Estratto del documento

Girola Silvia IIIB

Liceo Classico “Daniele Crespi”

Esame di Stato a.s. 2011-2012

“Cosa tiene accese le stelle”

“Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella,

se vedi cadere una stella è perché stai guardando il cielo

e se guardi il cielo è perché credi ancora in qualcosa”

(Bob Marley)

Mappa concettuale

“Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai

Lettura del testo

smesso di credere nel futuro”, Mario Calabresi, Milano, Mondadori, 2011

La lettura di questo testo ha portato alla formulazione delle domande:

Cosa tiene accesa la tua stella? Cosa dà senso alla tua vita e al tuo agire?

Ad esse si è cercato di dare una risposta e, tra le molte possibili, ne sono state individuate tre, a partire dalla lettura del discorso pronunciato da Steve Jobs a Stanford (27/10/2010).

Speranza e fede, amore

Ideale

“Dovete credere in qualcosa. […] “Sono convinto che l’unica cosa che

“Non lasciate che il

Questo approccio non mi ha mai lasciato che mi ha aiutato ad andare avanti

rumore delle opinioni

a terra e ha sempre fatto la differenza sia stato l’amore per ciò che

altrui zittisca la vostra

nella mia vita” facevo” voce

interiore”

Ungaretti (Italiano) Sofocle, “Antigone” (Greco) Aung

San Suu Kyi (Storia) 2

Introduzione

Come racconta Mario Calabresi nel suo ultimo libro “Cosa tiene accese le stelle”, fino agli anni Settanta i pazienti del dottor Giuseppe Masera morivano tutti.

Specializzatosi in oncologia pediatrica, divenne presto, per assenza di concorrenti, l’”esperto” di leucemia. Concorrenti non ce n’erano perché molti colleghi consideravano la diagnosi di questa malattia un referto di morte e ogni tentativo di cura una battaglia senza senso, persa in partenza. Eppure una soluzione fu trovata; a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, negli Stati Uniti cominciarono a dosare i farmaci esistenti in modo diverso e la vita dei bambini cominciò ad allungarsi. Lorena, la prima paziente guarita in Italia, fu curata dal 1969 al 1975: oggi le cure durano in media due anni e più dell’80% dei bambini sopravvive.

“Siamo passati da zero possibilità di guarire a quasi ottantacinque”. Queste dieci parole racchiudono il senso di una vita, di una carriera, ci mostrano un pezzo di mondo che ha sostituito l’angoscia del passato con la speranza del presente, sono il risultato di un sogno tenacemente inseguito, donato anche a chi credeva che quel traguardo non fosse ancora raggiungibile. Grazie all’aiuto del dottor Masera, Fernando Silva, pediatra e direttore di un ospedale per bambini a Managua, smise di porre una piccola croce accanto al nome del paziente a cui era stata diagnosticata la leucemia o un tumore. 3

Finito il college, Steve Jobs non sapeva che cosa avrebbe fatto della sua vita e non aveva idea di come l’università potesse aiutarlo a scoprirlo. Decise allora di abbandonarla, smettendo di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciando a seguire solo quelle che lo interessavano, in particolare un corso di calligrafia. Di certo in quel momento non poteva immaginare che dieci anni dopo avrebbe progettato il font Macintosh, con multipli caratteri e spazialmente proporzionati, proprio grazie a quel corso frequentato per caso. Allo stesso modo non poteva pensare che il licenziamento dalla Apple, l’azienda da lui fondata, lo avrebbe portato a costituire due nuove società, la NeXT, poi acquistata dalla stessa Apple, e la Pixar, oggi lo studio di animazione di maggior successo al mondo.

Queste due storie raccontano di uomini che hanno realizzato i propri sogni ed è affascinante pensare che non abbiano mai smesso di coltivare le proprie passioni, nonostante le difficoltà. Non è possibile capire quanto siano stati terribili gli anni passati dal dottor Masera accanto a quei bambini che morivano; un eroico coraggio, un’illimitata passione per la medicina e il porsi al servizio degli altri che la pratica di questa disciplina comporta sono serviti per superare il senso di impotenza di fronte a una malattia tanto spietata. Difficile è anche ridisegnare la propria vita dopo aver visto il fallimento di quanto era stato faticosamente costruito e coraggioso è credere di poter inventare qualcosa di ancora più grande.

Le parole di questi due uomini hanno riempito il mio futuro di speranza e continuano a farlo ogni volta che mi accosto a rileggerle. Mi hanno insegnato che chi crede profondamente in quello che fa non può mai rimanere deluso e mi hanno indotto a cercare le mie passioni da far emergere in un avvenire ancora tutto da disegnare.

Cosa terrà accesa la mia stella?

Nell’attesa che la risposta incerta che io ora mi posso dare acquisti contorni sempre più precisi, ho voluto individuare tre motivazioni che possono spiegare perché tre figure, della storia e della letteratura, abbiano brillato e ancora brillino della propria luce. È ancora Steve Jobs a suggerirle, quando, nel suo discorso ai neolaureati dell’Università di Stanford, parla della necessità di coltivare una speranza, credere nell’amore ideale.

e non lasciare mai morire il proprio

speranza

Rappresentante della (che in questo caso finisce per identificarsi con la fede cristiana) è per me Ungaretti. Credo che uno dei versi più commoventi della sua poesia sia “t’amo, t’amo ed è continuo schianto”, parole d’amore che in “Giorno per giorno” dedica al figlio morto. Nel poeta questa tragedia personale si unisce al dolore universale della guerra che tuttavia non gli impedisce di bramare Dio, approdo sicuro di un viaggio pieno di difficoltà.

