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Il campionamento e la musica moderna

2015

Di Alessandro Ferranti

Cenni teorici, storici e culturali sul fenomeno dell’era digitale che più ha rivoluzionato il modo di fare musica.

ITIS A. Meucci Castelfidardo

Sezione Scienze Applicate Classe VBLSA

14/06/2015

Introduzione

La musica è, tra le arti classiche, quella che più ha influenzato la collettività nel tempo, ma soprattutto quella che più condiziona la mente umana e il suo complicato funzionamento.

Essa non è altro che la manipolazione del suono che noi esseri umani eseguiamo seguendo la nostra creatività e immaginazione, per ottenere un prodotto finale che soddisfi il nostro bisogno uditivo.

Che sia attraverso l’uso della bocca, di uno strumento musicale improvvisato o di un complesso sintetizzatore, l’uomo può usufruire di una quantità di suoni virtualmente illimitata, a proprio piacimento, per forgiare le proprie creazioni musicali.

Pensate ai suoni che ci circondano: un battito di mani, il rumore di un pugno che sbatte su un tavolo, la melodia che fischiettate nei momenti di noia, il fruscio delle fronde degli alberi nei giorni ventosi e così via…

Ora provate ad immaginare queste sonorità come parti di una canzone: il battito di mani corrisponde al rullante della batteria, il rumore del pugno alla grancassa, il fischiettio alla melodia portante e il piacevole fruscio delle fronde ad un sottofondo che riporta alla mente la natura e la serenità.

Prima dell’avvento dei metodi di registrazione, catturare questi suoni per poterli riascoltare era impossibile, figuriamoci arrangiarli in una canzone.

Anche con l’invenzione del nastro magnetico a bobina aperta (1930), primo supporto di registrazione elettronica in grado di registrare, duplicare, cancellare e ri-registrare un segnale acustico, le ristrette possibilità di audio editing disponibili impedivano agli artisti più creativi di esprimere le proprie fantasie.

Con l’avvento dei primi sintetizzatori era possibile generare suoni innaturali molto complessi, derivati dalla manipolazione di una o più onde periodiche standard (sinusoidale, quadra, triangolare, a dente di sega); attraverso l’uso di queste costose apparecchiature era molto difficile, se non impossibile, riprodurre sonorità naturali.

Come fu possibile riuscire a registrare un suono e modificarne le caratteristiche fondamentali, senza doverlo ricreare artificialmente? 1

Storia dei primi campionatori

L’avvento dell’era digitale

Tra gli anni ’50 e ’80 nacquero le primordiali invenzioni che hanno permesso ai produttori e al business della musica di ottenere e gestire registrazioni audio di alta ed altissima qualità, innescando un vero e proprio boom culturale che è in continuo sviluppo ancora oggi:

  • Nel 1957, Max Mathews sviluppò il primo processo di digitalizzazione dei suoni attraverso l’uso di un computer;
  • Nel 1970, James Russell registrò il brevetto del primo registratore e riproduttore ottico digitale;
  • Nel 1972 la Denon introdusse il primo registratore digitale multitraccia dotato di 8 tracce;
  • Nel 1979 nasce il primo prototipo di Compact Disc e nel 1982 viene commercializzato in tutto il mondo, divenendo lo standard di riproduzione.

Nei periodi immediatamente successivi alle ultime tra queste scoperte iniziarono i processi di distribuzione di massa, raggiungendo un bacino di utenza senza precedenti. Il consumo venne esteso a tutte le fasce della popolazione mondiale, rendendo la musica un prodotto a portata di tutti. Ciò fu possibile grazie ai bassi costi di produzione e alla flessibilità dei CD rispetto al vecchio vinile, che rimane tuttavia il mezzo d’ascolto preferito dagli audiofili più esigenti. Con questi processi e apparecchiature era finalmente possibile “digitalizzare” il suono, cioè trasformare la variazione della pressione atmosferica (fenomeno fisico) in un insieme finito di valori, così da poterlo immagazzinare, modificare e duplicare con estrema facilità.

Figura 1: Compact Discs Figura 2: Il registratore multitraccia prodotto dall’azienda giapponese Denon 2

L’antenato

Nel 1979 i fondatori ed ingegneri dell’azienda australiana Fairlight produssero il CMI, abbreviativo di Computer Musical Instrument, il primo sintetizzatore/campionatore digitale che segnò la svolta nel modo di fare musica soprattutto grazie alle possibilità di audio editing di cui disponeva.

