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Letteratura italiana (200 - 600)

La scuola siciliana

Dove: in Sicilia, alla corte di Federico II (imperatore del Sacro Romano Impero)

Quando: 1220 – 1250

In un ambiente aperto a interessi filosofici, giudici e scientifici, la Magna Curia, si crea una poesia in volgare che si propone solo finalità estetiche e letterarie.

Modello di riferimento: poesia provenzale (che penetra nella corte dopo il 1230). Ma c'è anche l'ipotesi di un influsso lirico tedesco, il Minnesang.

I poeti della corte siciliana sono giuristi, notai, magistrati, burocrati (il loro ruolo istituzionale è separato dalla loro attività letteraria). Per loro è un momento di distacco, nei testi poetici viene rimossa qualsiasi implicazione politica.

Temi: sempre e solo amore.

Modello di riferimento: decoro e l’altezza di significato dell' amor cortese: omaggio dell’amante alla dama, subordinazione del poeta-vassallo all’amata-signora, segretezza dell’amore, lusingatori e malparlanti visti come figure ostili alla vicenda amorosa.

Rispetto ai provenzali, i poeti siciliani hanno un interesse di natura psicologica che scruta i riflessi interiori e spirituali dell'esperienza d'amore. Questo ha significative conseguenze:

  • Al centro dell'interesse non c'è più la figura femminile, ma l'esplorazione del desiderio. Quindi si verifica la sostituzione del ruolo di protagonista della donna con Amore, oggettivato e personificato.
  • L’attenzione alla fenomenologia dell’amore attiva un repertorio di immagini più ricco: frequente ricorso a elementi naturalistici, mondo dei lapidari e dei bestiari, a fine comparativo o esplicativo.

La poesia siciliana NON viene accompagnata dalla musica, è solo lettura. I poeti devono quindi perseguire una musica interna ai versi.

Strutture metriche:

  • Canzone: recupero del corrispettivo metrico occitano.
  • Sonetto: invenzione di Giacomo da Lentini (detto Il Notaro), probabilmente.

Perché la poesia in volgare?

  • Promozione del volgare a lingua esclusiva della poesia.
  • Intenzione di contrapporre al provenzale un’altra lingua alla quale i poeti della corte di Federico II sono tenuti a far ricorso, indipendentemente dalla provenienza di questi. = Siciliano illustre.

Guittone d’Arezzo (Arezzo 1235 – Firenze 1294)

Guittone del Viva d’Arezzo visse tra il 1235 e il 1294. Il 1265 fu un anno cruciale della sua vita. Abbandona moglie e i tre figli ancora piccoli per aderire alla confraternita laica dei cavalieri di Santa Maria, i “frati gaudenti”, dopo un lungo travaglio spirituale.

Dopo la conversione, abbandona la tematica amorosa e passa ad argomenti morali e religiosi. Nel suo “canzoniere” si vede questa netta distinzione tra il tempo dell’errore e quello del riscatto:

  • 24 canzoni morali
  • 24 canzoni d’amore
  • 85 sonetti amorosi
  • 90 sonetti morali

Nella lirica d’amore fa ricorso alla poesia per scopi prevalentemente pratici e utilitaristici: un “manuale del libertino” che consiste in un gruppo di 24 sonetti che espongono una serie di istruzioni sull’arte della seduzione.

Sperimentazione tecnica: ricerca degli artifici del trobar clus. I componimenti scritti tra il 1257 e il 1262, quindi prima della conversione (1265), riflettono una profonda crisi interiore e risentimento morale, che poi sfocerà nella conversione. Si impegnano a chiarire gli ideali etico-politici del poeta.

Al culmine di questa fase: Ahi, lasso! Or è stagion de doler tanto, famosa canzone per la rotta dei guelfi fiorentini a Montaperti (1260). La vicenda diventa pretesto per una più ampia riflessione storica.

Secondo Guittone, Firenze era destinata a diventare la Roma dei tempi moderni, ma non lo era diventata a causa della lacerazione fra le fazioni (guelfi bianchi e neri vs ghibellini).

Centrale è la produzione della canzone Ora parrà s’eo saperò cantare: canzone manifesto della sua conversione. Annuncia il programma della sua nuova poesia: viene abbandonato l’amore (e quindi la poesia d’amore) perché è irrazionalità e follia.

La causa di questo allontanamento è l’avversione a uno dei canoni dell’amor cortese: l’extraconiugalità dell’esperienza amorosa. Aderisce quindi a una poesia nutrita di valori etici e di spirito religioso (poesia della dottrina, poesia morale, poesia della rettitudine).

