Estratto del documento

(gnōthi seautón)

ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ tempio di Apollo a Delfi

Se ipsum

L’uomo alla ricerca dell’identità

Tesina per l’esame di maturità

“Dirigente di comunità” – ITAS Cassino

Anno scolastico 2009/2010

ж ж

VINCENZO BOMBACI 1

Indice

Pag.

Premessa

4

Mappa concettuale

5

Psicologia

La ricerca dell’identità in Erikson: lo sviluppo psicosociale

6

Pedagogia

Il bambino e la prima formazione dell’identità: il metodo educativo di Maria Montessori

11

Musica

L’identità di un popolo: il Nabucco di Giuseppe Verdi

17

Italiano

Pascoli e l’identità simbolica del Fanciullino (1897) 19

Inglese 2

Orwell e l’identità erasa dalla società: "1984"

23

Loss of identity: Alzheimer disease

29

Statistica

Malattie dell’anziano e perdita dell’identità nel contesto nazionale: una valutazione statistica

33

Educazione fisica

Il sistema nervoso: fisiologia dell’identità nell’uomo 47

Bibliografia

59 3

Premessa

Il compito più importante di ogni individuo nel suo percorso di vita è rappresentato dalla ricerca della propria identità personale. Occorre comprendere chi siamo, che cosa vogliamo, quali sono i nostri valori, le nostre credenze ed i nostri veri propositi nelle scelte di vita.

L’identità è assunta dall’individuo superando molteplici prove dell’esistenza, definite crisi evolutive. Le crisi evolutive sono il risultato di una maturazione, in armonia con l’insieme delle attese che la società ha nei confronti dell’individuo.

La stessa etimologia della parola “crisi” spiega il significato profondo della ricerca di una identità: in greco “Krino” vuol dire “separo”, cioè un momento, una “piega temporale”, che separa un modo di essere da un altro. Separare è scegliere chi essere nel domani.

4

Mappa concettuale

Psicologia

La ricerca dell’identità in Erikson: lo sviluppo psicosociale

Inglese e pedagogia

1) Orwell e l’identità erasa dalla società: "1984"; 2) Loss of identity: Alzheimer disease

Il bambino e la prima formazione dell’identità: il metodo educativo di Maria Montessori

Identità

Educazione fisica

Il sistema nervoso: fisiologia dell’identità nell’uomo

Musica

L’identità di un popolo: il Nabucco di Giuseppe Verdi

Statistica

Malattie dell’anziano e perdita dell’identità nel contesto nazionale: una valutazione statistica

Italiano

Pascoli e l’identità simbolica del Fanciullino (1897)

5

Psicologia

«…non aveva bisogno della testimonianza di nessuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo» (Giovanni 2:25)

A Delfi, nell’antica Grecia, c’era un tempio dedicato al dio Apollo e, sulla facciata dell’ingresso principale, i visitatori, prima di entrare, potevano leggere una scritta scolpita sulla pietra: “Conosci te stesso!”.

L’essere umano fin dagli albori della sua storia ha aspirato a conoscere se stesso e questo desiderio o, meglio ancora, questa esigenza esistenziale si è accentuata nelle grandi civiltà antiche, come in quella greca, dalla quale è nata la filosofia occidentale.

I grandi della psicologia del XX sec., partendo da questo patrimonio filosofico di ricerca dell’identità nell’uomo, hanno costruito una via di indagine basata sulla sperimentazione scientifica e fisiologica dell’uomo, tra questi Erik Erikson.

La ricerca dell’identità in Erikson: lo sviluppo

Psicosociale

Sigmund Freud teorizzò che gli stadi dello sviluppo nella formazione psichica dell’uomo sono di natura psicosessuale, cioè legati esclusivamente ad una sfera di pulsioni sessuali interiori, escludendo di fatto le influenze e le dinamiche sociali/ambientali.

Secondo Erik Erikson invece sono proprio la cultura e la società a penetrare nel processo di sviluppo della personalità. Erikson, di formazione a sua volta freudiana, rielabora le precedenti ipotesi e definisce così gli stadi dello sviluppo psico-sociale: l’uomo è arricchito delle variabili socioculturali e non ne è affatto incolume.

