Estratto del documento

Tesina di

Natalizio Antonio V Cm

2008/2009

Istituto Tecnico Commerciale

“V. Giordano”

I Totalitarismi e il 1948

Il sistema creditizio e bancario

Realizzata su:

http://lnx.scuolainrete.com/j3

Con l’uso del CMS Joomla

Joomla è un sistema di gestione dei contenuti (CMS) per siti internet facile da usare e gratuito (open source) che consente di costruire, aggiornare e modificare autonomamente un sito web dinamico senza conoscere alcun aspetto tecnico e con la massima semplicità di utilizzo. 2

Il CMS Joomla

Joomla è un sistema di gestione dei contenuti (CMS) per siti internet facile da usare e gratuito (open source) che consente di costruire, aggiornare e modificare autonomamente un sito web dinamico senza conoscere alcun aspetto tecnico e con la massima semplicità di utilizzo.

Cos’è un CMS?

Un content management system (spesso abbreviato in CMS), letteralmente sistema di gestione dei contenuti, è uno strumento software installato su un server web studiato per facilitare la gestione dei contenuti di siti web, svincolando l’amministratore da conoscenze tecniche di programmazione.

Esistono CMS specializzati, cioè appositamente progettati per un tipo preciso di contenuti (un’enciclopedia on-line, un blog, un forum, ecc.) e CMS generici, che tendono ad essere più flessibili per consentire la pubblicazione di diversi tipi di contenuti.

Tecnicamente un CMS è un’applicazione lato server, divisa in due parti: la sezione di amministrazione (back end), che serve ad organizzare e supervisionare la produzione dei contenuti, e la sezione applicativa (front end), che l’utente web usa per fruire dei contenuti e delle applicazioni del sito.

I CMS possono essere programmati in vari linguaggi tra cui più comunemente in ASP, PHP, NET; il tipo di linguaggio adoperato è indifferente a livello di funzionalità. Alcuni linguaggi rendono il CMS multipiattaforma, mentre altri lo rendono usufruibile solo su piattaforme proprietarie. 3

Cenni storici sui CMS

I content management system sono nati negli Stati Uniti e sono stati inizialmente sviluppati da alcune organizzazioni che producevano notevoli quantità di pubblicazioni, per il loro uso interno. Nel 1995 la CNET rese pubblici gli studi e i prodotti sviluppati internamente, distribuendoli con l’etichetta Vignette. La compagnia cominciò a mettere a disposizione il proprio software come sistema di gestione dei contenuti via web. Per la prima volta un utente poteva creare il proprio sito direttamente dal web, usando l’interfaccia CNET.

Nel 1998, la Pencom Web Works, una compagnia di consulenza aziendale, introdusse il server di trasformazione dati (DTS) Metaphoria, che permetteva agli sviluppatori Java di scrivere applicazioni che si potevano collegare ai contenuti e permettevano di distribuire tali contenuti su canali diversi. Il prodotto non ebbe successo, ma il concetto che era stato introdotto costituì le basi di ciò che è diventato il CMS odierno.

Joomla invece è un progetto giovane, nato nel 2005 e come tale attento agli ultimi sviluppi del web, ma Joomla nasce come evoluzione di un precedente progetto (Mambo) e, grazie a ciò, nasce già robusto e collaudato e, soprattutto, con una nutrita comunità di sviluppatori.

I principali vantaggi di questo strumento

  • Joomla è open-source, questo significa che, nella configurazione standard, è disponibile a costo zero. Gli unici costi da sostenere sono relativi all’installazione, alla personalizzazione ed eventualmente alla formazione per il suo utilizzo.
  • Joomla è estremamente flessibile, può essere utilizzato indifferentemente per la creazione di un sito di poche pagine come di un grande portale.
  • Joomla è modulare: è possibile partire con delle semplici pagine descrittive dell’Azienda, e in seguito sarà sempre possibile inserire nuove sezioni, nuove pagine, nuovi pulsanti, nuovi contenuti, sempre in maniera estremamente semplice e veloce; esistono inoltre una serie di moduli aggiuntivi che consentono di aggiungere intere sezioni con funzioni particolari, ad esempio è possibile creare un’area riservata per gli utenti del sito.

