatto con la natura.
Ma negli anni successivi Leopardi rivede la sua concezione della poesia sviluppandola ulteriormente, infatti egli afferma che nell’età moderna è impossibile imitare davvero gli antichi: alla loro poesia d’«immaginazione» egli contrappone la poesia «sentimentale» dei contemporanei, pervasa dalla filosofia.
Nell’uomo moderno, la capacità di fantasticare è stata scavalcata da quella riflessiva della ragione e la poesia non può nascere da questa nuova condizione.
Tuttavia tra l’uomo e la realtà naturale rimane un ultimo filtro di rapporto, ovvero gli affetti.
Il percorso artistico di Leopardi può essere racchiuso tra la filosofia e poesia, solo apparentemente opposti, dato che in Leopardi si può a ragione parlare di «poesia filosofico» e «pensiero poetante».
La parte più ordinata di questo pensiero va rintracciata nelle opere in prosa:
- Lo immensa raccolta di riflessione di varia natura;
Zibaldone,
- I frutto dell’ultima fase riflessiva dell’autore;
Pensieri,
- Vera sintesi della poetica Leopardiana.
Operette Morali, 4 Montemurro Michelangelo VD
Il nucleo essenziale delle Operette, in venti testi, viene composto nel 1824, ma l’edizione definitiva dell’opera, comprendente ventiquattro testi, esce postuma nel 1845.
Nel titolo, il sostantivo «operette» indica scritto brevi e densi, mentre l’aggettivo «morali» ne specifica la natura di riflessioni sul destino e il comportamento umani.
Nella struttura troviamo due dialoghi che fungono da proemio e da conclusione.
Il primo è La storia del genere umano, dove gli uomini passano da una iniziale felicità dell’età primitiva alla consecutiva scontentezza nei confronti della realtà.
I tentativi di Giove di rimediare all’infelicità del genere umano si rivelano fallimentari; la Verità, dunque, non fa altro che accrescere il dolore degli uomini.
Unica consolazione è l’Amore, capace di risvegliare negli animi umani la speranza della giovinezza e del benessere interiore.
Ma tale conforto non è presente invece nel secondo dialogo, Dialogo di Tristano e di un amico: dove Leopardi pone la sua visione cruda del mondo, in cui l’uomo è «nulla».
In virtù di questa condizione, all’uomo non resta altro che la morte, ultimo atto per dimostrare il proprio coraggio.
Concetti-chiave del pensiero Leopardiano sono «ragione» e «natura».
Egli smette di avere una visione della natura benefica, e inizia ad avvicinarsi alla visione indifferente della natura.
Dunque altro non ci rimane che la ragione per scoprire la verità sull’esistenza.
Ma questa scoperta non fa altro che accrescere la nostra sofferenza e il nostro dolore, da qui il pessimismo leopardiano.
L’esito più amaro del pessimismo di Leopardi è la consapevolezza che la tensione alla felicità, unica ragione di vita, rimarrà sempre inappagata.
Qui insorge il peggiore dei mali: la noia, l’assenza di qualsiasi stato d’animo e sensazione ma soprattutto del dolore.
A questo punto, come estremo rifugio, Leopardi sembra tornare alla natura dalla quale era partito, per trovarvi almeno una felicità illusoria: quella del ricordo di una felicità immaginata e tanto attesa.
I Canti raccolgono tutta la principale raccolta poetica di Leopardi e rappresentano la sintesi del percorso artistico dell’autore.
Essi sono basati su nuclei poetici, caratterizzati per tematiche, forme metriche e periodi di composizione.
Il primo nucleo è rappresentato dalle Canzoni composte fra il 1818 e il 1823;
- Una seconda sezione raccoglie i cosiddetti «primi idilli», fra cui L’Infinito;
- Seguono i «grandi idilli» o canti pisano-recanatesi;
- Fra gli ultimi, in ordine di composizione, i cinque canti ispirati all’amore per Fanny Targioni Tozzetti, i canti sepolcrali, e infine, Il tramonto della luna La ginestra.
