Estratto del documento

Rasia Giulia, settore turistico, a.s. 2009/2010

Istituto Professionale Statale per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione

“Pellegrino Artusi”

Recoaro Terme - Vicenza

L'influenza della musica nella cultura moderna

Candidata: Rasia Giulia

Indirizzo: Turistico

Classe: 5T1

Anno scolastico: 2009/2010

Indice

  • Presentazione........................................................................................................ pag. 2
  • L'influenza della musica nella letteratura............................................................... pag. 4
  • Music like an Epiphany.......................................................................................... pag. 11
  • Kandinskij e il suo rapporto con la musica............................................................. pag. 13
  • La canzone del bambino nel vento: Auschwitz...................................................... pag. 17
  • La canzone Imagine e la Globalizzazione............................................................. pag. 26
  • Conclusione........................................................................................................... pag. 30
  • Bibliografia e Sitografia............................................................................................ pag. 31

Presentazione

“La musica è una legge morale,

essa dà un'anima all'universo,

le ali al pensiero,

uno slancio all'immaginazione,

un fascino alla tristezza,

un impulso alla gaiezza e la vita a tutte le cose.

Essa è l'essenza di tutte le cose,

essa è l'essenza dell'ordine ed eleva ciò che è buono,

di cui essa è la forma invisibile,

ma tuttavia splendente,

appassionata ed eterna.”

Platone

Per la mia tesi di maturità ho deciso di affrontare l'argomento “musica”, perché mi sono posta come obiettivi quello di illustrare la magia e l'emozione che questa arte suscita nel nostro animo, e soprattutto, quello di spiegare come abbia coinvolto ed influenzato gli artisti e i poeti nel corso del '900.

La musica è un linguaggio non meno importante di quello visivo, corporeo o verbale, in grado di esprimere idee, concetti, sentimenti propri di ogni individuo. È qualcosa di essenziale che scatena in noi quella capacità di sottrarci momentaneamente alla pura ragione e di riportarci a impressioni e sensazioni vissute in passato, riuscendo a vivificare il nostro animo.

La musica infatti, per me, non è solo un insieme di note e di ritmi, ma è il suono dell'anima. Grazie ad essa il cuore si apre mostrando, attraverso una melodia, i sentimenti portando così l'uomo all'elevazione spirituale ed emotiva.

Partendo da questo presupposto ho iniziato il mio discorso evidenziando l'importanza della musica in poeti come Verlaine, Pascoli e D'Annunzio che le hanno dato una funzione molto importante nelle loro poesie: essa si può ritrovare attraverso anafore, onomatopee, assonanze che danno un senso di musicalità ai loro versi.

Successivamente ho introdotto l'autore irlandese Joyce che ha dato un ruolo molto importante alla musica ponendola come un'Epiphany, ovvero una sorta di rivelazione nella coscienza delle persone, che avviene attraverso una melodia o con una canzone, proprio come accade nella storia The Dead della famosa raccolta The Dubliners.

Anche per Kandinskij, famoso pittore russo, la musica ha una funzione importantissima, tanto che è alla base della sua arte astratta, dove colore e musica, metaforicamente parlando, si fondono dando vita a qualcosa di unico e inimitabile come Composizione VII, una delle sue più celebri opere astratte.

Ho trattato, inoltre, la tragedia dell'Olocausto, descrivendone le cause, i suoi punti fondamentali e, grazie a “La canzone del bambino nel vento: Auschwitz”, del cantante Guccini, viene ricordata questa triste vicenda che ha scosso e che ha unito nel medesimo dolore tutta l'umanità.

Infine, ho terminato il mio discorso evidenziando la musica di protesta degli anni '60, soprattutto Imagine di John Lennon, che come accade nel fenomeno della globalizzazione, ha unito tutti gli uomini nella lotta contro la guerra e la violenza presente nel mondo.

L'influenza della musica nella letteratura

L'uso frequente del linguaggio musicale fu tipico del primo '900; in Francia la tecnica della musicalità fu adottata dai cosiddetti poeti maledetti: Mallarmé, Verlaine e Rimbaud.

La tecnica, utilizzata da questi scrittori, è chiamata “fonosimbolismo”: si tratta di un procedimento linguistico che prevede la ricerca di effetti sonori interni a una determinata sequenza di parole, il cui scopo, conscio o inconsapevole da parte dell'autore, è quello di trasmettere significati aggiuntivi mediante la valenza evocativa e suggestiva dei suoni medesimi.

Uno degli esempi più evidenti di linguaggio fonosimbolico è l'onomatopea, che riproduce suoni esistenti in natura.

Ma che cos'è l'onomatopea?

L'onomatopea ha il significato di “imitazione di suoni o rumori di fenomeni naturali realizzata in espressioni del linguaggio articolato”. È quindi una figura retorica che imita, attraverso i suoni linguistici di una determinata lingua, il rumore o il suono associato a un oggetto o a un soggetto a cui ci si vuole riferire.