www.joomla.it 5

I totalitarismi e il 1948

  • Inglese
  • George Orwell - 1984
  • Storia
  • Lo Stalinismo
  • Diritto
  • La Libertà di Manifestazione del Pensiero
  • La Costituzione Italiana
  • La Dichiarazione dei Diritti Umani
  • Italiano
  • Salvatore Quasimodo e la sua lirica “Uomo del Mio Tempo” 6

George Orwell: 1984

George Orwell written in 1948

“1984” is the last novel by and published in 1949. This book wants to warn against power abuses, in the years of the 2nd World War, and against a squareness of consciousness and feelings.

The original title of the novel was “The last man in Europe” referring to Churchill who was considered the last defender of Europe during the war before the intervention of the USA.

Then Orwell changed his mind and he decided to invert the last two numbers of 1948 in order to give the readers an idea of future, where the man is a victim of political oppression.

This is a classic dystopian novel because Orwell doesn’t believe in an ideal world where people can find justice, freedom and equality but he conveys a negative vision of a squalid, diffident and submitted society.

He derives the atmosphere of the story from his personal experience in the Spanish civil war where he suffered as a victim of Stalinist persecutions and he started fighting Stalinism and any form of Totalitarism.

The author images a world divided in three superstates one against the other: Oceania, Eurasia, Estasia. The story set in London, belonging to Oceania, where there are three classes: the Inner Party, the Outer Party and the Proles.

The society is administered by the ideals of SOCING (English Socialism) which is an evolution of Stalinism, controlled by an only Party. The Party’s slogan is “War is Peace, Freedom is Slavery, Ignorance is Strength”. The purpose of this Party is to keep the power and make the society grow without art, literature or science, so that there are no distraction and the people can be completely devote to the Party.

In order to guarantee a whole supremacy, the best party’s weapon is the “Newspeak” which consists in getting rid of words like “justice”, “science” and “freedom”. The Party also uses the telescreens that dominates the “private” and public spaces to control the populace.

At the top of society there’s the leader called Big Brother. No one has ever seen him but his face is on posters in the city with the caption “Big Brother is watching you” and his physical description reminds Josif Stalin.

Winston Smith

The novel’s main character is a member of the Outer Party.

He can’t bear the Party’s ideals but he accepts his life as it is and he finds in work his only pleasure. Smith works in the Ministry of Truth one of the four Oceania’s Ministries: Ministry of Peace, Ministry of Plenty, and Ministry of Love. The ministries’ names are ironic antonyms of true nature of their actions and examples of doublethink. The Ministry of Peace concerns itself with war, the Ministry of Love with torture, the Ministry of Plenty with scarcities, and the Ministry of Truth with lies.

Winston’s task is to alter the documents of the past to fit current Party policy.

La struttura della storia

The Story is divided into three parts:

  • The first one is about Winston’s life, his vision of an oppressive world, and his attempt at writing a diary to maintain his intellectual integrity.
  • The second part describes his love for Julia and the temporary happiness their relationship brings to both. They met at work and fell in love in spite of party’s prohibitions. Since they both were against the Party, the lovers decided to collaborate with a secret organization whose leader is Emmanuel Goldstein who should be Trotskij (the major enemy of Stalinism).

In the first two parts of novel Winston and the narrator are one and that expresses Orwell’s views.

  • Part three deals with Winston’s imprisonment in Ministry of Love by the Thought Police. In the firsts days of torture, after several electroshocks he feels really bad but he is happy as long as he doesn’t betray Julia.

The worst part of torture is in the room 101 where Winston in front of mice, who are his nightmare, betrays Julia.

In this way Winston loses his last human feeling, so that Party achieves its aim. It’s not enough to obey rules because the Big Brother wants to own people’s mind.

The novel ends with a doubt: whether Winston is ever actually executed, or whether his mental capitulation is considered enough.

