'Ερος και’ Θανατος
Elisa Maria Catena Serio
Liceo Classico ''Ugo Foscolo''
Canicattì
A/S 2008 - 2009
Giacomo Leopardi
Amore e morte
Giacomo Leopardi è ritenuto il maggior poeta dell'Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, ma la profondità della sua riflessione sull'esistenza ne fa anche un filosofo di notevole spessore; seguire il percorso della sua produzione letteraria vuol dire quindi seguire il corso della sua vita e comprendere il suo mondo interiore.
Amore e Morte fu composta probabilmente nell'estate 1833 a Firenze, ispirata dall'amore infelice per Fanny Targioni Tozzetti. Secondo della serie di componimenti raggruppati sotto il titolo di ''Ciclo di Aspasia'', insieme a ''Il pensiero Dominante'', ''Consalvo'', '''A se stesso'' e ''Aspasia''.
Si compone di quattro strofe libere di endecasillabi e settenari, per complessivi 124 versi. Il testo è preceduto da un verso del poeta greco Menandro: "Muor giovane colui ch'al cielo è caro"… Ὃν οἱ θεοὶ φιλοῦσιν, ἀποθνήσκει νέος
Muor giovane colui ch'al cielo è caro
Menandro
Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte
Ingenerò la sorte.
Cose quaggiù sì belle
Altre il mondo non ha, non han le stelle.
Divina Commedia
Francesca da Rimini
(Canto V Inferno, vv. 99 – 107)
Secondo il celebre racconto di Dante Alighieri e dei vari chiosatori che ne hanno arricchita la storia, essa s'innamorò di Paolo Malatesta, suo cognato, durante il suo matrimonio per procura. Tra i due nacque un amore segreto, che quando fu scoperto, venne punito con l'uccisione dei due amanti.
In vita quindi furono amanti e adulteri. Nei versi immortali di Dante, Francesca spiega al poeta come tutto accadde: leggendo il libro che spiegava l'amore tra Lancillotto e Ginevra, i due trovarono calore e passione, l'uno nelle braccia dell'altra. […] Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense".
Queste parole da lor ci fuor porte. […]
Pia de' Tolomei
(Canto V Purgatorio, vv. 129 – 136)
Sposa di Nello Pannocchieschi, signore del Castel di Pietra in Maremma. È documentato il suo secondo matrimonio, come vedovo, con Margherita Aldobrandeschi contessa di Soana e Pitigliano, e in questo vuoto (gli archivi tacciono su chi fosse stata la prima moglie di Nello) fu inserita la figura di Pia de' Tolomei.
Nello infatti possedeva il Castel di Pietra in Maremma, dove nel 1297 egli avrebbe fatto assassinare la donna, facendola gettare da una finestra, dopo averla rinchiusa per un po' nel suo castello, forse per la scoperta della sua infedeltà, forse per liberarsi di lei desiderando il nuovo matrimonio.
''[…] Deh, quando tu sarai tornato al mondo
e riposato de la lunga via",
seguitò 'l terzo spirito al secondo,
"ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che 'nnanellata pria
disposando m'avea con la sua gemma[…]".
Piccarda Donati
(Canto III Paradiso, vv. 45 – 54)
Piccarda Donati è il primo personaggio incontrato da Dante nel Paradiso e racchiude in se stessa gli elementi di fondo dell'intera cantica, quali l'ordine, la carità e la grazia di Dio.
Figlia di Simone Donati, Piccarda è sorella di Forese, l'amico di gioventù del poeta, e di Corso, il violento capo della parte Nera fiorentina, nonché cugina della moglie di Dante, Gemma Donati.
I primi commentatori riferiscono una leggenda che raccontava come Piccarda avesse ottenuto di conservare la verginità promessa, ammalandosi di lebbra e morendo in pochi giorni, ma Dante, di certo ben informato sulle vicende di casa Donati, lo esclude nettamente e stende un velo sulla vita di Piccarda successiva al rapimento: sarebbe stato un inutile scavare fra particolari privati.
''[…]I' fui nel mondo vergine sorella;
e se la mente tua ben sé riguarda,
non mi ti celerà l'esser più bella,
ma riconoscerai ch'i' son Piccarda,
che, posta qui con questi altri beati,
beata sono in la spera più tarda.
Li nostri affetti, che solo infiammati
son nel piacer de lo Spirito Santo,
letizian del suo ordine formati.[…] ''
Apollonio Rodio
ΤΆ ἈΡΓΟΝΑΥΤΙΚΆ
La storia comincia con un antefatto, infatti Pelia ha usurpato il regno di Iolco al fratellastro Esone, padre di Giasone, che reclama il trono.