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La bellezza: un’esplosione di emozioni!

A cura di Giulia Viola

V A, I.P.C.L Ninni Cassarà

Premessa

Lo scopo che mi sono prefissata tramite la stesura di questa tesina è mettere in evidenza un particolare modo di concepire l’arte e la bellezza. Una concezione che non si limita solamente al puro giudizio estetico, ma che cerca di spingersi oltre, ricercando il vero significato del termine “bello” all’interno dei sentimenti e delle sensazioni che un’opera d’arte, una poesia, o anche solo l’universo possono trasmetterci. Da qui il motivo per cui ho scelto di elaborare l’introduzione della mia presentazione con un’immagine che ritrae il celebre dipinto di Munch, “Il Grido”. L’opera del pittore norvegese, seppur basandoci sui canoni classici non possa ritenersi esteticamente bella, è in grado di far scaturire in chi la guarda un forte senso di angoscia e inquietudine. Ed è proprio in questa capacità di trasmettere sensazioni, di coinvolgere che è racchiusa la vera bellezza di un’opera d’arte.

Saggezza popolare e filosofia convergono per dirci quello che è uno dei luoghi comuni più usati quando si parla di “bellezza”: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Ma è proprio così? E anche se fosse, se davvero il bello è ciò che piace soggettivamente, perché in determinate epoche storiche o in determinate culture piacciono alcune cose che non piacciono più in altri contesti o in altri periodi?

Nell’arte classica dell’antica Grecia uno dei metri di giudizio più importanti era la corrispondenza tra la forma che prendeva l’opera d’arte e la natura stessa. Una statua umana ad esempio era tanto più bella quanto riusciva a riprodurre per imitazione il corpo umano nella natura. L’estetica si riduceva così a una misurazione attenta e anatomica delle parti del corpo, alla ricerca di un’armonia delle forme che voleva essere appunto, imitazione di una perfezione umana idealizzata e forse non reale. Ma che dire allora dei quadri di Picasso? Se li valutiamo secondo l’estetica classica come possiamo definirli belli? Eppure, soffermandoci ad esempio su uno dei più famosi quadri di Picasso, Guernica, non possiamo che rimanere incantati di fronte alle sensazioni che esso è in grado di suscitare in noi. Siamo davanti a un quadro le cui dimensioni ci danno già l’idea dell’entità della tragedia, si aggiunga poi a questo fatto quantitativo, il silenzio gridato dalla tela. Tale antitesi fa parte della sublimità dell’opera che inaspettatamente si scaglia con violenza nello spazio e nel tempo. Guernica di Picasso ci ha dato un esempio di violenza trattenuta nella tela, eppure essa fuoriesce prepotente e nel suo movimento produce in noi osservatori un’immobilità stupefatta.

Abbiamo parlato di arte e qui dobbiamo fare un passo in avanti: è bello ciò che riesce a trasmetterci emozioni e a comunicarci gli stati d’animo di un artista. Eccola la vera bellezza, quella bellezza capace di resistere alle mode, quella bellezza non misurabile con il centimetro, la bellezza di una forma che, forse incomprensibile immediatamente, ci racconta dell’uomo che l’ha creata e rimane immortale e duratura.

L’esteta, tratti di una nuova figura umana

Prima di arrivare a capire chi realmente sia l’esteta e quale concezione abbia della bellezza, è importante riuscire a inquadrare questa figura all’interno dell’Estetismo, un movimento artistico e letterario nato in Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento. Esso rappresenta inoltre una tendenza del Decadentismo autonomamente sviluppatasi, insieme anche al movimento simbolista in Francia.

L’Estetismo presenta anche un continuo invito a godere della giovinezza fuggente, un edonismo nuovo in cui l’esaltazione del piacere è morbosamente collegata alla corruzione della decadenza e in cui la bellezza è intesa come manifestazione del genio, ma superiore, al contempo, al genio stesso.

L’estetismo nutre un fortissimo disprezzo per la volgarità e la folla, e, nello stesso tempo, un’ossessiva predilezione per la mondanità, per la vita frivola e capricciosa, per gli oggetti minuti e preziosi. A caratterizzare questo nuovo movimento è inoltre la sua forte attenzione per gli elementi simbolici e allegorici per ciò che sta ‘oltre’ la realtà. Tutti gli artisti di questo periodo sono volti a ‘fare della propria vita un’opera d’arte’. Tale concetto viene ripreso da Oscar Wilde; Anche D’Annunzio e Baudelaire sono molto importanti se si vuole realmente entrare nell’ottica dell’esteta e capire la visione che egli ha nei confronti della vita e dell’arte. Questi tre grandi autori, che successivamente andrò ad analizzare, hanno indirizzato la loro esistenza verso una continua ricerca della bellezza, incarnando perfettamente l’ideale del dandy e dell’esteta.

Gabriele D’Annunzio

In Italia Gabriele D’Annunzio è il portavoce principale dell’estetismo.

