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Introduzione 1
“Per essere perfetta le mancava solo un difetto”.
Siamo circondati da rimedi contro le imperfezioni, la maggior parte delle volte proposti dai mass media; basti pensare ai fondotinta super coprenti o alla chirurgia plastica, ma fino a che punto può arrivare tutto ciò senza rasentare il finto? Se non crea disagio, non è preferibile essere se stessi e mostrarsi per ciò che si è realmente?
Lo spot pubblicitario di un’azienda di prodotti per la cura della persona mi ha colpito particolarmente: siamo abituati a vederci addosso più difetti di quelli che in realtà gli altri vedono, passiamo il nostro tempo ad analizzare e cercare di correggere ciò che non ci piace di noi stessi; non riusciamo ad essere grati per quella che in realtà è l’affermazione della nostra identità, la nostra bellezza naturale, e non pensiamo a quanto tutto questo possa influenzare la nostra vita, i nostri rapporti con gli altri, la nostra felicità.
Il ruolo della fotografia in questo ambito è dimostrare come in realtà l’imperfezione non sia una limitatezza, ma la più grande perfezione, e come, nel corso dei secoli, letterati, artisti e matematici siano riusciti a darne prova.
Detti e contraddetti,
1 K. KRAUS, Editore Adelphi, Milano 1992
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1. Storia della fotografia
La camera ottica, antenata della fotografia, costituita da un armadio trasportabile con lenti mobili e una lastra di vetro (o un foglio), si diffuse nel XVIII secolo tra i pittori vedutisti, come ad esempio Canaletto, per riprodurre visioni prospettiche aderenti alla realtà.
La prima fotografia della storia fu fissata, nel 1839, su una lastra di rame argentato esposta, nell’oscurità, a vapori di iodio, da Louis Daguerre. Il pittore vide emergere, dal nero della lastra, figure che si materializzavano dal nulla, come per magia: nasce il dagherrotipo, la riproduzione non solo delle immagini, ma anche del loro movimento.
Per quanto arte decisamente più democratica della pittura, non era nulla di vicino alla massa: paesaggi, ritratti della borghesia, reportage di guerra, intesi però come fotografie “posate” e, a volte, più di propaganda che di cronaca. Allo stesso tempo però iniziano ad essere poste le basi dell’industria fotografica moderna.
La fotografia divenne ben presto strumento di documentazione sociale e storica; un esempio è il primo reportage in “presa diretta” della nuova Italia, che permise la creazione di un’epica garibaldina diversa da quella letteraria. Nasce in questi anni anche la fotografia scientifica e quella industriale.
Intanto, nel 1858, il fotografo ed aeronauta francese Gaspard-Félix Tournachon, in arte Nadar, realizza le prime fotografie aeree della storia, immortalando Parigi da un pallone aerostatico; a lui si devono anche le prime sperimentazioni relative all’impiego della luce artificiale.
Nel 1861, poi, arriva la fotografia a colori, grazie al matematico e fisico scozzese James Clerk Maxwell, che spiegò che la sovrapposizione dei filtri rosso, verde e blu (RGB) restituivano una immagine a colori; fece fotografare tre volte la stoffa tipica scozzese ponendo sopra l’obiettivo i tre filtri ed ottenendo, così, la prima fotografia a colori della storia.
Nel 1888 avviene la prima fondamentale svolta: nasce il mercato fotografico con la fondazione della Kodak.
Negli anni Trenta si sviluppano i giornali illustrati in Germania e Francia e la fotografia si afferma definitivamente come parte fondamentale del giornalismo; resterà la padrona incontrastata dell’informazione fino alla diffusione di massa della televisione in tutto il mondo, nella seconda metà degli anni Settanta. Possiamo definirla, perciò, come una forma d’arte che, per la prima volta, diventa anche strumento di informazione e di conoscenza di realtà molto diverse.
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2. Il rapporto tra fotografia e letteratura: il “caso” Verga
Giovanni Verga è il massimo esponente del verismo, movimento italiano che nasce nell’età del positivismo nella seconda metà dell’800. Si differenzia però da quest’ultima corrente filosofico-culturale che crede nel progresso e nella possibilità dell’uomo di migliorare le sue condizioni attraverso leggi sperimentali; Verga infatti non è progressista, non crede nel miglioramento e ha una visione darwinista della società: tutto è regolato dalla lotta per la vita.
Questa viene descritta in particolare nel romanzo Ciclo dei vinti, dove la osserva dagli strati più bassi fino alle classi superiori usando la tecnica dell’impersonalità, che è alla base della sua narrativa.
