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Liceo Scientifico Guglielmo Marconi

Sassari

Così è la bellezza che nasce dal dolore

Riscoprire il mondo e se stessi attraverso il sentiero della sofferenza

Anastassia Angioi

Classe V B

Anno scolastico 2013-2014

Come un pescatore di perle, o anima mia, tuffati.

Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù, e cerca!

Forse non troverai nulla la prima volta.

Come un pescatore di perle, o anima mia,

senza stancarti, persisti e persisti ancora,

tuffati nel profondo, sempre più giù, e cerca!

Swami Paramānanda

A tutti coloro che non conoscono la resa

2

Indice: questa è la storia di un’ostrica

  • Concezione di dolore e sofferenza pag. 10
  • Il senso di colpa pag. 11
  • L’inesorabile ciclicità vitale
  • Chiusura e scoperta dell’alterità pag. 12
  • Il dolore è nostro
  • L’isolamento pag. 13
  • Noi, il dolore, l’altro pag. 15
  • Il viaggio dentro sé, l’ascolto, l’analisi
  • Noi ricerchiamo ciò che ci fa star bene pag. 16
  • Il deserto e la forza delle parole pag. 17
  • Anelito alla completezza pag. 20
  • Coscienza e libertà. Il doppio mondo umano pag. 21
  • Un mondo surreale pag. 22
  • Dare un senso, la consapevolezza, il perché pag. 23
  • Paura di ciò che non si conosce, arrivare a capire il dolore pag. 24
  • Ciò che resta: il risveglio, le maschere e la forza pag. 26
  • Su gioia e dolore pag. 28
  • Un pianeta e due grandi mondi: due modalità per affrontare la vita pag. 29

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  • Sofferenza senza frontiere pag. 31
  • Occidente: trasposizione, allontanamento e grande sviluppo pag. 32
  • Il modello originario, quel mondo greco pag. 33
  • La società moderna pag. 34
  • L’uomo rimuove più che affrontare pag. 36
  • Il dolore nell’etica cristiana viene trasposto
  • La soluzione alla sofferenza pag. 38
  • Il simbolo della croce
  • Il dolore, solo di questo mondo, è dominato dalla fede nel Regno atteso pag. 39
  • Oriente: un tutt’uno con la natura e crescita individuale pag. 40
  • Il Buddhismo, il percorso personale nel dolore
  • Il dolore è l’ago della bilancia pag. 42
  • Gli insegnamenti del Buddha, il discorso di Sarnath pag. 43
  • La differenziazione degli insegnamenti pag. 45
  • L’origine del dolore: il desiderio di esistere
  • L’ottuplice sentiero pag. 46
  • Il karma e il nirvana pag. 47
  • Le parole del Dalai Lama pag. 48
  • Il desiderio
  • È l’illusione che origina la sofferenza pag. 49
  • La paura
  • Uscire dal cerchio pag. 50

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  • La condotta non violenta: non desideriamo la sofferenza pag. 51
  • I punti fondamentali dell’essenza umana
  • Trasformare il veleno in medicina: la Soka Gakkai e il Nam Myōhō Renge Kyo pag. 52
  • Buddhismo è ottimismo pag. 53
  • La meditazione pag. 54
  • Lo sviluppo dell’arte meditativa: Acquietamento o Purificazione
  • Le voci della sofferenza pag. 55
  • Per Kierkegaard il dolore è nella scelta
  • La sofferenza è un processo dialettico pag. 57
  • Freud e il disagio di vivere pag. 59
  • Heidegger: essere stati gettati al mondo senza scelta è una scelta pag. 61
  • Schopenhauer: infelicità e sofferenza regnano nel cuore degli uomini pag. 62
  • Le reazioni alla sofferenza di Giacomo Leopardi e Arthur Schopenhauer pag. 64
  • Schopenhauer
  • Leopardi
  • Dialogo di Cristoforo Colombo e Pietro Gutierrez pag. 67
  • Schopenhauer: superare la sofferenza si può pag. 69
  • L’ascesi pag. 71
  • Schopenhauer oggi pag. 72
  • Il paradosso
  • Il mondo artistico pag. 74

