Un’arma apocalittica: la bomba atomica
Tesina di
Leonardi Stefano
Anno: 2011/2012
Classe: 3B
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Indice
Premessa
L’era dei due blocchi: la guerra fredda
Uno stato suicida: il Giappone
La scomposizione della realtà: atoms and molecules
Gli esperimenti: la Polynésie française
Le applicazioni: l’energia nucleare
Le conseguenze radioattive: la genetica
L’energia del corpo: la forza muscolare
I primi a capirlo: Neruda e Hikmet
La compattezza letteraria: l’ermetismo
Il ricordo: Enola Gay
La disgregazione artistica: la metafisica
L’equilibrio sociale: la Costituzione
Conclusione Premessa
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Fu il 6 agosto 1945 il giorno dell’Apocalisse e fu anche il giorno in cui Truman disse:
“Il mondo sappia che la prima bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima, una base militare. Abbiamo vinto la gara per la scoperta dell'atomica contro i tedeschi. L'abbiamo usata per abbreviare l'agonia della guerra, per risparmiare la vita di migliaia e migliaia di giovani americani, e continueremo a usarla sino alla completa distruzione del potenziale bellico giapponese.”
Queste parole segnarono l’atto più orrendo che l’uomo abbia mai potuto commettere in tutta la storia fino ad allora: fu sganciata la prima bomba atomica.
Erano le 8:16 quando “Little Boy” piombò dalle nubi ed esplose su Hiroshima…
In un secondo milioni di vite, milioni di speranze, milioni di sogni e milioni di anime furono cancellate dalla Terra come un’ombra, diventando un ricordo…
Per gli americani era tutto sotto controllo e decisero così di porre fine ad una guerra durata troppo: lanciarono la seconda bomba atomica. Così anche Nagasaki (una delle poche città intere rimaste) il 9 agosto scomparve sotto la nuvola di morte di “Fat Man”. Il 15 agosto il Giappone si arrese…
Anche se per Truman questa fu “l’unica soluzione” ancora oggi il giudizio morale sulla sua decisione è rimasto in sospeso. Infatti non è un caso che dopo di allora, neppure durante le guerre più feroci, nessuno abbia mai più avuto il coraggio di usare le armi atomiche, anche se il solo fatto della loro esistenza ha condizionato, e condiziona tuttora, la storia del mondo. E speriamo che le guerre nucleari rimangano solo nelle pagine dei fumetti e non in questo mondo…
“L'uomo ha inventato la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi” Albert Einstein
L’era dei due blocchi: la guerra fredda
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Alla fine della guerra truppe americane, inglesi, francesi e sovietiche occuparono il suolo tedesco, una parte del quale fu ceduto alla Polonia. Le zone di occupazione furono ben delimitate. Fra il 1947 e il 1949 USA, Gran Bretagna e Francia unificarono le rispettive zone, mentre nella sua zona l’URSS dava il via a misure economiche e politiche miranti alla costituzione di una. Si assisteva dunque nel 1949 alla repubblica tedesca comunista formazione di due ben distinte Germanie: ad ovest veniva costituita la Repubblica Federale Tedesca (con capitale Bonn), mentre ad est si formava la Repubblica Democratica Tedesca (con capitale Berlino). L’aspetto che la Germania andava assumendo rispecchiava una situazione più generale: attorno alle due grandi potenze vincitrici si erano formati due blocchi di stati. Ad Occidente, Francia e Gran Bretagna erano economicamente dipendenti dal colosso USA, che inoltre faceva sentire il suo peso su paesi come l’Italia, da esso liberati. Ad Oriente regimi comunisti sorgevano nei paesi liberati dall’Armata Rossa. Il principio di spartizione dell’Europa in zone di influenza, formulato già durante il conflitto, cominciava a trovare attuazione.