Considera lo sviluppo dal ventre materno alle viscere della terra (dalla nascita alla morte di un individuo), considerando 8 stadi di sviluppo. Lo sviluppo trova la sua conclusione con il termine della vita, mentre per Freud lo sviluppo della personalità si conclude con l’adolescenza.

Erikson estende lo studio includendo anche l’età giovanile, la maturità e la terza età.

Il concetto di “crisi evolutiva” trova una sua completezza descrittiva nell’opera di Erikson: ogni superamento di una crisi evolutiva consente il passaggio allo stadio successivo dello sviluppo psico-sociale.

I problemi che la persona incontra e che non riesce a risolvere nel corso dello sviluppo si cumulano e si ripresentano nello stadio di sviluppo successivo.

Il superamento più o meno completo delle varie fasi di sviluppo, la soluzione o non soluzione completa delle numerose crisi e dei problemi di identità, caratterizzano l’individuo nella sua interezza.

Per ogni crisi evolutiva Erikson indica una felice riuscita e, in contrapposizione, prevede un possibile fallimento, con le sue conseguenze.

Gli stadi dello sviluppo psico-sociale

  • Fiducia opposta a sfiducia: dalla nascita al primo anno
  • Autonomia opposta a vergogna o dubbio: da uno a tre anni
  • Iniziativa opposta a senso di colpa: da tre a cinque anni
  • Industriosità opposta a senso di inferiorità: da cinque a dieci anni
  • Identità opposta a dispersione o confusione di ruoli: preadolescenza e adolescenza
  • Intimità opposta a isolamento: età giovanile
  • Generatività opposta a stagnazione: anni della maturità
  • Integrità dell’IO opposta a disperazione: la terza età

1° stadio - Fiducia opposta a sfiducia

(fase orale freudiana) 0 - 1 anno

Il bambino supera il problema della sfiducia attraverso una buona relazione con la figura della madre. La fiducia verso la madre rappresenta per il bambino la fiducia universale, verso tutto il mondo della realtà che lo circonda.

Se la relazione con la figura materna si presenta disturbata, il bambino svilupperà un intenso senso di sfiducia che gradualmente si espanderà a tutta la realtà che lo circonda.

2° stadio - Autonomia opposta a vergogna o dubbio

(fase anale freudiana) 1-3 anni. In questo stadio il bambino inizia a fare le sue prime conquiste nelle abilità motorie, cammina con sempre maggiore disinvoltura ed impara a correre.

Inizia a sperimentare una autonomia. Se i genitori non ostacoleranno questo processo il bambino si avvierà ad una sempre maggiore autonomia, laddove, al contrario, il bambino accuserà eccessivi divieti perderà la sua naturale inclinazione all’autonomia, tipica di questa fase e sentirà l’autonomia come un agente negativo, fonte di forti frustrazioni.

3° stadio - Iniziativa opposta a senso di colpa

(fase edipica freudiana) 3/4-5/7 anni. Aumentano le opportunità di comportamento autonomo rispetto allo stadio precedente, le abilità sono meglio sviluppate ed utilizzate.

Il bambino diventa esplorativo, curioso e osa esperienze precedentemente impensabili. Se i genitori accetteranno questa nuova situazione ci sarà una soluzione positiva alla crisi.

Laddove, i genitori non accetteranno e puniranno le nuove curiosità (soprattutto quelle sessuali), i bambini svilupperanno un senso di colpa.

4° stadio - Industriosità opposta a senso di inferiorità

(fase di latenza freudiana) 5-10 anni. In questo periodo i bambini, secondo Erikson, sono particolarmente attratti dal mondo della Scuola.

Desiderano avere successo in questa nuova esperienza, avere successo negli apprendimenti, guadagnare la considerazione degli insegnanti e riuscire nella socializzazione, cioè ad essere accettati dai compagni.

Se il bambino riuscirà a superare queste difficoltà svilupperà un senso di operosità. La sensazione di essere in grado di.

Chi non riuscirà a superare queste difficoltà sperimenterà un drammatico senso di inferiorità ed un sentimento di non essere all’altezza di.

