Battaglino Sebastiano
Crisi dell’identità soggettiva e la ricerca
“La dell’autenticità”
La maturazione dell’identità nell’individuo
Visione generale dell’identità in psicologia
L’identità personale si distingue sotto il profilo corporeo, intellettuale e psicodinamico.
Affinché queste tre sfere, che compongono l’identità, si possano sviluppare pienamente, le agenzie di socializzazione e formative sollecitano gli atteggiamenti di sicurezza, di stima di sé, di fiducia nelle proprie capacità e motivazione alla curiosità; è inoltre indispensabile che l’individuo viva in modo equilibrato e positivo i propri stati affettivi e che impari a controllare i propri sentimenti e le proprie emozioni, nonché a rendersi sensibile a quelle degli altri, anche tramite l’interculturalità: tant’è vero che le istituzioni dovrebbero educare a cogliere i valori specifici della comunità di appartenenza non in forma esclusiva ed etnocentrica, ma in vista della comprensione di comunità e culture diverse dalla propria.
L’io sono nella società
Secondo Winnicott (“Sum”, in “Da luogo alle origini”) la coscienza della propria identità nasce dall’“Io sono”, ossia dalla consapevolezza di sé come individuo distinto dagli altri, ma nel contempo “compromesso nelle relazioni con gli altri”.
Infatti, come lo stesso Winnicott afferma in “Costruzione dell’unità individuale” (“Sulla natura umana”), l’acquisizione di un’autentica identità personale non avviene al chiuso della propria egoità, ma in un vero e proprio commercio esistenziale con l’altro.
Le condizioni affinché ciò avvenga quindi sono riscontrabili nell’adolescenza, dove coesistono i fattori cognitivi e relazionali che possono permettere all’individuo di creare e sviluppare la propria identità.
Il quinto stadio dello sviluppo psicosociale e la ricerca dei ruoli
Secondo Erik Erikson, il problema dominante dell’adolescenza, infatti, è proprio lo sviluppo di un solido senso di sé: un’identità personale che serva da norma per il proprio comportamento.
L’adolescente dovrà affrontare situazioni e prendere decisioni sulla base di quel che egli è e di ciò che vuole dalla vita, slegandosi dai genitori che non possono più proteggerlo né prendere decisioni per lui.
Il termine identità personale implica: l’individualità, la coerenza e l’integrazione.
L’individualità non significa isolamento, bensì “realizzarsi” in un modo unico; tuttavia il sé dovrà avere degli aspetti comuni con gli altri, come sosteneva precedentemente Winnicott.
La coerenza è essenziale perché, se le decisioni da prendere non si basano su di un insieme coerente di bisogni, scopi e ideali, si indirizzeranno verso direzioni casuali o confuse.
Erikson dedica il quinto stadio dello sviluppo psicosociale all’identità: “Identità e rifiuto posti a dispersione d’identità”.
Il processo di formazione dell’identità emerge come una configurazione che si evolve, una configurazione che viene gradualmente a stabilirsi attraverso sintesi e risintesi dell’io per tutta l’infanzia. Fiducia (primo stadio), autonomia (secondo stadio), iniziativa (terzo stadio), operosità (quarto stadio), contribuiscono tutte a formare l’identità del bambino. È nel quinto stadio però che questo problema raggiunge l’apice. Rapidi cambiamenti psicologici producono un “nuovo” corpo che ha bisogni sessuali non familiari. Questi cambiamenti, accanto alla pressione sociale affinché prenda decisioni relative all’occupazione e all’educazione, forzano i giovani a prendere in considerazione una varietà di ruoli. Il compito di base per l’adolescenza consiste nell’integrare le varie identificazioni che si porta dall’infanzia per formare una identità più completa. Erikson ribadisce che questa totalità dell’identità è maggiore della semplice somma delle sue parti (precedenti identificazioni) e comprende i nuovi bisogni, abilità e mete dell’adolescente. Se questo non è in grado di integrare le proprie identificazioni, i propri ruoli e i propri sé, ha a che fare con una “diffusione di identità”. La sua personalità è frammentaria, priva di nucleo. Il problema può esacerbarsi se un individuo appartiene a una minoranza sociale, ha dei dubbi sulle proprie tendenze sessuali, ha un’eccessiva identificazione con un genitore o ha davanti troppi ruoli fra cui scegliere.
La modalità psicosociale di questo stadio è rappresentata dall’essere se stessi o meno. I giovani cercano il loro vero sé attraverso gruppi di pari, associazioni, movimenti politici e così via. Se durante l’infanzia l’individuo si fondava sull’identificazione con i genitori e i fratelli maggiori, durante l’adolescenza ricerca figure esterne al contesto familiare. I gruppi hanno la funzione di fornire opportunità per provare ruoli nuovi, allo stesso modo in cui il giovane si prova delle giacche in un negozio fino a che trova quella che gli sta bene. L’ideologia della società, la controparte per l’ordine sociale di questo stadio, guida questa messa in atto di ruoli, trasmettendo quelli più accreditati dalla società.
È proprio questo il punto da cui muove Pirandello la propria critica all’idea d’identità.
L’inconsistenza dell’io nella concezione pirandelliana
Materie e autori
- Psicologia: Donald Winnicott; Milton Erikson
- Italiano: Luigi Pirandello
- Inglese: Dubliners (James Joyce)
- Filosofia: Martin Heidegger (la ricerca dell'autenticità)