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  • Perché la sofferenza influenza le anime, il valor simbolico pag. 75
  • Arte è rielaborazione pag. 77
  • La storia di Frida Kahlo, un’anima forte pag. 78
  • L’incontro con la malattia pag. 80
  • Settembre 1925: la sua vita cambia pag. 81
  • La forza di reagire e la rinascita: la scoperta dell’arte pag. 82
  • S’innamora di Diego Rivera pag. 83
  • L’ascesa artistica tra politica e disperazione pag. 85
  • Il ritorno alle origini pag. 88
  • Viva la vida: attendere la dipartita pag. 90
  • La Musica, il Linguaggio del Cuore, i suoi tormenti e le sue gioie pag. 93
  • La ‘splendida’ sofferenza di due grandi poeti: Fabrizio De André e John Keats pag. 96
  • Fabrizio De André
  • John Keats pag. 99
  • La capacità Negativa
  • Ode a un usignolo pag. 101
  • John Keats pag. 104
  • The Negative Capability pag. 105
  • Ode to a nightingale pag. 106
  • Analysis pag. 109

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  • Dolore fisico e mentale, unica entità pag. 112
  • Noi siamo il nostro corpo pag. 113
  • Il corpo è comunicazione pag. 114
  • L’immensa influenza della testa e dello stato emotivo pag. 115
  • La nostra vita, una corsa ad ostacoli pag. 116
  • Il dialogo tra mente e corpo pag. 117
  • La resilienza: prevenire, meglio che curare pag. 118
  • Bibliografia pag. 121
  • Sitografia pag. 124

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Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi, di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti. Siamo il risultato delle nostre esperienze, delle nostre sofferenze, della nostra rabbia e delle nostre gioie. Siamo conquista. Siamo instabili imperfetti. Così. Umani e per questo vivi.

Essere vivi ci espone all’esperienza della vita, alla sua complessità, alla sua meraviglia come anche al suo orrore. Qualcosa che il genere umano stenta continuamente ad accettare perché comporta un dolore troppo grande, perché ci mette a confronto con emozioni e sentimenti importanti, intensi, più o meno terribili, perché tollerare il dolore che alcune esperienze comportano mette a nudo la nostra piccolezza, la nostra vulnerabilità, la nostra pazienza, la nostra salute.

Ad ognuno di noi è capitato di imbattersi in periodi bui, momenti più o meno lunghi d’ombra in seguito ad eventi dolorosi o improvvisi. La perdita, un lutto. Un cambiamento. In questi momenti sembra che niente abbia più senso, ci si sente svuotati, privi di energia, impotenti e senza speranza. Spesso si prova rabbia per il destino che si è “accanito su di noi”, per la vita crudele. Ma è proprio in questi periodi d’ombra che possiamo trovare la nostra luce, il nostro tesoro nascosto.

Quando si parla di bellezza in relazione al dolore ci si riferisce proprio a questo: alla valenza positiva della sofferenza che ci aiuta a scoprire le parti più belle e profonde di noi. Certo è che si cresce anche e soprattutto attraverso la gioia ma la vita, purtroppo, non è fatta solo di cieli azzurri e prati verdi.

Dobbiamo essere capaci di danzare durante una tempesta e non aspettare necessariamente che passi, e trovare la fogliolina verde nel deserto più arido, colorare con le tempere i muri grigi della mente e sorridere e distruggere i limiti che la vita vuole imporci.

Grazie alla crisi ci si può reinventare e trovare energie creative per ridisegnare la nostra esistenza.

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Sapete come nasce una perla?

Dal dolore della conchiglia… 1

Questa è la storia di un’ostrica

Tutti conosciamo come sono fatte le ostriche. Quindi anche quest’ostrica aveva due valve esterne durissime e resistenti, impenetrabili alle onde dell’oceano che premeva sopra di lei, inattaccabile a ogni animale predatore. Tutto questo apparato era per difendere la sua parte interna, debole e molliccia, carnosa.

