Indice
Introduzione .................................................................................................................................. p.3
Primo capitolo: La famiglia nella Rivoluzione russa
1.1 La famiglia contadina ............................................................................................. p.6
1.2 La famiglia operaia ................................................................................................. p.7
1.3 Il ruolo della Chiesa ortodossa ................................................................................ p.8
1.4 La concezione della famiglia secondo i bolscevichi .............................................. p.9
1.5 La famiglia secondo Trockij ................................................................................... p.10
Secondo capitolo: La famiglia durante il periodo del Fascismo
2.1 Mussolini e la famiglia ............................................................................................ p.11
2.2 Marinetti e la famiglia ............................................................................................. p.12
2.3 La famiglia nel Nord, Centro e Sud Italia ................................................................ p.14
2.4 Il ruolo della Chiesa cattolica .................................................................................. p.16
2.5 La concezione della famiglia secondo Gramsci e Gentile ........................... p.17
Terzo capitolo: La famiglia durante il periodo del Nazismo
3.1 La famiglia di Goebbels e Hitler ................................................................................. p.19
3.2 Le famiglie tedesche ................................................................................................... p.21
3.3 Le famiglie approvate e non approvate ...................................................................... p.22
3.4 La famiglia nei campi di concentramento .................................................................. p.24
Quarto capitolo: “La coscienza di Zeno” - Italo Svevo
4.1 Analisi del capitolo “La morte di mio padre” .............................................................. p.25
4.2 Analisi del capitolo “La moglie e l'amante” ................................................................. p.27
Quinto capitolo: La famiglia nella letteratura francese
5.1 Analisi dell'opera “La Chatte” di Colette .................................................................... p.29
5.2 Analisi dell'opera “Les Noeud des vipères” di Mauriac .............................................. p.31
Bibliografia ................................................................................................................................... p.33
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Introduzione
La famiglia è un nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e, di norma, sono legati tra loro con il vincolo del matrimonio, con convivenza, o da rapporti di parentela o di affinità.
La famiglia, quindi, è un nucleo fondamentale della società ed è sempre esistita nella storia. Principalmente tratterò di tre grandi eventi che hanno caratterizzato il periodo tra il 1917 e il 1945: la Rivoluzione russa, il periodo del Fascismo e il periodo del Nazismo.
Durante il periodo della Rivoluzione russa, vi furono essenzialmente due tipi di famiglie: la famiglia contadina e la famiglia operaia. Durante questo periodo, la Chiesa ortodossa ebbe un importante influsso nelle famiglie; infatti, vi fu un vero e proprio “culto familiare”. Le donne, non solo furono escluse e penalizzate dalla Chiesa, ma dimostrarono di essere le principali devote.
Analizzando invece il periodo del Fascismo, è importante studiare la famiglia stessa di Benito Mussolini e di Filippo Tommaso Marinetti, futurista e caro amico del Duce.
Durante questo periodo, la Chiesa cattolica ebbe un ruolo molto importante nelle famiglie e, secondo la Chiesa, le famiglie erano pensate per servire Dio Padre attraverso la Chiesa e agire per realizzare il regno sociale di Cristo sulla terra.
Infine, per quanto riguarda il periodo del Nazismo, tratterò della famiglia di Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich, e della famiglia di Hitler.
Questo periodo è caratterizzato dallo sterminio di massa degli ebrei e tutti coloro che non erano considerati “ariani”, venivano deportati nei campi di concentramento. Ci fu una distinzione anche riguardante la famiglia; infatti, vi erano le famiglie “approvate” e le famiglie “non approvate”.
Una volta giunti al campo di concentramento, le famiglie venivano separate. Solo in alcuni casi, come nel caso degli zingari, gli venne concesso dal 1943 di restare uniti.
Inoltre, anche la letteratura italiana e straniera, come ad esempio la letteratura francese, si è interessata al tema della famiglia. Per quanto riguarda la letteratura italiana, ricordiamo l'opera di Italo Svevo “La coscienza di Zeno”. In questa opera è possibile cogliere alcuni aspetti della famiglia in due principali capitoli: “La morte di mio padre” e “La moglie e l'amante”. Nel primo capitolo, Zeno tratta degli ultimi giorni di vita di suo padre e del suo rapporto conflittuale con esso. Nel secondo capitolo, invece, Zeno tratta della sua infedeltà coniugale; infatti, pur essendo sposato, intrattiene una relazione extraconiugale con Carla, una giovane donna.
Invece, nella letteratura francese, due autori in particolare trattarono il tema della famiglia nelle loro opere.
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Mauriac fu uno scrittore francese celebre e in molte sue opere, oltre a criticare la società borghese, criticò la famiglia e i rapporti familiari. Mauriac fu capace, come si può vedere nel suo celebre romanzo del 1932 “Le Noeud de vipères”, di penetrare nell'anima dei vari membri della famiglia del protagonista principale, un uomo di 68 anni, così avido da non avere un rapporto con i suoi familiari.