Le onomatopee si distinguono in onomatopee primarie e secondarie:

  • Primarie: sono parole che hanno la capacità di ricordare l'impressione di un suono e non portatrici di un proprio significato; le onomatopee di questo genere sono quelle che imitano il verso di un animale, come bau o miao, ma anche rumori tipici di oggetti o di azioni, come bum dell'esplosione.
  • Secondarie: sono invece parole portatrici di un particolare significato, come possono essere i verbi che indicano appunto il verseggiare di un animale: miagolare, abbaiare, fruscio, rimbombo, ecc…

Ovviamente oltre alla componente musicale, questi poeti fanno leva sul significato simbolico di ogni parola, e in particolare, sulle corrispondenze che intercorrono tra poesia e natura.

Precursore di questa poetica fu Charles Baudelaire, che esalta il valore della musicalità nella poesia: “Correspondences” (“corrispondenze”). In questa celebre poesia Baudelaire scrive che tutte le cose hanno tra di loro un legame misterioso, per cui, spesso, un profumo o un colore o una musica richiamano ricordi e tempi lontani. Per i poeti simbolisti la poesia deve comunicare in forme non razionali, ma attraverso il linguaggio della musica. Il poeta, a seguito di intuizioni misteriose ed improvvise, coglie il senso riposto della realtà, scoprendo collegamenti apparentemente illogici fra oggetti diversi, associando colori, profumi, sinestesia, suoni di cui riesce a percepire la misteriosa affinità, scegliendo le parole non per il loro significato concreto ed oggettivo ma per le suggestioni che possono evocare con il loro suono ed il loro ritmo.

Paul Verlaine

Paul Verlaine mette al primo posto l'allusività della musica, intesa come mezzo tecnico per realizzare l'invito al sogno. Sfrutta la poesia per raggiungere l'intimo senso della realtà, penetrando oltre le apparenze. Nel componimento Arte poetica, scritto nel 1874 e pubblicato nel 1884 nella raccolta Allora e Ora, Verlaine si impose come caposcuola dei primi simbolisti ed espose in versi la sua poetica, che può essere riassunta nel principio “la musica prima di tutto”. La musicalità del verso di Verlaine deriva dalla costante attenzione al suono e al ritmo, dalla ripetizione quasi incantatoria di suoni o di versi o di strofe, sostenuta da una versificazione che disgrega la sintassi della frase per distribuirla su versi brevi e dispari, giudicati da Verlaine stesso più musicali e leggeri, ricchi quindi di allitterazioni, assonanze ed ellissi.

Arte poetica

La musica, prima di ogni altra cosa:

e per questo preferisci l'impari,

più vago e solubile nell'aria,

senza nulla in sé che pesi e posi.

È necessario poi che tu non scelga

le tue parole senza qualche errore:

nulla è più caro della canzone grigia

in cui l'incerto si unisca al preciso.

Sono occhi deliziosi dietro veli,

è la grande luce tremula del mezzogiorno,

è - in un cielo tiepido d'autunno -

l'azzurro brulichio di chiare stelle!

Perché vogliamo ancor la sfumatura,

non colore, ma solo sfumatura!

Oh, solo essa accoppia il sogno

al sogno e il flauto al corno!

Va più lontano possibile dall'assassina arguzia,

dal crudele spirito e dall'impuro riso,

che fanno piangere gli occhi dell'azzurro

e tutto quell'aglio di bassa cucina!

Prendi l'eloquenza e torcile il collo!

E farai bene, in vena d'energia,

a moderare un poco anche la rima.

Fin dove andrà, se non la tieni d'occhio?

Oh, chi dirà i torti della rima?

Quale bambino sordo o negro pazzo

ci ha plasmato questo gioiello da un soldo,

che sotto la lima suona vuoto e falso?

La musica, ancora e sempre!

Il tuo verso sia la cosa che va via,

che si sente fuggire da un'anima in cammino

verso altri cieli ed altri amori.

Il tuo verso sia l'avventura buona

sparsa al vento increspato del mattino

che va sfiorando la menta e il timo…

E tutto il resto è letteratura.

L'autore esprime la propria idea sulla poesia, ispirandosi all'Ars Poetica di Orazio, della quale mantiene anche la parola “lima”, da “labor limae”. La lirica è composta da nove quartine, dai versi di lunghezza differente. Il poeta afferma che la poesia dovrebbe essere musicalità, quindi non dal ritmo regolarmente scandito. Egli cerca la fluidità, l'irregolarità, quindi non ama le rime, che definisce “quel gioiello da un soldo che suona vuoto e falso sotto la lima”.

Inoltre l'autore è convinto che la poesia debba essere allusiva, non oggettiva e troppo chiara; pur usando un lessico scelto e ricercato, non bisognerebbe mai essere troppo diretti o espliciti, in modo che ognuno possa interpretare da solo il messaggio che l'autore vuole trasmettere.