Un giorno, inspiegabilmente, un pesce che girava vicino all’ostrica mosse la sabbia del fondo, e un minuscolo granello di sabbia si infilò dentro le valve. Presto l’ostrica cominciò a sentire un gran fastidio, seguito da dei lancinanti dolori. La conchiglia richiudendosi dovette fare i conti col nemico, l’estraneo. Allora il mollusco, come reazione, cominciò a secernere un liquido, come lacrime, iniziò a piangere, rilasciando intorno al corpo estraneo strati di se stesso: la madreperla.

Fino a quando il nemico restò nel mantello, lembo cutaneo che si trova tra il guscio e il corpo dell’animale, l’ostrica perlifera continuò a secernere intorno ad esso la sostanza madreperlacea, strato su strato.

Lacrima su lacrima. Dopo pochi anni, a cerchi concentrici, l’intruso fu completamente rivestito di madreperla. Il risultato fu strabiliante: diede alla luce una perla dalle caratteristiche uniche e irripetibili. La nascita di una perla è un evento davvero miracoloso.

A differenza delle pietre o dei metalli preziosi, che devono essere sottoposte al taglio e levigate per farne emergere la bellezza, le perle non hanno bisogno di questo processo complementare.

Nascono da questi molluschi con una naturale iridescenza, una lucentezza e una morbida luminosità intrinseca che nessun’altra gemma al mondo possiede. Così, ciò che all’inizio sembrava essere una tragedia, l’attacco del predatore, si rivela essere un evento creativo che porta alla nascita di un gioiello prezioso ed inimitabile.

Così è la bellezza che nasce dal dolore. Così è la vita che si rigenera sempre e costantemente, anche dopo i più tragici eventi. Così è l’umanità che accresce gli spiriti di cui è composta attraverso situazioni instabili, sofferenza ed esperienze dolorose. Sta a noi reagire come l’ostrica e farne del problema una virtù, nella spinta di un giorno, nell’attenzione alle piccole cose, senza la brama di avere sempre di più, prendendo dalla vita ciò che viene, non con sufficienza ma con gratitudine e umiltà e rendendo ogni piccola cosa un’opera d’arte. Dal problema a una gioia.

Senza lasciarsi scoraggiare mai, anche quando sembra che tutto sia ormai perduto, anche quando niente pare trovarsi al posto giusto, anche quando siamo stati fagocitati dalla tristezza e l’insoddisfazione. La frustrazione. Chi dice che proprio in queste situazione la vita non possa riservarci nuove esperienze, nuove emozioni. Cose belle 2

Dolor hic tibi proderit olim

Concezione di dolore e sofferenza

Sofferenza e dolore sono termini usati molto spesso in modo indifferenziato, una sinonimia dietro la quale si nasconde una complessa articolazione del tema.

In una prima approssimazione si può dire che il dolore esprima il lato fisico e la sofferenza quello psichico e spirituale del medesimo fenomeno. Per dolore si parla di “sensazione”, di sofferenza fisica: dolore lieve, forte, acuto, lancinante, atroce. Etimologicamente deriva dal latino dolōre, dolēre ‘sentir dolore’.

Sofferenza è sopportazione del dolore e quindi non dolore stesso ma piuttosto una reazione a esso: è il riflesso psichico e spirituale di una lesione degli organi, un ostacolo all’esercizio delle funzioni organiche, in generale una diminuzione della nostra potenza fisica. Di sofferenza, in questo senso si può parlare anche per gli animali. Vi è in generale, una contiguità di dolore e sofferenza in ogni essere che spiega l’intercambiabilità semantica, per cui si può parlare anche di sofferenza fisica e dolore spirituale.

C’è da puntualizzare però l’esistenza di una sofferenza originariamente psichica e spirituale, non conseguente ma causa di un dolore fisico: è quella espressa dal disagio mentale, dal lutto, dalla frustrazione, l’umiliazione, il senso di colpa, confermando così una contiguità tra dolore e sofferenza.

3

Quest’ultima è, insieme all’errore e alla colpa, una delle forme fondamentali del male, del negativo.