L'anno successivo, Colette pubblicò un romanzo “La Chatte”, nel quale si può vedere un esempio di famiglia, che ha avuto però una breve durata a causa dell'immaturità di Alain, il protagonista principale di quest'opera e a causa anche della presenza della gatta del giovane. Infatti, la gatta, che è il simbolo del passato di Alain, farà di tutto per far separare il giovane dalla moglie e alla fine ci riuscirà.
I motivi che mi hanno spinto ad elaborare il mio percorso intorno al tema della famiglia, riguardano soprattutto la sua importanza affettiva e morale. Molti giovani della mia generazione danno poca importanza al valore della famiglia e il più delle volte la disprezzano, ignorando completamente il fatto che la famiglia è il nostro punto di partenza più sicuro. Per me, la famiglia non è solo un punto di partenza, ma anche il punto di arrivo, su cui io posso sempre contare.
Alla mia nascita, la mia famiglia mi ha dato tutto l'amore e l'affetto possibile e ora, che sto piano piano maturando e soprattutto sono più cosciente su alcuni valori veramente importanti della vita, cerco anch'io di dimostrargli tutto il mio amore. Spero che molti giovani, rivalutino questo valore, perché è essenziale per la vita di ognuno. Inoltre, spero che quando mi creerò anch'io una famiglia, sarò in grado di trasmettere ai miei figli lo stesso amore che la mia famiglia mi ha dato.
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Primo capitolo: La famiglia nella Rivoluzione russa
1.1 La famiglia contadina
Grazie allo studio demografico di Peter Czap jr, abbiamo un quadro preciso delle strutture delle tradizionali famiglie contadine nella Russia della Rivoluzione. Le tradizionali famiglie contadine erano gruppi domestici molto numerosi.
La famiglia come gruppo e l'ambiente domestico come spazio fisico erano chiamati con il termine dvor. Il dvor vantava una struttura complessa e ospitava sotto il suo tetto più di una famiglia coniugale. I membri di questi ampi nuclei plurifamiliari erano legati tra loro da schemi di parentela ed è a dir poco sorprendente come questi gruppi domestici restassero coesi nel tempo. Di conseguenza, la separazione dei vari nuclei domestici era cosa rara.
Il ciclo vitale degli individui in queste famiglie era estremamente precario. L'aspettativa di vita non superava i 31 anni per gli uomini, i 33 per le donne. I matrimoni erano precoci e così anche le gravidanze.
Normalmente le contadine diventavano madri tra i 18 e i 20 anni, nonne a 38-40 anni.
Inoltre, per affrontare la piaga della mortalità infantile, serviva il maggior numero possibile di figli, soprattutto maschi. Si affermava, infatti: «Un figlio non è un figlio, due figli equivalgono a mezzo figlio, tre figli sono un figlio».
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All'interno della famiglia le donne venivano trattate molto spesso con grande brutalità. Le percosse erano d'abitudine e non c'è da stupirsi se le ragazze non guardavano con entusiasmo al matrimonio. I matrimoni combinati erano la norma e una volta sposata, il compito principale della giovane moglie era la riproduzione e, se sopravviveva al parto, poteva attendersi di andare incontro a sette-otto gravidanze.
Inoltre la figura materna, non solo doveva occuparsi della gestione domestica, ma doveva anche lavorare nei campi. In questi anni i medici inviati dalle autorità locali nelle tenute rimasero sconvolti da come le madri trascuravano i neonati per andare a lavorare, ma avevano ben poche alternative.
Il patriarca poteva esercitare sui componenti maschili del dvor quasi lo stesso potere arbitrario esercitato sulle donne. Poteva rifiutare ai figli maschi il lasciapassare per abbandonare il villaggio e poteva anche usare violenza ai loro danni.
Con il tempo i figli maschi e le giovani mogli cercarono di sfruttare tutte le opportunità loro concesse per sfuggire dal luogo di oppressione e costruire piccole famiglie nucleari autonome.
Infine per quanto riguarda la trasmissione dei beni, i figli maschi ereditavano dal padre l'eredità in parti uguali, invece la moglie del patriarca deceduto aveva diritto a un settimo delle sue proprietà.
1 Peasant Russia, Family and Community in the Post-Emancipation Period. Princeton University Press, Princeton.
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1.2 Le famiglie operaie
Parlare di “famiglie operaie” nella Russia europea di questo periodo è un po' una contraddizione. In gran parte delle aree industriali le condizioni degli operai, sia maschi che femmine, erano proibitive quanto alla possibilità di creare una famiglia.
I dormitori della fabbrica, dove i lavoratori erano costretti a vivere, erano squallidi e quindi, se gli operai tenevano con sé le famiglie lo facevano in condizioni abitative e igieniche molto disperate.
