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Dopo tutto c’è soltanto una razza: l’umanità
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Indice
I neri nella storia
- La tratta degli schiavi: un traffico “legale” pagina 3
- L’abolizionismo nel XIX sec. pagina 6
- La discriminazione razziale negli USA all’inizio del XX sec. pagina 8
Dalla schiavitù alla libertà
- La lotta dei neri americani per i diritti civili pagina 9
- La resistenza passiva pagina 9
- La situazione negli anni 70 pagina 11
- Gli afro‐americani oggi pagina 12
Le racisme pagina 13
L’Africa pagina 16
- L’Africa meridionale e il Sudafrica pagina 17
- Il Sudafrica pagina 18
- L’AIDS pagina 20
Tra Ottocento e Novecento: il decadentismo pagina 22
- Luigi Pirandello pagina 23
“L’urlo” di Munch pagina 24
Jesse Owens pagina 27
I canti della speranza
- Gli Spirituals pagina 29
- Il Jazz pagina 30
Bibliografia 2
I neri nella storia
La tratta degli schiavi: un traffico “legale”
Il commercio degli schiavi è una pratica antichissima. Nel mondo dei greci e dei romani gli schiavi erano numerosissimi, per lo più prigionieri di guerra oppure persone che non avevano pagato i debiti.
La tratta dei neri, ossia il commercio di schiavi africani, iniziò subito dopo la scoperta dell’America, ma assunse dimensioni impressionanti nel XVII/XVIII secolo. 3
Fin dal Medioevo gli Arabi commerciavano in schiavi africani, che erano destinati all’esercito o agli harem dell’impero ottomano. Fra gli Europei, i primi mercanti di schiavi neri furono i Portoghesi, presto seguiti da tutti i paesi che avevano colonie in America. Gli schiavi erano impegnati soprattutto nel massacrante lavoro delle miniere e delle piantagioni (di tabacco, canna da zucchero, cacao, caffè, cotone).
In un primo momento i coloni provarono a servirsi delle popolazioni indigene dell’America, ma gli Indios erano pochi, indeboliti dalla fame e dalle malattie, e non resistevano alla fatica. Furono impiegati anche degli europei, soprattutto criminali condannati al lavoro forzato, ma anche adulti e bambini rapiti. Il loro numero, tuttavia, rimaneva sempre insufficiente.
La manodopera nera invece non solo resisteva ai climi caldi, ma costava poco e sembrava inesauribile.
Questo determinò lo sviluppo del cosiddetto commercio triangolare, in quanto i traffici avvenivano lungo una rotta a forma di triangolo. Le navi partivano dall’ Europa cariche di prodotti artigianali, che nei porti africani venivano scambiati con gli schiavi; con parte del ricavato dalla vendita dei neri, i negrieri riempivano le stive di zucchero, tabacco, spezie ed altri prodotti, poi tornavano in Europa, dove vendevano le merci facendo guadagni da capogiro.
All’inizio gli schiavi erano catturati dagli stessi negrieri, che circondavano di sorpresa i loro villaggi e tendevano reti nelle foreste per intrappolarli, proprio come se fossero stati animali.
Successivamente, quando la richiesta di schiavi divenne più pressante, alcuni re africani accettarono di collaborare con gli Europei, organizzando razzie o guerre contro le altre tribù per procurare prigionieri. 4
Dai luoghi di cattura all’interno del continente gli schiavi venivano incolonnati verso i porti d’imbarco. Vi giungevano in lunghe file, a volte dopo mesi di cammino, stretti l’uno all’altro da collari chiusi intorno al collo. Chi non resisteva alla lunga marcia veniva abbandonato o lasciato morire. Prima dell’imbarco gli schiavi erano marchiati con un ferro rovente e battezzati con una frettolosa cerimonia.
Iniziava poi il tormentoso viaggio verso l’America su navi stipate fino all’inverosimile, dove gli schiavi venivano ammassati in locali non più alti di un metro e mezzo, quasi privi di aria e luce. Qui, nudi e incatenati a due a due, avendo a disposizione uno spazio di non più di cinquanta centimetri ciascuno, compivano traversate che potevano durare anche due o tre mesi.
Naturalmente, la mortalità era altissima. Molti si ammalavano e morivano per il sudiciume, per la facilità di contagio, per malattie come la dissenteria, lo scorbuto, l’influenza e per l’alimentazione inadatta: alcuni, spinti dalla disperazione, si suicidavano; quelli che sopravvivevano venivano lavati, rasati, lucidati con olio perché facessero bella figura e venduti all’asta al mercato. Li attendeva nelle piantagioni e nelle miniere una vita durissima e logorante, a cui si aggiungeva, spesso, la ferocia di padroni disumani. Nelle piantagioni di canna da zucchero uno schiavo riusciva a sopravvivere in media non più di dieci anni; ancora meno se lavorava nelle miniere.