2 “Questa pena ti sarà di giovamento, questo dolore un giorno ti sarà utile”

Ovidio, Amores, opere giovanili o amorose, composti tra il 23 e il 14 a.C. Rappresentano la sua prima opera di cui ci è pervenuta la seconda edizione in tre libri, la prima ne contava cinque; ma fu lo stesso autore a rimaneggiarla, comprendono in tutto 50 carmi che narrano la storia d’amore per una donna chiamata Corinna, personaggio letterario, simbolo delle galanterie amorose di Ovidio, in una Roma splendida e smaliziata.

Secondo lo stile e le convenzioni dell’elegia amorosa: il poeta è asservito alla domina, soffre per le sue infedeltà, è geloso degli altri ammiratori e contrappone la vita militare alla vita amorosa. Ovidio non soffre drammaticamente come Catullo e mantiene sempre un certo distacco intellettuale: vede l’amore come un gioco e questa concezione amorosa si traduce e si esplica in un ribaltamento degli atteggiamenti e dei temi tradizionali. Ovidio giunge ad amare anche due donne contemporaneamente, chiede all’amata non di essergli fedele ma di nascondergli i tradimenti affinché lui possa fingere di non sapere. Amore come avventura, dunque, con tutto ciò che ogni avventura comporta: corteggiamento, attese, vezzose ritrosie, conquiste mai definitive, ma legate al momento, a un cenno di compiacenza, a un assenso finalmente ottenuto, ma pronto a dissolversi alle prime nuove brezze. Arguto è Ovidio in questo gioco dei sentimenti, dall’arguzia gradevolmente ironica, che costituisce una delle note più gustose di questo suo disincantato mondo poetico. È una sequela di quadri, di scene di vita, che s’alternano a precetti d’amore, a casistiche varie, alle infinite situazioni che l’incontro di una donna può destare. Il tutto con un distico elegiaco estremamente musicale, che segue con rara aderenza la materia trattata.

Quella degli “Amores” è una poesia di una superficialità che incanta, che dell’amore sembra preferire i soli “esterni”, in una società che tutta pare ridursi a vivere in un perenne gioco galante. Arte della variazione spinta al massimo, e non solo dal punto di vista letterario. Amori che iniziano e finiscono spesso là dove sono nati, che sembrano, nonostante le premesse e le promesse, esaurirsi in un’amabile corte.

3 Onde evitare equivoci si parlerà dunque, per necessità, di dolore e sofferenza come essenze di un unico significato, contigui, sinonimi fra loro.

10

Se l’errore è negazione di verità e la colpa è la negazione del bene morale, la sofferenza è la negazione intima della felicità.

Il senso di colpa

Sovente il singolo viene fagocitato e oppresso da un senso di colpa devastante che impedisce qualsiasi ragionamento lucido, qualsiasi realizzazione personale. Spesso tale senso è così radicale che l’uomo si sente colpevole di esistere, colpevole finanche di volere la propria felicità. Per tali soggetti la verità è sempre nell’altro, dell’altro. Non possono legittimamente corrispondere al proprio desiderio, alla propria verità interna senza il terrore di intercorrere in gravi punizioni. In genere queste persone hanno un Io ben strutturato, sono cioè in grado di pensare autonomamente, ma non sono in grado di volere propriamente, personalmente qualcosa. È come se ci fosse un guardiano che sorveglia ogni loro desiderio stroncandolo sul nascere. Quanta felicità circondi queste persone e quanta tristezza esse nascondano dietro un atteggiamento socievole e disponibile all’altro, forse solo a un ascoltatore attento è dato sapere, quanto esse soffrano veramente.

L’inesorabile ciclicità vitale

La vita, come qualsiasi altro evento naturale, è caratterizzata da percorsi ciclici, ad ogni inverno segue una primavera, un rinnovamento.

Accettare che tutto ciò faccia il suo corso significa accettare la solitudine, le difficoltà, il dolore, la rabbia, l’ignoto, connessi sempre e comunque alla crescita.