Il punto critico di Guittone è il nodo espressivo che lo trattiene sulla sponda dell’asprezza e dell’oscurità, come il poeta stesso riconosce.

Il dolce stil novo

Le cose nel far poesia stanno cambiando, a partire da Bologna (prestigiosa per la sua università). Duplice piano di innovazioni:

  • Nei contenuti: superamento delle regole dell’amor cortese e coinvolgimento diretto della personalità dei poeti-amanti.
  • Nel linguaggio e nello stile.

Dante fa definire il concetto di stilnovismo a Bonagiunta Orbicciani nel XXIV del Purgatorio: consapevolezza di un netto distacco dalla sua poesia, quella dei suoi precursori (i poeti siciliani rappresentati da Giacomo da Lentini) e di quella di Guittone d’Arezzo, dalla nuova poesia dei giovani emergenti, la cui novità è costituita da un’adesione più stretta al dettato di Amore.

Termine Novo:

  • Va preso alla lettera, valore di “nuovo”.
  • Indica l’appartenenza dei poeti che si riconoscono in questa maniera di poetare a una posizione di avanguardia letteraria.

Può essere anche correlato col termine provenzale nou o novel che indicava un modo di poetare che scaturiva da un rinnovamento interiore del poeta.

Termine Dolce:

  • Intento polemico contro Guittone e i suoi seguaci: contro la loro asprezza, la loro sottigliezza, il loro municipalismo a volte plebeo.
  • Si ambisce a un ideale di dolcezza e raffinatezza formale da proporre come volgare illustre.

Distinzione di due direzioni per la nuova poesia di secondo ‘200:

  • Da una parte Guittone: poesia con responsabilità didattica alimentata dalla spiritualità cristiana.
  • Dall’altra lo stilnovismo: poesia estranea a una destinazione politica.

L’esperienza d’amore è prevalentemente spogliata di riferimenti a situazioni esterne, perché è vissuta nella sua natura di fenomeno interiore: diventa una dottrina che permette all’uomo di percorrere la scala di elevazione morale e spirituale indicata dall’amata.

Cambia ruolo, funzione e identità della donna: non più signora socialmente superiore al cavaliere, ma creatura portatrice di virtù.

Diventa la donna-angelo che ha una duplice responsabilità:

  • Una terrena: la gentilezza dell’innamorato si manifesta dal suo comportamento virtuoso.
  • Una spirituale: mediazione tra l’uomo e Dio.

Ma perché in una società con tanti problemi pratici e concreti una questione così astratta come quella dell’amore diventa centrale? Il tema dell’amore diventa il polo di catalizzazione di problematiche d’ordine culturale e sociale.

  • C’è un urgente necessità di rideterminare le posizioni sociali.
  • Si afferma una concezione che rifiuta la coincidenza fra gentilezza e nobiltà di sangue.

Elaborazione concettuale degli stilnovisti: operare una chiusura verso il basso e di selezionare una ristretta élite, che in base al sapere, alla raffinatezza formale, alle virtù interiori fondi una nuova aristocrazia. Nasce l’ideale di una nuova corte, espressione di intelligenza e gusto superiore.

I poeti del dolce stil novo: Guido Guinizzelli

Guido Cavalcanti (Firenze 1259 – Firenze 1300)

Nasce a Firenze nel 1259. Attivissimo guelfo bianco, particolarmente avverso al capo dei guelfi neri, Corso Donati. Per una rissa, viene condannato al confino nel 1300. Relegato a Sarzana si ammala e dopo un mese può tornare a Firenze, ma a fine agosto dello stesso anno muore.

Boccaccio, in una sua novella del Decameron, lo descrive come: sdegnoso, ateo, iroso, materialista.

Prima ancora, Dante lo descrive nel canto X dell’Inferno incontrando il padre, Cavalcante Cavalcanti, facendo emergere l’immagine di un Guido refrattario a teologia, fede, spiritualità e interamente votato alla razionalità umana.

Amicizia con Dante: furono amici fin dalla giovinezza, tant’è vero che Dante, a 18 anni, gli invia il sonetto che assumerà la posizione di primo componimento della Vita Nova, A ciascun’alma presa e gentil core. Vincolo di amicizia palesemente dichiarato nel sonetto dantesco Guido, i’vorrei che tu e Lapo e io.

Dopo il 1293-95, l’amicizia entra in crisi: Dante sceglie di sostituire la poesia d’amore con la poesia dell’impegno morale, della rettitudine, della definizione delle virtù. Cavalcanti prosegue ed esaspera il suo solipsismo.