Orwell doesn’t offer consolation but reveals his acute sense of history and sympathy with the millions of people persecuted and murdered during totalitarian ideologies of the 20th century. 8

Il presente romanzo è, in effetti, un terribile ed efficace atto d’accusa da parte di Orwell nei confronti della pretesa staliniana di voler piegare la realtà e le persone ad un fine superiore, che formalmente coincideva con la felicità del proletariato, ma alla fin fine si identificava nell’ubbidienza cieca al partito comunista stesso, ed a Stalin. 9

Lo Stalinismo

Stalinismo

Il termine indica la politica di Stalin nel periodo in cui fu a capo dell’URSS, dal 1924 al 1953. In parte questo termine può essere usato come sinonimo di comunismo ma di fatto ebbe alcune peculiarità che lo distinguono dalla linea di governo di altri dittatori comunisti, come ad esempio il suo predecessore Lenin.

La Russia del 1917 era un paese prevalentemente agricolo, semifeudale, con un’offerta di manodopera rurale di gran lunga superiore alla disponibilità di lavoro. Il limitato comparto industriale capitalistico era dunque incapace di assorbire la disoccupazione. La rivoluzione scardinò questo equilibrio e liberò il mondo contadino.

Questa situazione sociale lasciava un vasto campo d’azione alla struttura statale e all’apparato di partito, che agirono massicciamente e autoritariamente per modernizzare la società rimasta ancora arretrata rispetto ai paesi capitalisti. Contro la prospettiva leninista, che auspicava l’estinzione dello stato, il gruppo dirigente guidato da Stalin attribuì allo stato tale funzione modernizzatrice, al fine di trasformare in profondità una società povera e analfabeta.

Alla scomparsa di Lenin (1924) si scatenò nel gruppo dirigente sovietico un’aspra lotta per la successione, conclusasi con l’affermazione di Stalin (in russo “uomo d’acciaio” era il nome di battaglia di Josif Vissarionovic).

Egli avrebbe instaurato un sistema politico autoritario fondato sul ruolo centrale del partito, e sulla costruzione del mito della sua figura di dirigente rivoluzionario, il cosiddetto “culto della personalità”.

Da quel momento, Stalin si trovò a gestire un potere crescente: nominava o rimuoveva uomini da posti di responsabilità, legando a sé importanti settori del partito e dello stato, come accadde con la potentissima polizia politica (Ceka).

Lenin, alla sua morte, lasciò un testamento politico, nel quale espresse le proprie perplessità sulla persona di Stalin, sull’uso arbitrario che questi faceva del potere e sulle sue ambizioni personali che rischiavano di scavalcare gli interessi generali del partito; e ne chiese l’estromissione. Con abili manovre, Stalin riuscì però a occultare il testamento.

Trockij, membro della sinistra bolscevica, indirizzò una lettera al comitato centrale, denunciando a sua volta la degenerazione burocratica del partito. Da questo momento la lotta tra Stalin e Trockij si sarebbe fatta sempre più aspra.

Il potente segretario del partito scatenò una vera e propria campagna politica contro il “trockijsmo”, incentrata in un primo tempo su divergenze di politica estera. Trockij e la sinistra del partito sostenevano la necessità di estendere ad altri paesi la rivoluzione, per spezzare l’isolamento sovietico (teoria della “rivoluzione permanente”). 10

La maggioranza del partito, guidata da Stalin, riteneva invece che fosse necessario concentrare gli sforzi nella ricostruzione e nella modernizzazione del socialismo in un solo paese dell’Urss (“costruzione del socialismo in un solo paese”). Nel 1925 Trockij venne di fatto escluso dal potere e Stalin vinse la sua battaglia.

Alla fine degli anni Venti Stalin era quindi l’indiscusso uomo-guida di un apparato di partito i cui funzionari applicavano fedelmente le direttive, selezionando e indottrinando i militanti, amplificando e divulgando passivamente le parole d’ordine del vertice.

Questo apparato era ormai fuso con gli organismi statali, dando vita a una enorme macchina amministrativa, incline al sempre più frequente ricorso a metodi coercitivi.

Tra gli anni Venti e Trenta, l’accelerazione imposta alla crescita economica e alla trasformazione della società da questo sistema di potere finì con il provocare un’evoluzione in senso autoritario dello stato e una “statalizzazione” della società, che furono all’origine del fenomeno chiamato “stalinismo”.