5 Montemurro Michelangelo VD
La raccolta dei Canti esce per la prima volta a Firenze nel 1831, mentre una seconda edizione viene pubblicata a Napoli nel 1835.
Ma quella definitiva uscirà postuma nel 1845.
Si tratta di componimenti ad impianto decisamente classicistico che impegnano il linguaggio elevato e sublime della tradizione.
Affrontano tematiche civili e sono animate da aspri spunti polemici contro l’età contemporanea, inerte e corrotta, incapace di azioni eroiche; e a questa polemica si contrappone un’esaltazione delle età antiche.
Di grande successo furono gli idilli, nei quali l’autore esprime sul modello classico il proprio stato d’animo e i propri affetti che, a parere di Leopardi, sono la più compiuta espressione della poetica dell’«indefinito».
Secondo l’autore, infatti, ciò che viene avvertito come indefinito, lontano e smisurato, appaga il desiderio dell’uomo all’infinita felicità.
Perfetto esempio di idillio è l’Infinito, dove lo scenario naturale diventa il luogo ideale per dar sfogo alle capacità immaginative del poeta.
Proprio da questa forma di idillio nascono i grandi idilli, o canti pisano-recanatesi, tra cui A Silvia e Canto notturno.
Ciò che caratterizza questi canti è la volontà di cantare le illusioni e i ricordi del cuore, nonostante l’ormai acquisita l’arida consapevolezza della realtà.
Dopo il 1830, in coincidenza con la partenza del poeta da Recanati, Leopardi perde la sua vena lirico-filosofica che sino ad allora lo aveva alimentato, e passa a una più realistica considerazione degli eventi contemporanei.
Nascono così i Canti di Aspasia, che sanciscono l’amore per Fanny.
Gli ultimi due canti leopardiani, Il tramonto della luna e La ginestra, tornano a toccare le cime della produzione lirica.
Il secondo, in particolare, rappresenta l’ultimo affresco della condizione dell’uomo secondo la prospettiva del poeta: l’uomo vi è ritratto in tutta la sua fragilità ma al tempo stesso con tutta la sua volontà di esercitare la ragione.
Gli ultimi versi del canto sembrano voler alludere alla lotta degli uomini contro gli inevitabili eventi della natura.
Giacomo Leopardi viene recepito anche dall’intera cultura europea per il valore filosofico della sua poesia, e viene collocato anche nel contesto del «pensiero negativo».
Inoltre non è un caso che gli intellettuali abbiano individuato più di un’affinità tra Leopardi e il filosofo Arthur Schopenhauer, primo fra tutti Francesco De Sanctis, che ai due grandi personaggi dedica un saggio “Schopenhauer e Leopardi”.
Tuttavia, De Sanctis coglie la superiorità metodologica e sistematica del pensiero del filosofo tedesco:
«Schopenhauer è un ingegno fuori dal comune: lucido, rapido, caldo e spesso acuto […]. Leopardi ragiona col senso comune, dimostra così alla buona come gli viene, non pensa a fare effetto, è troppo modesto, troppo sobrio».
6 Montemurro Michelangelo VD
Ma De Sanctis afferma che mai cambierebbe Leopardi con Schopenhauer.
Nel pessimismo leopardiano, egli scopre ed esalta la radice positiva che lo muove, a differenza di quella che lui chiama «l’assurda negazione del Wille (volontà)» di Schopenhauer:
«Leopardi produce l’effetto contrario di quello che propone. Non crede al progresso, ma te lo fa desiderare; non crede alla libertà, e te la fa amare.
Chiama illusioni l’amore, la gloria, la virtù, e te ne accende in petto un desiderio inesausto».
Questi fermenti del Romanticismo sono destinati a dar vita ad un importante movimento letterario: il Realismo, alla cui testa dell’innovazione letteraria si colloca senza dubbio la Francia con i maggiori esponenti, Stendhal e Balzac.
Quest’ultimo può essere considerato il pioniere del Realismo, per la sua intenzione di ritrarre le differenti classi che compongono la società, in un gigantesco affresco che l’autore stesso chiama “Comédie humaine”. 7 Montemurro Michelangelo VD
Lucio Anneo Seneca
Innanzitutto Seneca, appartenente a una ricca famiglia provinciale, nasce a Cordova tra il 4 e il 2 a.C. – ricevette una formazione retorico-filosofica a Roma, dove successivamente entrò in contatto diretto con gli ultimi tre imperatori della dinastia giulio-claudia.
