Estratto del documento

Il corpo come una tela

Percorso multidisciplinare

Di Alice Carlucci

Vo ASpp

Liceo “G. Moscati”

Indice

Introduzione .................................................. 3

Storia: breve storia del make-up dalle origini ai giorni nostri .................................................. 8

Latino: confronto tra Ovidio, “De medicamine faciei femineae” e Tertulliano, “De cultu feminarum” .................................... 12

Inglese: The Body-art .................................... 14

Pedagogia: Le sorelle Agazzi e l’educazione estetica .................................................. 16

Filosofia: Nietzsche e l’arte .................................... 18

Italiano: Luigi Pirandello .................................... 20

Matematica: La continuità di una funzione derivabile .................................................. 23

Diritto: Normative sulla “Dermopigmentazione” .................................................. 25

Make up per il sociale .................................... 29

Introduzione

Il truccarsi è considerata un’arte nata con la storia stessa dell’uomo e, se considerata tale, ha ben poco di quel frivolo che la società globalizzata gli ha dato.

Gli scavi archeologici hanno messo alla luce in diverse parti del mondo reperti che fanno riferimento all’arte di abbellire il viso e il corpo. Si pensi all’Antica Grecia, all’Egitto e alle tribù africane, dove il make up non era visto solo come l’abbellimento del corpo, ma come indicatore della propria personalità, psicologia o dell’estrazione sociale.

Da ciò si evidenzia che “il trucco è molto connesso sia con l’identità psicologica di una persona che con l’intenzione che questa ha di caratterizzarsi nei confronti degli altri”, sostiene il Professor Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica all’Università di Bologna, “il trucco può sia enfatizzare sia spegnere alcune caratteristiche somatiche e individuali”.

Per questo motivo ho scelto di portare questo argomento come percorso d’esame, per poter far conoscere agli altri una mia grande passione, che non è segno di frivolezza e banalità legata puramente al mondo estetico, ma ha qualcosa di più profondo, legato all’animo umano, alla psicologia, alle caratteristiche e ai sentimenti che ognuno porta dentro di sé.

In questo breve tempo cercherò di dare una descrizione del mondo del make up e del body painting, attraverso le diverse discipline trattate nel corso dei cinque anni scolastici, cercando di fornire gli adeguati collegamenti.

Inoltre, allegata alla tesina, vi sarà un album di foto di trucchi da me stessa realizzati, per meglio dar conto della mia passione.

Cominciamo con l’analizzare i motivi per cui, soprattutto le donne, fanno uso dei cosmetici.

Truccarsi per...

  • Sentirsi una diva: anche se non sempre, molte donne abbelliscono il loro viso per sentirsi migliori, più importanti.
  • Negazione di sé: le donne con bassa autostima necessitano di una spinta di sicurezza data dall’abbigliamento o dal make up, che nega la loro vera natura “celandola” dietro abiti o trucchi eccentrici.
  • Affermazione di sé: molte donne si truccano per enfatizzare i loro punti forti (occhi, zigomi, labbra...) e affermare ancor di più la propria bellezza e sensualità.
  • Per piacere: spesso agli uomini o anche solo a se stesse.
  • Per moda: spesso le donne tendono a osare su alcuni aspetti del trucco solo perché in quel momento storico la moda lo permette (es. nei nei nel ’700 o rossetto rosso negli anni ’50).
  • Appartenere a un gruppo: a volte il trucco è necessario per identificare la propria appartenenza ad un gruppo (Punk, goth, ecc.).
  • Fama: i vip sono soliti fare uso di trucchi particolari o tipici che li caratterizzano (i Kiss).
  • Cambiare personalità: è spesso utilizzato dai transessuali o dalle Drag Queen per cambiare il loro aspetto fisico e cambiare solo apparentemente sesso (vedi Conchita Wurst, Drag Queen e cantante austriaca che ha spopolato per la sua bellissima voce e per il suo caratteristico look).

