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Liceo Scientifico Manfredo Fanti – Carpi

Esame di Stato 2014. Lettura comparata sul sentimento dell’**attesa**:

Materie coinvolte:

Letteratura italiana: Buzzati, Coetzee e Kafka

Letteratura inglese

Letteratura tedesca

Storia dell’arte

Greta Rossi

Indirizzo scientifico; classe V, sez. A

Anno scolastico 2013/2014

(Fortezza del Volterraio, Isola d’Elba, Toscana – ca. 1000) Aspettare

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Indice

Introduzione .......................................................... pag. 2

Mappa concettuale .................................................... pag. 3

Dino Buzzati e “Il deserto dei Tartari” ...................................... pag. 4

J.M. Coetzee and “Waiting for the Barbarians” ................................. pag. 7

Analogie e differenze: l’attesa e lo spazio dell’attesa ............................................... pag. 9

Kafka e “Das Schloss”………………………………………. pag. 15

Bibliografia e sitografia .............................................. pag. 17

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Introduzione

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Aspettare. Questo è il tema che ho scelto di trattare nella mia tesina, sicuramente per il fatto che ognuno di noi spende gran parte della propria vita aspettando, quasi sperando, in un grande evento. Speriamo nella grande occasione che possa riscattarci da un’esistenza mediocre e banale, pur sapendo, spesso, quanto sia estremamente improbabile che ciò accada.

Aspettiamo, lasciando sfuggire il nostro tempo prezioso, l’unico bene che veramente ci appartiene. Aspettiamo, perdendo il tempo a causa della nostra negligenza, senza riuscire a cogliere il suo vero valore.

Ho voluto, dunque, descrivere ed analizzare il fenomeno dell’attesa attraverso le opere di Dino Buzzati, grande scrittore e pittore del Novecento italiano, maestro del surreale e dell’assurdo.

Il tema dell’attesa viene spesso associato al luogo della frontiera, che sembra non interagire con lo spazio e il tempo, ed è sempre stato presente nella letteratura di tutti i tempi e di tutti i paesi.

Questa tematica, infatti, viene più volte trattata da Kafka, scrittore boemo di fine Ottocento, ed è il tratto distintivo della poetica di Coetzee, famoso scrittore contemporaneo sudafricano e vincitore del Premio Nobel per la letteratura.

La concezione dell’attesa e dell’angoscia provocata da essa è molto simile per i tre autori, che allo stesso modo rappresentano l’inutilità di aspettare, il soffrire nello spazio della frontiera e la paura dell’ignoto da parte di chi aspetta. L’ignoto perde tutto ciò che aveva di maestoso ed eroico e l’uomo si ritrova tragicamente intrappolato nel limite, ma continua a nutrirsi di esso.

A volte, in questo così lontano dal tempo e dallo spazio, la frontiera, si accende qualche speranza di cambiamento, di riscatto. E allora si ricomincia ad aspettare.

“Questo mondo resisteva finché io continuavo a rodermi per la uniformità delle giornate, il tempo che passa senza progressi, lo squallore dell’avvenire. Illuso, invocavo il sole. Ora che c’è il sole, ogni tormento si è spento e i minuti cancellano rapidamente il rimpianto di quello che ho lasciato.”

[Il pianeta Buzzati, a cura di Almerina Buzzati e Guido Le Noci, Edizioni Apollinaire, Milano]

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Mappa concettuale

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Buzzati Coetzee Kafka

Vita Life

The masterpiece

Genesi del romanzo

“Waiting for the

“Il deserto dei incompiuto “Das

barbarians”

Tartari” Schloss”

I grandi temi della poetica buzzatiana. Lettura comparata: analogie e differenze

I nomi. Il colore: il giallo

Lo spazio: la frontiera

Il tempo: l’attesa

Da Van Gogh a Munch: il colore dell’angoscia

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Dino Buzzati e “Il deserto dei Tartari”

È sicuramente di fondamentale importanza conoscere, almeno in parte, la vita di un autore per comprendere al meglio quanto essa abbia influenzato la sua poetica; in questo caso, dunque, è necessario comprendere da dove abbia avuto origine il tema dell’attesa nello scrittore Buzzati e come esso si sia sviluppato.