La collettivizzazione agraria e l’eliminazione dei kulaki

Organizzazione agraria dallo zar alla NEP: prima della rivoluzione d’ottobre le terre erano possedute dai contadini individualmente o collettivamente, con la rivoluzione i latifondi passarono allo Stato e con la guerra civile tutto il potere fu concentrato nelle mani dei bolscevichi e dell’Armata Rossa che fecero continue requisizioni agricole. La fine del conflitto e la NEP posero fine alle requisizioni e i contadini poterono vendere i loro prodotti e formare delle aziende agricole medie e piccole: ciò portò alla crescita della produzione, alla formazione di un vasto ceto di proprietà e di kulaki.

Mentre l’agricoltura stava crescendo, l’industria diminuiva. I prodotti agricoli che erano abbondanti costavano poco e quelli industriali che erano scarsi costavano molto.

Così i contadini cominciarono a limitare le vendite dei prodotti per alzare il prezzo e nel 1927 anche le condizioni climatiche resero il raccolto più scarso.

Per questi motivi, nel 1928, Stalin ordinò la requisizione di gran parte dei prodotti agricoli, anche con la forza. Ma la situazione non migliorò sia perché i contadini nascondevano il raccolto sia perché i bolscevichi, quando li scoprivano, requisivano anche le scorte per la semina successiva. Insomma la NEP non era adeguata a industrializzare un paese economicamente arretrato e aveva favorito la formazione dei kulaki che secondo i bolscevichi contrastavano i principi del socialismo ed erano visti come degli accaparratori che nascondendo beni di prima necessità affamavano la città.

Collettivizzazione forzata: Nel 1929, Stalin, formò il programma di collettivizzazione agraria… forzata nelle forme previste dalla Sinistra, anche se ne aveva ormai emarginato le cariche politiche e stava portando a termine un’analoga operazione contro la Destra. 11

Volendo procedere con rapidità Stalin fece ricorso alla costrizione: i contadini furono obbligati a entrare nei kolchoz o sovkoz dove la produzione era rigidamente pianificata cioè veniva deciso che cosa e quanto ogni organizzazione doveva produrre, la quantità da destinare allo stato e ai coltivatori.

Sterminio dei kulaki e il Gulag: I contadini cercarono di resistere con ogni mezzo alla collettivizzazione, soprattutto i kulaki contro i quali furono adottate misure di sterminio: arresti, fucilazioni in massa e principalmente deportazioni in campi di lavoro forzati. Questi campi iniziarono nel 1930 al Gulag (amministrazione centrale dei campi), anche se già esistevano dal 1918, ma ora il numero e l’estensione crebbe in modo vertiginoso. Nei Gulag i lavoratori vennero utilizzati per costruire grandi infrastrutture e per l’estrazione dell’oro, quindi in condizioni climatiche estreme. All’inizio il lavoro ai Gulag era visto come attività “rieducativa”, ma dal 1934 servì per annientare gli oppositori, veri o presunti.

Risultati economici della collettivizzazione: La collettivizzazione agraria portò discreti vantaggi all’industrializzazione, ma più scarsi furono i progressi agricoli. Nel 1939 l’URSS tornò ai livelli produttivi del 1913. L’organizzazione delle attività era sotto al rigido controllo delle autorità centrali.

I piani quinquennali di industrializzazione

Alla fine degli anni Venti l’Urss restava un paese ancora scarsamente dotato di un apparato industriale. Pertanto Stalin e il gruppo dirigente decisero di avviare un programma di industrializzazione forzata che, nel giro di una decina d’anni, avrebbe dovuto trasformare l’Urss in una delle grandi potenze mondiali.

Per industrializzare un paese arretrato, secondo Stalin, occorrevano:

  • Uno sforzo di tutto il paese per l’industrializzazione.
  • Rigida programmazione e controllo dell’attività economica, cioè pianificazione economica dove le autorità statali definivano i modi, i tempi, la quantità di produzione di ciascun settore e singola azienda, quantità che spettava a ciascuno e ciò attraverso “piani quinquennali”.

In ogni fabbrica venne stabilito il fabbisogno di materiali, di ricambi, di macchinari, e di operai necessari alla produzione.

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