Antigone è, invece, colei che sceglie di andare oltre una legge umana per fare ciò che l’amore le suggerisce.

Di questo personaggio mi appassionano la giovane età e la determinazione; sa difendere con coraggio i propri ideali di fronte a chi è più potente, lei che è donna di “Siamo donne”, fronte a chi è uomo e re. ripete la sorella Ismene, come se questo già precludesse molte vie: eppure ella combatte con quell’orgoglio che le donne hanno quando vengono ferite negli affetti più cari. Metterò tuttavia anche in luce l’interpretazione del professor Susanetti che suggerisce come la filia che muove Antigone non sia altro se non amore per sé che la porta a ripetere la strage dei Labdacidi.

Come Antigone rinuncia al ruolo di sposa per essere sorella, Aung San Suu Kyi rinuncia a quello di moglie e madre, prima per essere figlia e tornare nel paese d’origine ad accudire la madre morente, poi per essere guida del suo popolo oppresso dalla dittatura militare in Birmania. Sopporta anni di arresti domiciliari e viene liberata dal governo solo ad elezioni avvenute per impedirle di iniziare prima quel percorso che dall’aprile scorso, quando ha ottenuto un seggio in Parlamento, sembra delinearsi con maggiore chiarezza.

Il fiore che questa donna porta sempre tra i capelli è il segno di un ideale che non muore, alimentato dalla speranza, nutrito dall’amore. Il fiore che la giovane della foto 4 che ho posto in copertina oppone ai fucili è quella stella che si è accesa per guidare il cammino di Ungaretti, Antigone e Aung San Suu Kyi e per insegnare a noi a non 1 “tenere la testa bassa, nemmeno quando è buio” .

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Cosa tiene accese le stelle

1. Mario Calabresi, Milano, Mondadori, 2011, p. 130.

La speranza e la fede

La speranza e la fede di Ungaretti

L’esperienza poetica di Ungaretti, fortemente condizionata dalla sua biografia, procede da un’iniziale constatazione della solitudine e del dolore dell’uomo, relitto di un naufragio, alla riconquista drammatica delle certezze offerte dalla fede tradizionale e alla coscienza di ripercorrere, nell’esperienza dolorosa della propria esistenza, una strada comune a tutti gli uomini.

Nel suo itinerario poetico-biografico la guerra lascia un segno indelebile, conducendo il poeta alla consapevolezza della precarietà della condizione umana in tale situazione (si sta / come d’autunno / sugli alberi / le foglie 1) e della fraternità che quell’esperienza riporta alla luce (di che reggimento siete / fratelli? 2). 5 Dopo il superamento delle lacerazioni e dello strazio provocato dalla guerra, sia fuori, nelle cose e nella natura (di queste cose / non è rimasto / che qualche / brandello di muro 3), sia dentro, nell’animo del poeta (ma nel cuore / nessuna croce manca) 3, la vita, mescolata a questa enorme sofferenza, porta a una spontanea e inquieta immedesimazione nell’essenza cosmica delle cose. Il poeta avverte un riconquistato senso di armonia con il creato (l’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso 4) e scopre la volontà e la capacità di ricominciare daccapo dopo la constatazione di un fallimento e di persistere, istintivamente e volontariamente, nel viaggio.

L’ossimoro del titolo “Allegria di naufragi” comunica che proprio dalla constatazione di un naufragio scaturisce l’attaccamento alla vita. Al naufragio, che è da intendere non solo come la consapevolezza che tutta la civiltà viene meno, ma anche come ogni delusione e mancato approdo della nostra vita, si oppone dialetticamente l’allegria. Il poeta, o genericamente un uomo che assume valore emblematico, soggetto subito sottointeso della poesia, riprende il suo viaggio nella vita come il superstite dopo il naufragio si rimette in mare. È sufficiente un’illusione perché l’uomo di pena Ungaretti si rifaccia coraggio e, attraverso la sua ricerca di certezze, di approdi e di risposte a drammatici interrogativi, cerchi di dare voce al cammino per superare la pura “terrestrità”.

Non è comunque escluso il dolore di fronte all’esperienza della sofferenza e del male nella storia del singolo e della collettività (Tu non mi guardi più, Signore...) 5. Le due liriche intitolate “Dannazione” sono la testimonianza del travaglio intimo del poeta che non ha ancora trovato soluzione nell’adesione alla fede tradizionale. La coscienza dei limiti e della precarietà dell’uomo e del creato fa nascere l’ansia di superarli, la brama di assoluto e di fede. In queste poesie le parole cariche di pregnanza semantica sono: “chiuso”, che sottolinea il senso del limite, di carcere nel quale si dibatte l’uomo; “mortali” e “finirà”, che indicano la consapevolezza che le cose.

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Sintesi
  • Italiano: Ungaretti
  • Greco: Sofocle, Antigone
  • Storia: Aung San Suu Kyi
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