Nacque dall’idea di Peter Vogel e Kim Riye, la quale presero spunto dal Qasar M8, il precedente progetto di un sintetizzatore pensato per modificare i parametri di un’onda Figura 3: Il Fairlight CMI, da notare che venne commercializzato solo 3 anni in tempo reale, che venne abbandonato per la dopo l’Apple I scarsa conoscenza, al tempo, in materia.

L’idea fu quella di campionare un’onda sonora naturale per effettuare variazioni sonore, invece di sintetizzare un’onda artificiale per poi campionarla: il risultato ottenuto fu estremamente soddisfacente per i fondatori. Successivamente alla commercializzazione, il prodotto venne acquistato da artisti del calibro di Herbie Hancock, Mike Oldfield e Stevie Wonder al prezzo iniziale di circa 18.000£, un costo ancora esorbitante per gli amatori. Tuttavia, il successo iniziale testimoniava come il CMI venisse apprezzato sia da artisti di stampo “classico”, sia dagli artisti che desideravano sperimentare.

Era dotato di:

  • 73 tasti di pianoforte;
  • 8 voci di polifonia;
  • Tastiera e monitor simili a quelli di un PC;
  • 8bit/16kHz (Mono), valori di profondità e frequenza piuttosto bassi;
  • Filtro passa-basso per rimuovere un’eventuale distorsione (aliasing);
  • 2 processori Motorola 6800;
  • 2 lettori per Floppy Disk da 8”.

Nonostante la scarsa capacità di campionamento, permetteva di immagazzinare una modica quantità di “samples” (campioni) e di modificarne vari parametri, tra cui il “pitch” (intonazione, nota musicale).

Sfruttava la sintesi sonora additiva, ma la caratteristica che lo rendeva unico nel suo genere era la possibilità di disegnare una forma d’onda sullo schermo con una light pen (simile ai pennini degli smartphone moderni) e di suonarla attraverso l’uso della tastiera. 3

La leggenda

Tra le decine di campionatori disponibili in quel periodo, quello che più segnò e permise l’inizio della rivoluzione culturale, musicale e sociale passata alla storia come “Hip Hop Golden Age”, fu l’E-mu SP-1200, prodotto e introdotto nel mercato dalla E-mu Systems, Inc. nell’Agosto del 1987 come aggiornamento del suo predecessore, l’SP-12.

Divenne apprezzatissimo per le funzioni di cui disponeva, per la possibilità di strutturare il cuore di un’intera canzone e per il suono caldo, consistente e crudo tipico del vinile.

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Sintesi

Introduzione campionamento e musica moderna tesina

La seguente tesina di maturità descrive il mondo della musica moderna. La musica è, tra le arti classiche, quella che più ha influenzato la collettività nel tempo, ma soprattutto quella che più condiziona la mente umana e il suo complicato funzionamento. Essa non è altro che la manipolazione del suono che noi esseri umani eseguiamo seguendo la nostra creatività e immaginazione, per ottenere un prodotto finale che soddisfi il nostro bisogno uditivo. Che sia attraverso l’uso della bocca, di uno strumento musicale improvvisato o di un complesso sintetizzatore, l’uomo può usufruire di una quantità di suoni virtualmente illimitata, a proprio piacimento, per forgiare le proprie creazioni musicali. Pensate ai suoni che ci circondano: un battito di mani, il rumore di un pugno che sbatte su un tavolo, la melodia che fischiettate nei momenti di noia, il fruscio delle fronde degli alberi nei giorni ventosi e così via…

Ora provate ad immaginare queste sonorità come parti di una canzone: il battito di mani corrisponde al rullante della batteria, il rumore del pugno alla grancassa, il fischiettio alla melodia portante e il piacevole fruscio delle fronde ad un sottofondo che riporta alla mente la natura e la serenità. Prima dell’avvento dei metodi di registrazione, catturare questi suoni per poterli riascoltare era impossibile, figuriamoci arrangiarli in una canzone. Anche con l’invenzione del nastro magnetico a bobina aperta (1930), primo supporto di registrazione elettronica in grado di registrare, duplicare, cancellare e ri-registrare un segnale acustico, le ristrette possibilità di audio editing disponibili impedivano agli artisti più creativi di esprimere le proprie fantasie. Con l’avvento dei primi sintetizzatori era possibile generare suoni innaturali molto complessi, derivati dalla manipolazione di una o più onde periodiche standard (sinusoidale, quadra, triangolare, a dente di sega); attraverso l’uso di queste costose apparecchiature era molto difficile, se non impossibile, riprodurre sonorità naturali. Come fu possibile riuscire a registrare un suono e modificarne le caratteristiche fondamentali, senza doverlo ricreare artificialmente? La tesina inoltre permette anche alcuni collegamenti con le discipline scolastiche.

Collegamenti

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