Nelle manifatture del feltro, gli operai in genere dormivano sul pavimento sotto il loro telaio a mano e i loro figli entravano a far parte della forza lavoro a partire dai cinque anni d'età.
Di conseguenza, un quarto dei figli dei contadini e due terzi dei figli degli operai morivano nel primo anno di vita.
Si può quindi capire che in queste condizioni, la vita familiare era pressoché impossibile.
Effettivamente, i lavoratori russi maschi di questo periodo cercarono una soluzione al problema, separando la vita familiare dal lavoro e loro stessi dalle loro famiglie. I contadini operai si sposavano giovani, lasciavano mogli e figli nel villaggio d'origine ed emigravano per molti mesi nella città più vicina.
Cercavano di tornare a casa per le festività e in altre occasioni importanti della vita della famiglia, anche se a dir la verità questi “capifamiglia” riuscivano a trascorrere un tempo assai limitato assieme alle moglie e ai figli.
Ad inizio secolo molte donne divennero operaie stagionali nelle industrie rurali, in gran parte nelle tessiture.
I luoghi di lavoro della manodopera femminile si trovavano molto spesso dalla parte opposta della città, rispetto al luogo di lavoro dei loro uomini. Si andava al lavoro a piedi, partendo anche alle cinque della mattina e se c'erano figli, l'organizzazione familiare diventava ancora più complicata.
Ma per farsi una famiglia e garantirne la sopravvivenza, molte donne lasciavano il lavoro in fabbrica per dedicarsi esclusivamente alla cura dei figli e della casa.
I dati testimoniano una cospicua riduzione del tasso di mortalità infantile nei casi in cui la donna abbandonava la fabbrica.
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1.3 Il ruolo della Chiesa ortodossa
La Chiesa ortodossa, con i suoi dettami e codici, esercitava un influsso intimamente collegato al potere patriarcale. La società contadina russa era permeata di superstizioni e riti religiosi: il pane non andava mai tagliato, bensì spezzato, né bisognava poggiarlo rovesciato sul tavolo.
Bisognava difendersi dal malocchio in mille modi. Ad esempio, per evitare che gli spiriti rapissero i bambini nelle culle, le donne lasciavano delle forbici e un fuso in un sacchetto sopra una vecchia scopa con rami secchi.
Per quanto riguarda invece, l'“ideologia misogina” del mondo contadino era sostenuta fermamente dalla Chiesa. Molti dei principali testi sacri mettevano in guardia contro la perfidia delle donne che, erano diventate gli “strumenti malvagi del demonio”. Le donne erano considerate sia inferiori che impure.
Ciò nonostante esisteva un rapporto teso e complesso tra questa evidente misoginia e l'onnipresenza delle icone della “Madre di Dio”, che erano collocate su ogni mensola di ogni dvor e venivano considerate come protettrici di ciascuna famiglia.
La religione nelle campagne divenne principalmente un “culto familiare”. Infatti, il prete doveva presentarsi al dvor per celebrare i vari riti richiesti dalla tradizione e, in sua assenza, il capostipite maschile poteva guidare la preghiera davanti alle icone della famiglia. Le donne anche se erano escluse e penalizzate dalla Chiesa, erano le principali devote; infatti i dati ecclesiastici testimoniano che ben il 91% delle donne partecipava abitualmente ai riti della confessione e dell'eucarestia.
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1.4 La concezione della famiglia secondo i bolscevichi
Prima di parlare della concezione della famiglia dei bolscevichi, bisogna accennare brevemente alla tradizione marxista da cui esse traevano origine. Marx (1818-1883) dedicò scarsa attenzione al ruolo della famiglie nella storia. Nella sua prima critica alla “Filosofia del diritto” di Hegel (1770-1831), Marx preferì concentrarsi solo sulla parte relativa allo Stato, ignorando i capitoli precedenti, riferiti alla famiglia e alla società civile.
Le famiglie dovevano occupare un ruolo secondario ed erano prive di qualsiasi ruolo storico.
Di conseguenza, le famiglie nel pensiero di Marx, nelle rare occasioni in cui compaiono, non sono considerate come soggetto ma come entità sociali, specchio di altre realtà.
La posizione subordinata della famiglia nella teoria marxista fece sì che i rivoluzionari marxisti, inclusi i bolscevichi, non avessero un'idea precisa della possibile evoluzione della vita familiare in epoca post-rivoluzionaria.
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Introduzione aspetti famiglia 1917 1945, tesina
La seguente tesina parla degli aspetti più salienti della famiglia nel periodo 1917-1945 trattando di 3 eventi che hanno caratterizzato questo periodo. Basandomi sempre su questo periodo ho cercato degli autori italiani.
Collegamenti
- Storia: Rivoluzione russa, periodo del Fascismo e periodo del Nazismo
- Italiano. La coscienza di Zeno
- Francese: Colette "La Chatte" e Mauriac "Le noeud de vipères"