Marianna Schiavi VA
Liceo Scientifico A. Orsini
La
Curiositas:
Vizio o virt
Virtù?
Ù?
Indice
La curiositas come la curiositas come
Atto motore
Di Hỳbris dell’innovazione
Italiano
- XXVI canto dell’Inferno
- Lo slancio d’amore (Bergson)
p. 4 p. 12
Latino
- La favola di Amore e Psiche (Apuleio)
- La materia oscura
p. 7 p. 14
Arte
- Amore e Psiche (Canova)
- L’antimateria
p. 8 p. 16
Inglese
- Frankenstein by Mary Shelley
- La conquista dello spazio
10 p. 17
Introduzione
Curiosĭtas atis
Curiosità s. f. [dal lat. -].
“Desiderio di vedere, di sapere, per istruzione e amore della verità e della conoscenza, come stimolo intellettuale.”
“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.”
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Il sommo poeta Dante Alighieri considera l’uomo un essere in cui è insito, per natura, il bisogno di conoscenza. Ma che cosa spinge l’uomo ad andare oltre l’apparenza, a superare il confine del sapere? Gli antichi la chiamavano “curiositas”, oggi il suo appellativo è curiosità. Ho scelto come topos letterario del mio percorso di esame “la curiositas” perché è un argomento che trovo particolarmente affascinante e sempre attuale. Sin dalle sue origini l’uomo è stato spinto da questo istinto, insito nella sua natura, ad indagare ciò che andava al di là della sua comprensione, ciò che non riusciva a spiegarsi, ciò che può essere definito strano, inusuale, curioso. È stata la curiosità a spingere l’uomo a scoprire, a inventare, a capire, ad evolversi continuamente: è il carburante della scienza e del progresso. Ma la curiosità è anche semplice e pura corsa verso l’ignoto, atta a svelare i misteri e infrangere le barriere della razionalità. Fatto sta che la scienza, l’arte, la letteratura... tutta l’opera umana è riconducibile allo stesso istinto, allo stesso desiderio di conoscere, che porta all’innovazione, al cambiamento e alla costante messa in discussione di sé. Ma è davvero possibile lasciare a briglie sciolte questa infinita sete di conoscenza? O c’è bisogno di porre dei freni ad essa?
La curiositas come atto di Hỳbris
La storia ci insegna che l’uomo è sempre stato spinto dalla fiamma perenne della sua curiositas ad andare oltre i propri limiti, senza rispettare quel confine che lo separa dall’ignoto, senza sapere che la mera curiosità, l’ingenuo desiderio di vedere l’insolito, la ricerca guidata dalla superbia, portano alla rovina e alla distruzione. 2
XXVI canto dell’Inferno
«“O frati,” dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
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d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.»
(vv. 112-120)
Parlando di “curiositas”, non si può non fare riferimento a colui che è diventato, nell’immaginario collettivo, simbolo di conoscenza e ricerca del sapere, colui che instancabilmente ha cercato nuove strade e spostato in continuazione i traguardi di quel suo inarrestabile e metaforico viaggio verso ciò che era ancora sconosciuto.
Stiamo parlando di Ulisse, l’eroe itacese, il cui viaggio e la cui figura sono diventati topos letterari che hanno accompagnato la cultura europea e mondiale, dall’Odissea alle centinaia di opere ad essa ispirate. L’eroe partecipò alla guerra di Troia e dovette in seguito affrontare un lungo viaggio di ritorno verso la sua isola, Itaca, tempestato di disavventure a causa dell’ira di Poseidone, uno dei suoi principali antagonisti.
Celebre è la raffigurazione che ne dà il padre della lingua italiana, Dante, nella sua più celebre opera, la “Divina Commedia”. È infatti nel XXVI canto dell’inferno che incontriamo Odisseo, condannato alla tribolazione eterna nella bolgia dei consiglieri di frode, a causa della sua astuzia, tanto celebrata nei secoli, e degli inganni che grazie ad essa riuscì a perpetrare, dal Cavallo di Troia al furto del Palladio. Ma se per la maggior parte di noi, risulta difficile trovare elementi negativi nell’impresa di Ulisse, celebrato da sempre come eroe in ogni aspetto, proprio Dante lo condannò per l’arroganza nel cercare di conoscere qualcosa che agli uomini era proibito. Dante infatti, che non aveva mai potuto leggere direttamente l’Odissea, ma che era comunque venuto a conoscenza della storia del suo protagonista attraverso la lettura delle Metamorfosi dell’Odusia di Ovidio, e di Livio Andronico, inventò quasi completamente la storia di un ultimo viaggio di Ulisse, le cui vicende sono proferite da egli stesso nel canto.