Poesia di Cavalcanti: determinata dall’intensa pressione dell’esperienza individuale. Non si conforma agli altri poeti stilnovisti: Guido è un razionale, è alla ricerca di una motivazione, di una spiegazione, di un inquadramento dell’evento amoroso entro paradigmi mentali.

Donna me prega, perch’eo voglia dire: Canzone in cui vengono analizzate e discusse tematiche quali l’ontologia e fenomenologia dell’amore. È una delle poesie più complesse e difficili dell’intera letteratura italiana: infatti il primo a commentarla non è un poeta, ma un medico, Dino del Garbo. Appropriato lessico filosofico e utilizza diverse fonti della letteratura filosofica.

È un avverroista - visione estremamente pessimistica, annichilente dell’amore, forza distruttiva e mortale che non lascia scampo all’uomo che ne è vittima. Per lui l’amore è un’esperienza tragica che lo riduce in uno stato di angoscia. L’atto intellettuale è insieme salvezza e scacco:

  • Salvezza - preserva dal rischio della caduta nella sensualità.
  • Scacco - l’astrazione della bellezza nega un possesso del fantasma ideale.

Dante Alighieri (Firenze 1265 – Ravenna 1321)

Nasce a Firenze nel 1265. Il padre Alighiero era un uomo d’affari e questo aveva consentito al figlio di ricevere una buona istruzione nella grammatica, nella logica e di seguire lezioni di diritto, di filosofia e medicina all’Università di Bologna.

Nel 1289 partecipa alla battaglia di Campaldino dalla parte guelfa contro i ghibellini. Nel 1290 incontra Beatrice, figlia di Folco Portinari e sposata con Simone Bardi. Quando muore, Dante racconta la storia amorosa nella Vita Nova.

La Vita Nova

Il primo libro di Dante, scritto tra il 1293 e il 1295, dopo la morte di Beatrice. È la testimonianza lirica dell’esperienza amorosa della giovinezza. Beatrice conduce il poeta al suo rinnovamento, da qui “vita nuova”.

Il cammino di perfezionamento è duplice: quello di natura interiore, psicologica e spirituale e quello degli strumenti letterari che consente il superamento di schemi formali in nome di un’originale dolcezza di stile.

31 componimenti: 25 sonetti, 4 canzoni, 1 ballata, 1 stanza isolata di canzone. È un prosimetro: misto di prosa e poesia, (modello di Severino Boezio, De consolatione philosophiae). Le poesie vengono collegate mediante la prosa che funziona da tessuto narrativo (introduce e giustifica la circostanza da cui le poesie traggono ispirazione) e spiega gli aspetti retorici e formali delle liriche.

Il protagonista è Dante, non Beatrice: Dante racconta la sua giovinezza alla luce dell’esperienza d’amore che l’ha caratterizzata. Duplice valenza di interpretazione dell’opera:

  • Da una parte “vita nova” significa “vita giovanile”.
  • Dall’altra significa “vita rinnovata” – rinnovamento prodotto dall’esperienza d’amore.

Trama: Dante e Beatrice si incontrano per la prima volta a nove anni, e poi si rivedono nove anni più tardi (insistenza sul 9 perché numero perfetto). Beatrice rivolge un “saluto” a Dante che è da intendersi come “salvezza”, come il nome di lei – portatrice di beatitudine.

Dante fa un sonetto-questione, A ciascun’alma presa e gentil core, e lo invia a tutti i “fedeli d’Amore” perché risolvano i suoi dubbi: tra i molti che rispondono, anche Guido Cavalcanti. Poiché Amore esige discrezione e segretezza alla società, secondo le regole dell’amor cortese, Dante deve celare l’identità della donna amata – donna schermo: fa credere che il suo interessamento sia indirizzato a un’altra, e la cambia quando questa se ne va da Firenze. Beatrice, quando scopre il suo comportamento, gli toglie il saluto, e anche quando si rincontrano, la sua reazione al suo malessere è di scherzo, di “gabbo”.

È il momento della crisi che gli fa scrivere i sonetti con un repertorio cavalcantiano. Supera la crisi con uno scatto mentale: assolutizza il proprio sentimento “in quelle parole che lodano la donna mia”.

Svolta di poetica – nuovo stile, “lo stilo de la loda”. Ora l’omaggio è insieme mezzo e fine della devozione amorosa e l’appagamento consiste nella felicità di un canto totalmente votato alla celebrazione dell’amata e nella lode della donna.