Abitualmente gli insegnanti delle scuole primarie possiedono sufficienti competenze e sensibilità per favorire una positiva determinazione del fanciullo in questo delicato passaggio.

Laddove si riscontrassero casi veramente e chiaramente sfortunati è da considerare un possibile cambio di istituto, valutato con le strutture sociali di riferimento (psicologo, psicopedagogista).

5° stadio - Identità opposta a dispersione e confusione di ruoli

(fase genitale freudiana) preadolescenza e adolescenza. Il compito fondamentale dell’adolescente in questa fase è conquistare la propria identità.

È noto che l’adolescenza è considerata la fase della "crisi di identità". I genitori non devono adottare comportamenti ambigui con i ragazzi, relazionando con loro a volte come se fossero bambini e a volte come se fossero adulti.

I genitori dovrebbero osservare l’evoluzione rapida del fanciullo investito dalla tempesta ormonale tipica di quel periodo e adeguare il modo di rapportarsi con lui armonizzandolo ai cambiamenti stessi.

Quando i genitori non adottano comportamenti ambigui e disorientanti nei confronti dell’adolescente e assecondano con opportunità, equilibrio e amore le microfasi di questo periodo, i ragazzi potranno ricevere un aiuto fondamentale e conquistare la loro identità.

6° stadio - Intimità opposta ad isolamento

Età giovanile.

Il giovane avverte la necessità di una relazione intima appagante che può trasformarsi in una relazione stabile e duratura, sia come unione tra sessi opposti (amore, passione, progetto di vita), sia come non di coppia (amicizia).

Chi non riuscirà a vivere questo profondo senso di intimità, sentirà un forte senso di isolamento e solitudine. 10

7° stadio - Generatività opposta a stagnazione

La maturità.

In questa fase la crisi che la persona è chiamata a superare riguarda la procreazione. Procreazione non intesa solo in senso letterale; considerata con una più ampia accezione che prevede la possibilità di lasciare qualcosa alle generazioni successive.

Come nel caso dell’Insegnante, del ricercatore, dell’artista, etc. Tuttavia, in questo periodo l’individuo sente il grande bisogno di procreare, di realizzarsi professionalmente e di offrire un importante contributo per educare le nuove generazioni.

Chi non avrà successo in questo sperimenterà un senso di stagnazione, di immobilità e soprattutto della inutilità riferita alla propria esistenza.

7° stadio - L’integrità dell’IO opposta a disperazione

Vecchiaia.

È lo stadio nel quale l’individuo, giunto vicino al traguardo della propria vita, osserva il suo percorso e si guarda indietro cercando di comprendere se sono stati commessi gravi errori.

Si riflette se si è soddisfatti di come si è vissuto o se bisogna provare rimpianto per qualcosa che si poteva fare, che non si è fatto e che è troppo tardi per rimediare.

Se il bilancio è positivo, quando l’individuo non sente forti rimpianti e avverte un senso di soddisfazione, tutto questo consentirà una integrità dell’IO.

L’integrità dell’IO in questa fase consente di congedarsi dalla vita serenamente, accettando la propria morte con una calma emotiva nella consapevolezza che il viaggio è stato bello, gli obiettivi sono stati realizzati e rimane l’ultima fase senza rimpianti e rimorsi. 11

12

Pedagogia

“Si vorrebbe sapere in poche e chiare parole che cosa è questo Metodo Montessori. Se si abolisse non solo il nome, ma anche il concetto comune di ‘metodo’ per sostituirvi un’altra indicazione, se parlassimo di un ‘aiuto affinché la personalità umana possa conquistare la sua indipendenza, di un mezzo per liberarla dall’oppressione dei pregiudizi antichi sull’educazione’, allora tutto si farebbe chiaro.

È la personalità umana e non un metodo di educazione che bisogna considerare: è la difesa del bambino, il riconoscimento scientifico della sua natura, la proclamazione sociale dei suoi diritti che deve sostituire gli spezzettati modi di concepire l’educazione ...”

