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Giuseppe Picciau

L'apparenza inganna

Liceo scientifico statale Michelangelo

V F

Indice

Filosofia: Schopenhauer – fenomeno e noumeno.

Italiano: Luigi Pirandello – vita e forma.

Storia: L'età dei totalitarismi.

Inglese: Oscar Wilde – The Picture of Dorian Gray.

Storia: L'apparenza inganna, l'Italia fascista.

Storia dell'arte: L'Espressionismo.

Geografia astronomica: Distanza e luminosità delle stelle.

Introduzione

Siamo soliti dire che l'apparenza inganna ritenendo quindi che quello che noi vediamo non corrisponda mai alla realtà effettiva dei fatti.

Siamo circondati infatti da un mondo che si fonda essenzialmente sull'apparenza piuttosto che sulla vera essenza delle cose e delle persone, fenomeno quest'ultimo che si è accentuato sempre più negli ultimi anni con l'avvento dei mass media, la diffusione e lo sviluppo dei principali mezzi di comunicazione e specialmente con l'ampissimo successo dei vari social network.

In ogni caso la consapevolezza di tale realtà non è propria solo della società a noi contemporanea ma era propria anche della società ottocentesca e novecentesca in cui vissero importanti personalità letterarie, artistiche e filosofiche quali:

Luigi Pirandello

  • Egli nel suo romanzo “Uno, nessuno e centomila” affermava che << l'essere agisce necessariamente per forme, che sono le apparenze che esso si crea, e a cui noi diamo valore di realtà >> in quanto l'uomo nella sua vita è portato a recitare continuamente secondo quelle forme che esso stesso si attribuisce e che gli vengono date anche dagli altri uomini e appaiono quindi come reali;

Oscar Wilde

  • Egli nella sua opera “Il ritratto di Dorian Gray” affermava che << Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze >> intendendo dire che le persone superficiali hanno la "capacità" di vedere che non c'è niente di più profondo di ciò che appare in superficie. Non è altro che un modo di vedere le cose non ponendosi il problema reale di come è oggettivamente la cosa, non giudicano e danno per scontato che ciò che vedono sia la realtà che sta loro di fronte;

Arthur Schopenhauer

  • Egli affermava nella sua raccolta “Parerga e Paralipomena” che << Chi si aspetta che nel mondo i diavoli vadano in giro con le corna e i buffoni coi sonagli sarà sempre loro preda e il loro zimbello >>, l'uomo che considera che tutto quello che appare è reale diviene appunto uno zimbello della realtà stessa che non è altro che parvenza, sogno, illusione.

Italiano

Luigi Pirandello

Luigi Pirandello nacque ad Agrigento il 28 giugno 1867. Studia a Palermo, a Roma e infine a Bonn dove consegue la laurea nel 1891. Tornato a Roma frequenta gli ambienti letterari e giornalistici della capitale dove si stabilisce definitivamente con la moglie Antonietta.

Quest'ultima soffriva di disturbi mentali accentuati dalla convinzione che il marito la tradisce e dalla morte del figlio Stefano. Nel 1926 fondò una propria compagnia teatrale mentre nel 1929 entrò a far parte dell'Accademia d'Italia di stampo fascista. Nel 1934 riceve il premio Nobel e morì due anni dopo il 10 dicembre 1936 durante le riprese di un film ispirato al suo romanzo “Il fu Mattia Pascal” a Cinecittà.

Alla base della visione del mondo e della poetica di Luigi Pirandello vi sono le concezioni di vitalismo e relativismo.

Per quanto riguarda il vitalismo l'autore intendeva sostanzialmente affermare che “la realtà tutta è vita, perpetuo movimento vitale”, quindi un eterno divenire, “un flusso continuo incandescente, indistinto”.

In tale flusso vitale è immerso anche l'uomo stesso il quale però è solito cristallizzarsi e irrigidirsi cominciando quindi a morire, passando dalla vita alla forma, distinta e individuale.

Tutto questo avviene poiché la mente umana desidera fissarsi in una personalità che essa stessa si dà nell'illusione che possa apparire, a se stessa e agli altri uomini, uniforme e coerente alla sua volontà; mentre in verità tale personalità non è altro che un'illusione e scaturisce unicamente dal sentimento soggettivo che noi abbiamo del mondo e tende quindi a separarci da esso e dalla vita.

Si viene così a creare un contrasto tra ciò che appare (la forma) e la realtà (la vita) e Pirandello sostiene che tale contrasto non esiste solo fuori di noi, ma anche e soprattutto nell'intimo della coscienza: tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, tra ciò che siamo e ciò che risultiamo agli occhi degli altri.