Dino Buzzati nacque a Belluno nel 1906, nella residenza estiva della famiglia. La madre, Alba Manovani, viene descritta come un’ottima educatrice, severa e comprensiva, e Buzzati visse con lei fino alla sua morte. Viene definita dallo stesso figlio come una donna straordinaria, di forte tempra umana ma spaventosamente ignara della malizia della gente e finché viva, Buzzati non sentì mai il bisogno di costruirsi una famiglia.

Si sposerà, infatti, solo nel 1966 con Almerina Antoniazzi e la coppia risulterà molto affiatata nonostante la sensibile differenza di età – 35 anni. Ciò che li lega è un profondo rispetto reciproco e una grande complicità: lei sa come prenderlo e come interpretare i suoi desideri, come lenire le sue ansie. C’è affetto e intesa, e molti interessi comuni, a partire da quello per l’arte; insieme, infatti, vennero a conoscenza di Andy Warhol e della pop art, alla quale Buzzati si avvicinò sempre di più negli anni seguenti.

A chi chiese il motivo per cui avesse aspettato così tanto tempo per sposarsi, lo scrittore rispose che ciò era dovuto alla fortuna di avere una madre, Alba, in grado di mantenere, anche come atmosfera, la famiglia tale e quale come quando lui era bambino. Quindi, diventato grande, non sentì mai quel bisogno che spinge gli uomini al matrimonio. Solo con l’amore per Almerina, raccontò Buzzati, “non c’era santo che ti tenesse”.

Così, Almerina è l’unica donna che riuscì a placare l’inquietudine generale che attraversava Buzzati e che non era né sporadica né momentanea. Era un’ansia che gli fu costantemente a fianco, diventando più profonda e radicata nel corso degli anni.

Buzzati è sempre tormentato dalla solitudine e dall’incertezza del futuro; in ogni riga delle lettere inviate al migliore amico Arturo Brambilla traspare con evidenza questo timore dell’ignoto, seppur in maniera inconsapevole ed appena accennata. È questo l’elemento di fondo che alimenta il suo romanzo più famoso, Il deserto dei Tartari. I temi principali sono la routine, fatta di giorni uno uguale all’altro, che spegne il desiderio di successo, l’illusione che il mondo abbia riservato ad ogni uomo un trattamento speciale, l’attesa del riscatto, della fama, che nel periodo giovanile Buzzati si tormenta di aver già perso, o meglio, di non poter più cogliere a causa della sua inettitudine.

Di fronte a questo, tutto ciò che aveva cullato pazientemente negli anni – le illusioni, le speranze, i sogni, insieme a quella convinzione di avere una marcia in più che gli avrebbe permesso di combinare qualcosa di notevole – è come se si sciogliesse, si sgretolasse, facendo crollare sia l’ambizione sia la caparbietà che lo avevano sempre contraddistinto e sostenuto.

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La sua particolare personalità emerge pienamente nel suo primo romanzo Il deserto dei Tartari, capolavoro che lo consacrerà definitivamente come scrittore. Pubblicato nel 1940, è la storia di Giovanni Drogo, giovane ufficiale assegnato alla Fortezza Bastiani, un luogo di frontiera, al confine del grande deserto del Nord. Dopo aver consumato la vita nell’attesa dei Tartari, dovrà partire, malato, proprio mentre stanno arrivando.

Buzzati lavora al libro nella seconda metà degli anni Trenta; ogni notte, tornato a casa dopo la chiusura del giornale Il Corriere della Sera, per il quale lavora sin dal 1928, si mette a letto con la macchina da scrivere sulle gambe e scrive fino all’alba. L’idea del romanzo gli viene proprio dalla routine quotidiana a lavoro. Lo spiega in un’intervista ad Alberto Sala, raccontando quanto, dal 1933 al 1939, egli abbia lavorato lì tutte le notti e quanto il lavoro fosse piuttosto pesante e monotono. I mesi passavano, passavano gli anni, e Buzzati si chiedeva se sarebbe andata avanti sempre così, se le speranze, i sogni inevitabili di quando si è giovani, si sarebbero atrofizzati a poco a poco, se la grande occasione sarebbe venuta o no. Intorno a sé vedeva uomini trasportati dallo stesso lento fiume ed egli si domandava se anche lui un giorno si sarebbe trovato nelle stesse condizioni.