Canzone – manifesto dello stilnovismo dantesco: Voi ch’avete intelletto d’amore. Alla quale si allineano altre “nove rime” fra cui Amore e ‘l cor gentil sono una cosa e Tanto gentile e tanto onesta pare. Per Dante la donna è un angelo.

L’essenza divina di Beatrice si accentua nel presagio del suo ritorno alla sua sede naturale, il Cielo, momentaneamente senza la sua luminosa presenza (perché è sulla Terra). Un sogno del poeta in preda al delirio prefigura la morte di Beatrice. Poi, ha un’altra immaginazione: gli appare Giovanna, donna di Cavalcanti, denominata Primavera, e al suo seguito Beatrice – studiata simmetria: Giovanna è come Giovanni Battista e Beatrice che porta beatitudine è immagine divina.

La morte di Beatrice non è descritta, viene solo annunciata. La sua scomparsa non modifica però la sostanza dell’amore perché si esalta nella sua spiritualità. Al poeta sconsolato compare una “gentile giovane e bella molto” che prova pietà per lui – “donna pietosa”, per la quale scrive 4 sonetti. Dante si sente attratto dalla donna, ma il rischio del cedimento a un nuovo amore viene superato da un sogno: una Beatrice giovane e bella lo aiuta a superare le sue viltà. Dante quindi supera il “malvagio desiderio” e torna col pensiero a Beatrice.

Alla fine del libello – si congeda con una promessa e una speranza. Dante fa quindi due percorsi:

  • Percorso spirituale: porta a compimento la teoria d’amore della donna con ruolo ultraterreno e con funzione salvifica.
  • Percorso letterario: progetto di fare della Vita Nova una summa della sua lirica giovanile l’appoggio del discorso a citazioni che vanno dalla Bibbia a opere classiche e medioevali.

La Vita Nova è la ricostruzione orientata dell’amore giovanile di Dante ed è anche la storia della sua vocazione di poeta.

Le “Rime”

Libro composto dalle poesie extravaganti della Vita Nova e di alcune poesie scritte successivamente. Ne fanno parte:

  • Sonetti di corrispondenza con Dante da Maiano, scritti nel modo tecnico e artificioso di Guittone, che verrà poi abbandonato per seguire la raffinatezza di Guinizzelli e Cavalcanti, dove quest’ultimo influenzerà dapprima con modi aggraziati e musicali, con diminutivi e vezzeggiativi, poi con il dolore e cupezza.
  • Sonetti della tenzone con Forense Donati, fratello di Corso Donati (capo dei Neri) e Piccarda Donati. Sono 6 sonetti – 3 botta e risposta. I due non hanno freni nello scambiarsi insulti infamanti, nella logica dello stile comico.

Contrasto aperto da Dante:

  • Dante accusa Forense di essere un marito incapace di soddisfare la moglie Nella.
  • Forense accusa Dante di vigliaccheria e avarizia.
  • Dante replica prendendo di mira la sua ghiottoneria e la sua tendenza alla truffa.

L’episodio del conflitto verbale tra i due sembra non essere vero, ma si configura come un esercizio letterario. L’impegno di Dante negli studi filosofici si riversa anche sulla poesia, impresa comunque ardua. Ma la difficoltà non lo distoglie dallo sperimentare la poesia dottrinale con due canzoni:

  • In una Dante dice la sua sul concetto di nobiltà.
  • Nell’altra spiega il concetto di leggiadria, che per lui dev’essere la convergenza di divertimenti sani e onesti.

Nel 1296 – 98, Dante scrive 4 componimenti = “rime petrose”. All’opposto della celestiale donna angelicata, la “donna Petra” è avversa e crudele. Questo controcanto allo stilnovismo si riversa sia sullo stile che sul repertorio di immagini, che mostrano lo scenario di un amore contrastato e respinto. Questo tipo di amore, quindi, non eleva, perché è amore dei sensi, è carnale. Dante se la prende con la donna che non gli si concede.

Amor, tu vedi ben che questa donna – tecnicismo estremo, riesce a utilizzare solo 5 parole-rima nei 66 versi del testo.

Tre donne intorno al cor mi son venute – 1302 (anno dell’esilio). Addolorato per la sua condizione di esule, gli fanno visita tre donne che personificano la Giustizia divina, la Giustizia umana e la Legge positiva. Dante si rende conto di come la sua infausta sorte faccia parte nel quadro di un’ingiustizia generale, e l’afflizione si converte in uno stato di...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JessikaMazzucato02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Zucchi Enrico.
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