Non siamo infatti solo noi stessi a fissarci in una forma ma anche tutti gli altri individui che ci circondano e con cui viviamo in società che sono soliti, infatti, attribuirci determinate forme secondo la propria visione soggettiva.

Di conseguenza noi ci illudiamo di apparire a noi stessi e agli altri come uno ma in realtà siamo tanti individui diversi a seconda della prospettiva di chi ci guarda.

L'uomo si accorge così dell'ambiguità della propria identità. A seconda del punto di vista gli viene attribuita una forma e si ritrova imprigionato sotto una maschera, costretto a recitare di continuo.

La nostra realtà non è altro che una sovrapposizione di maschere che soffocano in noi la vita e che non permettono la realizzazione al di fuori di esse poiché al di fuori della maschera l'uomo non si conosce e trova solo il nulla.

Nello stesso tempo quindi l'uomo risulta essere:

  • Uno quando viene messa in evidenza la forma che lui si dà;
  • Centomila quando viene messa in evidenza la forma che gli altri gli danno;
  • Nessuno quando si accorge che ciò che lui pensa e ciò che gli altri pensano non sono la stessa cosa, quando la propria forma non è universale, ma assume una dimensione individuale e soggettiva.

Pirandello quindi divenne uno dei più importanti interpreti di quella consapevolezza della frantumazione dell'io tipica della società in cui visse nella quale entrò in crisi l'idea di una realtà oggettiva valida per tutti allo stesso modo e interpretabile con degli schemi comuni e univoci.

Pirandello mette capo quindi alla teoria del relativismo conoscitivo. Ognuno ha una sua propria verità a seconda del suo modo soggettivo di vedere le cose.

Gli uomini quindi non possono comunicare fra di loro perché ciascun uomo vede la realtà così come appare ai suoi occhi e non sa e né può sapere come appare agli altri individui.

Tutta questa teorizzazione porta alla disgregazione dell'io che si smarrisce, si perde e si indebolisce; non si ha più quella concezione dell'individuo potente e creatore del proprio destino e del proprio mondo; l'individuo, l'io, diviene nessuno e questo provoca smarrimento e dolore caratteristiche comuni infatti ai personaggi delle opere pirandelliane.

Tale avvertimento dell'essere nessuno comporta la consapevolezza dell'impossibilità di poter coincidere con un'identità unica per tutti poiché l'uomo tende a darsi una forma ma gli vengono attribuite delle forme anche da tutti gli altri uomini e per questo tali forme vengono quindi considerate come delle trappole o carceri dalle quali l'uomo tenta inutilmente di evadere.

L'unica via di salvezza da tali trappole è la fuga nell'irrazionale, nella follia, nell'immaginazione che permettono quindi di sopportare l'oppressione del lavoro o della famiglia secondo la figura del “forestiere della vita” il quale avendo capito il “giuoco” del carattere fittizio e illusorio della realtà si esclude e si isola da essa osservando gli altri vivere nella prigionia della trappola con un atteggiamento umoristico, di irrisione ma allo stesso tempo di pietà.

È l'apparenza quindi a guidare la realtà e il contrasto che si viene a delineare tra apparenza e realtà costituisce, per esempio, la tematica centrale di “Così è (se vi pare)”, un'opera teatrale di Luigi Pirandello, tratta dalla novella “La signora Frola e il signor Ponza, suo genero” e rappresentata per la prima volta il 18 giugno 1917.

Il signor Ponza, sua moglie e la suocera, la Signora Frola, si trasferiscono in un paesino del Sud. Il comportamento dei tre nuovi arrivati è, a dir poco, strano: il Signor Ponza, infatti, ha affittato un appartamentino all'ultimo piano di un caseggiato popolare in cui tiene chiusa a chiave la sua seconda moglie Giulia.

Il Signor Ponza allo stesso tempo ha anche affittato un appartamento elegante per la suocera la quale è convinta che la donna con cui vive il genero sia ancora sua figlia, la sua prima moglie Lina, mentre l'uomo afferma che si tratti invece della seconda moglie Giulia poiché Lina era morta in un terremoto della Marsica realmente avvenuto nel 1915.

La gente del paesino inizia a insospettirsi e a chiedersi perché la figlia di questa donna non esca mai di casa e chi abbia effettivamente ragione fra la Signora Frola e il Signor Ponza.