Malvisto da Caligola, invidioso della sua fama oratoria, poco mancò che lo mandasse a morte e in seguito fu coinvolto in un processo, e fu esiliato in Corsica dall’imperatore stesso.
Sarà Nerone infine a imporgli il suicidio (65 d.C.).
Nel desolato luogo del suo esilio, definita da lui stesso come «un sasso arido e spinoso», avrà modo di meditare su se stesso e di elaborare quella visione della vita che lo accompagnerà per la sua intera esistenza.
Svolta che apre la seconda fase della vita di Seneca è il richiamo a Roma da parte di Agrippina che lo volle tutore del giovane Nerone.
Questa fase della vita pubblica si concluse nell’anno 62, quando, rendendosi conto di perdere influenza sul suo ex discepolo, decise di ritirarsi a vita privata.
Infine, coinvolto nella congiura capeggiata da Pisone, Seneca si tolse la vita nel 64 d.C., per ordine di Nerone.
Racconta Tacito (Annales XV 62, 1):
«Senza scomporsi Seneca chiede le tavole del testamento; di fronte al rifiuto del centurione, rivolto agli amici, dichiara che, poiché gli si impediva di dimostrare a essi la propria gratitudine come meritavano, lasciava loro l’unico bene che possedeva, che era anche il più bello, l’immagine della propria vita, della quale, se avessero conservato ricordo, avrebbero raggiunto la gloria di una condotta onesta e di un’amicizia incontaminata».
Con queste parole, Tacito interpreta in Seneca l’idea della imago vitae, che rappresenta una vera sintesi dell’umanesimo senecano: infatti, lasciando ai posteri un’immagine della sua vita, egli non intendeva elevare un monumento a se stesso, ma indicare dei percorsi possibili da intraprendere, aprendo la via dell’imitazione.
Anche al momento della morte, Seneca seguiva i precetti dello stoicismo, che mediante figure e immagini ricavava spunti di verità.
Il saggio conosce e pratica la virtù, quindi la sua vita è una rappresentazione della virtù, nel senso che egli la “mette in scena”.
Dunque il saggio è una sorta di virtù vivente, resa visibile, e vivendo il saggio immette la virtù nel flusso della storia offrendola agli uomini come esempio per l’imitazione.
Inoltre, in Seneca, si riconosce sempre qualcosa di attuale, infatti, egli esorta l’uomo a un recupero della propria interiorità aggredita dalle violenze esterne.
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La sua produzione può essere suddivisa in tre fasi:
- La giovinezza e i periodi lontani da Roma sono caratterizzati dagli studi della ricerca del perfezionamento individuale;
- L’attività pubblica segna l’inizio del suo interesse alla vita politica;
- Nel ritiro finale, egli sviluppa una più profonda concezione dell’interiorità dell’uomo.
Egli da una ricerca di se stesso e di un’ars vivendi che gli garantisse la felicità, passa a occuparsi dell’intera società, per dedicarsi infine ai posteri.
Nelle opere della prima fase troviamo i Dialogorum libri XII, dodici libri dalla struttura e composizione vivace.
Con il termine dialogus, Seneca traduceva il greco diatribè che significa «conversazione».
Questa prospettiva comunicativa spiega come trovino posto nei Dialoghi anche tre Consolationes: Ad Marciam, la prima, la figlia dello stoico Cremuzio Cordo, che egli cerca di confortare per la morte del figlio; la seconda, Ad Polybium, dove consola un potente liberto per la morte del fratello; e la terza, la più originale, dove
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- Italiano: Giacomo Leopardi;
- Latino: Seneca (De Providentia);
- Filosofia: Arthur Schopenhauer;
- Storia: Prima Guerra Mondiale;
- Geografia Astronomica: i terremoti;
- Storia dell'Arte: Edvard Munch;
- Francese: Charles Baudelaire.