La Francia e l’Inghilterra diedero atto al processo di decolonizzazione, che indebolì il loro ruolo di potenza. Usciti vittoriosi dalla seconda guerra mondiale, Unione Sovietica e Stati Uniti, al contrario, costituivano ormai le due maggiori potenze del mondo. A causa della diversità dei loro sistemi politici ed economici, non potevano però riuscire a trovare un accordo. I governi americani, nella loro visione, consideravano l’Occidente come il “mondo libero” che poteva divenire “Un mondo unito” a mano a mano che i paesi del blocco sovietico fossero stati “liberati” dalla schiavitù comunista. Inoltre essi temevano l’espansione del dominio sovietico in Europa e perciò favorirono l’allontanamento dei partiti socialisti, ma soprattutto comunisti, da tutti i governi degli stati dell’Europa occidentale. Il 5 giugno del 1947 gli USA dettero avvio a un vasto piano di assistenza economica ai paesi europei fidati, il cosiddetto Piano Marshall. Questi aiuti, oltre a permettere ai paesi beneficiari il superamento delle gravi difficoltà economiche dovute al tremendo impegno della ricostruzione, consentivano politicamente il rafforzamento dei regimi democratici e per contro l’indebolimento delle aspirazioni irrealizzabili filosofiche o rivoluzionarie dei partiti comunisti occidentali. Nel 1949 gli Stati Uniti stabilirono con alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, la Francia e l’Inghilterra, un’alleanza difensiva che prese il nome di NATO (North Atlantic Treaty Organization) e un patto che li riuniva: il Patto atlantico. Dal canto suo il governo sovietico, temendo l’espansione degli Stati Uniti in Europa, operò affinché in tutta l’Europa orientale si formassero governi comunisti. Tra il ’47 ed il ’48, dalla Polonia alla Bulgaria, si instaurarono governi di tipo comunista strettamente legati all’URSS di Stalin e i partiti d’opposizione furono sciolti. Questi stati stabilirono con l’Unione Sovietica un’alleanza militare, il Patto di Varsavia. Si formarono così effettivamente i due blocchi militari, uno dipendente dagli USA e uno dagli URSS, era l’inizio della “Guerra Fredda”.
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Il termine “Guerra Fredda” sintetizza in modo efficace la situazione che si presentò negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale. In un pianeta dominato da due potenze, entrambe in lizza per il primato e per l’egemonia mondiale, e radicalmente contrapposte sul piano ideologico, il conflitto sembrava inevitabile. Nel mondo, dove due contendenti avevano armamenti tali che una guerra avrebbe avuto conseguenze intollerabili anche per il “vincitore”, il conflitto era impraticabile. Si determinò così una situazione di “guerra fredda”: Guerra, perché la contrapposizione tra i contendenti sembrava un vero e proprio conflitto, e perché all’interno dei paesi coinvolti andava delineandosi una mobilitazione militare, economica e psicologica “di guerra”; Fredda, perché le armi, che continuavano ad essere prodotte e accumulate, non potevano essere usate. Si può definire come “guerra fredda” tutto l’assetto mondiale dall’immediato dopoguerra fino alla fine degli anni ottanta. Questo lungo periodo, però, ha avuto 3 fasi: la prima di “guerra fredda” vera e propria, durata dal 1947 ai primi anni sessanta; la seconda, detta la fase di “distensione”, negli anni sessanta e nei primi anni settanta; quindi, dopo il 1973, una nuova fase di tensione internazionale basata però su strumenti in parte nuovi.
Le armi a disposizione degli strateghi, dall’una e dall’altra parte, erano: Gli arsenali militari stessi, per l’esigenza di poter proseguire il conflitto eventuale dopo il “primo colpo” rappresentato dalle armi atomiche; Nel capo delle armi nucleari, con esse vi fu uno sviluppo parallelo, tra le due potenze, di armamenti sempre più distruttivi e sofisticati, fino alla capacità di distruggere più volte l’intero pianeta. La competizione nell’accumulo di armi, in questo conflitto, divenne una sorta di sostituto simbolico dell’uso effettivo delle armi stesse.
Le armi atomiche corrisposero a una funzione di “dissuasione” (minacciare l’avversario in modo da impedirgli qualsiasi mossa aggressiva). Accanto alla “dissuasione” la guerra fredda prevedeva l’uso di strumenti di “persuasione” e di “sovversione”. Strumento fondamentale di “persuasione” era naturalmente la diplomazia. Con lo sviluppo degli organismi internazionali, i canali diplomatici, negli anni successivi al 1945, conobbero un arricchimento e una crescita di complessità tali da provocare uno spostamento graduale degli equilibri, nel corso dei decenni: da un prevalere dell’influenza americana si passò alla crescita dei paesi decolonizzati spesso disponibili ad accordi con l’URSS.
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Altro grande strumento di persuasione apparve l’azione propagandistica: l’età della guerra fredda fu anche l’età di un uso spregiudicato, dall’una e dall’altra parte, di mezzi di comunicazione di massa, in primo luogo della radio, per condizionare l’opinione pubblica del paese avversario. Inoltre la “sovversione”: ovvero l’uso di strumenti clandestini, fino al terrorismo, per infiltrarsi nell’area dell’avversario, minandone la capacità di controllo. Dalla parte occidentale ne furono esempio le azioni della CIA e dalla parte sovietica, gli interventi del KGB.
