Estratto del documento

Esame di Stato

Istituto Piamarta

A.s. 2013-2014

Dittature comuniste e la manipolazione delle masse

Candidato: Caminati Elisabetta Emilia

5 L.E.L.M.

Caminati Elisabetta Emilia – classe 5° L.E.L.M. – Esame di Stato a.s. 2013-2014

Manipolazione delle masse

Confronto fra due dittature totalitarie:

Stalinismo e dittatura nordcoreana.

George Orwell – 1984; Ionesco – Rhinocéros; storia dell’arte; franchismo.

Confronto dei metodi di manipolazione, aspetti ed effetti della massificazione, arte e propaganda nelle due dittature.

La propaganda durante il franchismo: radio e giornali.

Descritti nel libro e quelli reali delle due dittature. Descritti nel libro.

Caminati Elisabetta Emilia – classe 5° L.E.L.M. – Esame di Stato a.s. 2013-2014

Sommario

Premessa 4

Russia staliniana e Repubblica Popolare Democratica di Corea: nascita delle due dittature 5

Due dittature, in apparenza, molto lontane 8

Processi fasulli, falsificazione della storia ed elezioni a candidato unico. La vera faccia dell’URSS e della Corea del Nord 13

1984 di George Orwell: una visione del futuro tutt’altro che utopica 15

Tecniche di manipolazione dal barbiere: le stravaganze di Kim Jong-Un 17

Rhinocéros di Eugène Ionesco. «Il mio dovere è quello di seguire il mio leader e i miei compagni» 19 4

Arte e propaganda: tecniche di persuasione e il mito del leader 21

Propaganda nella Spagna franchista 25

Bibliografia 30

Caminati Elisabetta Emilia – classe 5° L.E.L.M. – Esame di Stato a.s. 2013-2014

Premessa

La scelta che mi ha portato a presentare questo argomento deriva dalla crescente curiosità verso le tecniche di manipolazione delle masse attuate dai regimi totalitari, in special modo quelli comunisti dell’URSS e della Corea del Nord. Tutto è iniziato grazie ad un libro che viene considerato l’incrocio fra Il signore delle mosche di William Golding e 1984 di George Orwell.

Il libro in questione è Battle Royale di Koushun Takami, il quale narra la storia di una classe di terza media costretta ad uccidersi a vicenda. Questo metodo era utilizzato dalla “Repubblica della Grande Asia”, uno Stato totalitario geograficamente localizzato nel Giappone. In esso stava crescendo la preoccupazione riguardo l’aumento della criminalità giovanile. Di conseguenza, per porvi un rimedio, fu varata una legge, la BR act, e ogni anno veniva sorteggiata una classe. In tutta segretezza i ragazzi venivano portati in un posto segreto e poi narcotizzati.

Questo libro ha fatto crescere in me molta curiosità verso l’argomento dei regimi totalitari e le tecniche di manipolazione delle masse. Dopo essere venuta a conoscenza che l’autore si ispirò a 1984 di Orwell, decisi di leggerlo e da lì è nata una piccola passione per queste tematiche.

Tuttavia ho deciso di non soffermarmi in generale sull’argomento, ma trovare qualcosa di più accattivante e specifico. Un pomeriggio trovai un articolo con vari fatti riguardanti la Corea del Nord; uno in particolare catturò la mia attenzione perché mi ricordò 1984. Quando lessi che nelle case dei nordcoreani erano presenti delle radio fornite dallo Stato, le quali non potevano mai essere spente, questo fatto mi ricordò i teleschermi presenti nel romanzo di Orwell.

In seguito a varie ricerche, decisi di confrontare queste due dittature: il regime stalinista e il regime nordcoreano. I crimini commessi dal regime stalinista sono stati per molti anni offuscati dalle atrocità causate dal nazismo; eppure anch’esso ha una grande importanza per ricostruire la mappa del terrore politico attuato nel Novecento. Invece il regime nordcoreano, tuttora esistente, è poco conosciuto, è una realtà oscura e nascosta e non lascia trapelare nessuna informazione all’opinione pubblica occidentale.

Per questi motivi ho trovato tali argomenti interessanti e inconsueti e, soprattutto, molto attuali.

Caminati Elisabetta Emilia – classe 5° L.E.L.M. – Esame di Stato a.s. 2013-2014

Russia staliniana e Repubblica Popolare Democratica di Corea: nascita delle due dittature

La Russia di Stalin nacque negli anni dopo la morte di Lenin (1924), quando il dittatore georgiano assunse e consolidò il potere grazie alla sua abilità organizzativa e politica e al ruolo di segretario generale del partito.