Anche i tratti del viso che le donne preferiscono sottolineare hanno dei risvolti psicologici e legati alla personalità:

  • Truccare gli occhi: truccare gli occhi vuol dire in genere enfatizzare una delle aree del viso che accentua la personalità, perché gli occhi sono molto espressivi e comunicativi. “È un po’ come lanciare il messaggio ‘voglio farti vedere la mia anima’”. Nei sondaggi sul trucco irrinunciabile, da usare anche quando si va di fretta, al primo posto svetta proprio il mascara.
  • Truccare le labbra: indica voglia di esprimere la propria sensualità e femminilità, tanto più se si adottano rossetti dai colori accesi e vivaci, o comunque vistosi.
  • Tatuare il corpo: è tipico di chi vuole mantenere permanentemente con sé un ricordo, non solo inciso nella memoria ma anche sulla pelle.

Ma se nelle società sviluppate e globalizzate il make up e il body painting hanno valore psicologico, nelle società “primitive” questi assumono quasi un valore sacrale: vengono associati a rituali magici e religiosi, utilizzati nei riti d’amore o nelle battaglie.

Sul corpo nudo, la pittura, i tatuaggi, le scarificazioni e le acconciature hanno innanzitutto un valore estetico, ma ci informano altresì sull’etnia di appartenenza e sulla condizione della persona che li esibisce.

Grazie alle decorazioni corporee, l’individuo cambia identità, si trasfigura, si sublima.

Il significato dei colori

  • Il bianco è generalmente associato al lutto o alla purificazione.
  • Il rosso, colore del sangue, è simbolo di energia vitale e fecondità.
  • Il nero, che evoca la notte ed il caos primordiale, simbolizza il mondo materiale.
  • Al blu, colore del cielo, dei mari e dei fiumi, viene accostata la calma e la tranquillità.
  • Al viola, colore destinato ai sovrani, viene accostata la superiorità.
  • Al giallo, colore dei giovani, viene accostata l’intelligenza e la speranza.
  • Al grigio, colore della barba degli anziani saggi, viene accostata la saggezza, la dignità e la conoscenza.

L’uso della pittura corporea durante le cerimonie è largamente diffuso, spesso in sostituzione delle maschere lignee.

Una delle più note è la danza del “Faux Lion” (simbolo del falso leone in lingua wolof). Si tratta di una manifestazione popolare, organizzata in molte regioni del Senegal in occasione delle festività più importanti.

In origine si trattava di un rito di possessione, che risale all’epoca in cui il paese era ricoperto da fitte foreste. Il cacciatore sopravvissuto all’attacco del leone veniva posseduto dal suo spirito, ruggiva, mangiava solo carne cruda ed il suo corpo si ricopriva di pelo. Doveva perciò essere guarito da un esorcista.

Ancora oggi nei villaggi o nei quartieri popolari delle città, il ruggito del leone terrorizza e riempie di frenesia tutta la popolazione!

Altrettanto importante è la festa della bellezza dei Peul Bororo in Niger, che riunisce queste tribù nomadi del Sahel per una gara nuziale, in occasione della quale i giovani pastori, con i volti coperti di ocra e le labbra annerite con il carbone o la grafite, spesso ricavata da vecchie pile, si contendono i favori delle fanciulle in età da marito.

Si tratta di uno dei riti di seduzione più antichi ed affascinanti dell’Africa.

Ma l’uso del corpo come una tavolozza è estremamente diffuso in tutto il continente africano.

In Mozambico le donne ricoprono il volto col “musiro”, un impasto ricavato dalle radici delle piante. Queste maschere di bellezza, con il loro biancore, conferiscono sembianze spettrali.

Largo uso del colore, nonché di vari tipi di ornamenti quali piattelli labiali o auricolari, si osserva presso i popoli della bassa valle dell’Omo, nell’Etiopia meridionale.