Dai vari dialoghi tra i curiosi del paese si delineano due possibilità: o lui è malato di mente, ossessionato dalla gelosia per la moglie, o la suocera è pazza e crede sua figlia la moglie del genero mentre invece questa è solo la seconda moglie, essendo la prima morta.

Ma alla fine la curiosità generale rimarrà insoddisfatta. La Signora Ponza un giorno uscì dalla sua casa e sembrava sul punto di svelare la verità ma invece disse: “Io sono colei che mi si crede e per me nessuna! Nessuna!”.

Luigi Pirandello ha sapientemente e giocosamente sviluppato la sua tesi che la verità resta per l'uomo inconoscibile, inafferrabile e che ci si deve accontentare di verità soggettive che mutano al mutare del punto di vista.

Filosofia

Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer nacque a Danzica il 22 febbraio del 1788. Viaggiò nella sua giovinezza in Francia ed in Inghilterra e dopo la morte del padre, che voleva destinarlo all'attività del commercio, frequentò l'università di Gottinga.

Nel 1813 si laureò a Jena con una tesi “Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente”.

Successivamente si trasferì a Dresda dove realizzò la sua opera principale “Il mondo come volontà e rappresentazione”, pubblicata nel 1818.

La sua opera però non raggiunse subito il successo tanto che dovette aspettare più di venti anni per pubblicare la seconda edizione di essa.

Infatti l'indirizzo pessimistico ed apertamente anti-idealistico del suo pensiero lo rendeva ostile ai contemporanei.

Dopo un viaggio in Italia (a Roma e a Napoli) si abilitò nel 1820 alla libera docenza presso l'Università di Berlino.

L'epidemia di colera del 1831 lo portò però a fuggire da Berlino, infatti si stabilì a Francoforte sul Meno dove rimase fino alla morte avvenuta il 21 settembre 1861.

La tematica del contrasto fra apparenza e realtà è centrale anche nel pensiero

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Sintesi

Introduzione tesina sull'apparenza

La mia tesina di maturità affronta il tema dell'apparenza. Siamo soliti dire che l'apparenza inganna ritenendo quindi che quello che noi vediamo non corrisponda mai alla realtà effettiva dei fatti. Siamo circondati infatti da un mondo che si fonda essenzialmente sull'apparenza piuttosto che sulla vera essenza delle cose e delle persone, fenomeno quest'ultimo che si è accentuato sempre più negli ultimi anni con l'avvento dei mass media, la diffusione e lo sviluppo dei principali mezzi di comunicazione e specialmente con l'ampissimo successo dei vari social network. In ogni caso la consapevolezza di tale realtà non è propria solo della società a noi contemporanea ma era propria anche della società ottocentesca e novecentesca in cui vissero importanti personalità letterarie, artistiche e filosofiche quali quelle che ho voluto descrivere nella tesina:

  • Luigi Pirandello

Egli nel suo romanzo “Uno, nessuno e centomila” affermava che "l'essere agisce necessariamente per forme, che sono le apparenze che esso si crea, e a cui noi diamo valore di realtà", in quanto l'uomo nella sua vita è portato a recitare continuamente secondo quelle forme che esso stesso si attribuisce e che gli vengono date anche dagli altri uomini e appaiono quindi come reali;

  • Oscar Wilde

Egli nella sua opera “Il ritratto di Dorian Gray” affermava che "Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze", intendendo dire che le persone superficiali hanno la "capacità" di vedere che non c'è niente di più profondo di ciò che appare in superficie. Non è altro che un modo di vedere le cose non ponendosi il problema reale di come è oggettivamente la cosa, non giudicano e danno per scontato che ciò che vedono sia la realtà che sta loro di fronte;

  • Arthur Schopenhauer

Egli affermava nella sua raccolta “Parerga e Paralipomena” che "Chi si aspetta che nel mondo i diavoli vadano in giro con le corna e i buffoni coi sonagli sarà sempre loro preda e il loro zimbello", l'uomo che considera che tutto quello che appare è reale diviene appunto uno zimbello della realtà stessa che non è altro che parvenza, sogno.

Collegamenti

Tesina sull'apparenza

Italiano: Il vitalismo e il relativismo, Pirandello.

Filosofia: Fenomeno e noumeno, Schopenhauer.

Inglese: The picture of Dorian Gray- Wilde.

Storia: L'età dei totalitarismi e la propaganda.

Geografia: La volta celeste, la distanza e la luminosità delle stelle.

Storia dell'arte: L'espressionismo e Munch.

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