Solo quando riuscì a sconfiggere prima la sinistra di Trockji e poi la destra di Zinovev, Kamenev e Bucharin, Stalin adottò una politica di costruzione del «socialismo in un solo paese», mentre nel campo economico interruppe la Nuova Politica Economica varata da Lenin, operando invece una collettivizzazione forzata delle campagne; inoltre, per quanto riguarda l’industria attuò dei Piani quinquennali per dotare il Paese di un’industria pesante, al pari delle grandi potenze mondiali.

A metà degli anni Trenta, iniziò il tragico periodo delle purghe e del Grande Terrore in cui Stalin eliminò tutti i suoi reali e presunti avversari. Per rafforzare il suo potere, organizzò un vasto sistema di campi di detenzione e lavoro, i cosiddetti gulag, in cui furono imprigionati in condizioni miserevoli milioni di persone.

Inoltre, sempre negli anni Trenta e Quaranta, il regime staliniano mise in atto meccanismi di repressione e di persecuzione politica. Questa politica venne soprannominata «Terrore», a causa della gigantesca portata delle violenze e dei crimini perseguiti dallo Stato verso il Popolo (ricollegandosi così alla tradizione giacobina della rivoluzione francese).

In questo clima si era creato un contrasto tra due «Unioni Sovietiche»: quella reale e quella ideale che il Partito comunista si impegnava a realizzare. Il Terrore era inteso ad annientare ogni possibile resistenza, mirava a imporre le fantasticherie di regime, le quali presentavano un paese florido e felice. Cercavano di occultare quanto più possibile la verità ed estirpare o scoraggiare il libero pensiero. A partire dal 1929, il terrore operò a tutto campo: prima ai danni dei contadini, poi ai danni del partito, dei militari e di tutta la popolazione. Stalin utilizzava metodi come il pestaggio e le torture per estorcere confessioni, il più delle volte fasulle. Inoltre gli arresti e le sparizioni di massa avevano un profondo impatto psicologico su tutta la popolazione minacciata. Il regime poteva imporre le sue linee politiche solo ricorrendo a metodi del genere. Questo perché aveva bisogno di una trasformazione rapida e massiccia della società per il consolidamento – tramite la forza coercitiva – del comunismo. L’URSS stalinista era una società completamente assoggettata al suo leader. Era uno Stato prigioniero di una politica che mirava all’unanimità e che, per raggiungere l’obiettivo, non si sarebbe fermata di fronte a nessuno. Basti ricordare la «Grande Purga», processo che portò all’eliminazione fisica dei vecchi rivoluzionari dal partito e dall’esercito. Oppure le epurazioni, la prima delle quali fu perpetrata a danno degli iscritti del partito. Tra il 1936 e 1938 furono eliminati 30.000 funzionari su 178.000; nell’Armata rossa in due anni furono giustiziati 271 tra generali, alti ufficiali e commissari dell’esercito.

È per questo motivo che i gulag assunsero un peso fondamentale nel programma di repressione del dissenso e di espansione del terrore voluto dal dittatore sovietico. In essi intere famiglie venivano lasciate morire di fame, oppure se riuscivano a sopravvivere, i poveri reclusi non ottenevano la libertà. Venivano posti sotto il controllo del Commissariato (poi Ministero degli Affari Interni); veniva rilasciata una lista di città dove non potevano stabilirsi, costringendoli a vivere in aree che erano «zona di insediamento del gulag». Ancora peggio: poteva essere loro imposto di continuare a vivere come coloni nelle vicinanze del campo dove erano stati rinchiusi e continuare a esercitare le attività previste dai piani. Questa era solo una minima parte del Terrore staliniano.

Senza contare gli assassini segreti, come successe nel 1940 alla moglie del Maresciallo Kulik, vecchio compagno di Stalin. Venne arrestata in segreto, all’insaputa del marito, interrogata e fucilata. Si disse che era sparita in circostanze sconosciute.

Ci sono altre storie simili a questa durante tutto il regime di Stalin. Era uno Stato prostrato ai suoi piedi con un parlamento nel quale nessuno alzava mai la mano per esprimere il proprio dissenso o la propria astensione.

La Repubblica Popolare Democratica di Corea, più comunemente chiamata Corea del Nord, è uno Stato socialista con un sistema economico pianificato.

Le condizioni di vita della Corea Popolare sono segnate da sanzioni imposte dai Paesi occidentali, dalla fortissima corruzione della classe dirigente e dall’isolamento politico ed economico.

Il Paese è retto da una dittatura totalitaria di stampo stalinista.

È uno Stato fortemente militarizzato e la più alta carica amministrativa è quella di Ministro della Difesa. Il servizio militare è considerato permanente in base al principio della Nazione Armata.