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Secondo queste vicende, Ulisse non tornò mai ad Itaca, ma dopo essere stato trattenuto un anno nei pressi di Gaeta dalla maga Circe, continuò ad esplorare il Mediterraneo fino ad arrivare alle colonne d’Ercole, che nella letteratura classica indicano il limite estremo del mondo, e sono metafora del limite della conoscenza, oltre le quali Dante colloca il monte del Purgatorio. Ulisse si avventura così nel suo viaggio verso l’ignoto, spinto dall’ardore di “divenire del mondo esperto”, anche a costo di sacrificare valori sacri come gli affetti domestici. Ai compagni ricorda che l’essenza dell’uomo consiste proprio nel “seguir virtute e canoscenza” ma l’insegnamento che Dante trae dall’episodio è quello di frenare l’ingegno, di non lasciarlo correre liberamente, senza la guida della virtù, se non ci si vuole privare del bene concesso dalla Grazia. Quello proposto attraverso il racconto del suo ultimo viaggio è dunque un exemplum negativo, di un uso errato dell’intelligenza e della volontà di conoscere, che porta alla rovina. Per questo, attraverso le parole dell’eroe stesso, il viaggio di Ulisse è definito “folle”. Dante non giudica “folle” l’atto di Ulisse in sé, ma ciò che rappresentava, la sfida alle leggi divine, motivo per il quale Ulisse da eroe, diventa empio. Dante, come afferma nel Convivio, non disapprovava affatto l’amore per la conoscenza di Ulisse, la sua curiosità, ma da uomo medievale, e in più in un contesto quale quello della Divina Commedia, non può sorvolare quello che nel personaggio di Ulisse, nella visione del poeta, da amore per la conoscenza diventa Hỳbris, tracotanza, eccesso, sfida verso gli dei. Nel medioevo cristiano l’aggettivo sapiente non implicava un giudizio morale necessariamente positivo ed era importante, se non indispensabile, distinguere tra vera sapienza e vana sapienza, cioè tra la sapienza che si rivolgeva a Dio e quella invece che aveva come fine le cose terrene. Per l’uomo medievale era fondamentale stabilire il valore positivo o negativo della conoscenza, il fine cui essa tende. La sapienza, se non è rivolta a Dio, è stoltezza, è superbia, e quindi Ulisse non si trova tra coloro che seguirono le giuste vie della sapienza, ma è dannato nelle Malebolge.
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La favola di Amore e Psiche
Il romanzo della letteratura latina che meglio rispecchia la metafora della curiositas sono le Metamorfosi di Apuleio. Il suo titolo in latino è Metamorphoseon libri XI ma era già noto sin dall’antichità col titolo di Asinus aureus. L’opera accoglie in sé generi letterari diversi, dalla storiografia alla biografia, dalla satira menippea al racconto mitologico e all’epica.
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Sintesi Curiositas, tesina
In questa tesina viene descritto il concetto di curiositas che viene analizzato sotto vari aspetti.
La curiosità deriva dal latino curiosĭtas -atis, ovvero il desiderio di vedere, di sapere, per istruzione e amore della verità e della conoscenza, come stimolo intellettuale. La curiositas viene analizzata sotto varie sfaccettature attraverso un percorso multidisciplinare. In primo luogo la curiositas viene definita sia come atto di hybris sia come motore dell'innovazione. Il concetto di curiositas viene descritto in Italiano attraverso il canto XXVI dell'Inferno ed emblematiche sono le parole contenute in queste parole: "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".
All'interno della seguente tesina di liceo scientifico viene spiegata la definizione di curiositas anche attraverso l'opera di Ovidio "Le Metamorfosi", in cui è riportato il mito di Amore e Psiche. In ambito artistico invece viene riportata la descrizione dell'opera scultorea realizzata dall'artista Antonio Canova, Amore e Psiche; la scultura viene spiegata nei dettagli. In inglese invece viene analizzata l'opera letteraria di Mary Shelley, "Frankenstein", in cui viene rappresentata la figura di Frankenstein, mostro dalle mille sfaccettature.
In ambito filosofico invece è possibile analizzare l'opera "Slancio d'amore" di H. Bergsson, in cui si analizza il concetto di slancio d'amore, inteso in questo modo: "La vita è tendenza, e l’essenza di una tendenza è di svilupparsi a forma di ventaglio, creando, in virtù del suo stesso espandersi, direzioni divergenti tra cui si distribuirà il suo slancio". In geografia invece, in relazione alla curiositas, è possibile fare un collegamento con il concetto di materia oscura, che rimane uno dei misteri su cui si interroga da sempre l'uomo.
La tesina sulla curiositas continua con l'analisi dell'antimateria che viene presentata nell'ambito della fisica. Infine, ripercorrendo la storia, è possibile analizzare gli eventi storici che hanno garantito la conquista dello spazio.
Collegamenti
Curiositas, tesina
- Italiano: XXVI canto dell'Inferno.
- Latino: La favola di Amore e Psiche.
- Arte: Amore e Psiche.
- Inglese: Frankenstein.
- Filosofia: Bergson e lo slancio d'amore.
- Geografia: La materia oscura.
- Fisica: L'antimateria.
- Storia: La conquista dello spazio.