Le donne Bassari del Senegal indossano spine di istrice nel setto nasale perforato.

Le Himba della Namibia impastano i capelli e cospargono il corpo con un impasto di ocra rossa e grasso animale.

I giovani Masai del Kenya e della Tanzania, durante i riti di passaggio all’età adulta, si aggirano nelle savane col volto sbiancato dal caolino.

Non sempre però il body painting serve per abbellire; ad esempio gli Omo Masilai (tribù della Papua Nuova Guinea) si dipingono da scheletri.

Da sempre in Giappone le Geishe colorano i loro visi di bianco e rosa secondo la tradizione. Il trucco infatti contraddistingue le “maiko” (le apprendiste) dalle vere e proprie geishe.

Il make up tipico consiste nello sbiancare il viso con una pasta, l’“oshiroi”, applicare un blush rosa delicato sia sulle guance che sul contorno del viso, colorare gli occhi e le sopracciglia di rosso per poi scurirli rispettivamente con matita (nell’antichità carbone) ed eye-liner, e applicare il rossetto “Kyo beni”, il rosso di Kyoto.

Anche nell’Amazzonia è diffusa la decorazione corporea, come queste donne del Perù.

Storia: la storia del make up, dalle origini ai giorni nostri

Datare l’origine dell’utilizzo delle decorazioni corporee è praticamente impossibile. Vi sono dipinti rupestri di milioni di anni fa che raffigurano corpi decorati, in particolare i visi (grotte di Altamira in Spagna e di Lascaux in Francia).

Ma cerchiamo di ripercorrere una linea del tempo della storia della decorazione corporea fin dagli albori dell’uomo:

Uomini primitivi

Una tra le più antiche popolazioni che fa uso del body painting sono gli aborigeni australiani: dal 60.000 a.C. queste tribù dipingono il loro corpo e si fanno cicatrici.

Gli Indiani d’America, così come tanti altri popoli, decoravano i propri corpi con colori brillanti prima di andare in battaglia.

Gli Indiani ebbero un codice medico sin dal 1000 a.C. e utilizzarono le materie prime naturali della propria terra, oltre che in medicina, anche nelle cerimonie religiose e per uso estetico.

Gli Egizi

Ricorrevano alla pittura corporea sia per i defunti sia per i vivi.

Quotidianamente le donne ricorrevano al famoso trucco applicato al contorno degli occhi, creato con galena nera (un solfuro di piombo di colore grigio scuro) o malachite verde (un minerale color verde-smeraldo), che aveva il triplice scopo di abbellire, proteggere e curare: il sole e l’aria di quei luoghi causavano infatti riverberi intensi e la finissima sabbia dava fortissime irritazioni oculari.

Alle finissime polveri di queste sostanze erano aggiunti grassi animali, cera d’api o resine, che rendevano il prodotto in grado di essere spalmato e ne garantivano sia l’attività terapeutica sia quella cosmetica.

Non a caso, nei papiri questa usanza è indicata col termine mesdemet, che vuol dire “che fa parlare gli occhi”.

Inizialmente il trucco non variava secondo il sesso, mentre più tardi inizierà la distinzione nei colori per maschi e femmine.

Antica Grecia

Nell’antica Grecia il culto della bellezza, il desiderio di perseguire l’obiettivo della perfezione fisica, era un ambito della vita che i Greci non sottovalutavano.

Per migliorare l’aspetto del loro volto le donne greche ricorrevano a molti cosmetici: utilizzavano il belletto bianco della biacca (velenoso), il belletto rosso del minio, dell’ancusa, che applicavano sulle labbra e sulle guance con un apposito pennello e, infine, scurivano le ciglia e le sopracciglia con un leggero velo di tintura nera di nerofumo.

I Romani

Erano di fondamentale importanza per le matrone romane le schiave cosmetae, delle figure deputate alla cura della bellezza delle proprie padrone e alla produzione di cosmetici di ogni genere.