Sostiene, infatti, non solo che il racconto debba avere l’impronta di qualcosa di reale, ma che debba essere narrato in modo che il lettore non abbia l’impressione di vederlo attraverso “la lente dello scrittore”.
Per fare ciò, devono essere eliminate le artificiosità letterarie attraverso l’“eclissi” dell’autore il quale vede le cose con gli occhi dei personaggi e le esprime con le loro parole, in modo che “l’opera sembri essersi fatta da sé” e il lettore venga introdotto nel bel mezzo degli avvenimenti.
L’autore si esprime dunque attraverso la “regressione” del narratore, che si trova allo stesso livello dei personaggi e con loro si mimetizza usando gli stessi modi di pensare e di esprimersi e gli stessi principi morali, come se a raccontare fosse uno di loro pur restando anonimo.
La tecnica dell’impersonalità scaturisce dalla visione pessimistica dell’autore che esprime la mentalità di un proprietario terriero conservatore, estraneo al capitalismo, di fronte ad una società nuova, fondata sulla legge immodificabile della lotta per la vita, dove il più forte schiaccia il più debole e gli uomini sono mossi dall’interesse economico e dall’egoismo: in questo ambiente i giudizi, le condanne e gli interventi esterni risultano inutili.
Verga individua una delle massime espressioni di questa oggettività nella fotografia, con cui lo scrittore siciliano viene a contatto fin da piccolo grazie allo zio Salvatore Verga Catalano, che possedeva una delle prime macchine fotografiche.
Grazie a questo strumento la rappresentazione figurativa passa dai dipinti alle fotografie, da un modo di rappresentare soggettivo a uno ritenuto oggettivo: il fotografo non può introdurre le sue emozioni o i suoi pensieri, come invece facevano gli artisti nei loro dipinti, ma solo rappresentare la realtà dall’esterno senza distorcerla, cogliendo il mondo quotidiano in un “documento umano”.
I soggetti preferiti di Verga sono quelli appartenenti al suo mondo, come la famiglia, gli amici e i contadini. Non va alla ricerca di foto artistiche né di una tecnica perfetta: riduce all’essenziale il linguaggio fotografico per cogliere l’attimo, per fermare il momento reale della vita.
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La sua tecnica è resa unica dal modo “imperfetto” di fotografare, che non rappresenta una scarsa abilità con la macchina, bensì una peculiarità, “l’improvvisazione emerge come una scelta stilistica, incarna l’ideale realistico”2: sono gli errori come le sfocature o le inquadrature sbilanciate a rendere le immagini più vicine alla realtà.
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2. La fotografia come alternativa
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Sintesi bellezza, imperfezione e fotografia tesina
“Per essere perfetta le mancava solo un difetto”.
La seguente tesina liceo scientifico descrive il legame tra bellezza, imperfezione e fotografia.
Siamo circondati da rimedi contro le imperfezioni, la maggior parte delle volte proposti dai mass media; basti pensare ai fondotinta super coprenti o alla chirurgia plastica, ma fino a che punto può arrivare tutto ciò senza rasentare il finto? Se non crea disagio, non è preferibile essere se stessi e mostrarsi per ciò che si è realmente?
Lo spot pubblicitario di un’azienda di prodotti per la cura della persona mi ha colpito particolarmente: siamo abituati a vederci addosso più difetti di quelli che in realtà gli altri vedono, passiamo il nostro tempo ad analizzare e cercare di correggere ciò che non ci piace di noi stessi; non riusciamo ad essere grati per quella che in realtà è l’affermazione della nostra identità, la nostra bellezza naturale, e non pensiamo a quanto tutto questo possa influenzare la nostra vita, i nostri rapporti con gli altri, la nostra felicità.
Il ruolo della fotografia in questo ambito è dimostrare come in realtà l’imperfezione non sia una limitatezza, ma la più grande perfezione, e come, nel corso dei secoli, letterati, artisti e matematici siano riusciti a darne prova. La tesina inoltre permette dei collegamenti interdisciplinari con le altre materie scolastiche.
Collegamenti
Bellezza, imperfezione e fotografia tesina
- Italiano: Il rapporto tra fotografia e letteratura: il “caso” Verga.
- Inglese: Innocence as beauty: Lewis Carroll.
- Matematica: La successione di Fibonacci.
- Storia dell’arte: Breve storia della fotografia.
- Jan Saudek e la parodia del corpo umano.
- La dignità dell’imperfezione: Spencer Tunick.