La poesia deve essere come una “sfumatura”, nella quale si mescolano le riflessioni e le idee, rendendo gli scritti meno enfatici e quindi più emozionanti e personali. Il poeta in questa poesia afferma anche che bisognerebbe evitare lo sfoggio di intelligenza, arguzia assassina, la falsità ed il sarcasmo cattivo, per scrivere così testi freschi e frizzanti, che si diversificano dalla “letteratura”.

In Italia il simbolismo ebbe un'eco nella poesia di Pascoli ed un riflesso nell'opera di D'Annunzio. Questi autori ricorrono a tecniche come il simbolo, l'allegoria e la sinestesia, costruendo delle corrispondenze tra suoni, colori, odori ed emozioni attraverso un processo irrazionale basato su analogie che si sviluppano per associazioni. La musicalità della poesia diventa intensa, raffinata e capace di significare al di là della semantica tradizionale dando vita al fonosimbolismo. Quindi viene valorizzato l'aspetto fonico delle parole, stabilendo un particolare rapporto tra il suono di una parola e il suo significato.

Giovanni Pascoli

La poetica del simbolismo, che trova piena espressione in Pascoli, fu teorizzata nella prosa Il Fanciullino, dove si ritrova la figura del “fanciullo” che si trova in ogni uomo e ha la capacità di ascoltare la voce della sua anima e i suoni misteriosi che la realtà gli sussurra. La musicalità pervade la poesia pascoliana, grazie all'uso frequente di metafore e analogie, di parole onomatopeiche e ricorso al fonosimbolismo, a un fitto sistema di rime e all'impiego di versi brevi che valorizzano ogni singolo elemento lessicale. Egli ricerca quindi una sorta di musicalità evocativa, accentuando l'elemento sonoro del verso, secondo il modello dei poeti maledetti come Paul Verlaine.

L'assiuolo

Dov'era la luna? ché il cielo

nuotava in un'alba di perla,

ed ergersi il mandorlo e il melo

parevano a meglio vederla.

Venivano soffi di lampi

da un nero di nubi laggiù;

veniva una voce dai campi:

chiù...

Le stelle lucevano rare

tra mezzo alla nebbia di latte:

sentivo il cullare del mare,

sentivo un fru fru tra le fratte;

sentivo nel cuore un sussulto,

com'eco d'un grido che fu.

Sonava lontano il singulto:

chiù...

Su tutte le lucide vette

tremava un sospiro di vento:

squassavano le cavallette

finissimi sistri d'argento

(tintinni a invisibili porte

che forse non s'aprono più?...);

e c'era quel pianto di morte...

chiù...

Vi è un'apparente serenità disturbata dall'angoscia della morte incarnata dal verso dell'assiuolo, un uccello notturno simile al gufo che emette un suono traducibile con la sillaba chiù.

In questo componimento, ad esempio, all'effetto suggestivo del linguaggio analogico si associa il simbolismo sonico alquanto caro a Pascoli: l'allitterazione «fru fru tra le fratte», col suo valore onomatopeico, accresce il carattere misterioso e inquietante dell'immagine indeterminata. Nel sintagma «finissimi sistri» il fonosimbolismo è scoperto: l'insistenza sulle vocali dal suono sottile, le i, sono ben sei in due parole, rende fonicamente l'impressione del verso delle cavallette, così come successivamente «tintinni» ed «invisibili», altre otto i in due parole consecutive.

Il referente di questa lirica è, come evidente anche dal titolo, l'assiuolo, un rapace notturno spesso presente nella poesia di Pascoli e generalmente sentito, come d'altra parte nella tradizione popolare, quale presagio di morte per il suo luttoso verso.

La musicalità è alla base anche di molte opere dannunziane come ad esempio:

La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie

del bosco non odo

parole che dici

umane; ma odo

parole più nuove

che parlano gocciole e foglie

lontane.

Ascolta. Piove

dalle nuvole sparse.

[...] Odi? La pioggia cade

su la solitaria

verdura

che dura

con un crepitio

e varia nell'aria

secondo le fronde

più rade, men rade.

Ascolta. Risponde

al pianto il canto

delle cicale

che il pianto australe

non impaura,

né il ciel cinerino.

E il pino

ha un suono, e il mirto

altro suono, e il ginepro

altro ancora, stromenti

diversi

sotto innumerevoli dita. [...]

[...] Ascolta, ascolta. L'accordo

delle aeree cicale

a poco a poco

più sordo

si fa sotto il pianto

che cresce;

ma un canto vi si mesce

più roco

che di laggiù sale,

dall'umida ombra remota.

Più sordo e più fioco

s'allenta, si spegne.

Sola una nota

ancor trema, si spegne,

risorge, trema, si spegne.

Non s'ode voce del mare.

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