Secondo Buzzati è chiaro che la stessa situazione si presenta in tutti i generi di lavoro, in tutte le carriere. Era insomma un tema abbastanza universale, una macchina nei cui ingranaggi era preso lui, ma che macinava anche la stragrande maggioranza dei suoi simili.

Secondo lo scrittore, l’ambiente militare, specificatamente quello di una fortezza al confine, gli ha offerto due grandi vantaggi. Primo quello di esemplificare il tema della speranza e della vita, che passa inutilmente, con una maggiore evidenza, perché la disciplina e le regole militari sono molto più lineari, rigide e inesorabili di quelle instaurate in un ambiente come quello della redazione giornalistica, dove Buzzati lavorava. Nell’ambiente militare, dunque, la storia ha potuto acquistare una forza di allegoria riguardante tutti gli uomini.

Il secondo grande vantaggio è il fatto che la vita militare corrispondeva alla stessa natura di Buzzati, da sempre attratto profondamente dallo spirito di quel mondo.

Originariamente intitolato La fortezza, il romanzo cambiò titolo in Il deserto dei Tartari perché il primo titolo correva il rischio di risultare troppo allusivo alla guerra ormai imminente. Il romanzo esce nel 1940, non senza oggetto, però, di un altro cambiamento, il passaggio dal lei al voi imposto dal fascismo.

Il deserto dei Tartari ottenne un buon successo e Buzzati lo ha definito sempre come il libro della sua intera vita.

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Sintesi

Sintesi attesa tesina

Aspettare. Questo è il tema che ho scelto di trattare nella mia tesina, sicuramente per il fatto che ognuno di noi spende gran parte della propria vita aspettando, quasi sperando, in un grande evento. Speriamo nella grande occasione che possa riscattarci da un’esistenza mediocre e banale, pur sapendo, spesso, quanto sia estremamente improbabile che ciò accada. Aspettiamo, lasciando sfuggire il nostro tempo prezioso, l’unico bene che veramente ci appartiene. Aspettiamo, perdendo il tempo a causa della nostra negligenza, senza riuscire a cogliere il suo vero valore.

Ho voluto, dunque, descrivere ed analizzare nella mia tesina di maturità il fenomeno dell’attesa attraverso le opere di Dino Buzzati, grande scrittore e pittore del Novecento italiano, maestro del surreale e dell’assurdo. Il tema dell’attesa viene spesso associato al luogo della frontiera, che sembra non interagire con lo spazio e il tempo, ed è sempre stato presente nella letteratura di tutti i tempi e di tutti i Paesi. Questa tematica, infatti, viene più volte trattata da Kafka, scrittore boemo di fine Ottocento, ed è il tratto distintivo della poetica di Coetzee, famoso scrittore contemporaneo sudafricano e vincitore del Premio Nobel per la letteratura.

La concezione dell’attesa e dell’angoscia provocata da essa è molto simile per i tre autori, che allo stesso modo rappresentano l’inutilità di aspettare, il soffrire nello spazio della frontiera e la paura dell’ignoto da parte di chi aspetta. L’ignoto perde tutto ciò che aveva di maestoso ed eroico e l’uomo si ritrova tragicamente intrappolato nel limite, ma continua a nutrirsi di esso. A volte, in questo così lontano dal tempo e dallo spazio, la frontiera, si accende qualche speranza di cambiamento, di riscatto. E allora si ricomincia ad aspettare.

“Questo mondo resisteva finché io continuavo a rodermi per la uniformità delle giornate, il tempo che passa senza progressi, lo squallore dell’avvenire. Illuso, invocavo il sole. Ora che c’è il sole, ogni tormento si è spento e i minuti cancellano rapidamente il rimpianto di quello che ho lasciato.”

Dino Buzzati

Collegamenti

Attesa tesina

  • Italiano - L'attesa in Buzzati.
  • Inglese - Poetica di Coetzee.
  • Storia dell'arte - Van Gogh e Munch.
  • Tedesco - Kafka.
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