Ogni cittadino adulto è tenuto a dedicare parte del proprio tempo all’esercito, attraverso la partecipazione frequente a corsi di specializzazione e formazione, parate, attività militari.

Lo Stato nordcoreano, sotto molti aspetti, ricorda il regime staliniano per i metodi utilizzati nel controllo della popolazione. Basti pensare ai gulag nordcoreani, dove sono recluse intere famiglie per generazioni. Altro punto in comune sono i processi fasulli, le epurazioni, gli assassini di familiari vicini al leader per il solo scopo di rafforzare il regime. È una società simile a quella dell’URSS di Stalin perché è assoggettata allo stesso modo. Anche il regime della Corea del Nord mira all’unanimità, basti pensare alle elezioni che, quasi tutte le volte, hanno un’affluenza del 99,8%. Ma il motivo è molto semplice: non presentarsi al seggio è considerato atto di tradimento. E si viene puniti severamente.

Come detto precedentemente, il regime di Kim Jong-Un è a stampo staliniano. Kim Jong-Un, come Stalin, non si ferma davanti a nulla e arriva ad assassinare lo zio mentore, in base ad accuse che potrebbero anche risultare false. Per molti, questo assassinio è il risultato della volontà di rafforzare la dinastia al potere. In seguito a tutto questo, possiamo davvero considerare la Corea del Nord, il «Regno Eremita», come l’ultimo regime staliniano.

Caminati Elisabetta Emilia – classe 5° L.E.L.M. – Esame di Stato a.s. 2013-2014

Due dittature, in apparenza, molto lontane

Questi due regimi totalitari, in apparenza così diversi, hanno in comune molte caratteristiche.

Entrambe le dittature prese in esame sono famose per tecniche molto particolari, utilizzate per controllare la popolazione. In URSS si arrivò a coniare il termine «terrore staliniano» per indicare quel periodo dove si riuscì ad annientare ogni possibile resistenza, imprigionando o eliminando milioni di persone e sottomettendo il resto della popolazione.

Non è diversa la sorte del popolo nordcoreano, sottomesso al leader Kim Jong-Un e al culto della sua personalità.

Uno degli aspetti che accomuna i due regimi totalitari è l’utilizzo delle purghe e dei gulag per eliminare coloro che si ribellavano allo Stato.

1

Il GULAG è un campo di lavoro forzato, nato durante gli anni dello zarismo e fondato da Pietro il Grande (1672-1725). Dopo la conquista del potere da parte dei bolscevichi (1917) venne utilizzato come mezzo di repressione degli oppositori politici dell’Unione Sovietica.

9

Dalla fine degli anni Venti all’inizio degli anni Cinquanta, un uomo adulto su cinque passò per i campi dei gulag russi. Ai circa 15 milioni di sovietici condannati ai lavori forzati, si devono aggiungere oltre 6 milioni di persone deportate collettivamente (gruppi familiari, persino intere etnie) verso le regioni più inospitali del paese.

Ad esempio, in Siberia nordorientale e nelle zone sudorientali dell’URSS, principalmente nelle steppe del Kazakhstan. Inoltre, si potevano trovare campi in tutta l’Unione Sovietica, compresa la parte europea della Russia, la Bielorussia, l’Ucraina. Esistevano anche numerosi campi situati all’esterno.

1 Acronimo di Direzione “principale dei campi di lavoro correttivi”.

Caminati Elisabetta Emilia – classe 5° L.E.L.M. – Esame di Stato a.s. 2013-2014

Dell’URSS, in Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Mongolia, ma pur sempre sotto il controllo diretto dell’Amministrazione centrale gulag.

Ai deportati furono imposte residenza e condizioni di lavoro e di vita tali da causare un forte aumento della mortalità. I flussi di entrata e di uscita dai campi erano molto consistenti; il numero complessivo di detenuti fra il 1929 e il 1953 fu di circa 18 milioni.

La situazione è analoga in Corea del Nord. «Le stime più recenti parlano di oltre 200 mila internati», afferma Andrei Lankov, storico russo ed esperto di Asia, «Se li mettiamo in rapporto alla popolazione totale della Corea del Nord, viene la stessa percentuale dell’Unione Sovietica negli ultimi anni di dittatura di Stalin.»

2

La storia del passato si ripete nel presente.

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Sintesi
  • Storia - Tecniche di manipolazione usate nei due regimi: gulag, epurazioni, processi fasulli, falsificazione della storia, ecc.
  • Inglese - 1984 di Orwell
  • Francese - Rhinocéros di Ionesco
  • Spagnolo - Franchismo e propaganda
  • Arte - Propaganda e arte nelle due dittature
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