Non sappiamo con certezza quanti schiavi neri siano stati portati in America nei tre, quattro secoli in cui si praticò la tratta. Furono certamente molti milioni, almeno dieci (ma alcuni storici calcolano cifre assai più alte).
Per l’Africa la tratta significò un’enorme catastrofe. I negrieri sceglievano di preferenza uomini e donne forti e sani, ancora in età da potersi riprodurre. A causa del loro forzato trasferimento, famiglie e villaggi furono distrutti, intere regioni si spopolarono e lo sviluppo dell’Africa fu interrotto, con conseguenze che pesano ancora oggi sull’economia del continente. 5
Gli europei, invece, trassero dal commercio e dalla colonizzazione grandi vantaggi economici e l’errata convinzione di essere superiori ad ogni altra razza, soprattutto a quella nera.
La terribile condizione a cui gli schiavi erano costretti, nelle navi
Gli schiavi africani non erano considerati come persone e non avevano alcun diritto giuridico, esattamente come avveniva secoli prima per gli schiavi dell’Impero Romano, e anzi molti pensatori cristiani li giudicano esseri sub‐umani, non dotati di anima e destinati a servire l’uomo civilizzato europeo, riproponendo argomenti che erano già stati usati per giustificare lo sfruttamento e lo sterminio degli Indios. Fu solo con l’Illuminismo e col progredire degli ideali di fratellanza e solidarietà umana che lo schiavismo cominciò ad essere messo seriamente in discussione, dapprima nelle società europee (dove iniziò a diffondersi il movimento dell’abolizionismo, specialmente in Inghilterra) e poi anche oltreoceano, il che portò a una progressiva diminuzione della tratta marittima degli schiavi e alla sua definitiva scomparsa nella prima metà del XIX sec. Lo schiavismo in ogni caso sopravvisse a lungo in molte zone delle Americhe e solo alla fine del secolo esso fu formalmente abolito, in seguito a un processo storico contraddittorio e non privo di risvolti sanguinosi, come ad esempio negli USA. 6
Negrieri olandesi che trasportano schiavi africani dall’interno verso la costa, in una stampa del XIX sec. Gli schiavi venivano catturati dai trafficanti in seguito a vere e proprie battute di caccia, legati e gettati in catene nelle stive delle cosiddette navi "negriere", con cui venivano deportati nelle Americhe e destinati al lavoro nelle piantagioni. Le condizioni del viaggio erano terribili e molti prigionieri morivano durante la traversata, anche per i duri maltrattamenti subiti da parte dei negrieri che, ovviamente, erano individui senza scrupoli.
L’abolizionismo nel XIX sec.
Come detto, il movimento che proponeva l’abolizione della schiavitù iniziò a diffondersi in Europa a partire dalla fine del XVIII sec. con il progredire delle idee illuministe che concepivano gli schiavi come esseri umani con pieni diritti, il che diede vita a una massiccia propaganda abolizionista soprattutto in Inghilterra, dove nel 1807 venne emanata una legge che proibiva la tratta marittima degli schiavi. L’esempio inglese venne presto imitato da altri Stati, a cominciare dagli USA dove il traffico degli schiavi venne abolito nel 1807 (anche se lo schiavismo perdurava negli Stati del Sud per ragioni sociali ed economiche), mentre la Francia proibì la tratta dei neri nel 1815 e la schiavitù venne in seguito abolita in tutti gli Stati dell’America Meridionale al momento dell’indipendenza, con l’eccezione del Brasile in cui la manodopera schiavi le veniva mantenuta nelle piantagioni di caffè (il Brasile abolì formalmente la schiavitù solo nel 1886). Negli USA tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX sec. lo schiavismo venne abolito per legge in tutti gli Stati a nord del Maryland, ma esso rimase profondamente radicato negli Stati del Sud dove gli schiavi erano impiegati soprattutto nelle piantagioni di cotone, prodotto fortemente richiesto dalle industrie tessili inglesi: la proibizione della tratta dopo il 1807 non frenò il commercio degli schiavi e il loro numero crebbe in modo 7
notevole nella prima metà del XIX sec.. Il dibattito abolizionista animò quindi la società americana e diventava sempre più evidente il contrasto tra gli Stati del Nord, più industrializzati e aperti a una società evoluta di tipo europeo, e quelli del Sud, ancora legati a un’economia fondiaria e con una cultura più tradizionale e arretrata. I motivi di divergenza tra Nord e Sud esplosero nel 1860 con l’elezione a presidente degli Stati Uniti di Abramo Lincoln, che voleva abolire la schiavitù. La risposta all’ elezione di Lincoln fu la separazione di 11 stati schiavisti dagli Stati Uniti che formarono gli Stati Confederati d’America. Fu l’inizio della guerra civile o Guerra di Secessione tra 1861 e 1865, dalla quale il Sud uscì sconfitto e che portò alla formale abolizione della schiavitù in tutti gli Stati Uniti. Lo schiavismo venne di fatto eliminato a partire dal 1865, ma questo non migliorò molto la condizione degli ex‐schiavi né favorì un loro immediato inserimento nella società americana, specie negli Stati del Sud dove erano odiati dalla popolazione.