(M. Montessori, “La formazione dell’uomo”. 1950)

Il bambino e la prima formazione dell’identità: il

“metodo educativo” di Maria Montessori

È merito di Maria Montessori se esiste una pedagogia italiana nel mondo. Medico di formazione positivistica, chiamata ad occuparsi di bambini anormali presso la clinica psichiatrica dell’Università di Roma, ben presto si rende conto che la psicologia sperimentale dispone di strumenti di osservazione che essa impiega con profitto per le sue misurazioni di laboratorio, ma di cui trascura le potenzialità educative di recupero.

Così trasforma i test in strumenti di sviluppo e trasferisce l’osservazione dal laboratorio all’interno della scuola, che modifica radicalmente in un ambiente adatto per la libera espressione delle tendenze naturali dell’infanzia.

È la nascita della Casa dei Bambini, laboratorio didattico di un originale modello di scuola dell’infanzia. I suoi interessi si rivolgono, fin dai primi anni di studio, alle discipline scientifiche e matematiche.

È la prima donna, dopo la laurea conseguita, ad esercitare in campo medico. 13

Nel 1898 partecipa al primo "Congresso pedagogico italiano", dove espone i risultati del suo lavoro pedagogico presso la clinica psichiatrica romana.

La sua tesi, sostenuta con forza e, soprattutto, confortata dai dati sperimentali del suo lavoro, è che il soggetto anormale richiede un intervento che sia prevalentemente educativo e non medico, tale da perseguire come scopo non solo la "cura" e "l’assistenza", ma la modificazione complessiva della sua personalità.

Il 6 gennaio 1907 apre la sua prima Casa dei bambini: per la storia del pensiero pedagogico va detto che segna un momento fondamentale della pedagogia del Novecento.

Al bambino ludico di Frobel, la Montessori accosta l’idea del bambino laborioso per il quale crea una scuola nuova, che rompe in via definitiva ogni ponte con la tradizione dell’asilo infantile, luogo di custodia, per proporsi istituzionalmente come scuola dell’infanzia.

La Montessori non ha dubbi che la pedagogia richieda un rinnovamento profondo in direzione scientifica, così come è convinta che l’introduzione della scienza in campo educativo postuli un’osservazione obiettiva del soggetto, che deve essere conosciuto per essere adeguatamente educato.

Oggetto dell’osservazione non è il bambino studiato in laboratorio, ma deve essere il bambino riscoperto nella sua autenticità e, dunque, il bambino che non solo non si rivela nella situazione artificiale del laboratorio, ma che neppure può manifestarsi nella scuola, dato che quest’ultima ne reprime con i propri metodi costrittivi ogni espressione di spontaneità.

"La psicologia infantile, in se stessa - asserisce la Montessori – non può avere scoperto i caratteri naturali e quindi le leggi psicologiche che presiedono nella crescenza infantile, perché nella scuola esistono condizioni di vita così anormali da far risaltare i caratteri di difesa e di stanchezza, invece di rivelare l’espressione di energie creative che aspirano alla vita".

Le condizioni metodologiche del rinnovamento scientifico dell’educazione vanno dunque ricercate nella predisposizione di condizioni di vita scolastica che siano tali da consegnare all’osservazione obiettiva l’alunno autentico, l’alunno liberato dalle deformazioni prodotte dalla disciplina e dalle inibizioni dell’ambiente scolastico tradizionale.

La Montessori rovescia così uno dei cardini su cui si era basata la pedagogia scientifica dell’ultimo Ottocento. Non è certo la scienza ad edificare la scuola nuova, ma è il rinnovamento della vita scolastica, attuato in funzione della libertà dell’alunno, che pone le premesse per una nuova scienza dell’infanzia.

Tutto l’armamentario della psicologia sperimentale va pertanto riconsiderato nelle sue funzioni: non solo deve passare dal laboratorio alla scuola, ma deve trasformarsi da strumento di osservazione e di misurazione dei livelli di sviluppo sensoriale e mentale, in strumento educativo e dunque di trasformazione della personalità infantile.

Il nucleo centrale della psicologia infantile disegnato dalla Montessori nasce nei primi due anni di attività della Casa dei Bambini.

All’immagine tradizionale del bambino che è tutto gioco e immaginazione, si va sostituendo sotto i suoi occhi l’idea di un bambino concentrato, disciplinato, calmo, severamente impegnato nel suo lavoro.

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