I colori: una via per la conoscenza
Ho deciso di incentrare il mio percorso d'esame sui colori perché credo che siano “magici”, ognuno di loro evoca una sensazione e spesso a ogni colore associamo un certo sentimento, non a caso rimaniamo a bocca aperta davanti a un tramonto, a un'alba o vedendo un arcobaleno.
I colori ci coinvolgono sia sul piano “naturale”, esistono in natura, sono oggettivi, ma allo stesso tempo possono influenzarci sul piano “spirituale” in quanto percepiti a livello personale e possibili “interruttori” di sentimenti, emozioni e ricordi assolutamente individuali.
A ciascuna delle materie oggetto di studio ho pertanto associato un “interruttore” per avviare il flusso di conoscenza e di confronto che ci troviamo a commentare.
Italiano
Il bianco è il colore della fanciullezza e dell'innocenza. Per questo motivo ho deciso di analizzare l'ideologia pascoliana del “Fanciullino”.
Giovanni Pascoli e la teoria del fanciullino
I
“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, Il punto di partenza della riflessione del
come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo Pascoli è l’idea della presenza della morte
scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi. Quando la nella vita dell’uomo. L’unica consolazione è
nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua voce
con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e la poesia che permette di partecipare alla
contendono tra loro, e, insieme sempre, temono vita. Il poeta in un certo senso sottrae le
sperano godono piangono, si sente un palpito solo, cose al destino di vanificazione e le
uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo, restituisce alla vita. Il poeta ha quindi il
ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un
nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica compito di sottrarre quanto più può alla
serena maraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la morte e la poesia è un dono sacro. Il poeta è
voce, ed egli fa sentire tuttavia è sempre il suo tinnulo quel fanciullino presente in ognuno di noi.
squillo come di campanello, Il quale tintinnio segreto Un fanciullino che rimane piccolo anche
noi non udiamo distinto nell'età giovanile forse così quando noi cresciamo, anche quando
come nella più matura, perché in quella, occupati a
litigare e perorare la causa della nostra vita, meno nell’età più matura siamo “occupati a litigare
badiamo a quell'angolo d'anima donde esso risuona.” e a perorare la causa della nostra vita” e
meno siamo disposti a badare a quell’angolo
d’anima.
III
Il fanciullino arriva alla verità non attraverso il
“Il fanciullino è quello, dunque, che ha paura al buio, perché al buio vede
o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ragionamento ma in modo intuitivo ed irrazionale,
ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, guardando tutte le cose con stupore, con
ai sassi, alle nuvole, alle stelle: che popola l'ombra di fantasmi e il cielo
di dei. Egli è quello che piange e ride senza perché, di cose che sfuggono meraviglia, come fosse la prima volta. Anche la
ai nostri sensi e alla nostra ragione. Egli è quello che nella morte degli poesia deve essere spontanea e intuitiva, come
esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci sciogliere in intuitivo è appunto il modo di conoscere e di
lacrime, e ci salva. Egli quello che nella gioia pazza pronunzia, senza
pensarci, la parola grave che ci frena. Egli rende tollerabile la felicità e la giudicare dei fanciulli. Gli occhi del fanciullo
sventura, temperandole d'amaro e di dolce, e facendone due cose scoprono nelle cose le somiglianze e le relazioni
ugualmente soavi al ricordo.[...] Egli nell'interno dell'uomo serio sta ad
ascoltare, ammirando, le fiabe e le leggende, e in quello dell'uomo più ingegnose; adattano il nome della cosa più
pacifico fa echeggiare stridule fanfare di trombette e di pive, e in un grande alla più piccola, e al contrario;
cantuccio dell'anima di chi più non crede, vapora d'incenso l'altarino che rimpiccioliscono per poter vedere, ingrandiscono
il bimbo ha ancora conservato da allora.[...]. Senza lui, non solo non
vedremmo tante cose a cui non badiamo per solito, ma non potremmo per poter ammirare, giungendo, immediatamente
nemmeno pensarle e ridirle, perché egli è l'Adamo che mette il nome a e intuitivamente, quasi per suggestione, al cuore
tutto ciò che vede e sente. Egli scopre nelle cose le somiglianze e
relazioni più ingegnose. Egli detta il nome della cosa più grande alla più delle cose e al mistero che palpita segreto in ogni
piccola, e al contrario. E a ciò lo spinge meglio stupore che ignoranza, e aspetto della vita. La poesia non è invenzione, ma
curiosità meglio che loquacità: impicciolisce per poter vedere, scoperta, perché essa sta nelle cose che ci
ingrandisce per poter ammirare. Né il suo linguaggio è imperfetto come
di chi non dica la cosa se non a mezzo, ma prodigo anzi, come di chi due circondano, anzi in un particolare di quelle cose
pensieri dia per una parola. E a ogni modo da un segno, un suono, un che solo il poeta sa vedere. Poesia è trovare nelle
colore, a cui riconoscere sempre ciò che vide una volta. [...]” cose il loro sorriso e la loro lacrima; e ciò si fa da
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Materie e autori
- Italiano: Giovanni Pascoli (il fanciullino);
- Filosofia: Arthur Schopenhauer (pessimismo cosmico);
- Storia: la guerra civile spagnola;
- Spagnolo: Romancero gitano (Federico García Lorca);
- Inglese: Oscar Wilde;
- Francese: Arthur Rimbaud.