La vita di D’Annunzio può essere considerata una delle sue opere più interessanti. Secondo i principi dell’estetismo, bisognava fare della vita un’opera d’arte, e D’Annunzio fu costantemente teso alla ricerca di questo obiettivo. Oltre a vivere una vita mondana e scandalosa, ricca di lusso e di piacere, egli diviene un artista inimitabile soprattutto grazie a gesta clamorose e avventurose. Come ad esempio la leggendaria “Beffa di Buccari” (una località vicino al fiume), e il volo su Vienna; Inoltre nel 1919 organizzò la marcia su Fiume e prese parte a quei movimenti che poi permisero la vittoria del Fascismo.

Comunque sia è importante ricordare che D’Annunzio fu definito un ‘precursore’ del Fascismo e quindi non un fascista, poiché lui era sempre e comunque in conflitto con Mussolini.

In letteratura la prima e più famosa incarnazione dell’esteta dannunziano, la si

Il piacere

trova in Andrea Sperelli protagonista del romanzo

Il piacere

Il protagonista Andrea Sperelli rispecchia la tipica figura di esteta nel quale confluisce tutta l’esperienza mondana fino ad allora vissuta dallo stesso D’Annunzio. Andrea è combattuto tra due donne: Elena Muti che incarna la donna fatale e l’erotismo lussuoso, e Maria Ferres donna angelo e pura. Le vicende non seguono un ordine cronologico. Vi è una continua lotta tra la ricerca e la voglia inappagata nei confronti di Elena (la quale si è sposata) e il rifugio sicuro presso Maria, la quale però lo rifiuta lasciandolo solo nella sua sconfitta. Il Piacere non rappresenta il definitivo distacco del poeta dalla figura di esteta, in quanto se da un lato egli critica il personaggio, dall’altro è ancora affascinato dal gusto raffinato con cui Andrea si costruisce la vita.

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Sintesi

Sintesi bellezza ed emozioni tesina

Lo scopo che mi sono prefissata tramite la stesura di questa tesina di maturità è mettere in evidenza un particolare modo di concepire l’arte e la bellezza. Una concezione che non si limita solamente al puro giudizio estetico, ma che cerca di spingersi oltre, ricercando il vero significato del termine “bello” all’interno dei sentimenti e delle sensazioni che un’opera d’arte, una poesia, o anche solo l’universo possono trasmetterci. Da qui il motivo per cui ho scelto di elaborare l'introduzione della mia presentazione con un’immagine che ritrae il celebre dipinto di Munch, “L'Urlo”. L’opera del pittore norvegese, seppur basandoci sui canoni classici non possa ritenersi esteticamente bella, è in grado di far scaturire in chi la guarda un forte senso di angoscia e inquietudine. Ed è proprio in questa capacità di trasmettere sensazioni, di coinvolgere che è racchiusa la vera bellezza di un’opera d’arte.

Saggezza popolare e filosofia convergono per dirci quello che è uno dei luoghi comuni più usati quando si parla di “bellezza”: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Ma è proprio così? E anche se fosse, se davvero il bello è ciò che piace soggettivamente, perché in determinate epoche storiche o in determinate culture piacciono alcune cose che non piacciono più in altri contesti o in altri periodi?

Nell’arte classica dell’antica Grecia uno dei metri di giudizio più importanti era la corrispondenza tra la forma che prendeva l’opera d’arte e la natura stessa. Una statua umana ad esempio era tanto più bella quanto riusciva a riprodurre per imitazione il corpo umano nella natura. L’estetica si riduceva così a una misurazione attenta e anatomica delle parti del corpo, alla ricerca di un’armonia delle forme che voleva essere appunto, imitazione di una perfezione umana idealizzata e forse non reale. Ma che dire allora dei quadri di Picasso? Se li valutiamo secondo l’estetica classica come possiamo definirli belli? Eppure, soffermandoci ad esempio su uno dei più famosi quadri di Picasso, Guernica, non possiamo che rimanere incantati di fronte alle sensazioni che esso è in grado di suscitare in noi. Siamo davanti a un quadro le cui dimensioni ci danno già l’idea dell’entità della tragedia, si aggiunga poi a questo fatto quantitativo, il silenzio gridato dalla tela. Tale antitesi fa parte della sublimità dell’opera che inaspettatamente si scaglia con violenza nello spazio e nel tempo. Guernica di Picasso ci ha dato un esempio di violenza trattenuta nella tela, eppure essa fuoriesce prepotente e nel suo movimento produce in noi osservatori un’immobilità stupefatta.

Abbiamo parlato, all'interno della tesina, di arte e qui dobbiamo fare un passo in avanti: è bello ciò che riesce a trasmetterci emozioni e a comunicarci gli stati d’animo di un artista.

Eccola la vera bellezza, quella bellezza capace di resistere alle mode, quella bellezza non misurabile con il centimetro, la bellezza di una forma che, forse incomprensibile immediatamente, ci racconta dell’uomo che l’ha creata e rimane immortale e duratura. Inoltre nella mia tesina ho cercato di effettuare vari collegamenti con altre discipline di studio.

Collegamenti

Bellezza ed emozioni tesina

  • Italiano: Gabriele D'Annunzio, Il Piacere.
  • Inglese: Oscar Wilde, The Picture of Dorian Gray.
  • Francese: Charles Baudelaire, Hymne à la beauté.
  • Storia: La Belle époque.
  • Arte: Antoni Gaudi, Casa Batllò.
  • Spagnolo: Rubén Darìo, Venus.
  • Scienze: L'universo e i pianeti.
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