Significa in qualche modo raggiungere quella trasparenza dello sguardo che permette di esperire la sofferenza senza necessariamente definirla come male, senza mai pensare al male come a una realtà irriducibile, solo nefasta per l’uomo. EtidofrA, continuo ciclo di vita e morte,

Sara Cenfra 1980,

Circolo Futurista

“Come se la morte fosse la libertà, l’unione dell’anima con il cosmo. Torniamo a far parte dell’energia cosmica e partecipiamo dell’energia cosmica. L’illimitato, è qualcosa di noi che non possiamo comprendere, è un aspetto di noi che non possiamo ancora conoscere se non attraverso il dolore che è ricerca silenziosa della nostra anima”

11

Chiusura e scoperta dell’alterità

4

Ovvero l’impasse della vita e dell’essere, l’articolazione più profonda dell’assurdità: silenzio di fronte agli altri, cui corrisponde il silenzio degli altri.

Ogni dolore comincia con una rottura, a qualunque livello la si voglia porre, prosegue come trauma, culmina in una reazione.

Il dolore è nostro

L’approfondimento del tema della sofferenza che le vicende storico culturali della storia e in particolare del Novecento hanno prodotto, hanno reso possibile, attraverso la psicologia, la psicoanalisi, l’ascolto e la cura, una nuova descrizione del fenomeno, che affina, arricchisce e rinnova profondamente le concezioni tradizionali di tali tematiche.

Il dolore è affetto: qualcosa che ha intimamente a che fare con i nostri investimenti, con ciò che amiamo, con ciò che per noi rappresenta un mondo stabile, sicuro, duraturo, e sul quale il dolore irrompe, separa, distrugge. Quando ne parliamo tentiamo di oggettivare la causa, l’entità.

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Sintesi

Bellezza che nasce dal dolore, tesina

Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi, di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti. Siamo il risultato delle nostre esperienze, delle nostre sofferenze, della nostra rabbia e delle nostre gioie. Siamo conquista. Siamo instabili imperfetti. Così. Umani e per questo vivi.

La tesina mira a descrivere il tema della bellezza che nasce dal dolore. Essere vivi ci espone all’esperienza della vita, alla sua complessità, alla sua meraviglia come anche al suo orrore. Qualcosa che il genere umano stenta continuamente ad accettare perché comporta un dolore troppo grande, perché ci mette a confronto con emozioni e sentimenti importanti, intensi, più o meno terribili, perché tollerare il dolore che alcune esperienze comportano mette a nudo la nostra piccolezza, la nostra vulnerabilità, la nostra pazienza, la nostra salute.

A ognuno di noi è capitato di imbattersi in periodi bui, momenti più o meno lunghi d’ombra in seguito ad eventi dolorosi o improvvisi. La perdita, un lutto. Un cambiamento. In questi momenti sembra che niente abbia più senso, ci si sente svuotati, privi di energia, impotenti e senza speranza. Spesso si prova rabbia per il destino che si è “accanito su di noi”, per la vita crudele. Ma è proprio in questi periodi d’ombra che possiamo trovare la nostra luce, il nostro tesoro nascosto. Quando si parla di bellezza in relazione al dolore ci si riferisce proprio a questo: alla valenza positiva della sofferenza che ci aiuta a scoprire le parti più belle e profonde di noi. Certo è che si cresce anche e soprattutto attraverso la gioia ma la vita purtroppo, non è fatta solo di cieli azzurri e prati verdi.

Dobbiamo essere capaci di danzare durante una tempesta e non aspettare necessariamente che passi, e trovare la fogliolina verde nel deserto più arido, colorare con le tempere i muri grigi della mente e sorridere e distruggere i limiti che la vita vuole imporci. Grazie alla crisi ci si può reinventare e trovare energie creative per ridisegnare la nostra esistenza.

Collegamenti

Bellezza che nasce dal dolore, tesina

  • Filosofia: Arthur Schopenhauer, Friedrich Nietzsche, Martin Heidegger, Soren Kierkegaard, Slavoj Zizek. Dalai Lama. Cristianesimo e Buddhismo.
  • Italiano: Giacomo Leopardi.
  • Inglese: John Keats.
  • Musica: L.V. Beethoven, Fabrizio De André.
  • Arte: Frida Kahlo, vita e opere.
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
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