Il trucco consisteva nel colorare le labbra di rosso con polvere di ocra; il viso e le braccia erano invece schiariti con gesso e biacca, le ciglia ed il contorno degli occhi erano delineati con la fuliggine e indossavano, quando necessario, sopracciglia e ciglia finte.

Il Medioevo

In questo periodo tutto quello che riguardava la cosmesi e la vanità era ritenuto diabolico, sacrilego e ingannevole.

Risale però all’epoca medievale uno dei più rilevanti trattati cosmetici della storia: il “De Ornatu Mulierum”, noto anche con il nome di “Trotula Minor”, nome che deve alla donna che si dedicò alla sua stesura, Trotula De Ruggiero, che offrì alle altre donne una vasta serie di rimedi, ingredienti, ricette.

Le dame medievali apprezzavano particolarmente la carnagione molto chiara, diafana, perché ritenuta simbolo di purezza, e la ottenevano utilizzando varie tipologie di paste (paragonabili ai nostri moderni fondotinta): erano composte da ossidi di argento o mercurio misti a grassi animali o vegetali, oppure erano a base di biacca.

Spesso contenevano limone, aceto e albume d’uovo.

Altra indispensabile prerogativa era la fronte alta e bombata e, a tale scopo, le sopracciglia venivano completamente depilate.

Le guance venivano tinte con polvere di zafferano e labbra e gengive venivano colorate con corteccia o radice di noce.

Il Rinascimento

In questo periodo rimane costante l’uso di paste e ciprie per donare un incarnato diafano.

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Sintesi

Introduzione Corpo come una tela, tesina

Il truccarsi è considerato un'arte nata con la storia stessa dell'uomo, e se considerata tale ha ben poco di quel frivolo che la società globalizzata gli ha dato. Gli scavi archeologici hanno messo alla luce in diverse parti del mondo reperti che fanno riferimento all'arte di abbellire il viso e il corpo... Si pensi all'Antica Grecia, all'Egitto e alle tribù africane dove il make up non era visto solo come l'abbellimento del corpo, ma come indicatore della propria personalità, psicologia o dell'estrazione sociale. Da ciò si evidenzia che "il trucco è molto connesso sia con l’identità psicologica di una persona che con l’intenzione che questa ha di caratterizzarsi nei confronti degli altri - sostiene il Professor Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica all'Università di Bologna - Il trucco può sia enfatizzare sia spegnere alcune caratteristiche somatiche e individuali". Per questo motivo ho scelto di portare questo argomento come tesina di maturità, per poter far conoscere agli altri una mia grande passione, che non è segno di frivolezza e banalità legata puramente al mondo estetico, ma ha qualcosa di più profondo, legato all’animo umano, alla psicologia, alle caratteristiche e ai sentimenti che ognuno porta dentro di sé. In questo breve tempo cercherò di dare una descrizione del mondo del make up e del body painting nella mia tesina, attraverso le diverse discipline trattate nel corso dei cinque anni scolastici, cercando di fornire gli adeguati collegamenti. Inoltre, allegata alla tesina, vi sarà un album di foto di trucchi da me stessa realizzati, per meglio dar conto della mia passione. Cominciamo con l’analizzare i motivi per cui, soprattutto le donne, fanno uso dei cosmetici.

Collegamenti

Corpo come una tela, tesina

  • Storia - Breve storia del make up dalle origini ai giorni nostri.
  • Latino - Il confronto tra Ovidio, "De medicamine faciei femineae" e Tertulliano, "De cultu feminarum".
  • Inglese - The Body-art.
  • Pedagogia - Le sorelle Agazzi e l'educazione estetica.
  • Filosofia - Nietzsche e l'arte.
  • Italiano - Pirandello.
  • Matematica - La continuità di una funzione derivabile.
  • Diritto - Normative sulla dermopigmentazione.

Make up per il sociale.

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