Nord e Sud continuavano a restare divisi e l’assassinio di Lincoln nel 1865 sotto i colpi di pistola di un Sudista, ne fu drammatica testimonianza. Negli Stati ex‐confederati i neri continuavano ad essere oggetto di discriminazioni e di veri e propri attacchi terroristici, specie ad opera dei fanatici razzisti del Ku‐Klux‐Klan, che compivano spedizioni punitive torturando ed uccidendo selvaggiamente non solo i neri ma anche coloro che erano favorevoli alla loro emancipazione. Gli ex‐schiavi venivano di fatto esclusi dai diritti civili e politici, nonostante nel 1870 fosse stato approvato il 15° emendamento alla Costituzione che vietava le limitazioni di voto per questioni legate alla razza. Una delle conseguenze fu la massiccia emigrazione di neri dagli Stati del Sud verso le ricche città industriali del Nord, dove la manodopera nelle fabbriche era molto richiesta e dove si formarono ben presto dei veri e propri quartieri‐ghetto destinati a ospitare gli Afro‐americani, oggetto di una discriminazione meno violenta rispetto agli Stati meridionali ma altrettanto efficace nell’escluderli dalla piena partecipazione sociale.
La discriminazione razziale negli USA all’inizio del XX sec. 8
All’inizio del XX secolo, la maggioranza dei cittadini neri viveva negli Stati meridionali degli USA, ed era vittima di una rigidissima discriminazione: furono approvate leggi che avevano come obiettivo la segregazione razziale, cioè la separazione dei neri dai bianchi.
I neri non potevano esercitare il diritto di voto ed erano esclusi da tutte le cariche pubbliche; inoltre, non potevano frequentare le scuole migliori, riservate ai bianchi, ed erano obbligati a viaggiare in carrozze ferroviarie separate e a vivere in ghetti, quartieri privi di servizi e collegamenti nei quali vivevano in miseria. L’esplosione della prima guerra mondiale mise in moto una serie di complessi meccanismi demografici; innanzi tutto, interruppe il grande flusso di emigranti che dall’ Europa si riversava in America in cerca di lavoro, proprio quando l’industria americana aveva bisogno di manodopera per produrre armi, navi e altro materiale che gli Stati Uniti vendevano ai loro alleati. Così, gli imprenditori delle città settentrionali cominciarono a inviare propri incaricati al sud, per reclutare operai, promettendo lavoro sicuro, buoni salari e, spesso, persino il viaggio gratuito. L’esplosione della seconda guerra mondiale accentuò ulteriormente questo fenomeno migratorio: i neri giunsero in massa nelle industrie del Nord. Di fronte a un afflusso così massiccio, i lavoratori bianchi iniziarono a preoccuparsi; per venire loro incontro, le autorità cercarono di limitare l’assunzione di neri nelle industrie legate alla difesa.
Tra i neri stessi, però, aveva cominciato a farsi strada una consapevolezza tutta nuova della loro forza contrattuale. Così, all’inizio del 1941, la NAACP (National Association for the Advancement of Colored People – Associazione nazionale per l’avanzamento delle persone di colore, fondata a Boston nel 1909) minacciò di organizzare una grande marcia su Washington di migliaia di lavoratori neri. Per il presidente Roosevelt, che voleva presentare l’America come l’arsenale delle democrazie in lotta contro la ferocia razzista del nazismo, sarebbe stato uno scacco insopportabile, pertanto, il governo emanò il cosiddetto Executive Order 8802, che vietava ogni discriminazione razziale nell’assunzione di personale sia nell’industria bellica sia nell’amministrazione federale. L’ordinanza non fu spesso rispettata, in quanto non vennero istituite misure particolari per sorvegliarne l’applicazione effettiva, tuttavia, l’importanza storica dell’Executive Order non può essere sminuita o sottovalutata: esso rappresenta il primo significativo provvedimento emanato dal governo centrale a favore dei neri. Dalla schiavitù alla libertà 9
La lotta dei neri americani per i diritti civili
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