Negli anni della guerra fredda USA ed URSS cercarono di estendere le proprie zone di influenza, sostenendo governi a loro favorevoli in diverse parti del mondo. Per questo entrarono più volte in contrasto, sfiorando l’esplosione di una guerra vera e propria.
La prima crisi riguardò Berlino. Controllata in parte dalle potenze occidentali, Berlino si trovava nella Germania comunista. Nel giugno 1948 così i sovietici decisero di bloccare ogni via di accesso alla città. Gli americani allora rifornirono Berlino, che era completamente isolata, con un ponte aereo. I Russi non osarono impedire questi rifornimenti aerei per timore di una nuova guerra, ma la tensione tra i due blocchi si fece altissima.
La seconda crisi esplose in Asia, un’area che, dopo l’affermazione di Mao Zedong in Cina, sembrava destinata a cadere prevalentemente sotto l’influenza sovietica. Fu proprio in Asia che scoppiò il primo conflitto legato alla “guerra fredda”: la guerra di Corea (1950-1953). Alla fine della seconda guerra mondiale la Corea era stata divisa in due parti lungo la linea del 38° parallelo Nord: la Corea del Nord, guidata da un governo comunista, e la Corea del Sud alleata degli Americani. Nel 1950 la Corea del Nord aggredì quella del Sud. Gli Americani intervennero ma si trovarono ad affrontare anche truppe inviate dalla Cina. La guerra terminò nel 1953 con la riaffermazione del confine del 38° parallelo. Ancora una volta però il mondo aveva sfiorato il coinvolgimento diretto delle superpotenze e della guerra totale.
Nel 1954 moriva Stalin e la sua scomparsa causava mutamenti sostanziali nella struttura del regime sovietico. Il suo successore fu Nikita Krusciov, che avviò la «destalinizzazione» e parallelamente un nuovo atteggiamento nei confronti degli USA. Incontri ad alto livello, come la Conferenza di Ginevra del 1955, e scambi di visite favorirono la nascita del «disgelo» dopo la «guerra fredda». I contatti fra USA e URSS passarono lentamente al dialogo, sia pure attraverso diversi momenti di tensione.
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La novità più importante della politica di Krusciov fu la denuncia dei crimini di Stalin.
Nell’ottobre 1956 scoppiò una rivolta ungherese che fu repressa dai Sovietici in modo da evitare una pericolosa frattura nel blocco comunista. Nel 1960 nuove speranze a livello internazionale furono destate dall’elezione di John F. Kennedy (poi assassinato a Dallas nel 1963) a presidente degli Stati Uniti:
un presidente giovane, che non faceva mistero di voler dare avvio ad una rinascita americana, che avrebbe coinciso con un periodo di pace per tutto il mondo.
A Cuba un movimento comunista, guidato da Fidel Castro ed Ernesto che Guevara, abbatté il vecchio regime legato agli americani (1959). Castro si avvicinò all’Unione Sovietica e concesse ai Russi di installare sull’isola dei missili che potevano colpire il territorio statunitense.
Nell’ottobre 1962, appena informato dai servizi americani della presenza dei missili, il presidente Kennedy dispose un blocco navale intorno a Cuba e impose all’URSS di ritirare le armi atomiche dall’isola. I Sovietici cedettero e i missili furono smantellati, ma il mondo era stato per alcuni giorni sull’orlo della guerra atomica.
Un altro episodio aveva già portato i rapporti USA-URSS al limite della rottura: la costruzione da parte dei sovietici di un muro nella città di Berlino, così da dividere il settore orientale da quello occidentale. Questa drastica e improvvisa misura (il muro fu costruito quasi tutto nella notte del 12 agosto 1961) mirava a metter fine alle numerose fughe di Tedeschi dal settore russo all’altro.
Sotto la presidenza di Kennedy, gli Stati Uniti intensificarono il loro impegno militare nel Vietnam. Nel 1964, con un nuovo presidente, decisero di dare il via ai bombardamenti sul territorio del Nord Vietnam. Ma la forza militare americana non riuscì a piegare la resistenza vietcong, che poteva contare sull’appoggio dell’Unione Sovietica e della Cina. Le proteste dell’opinione pubblica americana contro quella che era considerata una «sporca guerra» e gli insuccessi militari spinsero gli USA a disimpegnarsi dalla regione nel 1973. L’intero Vietnam cadde così sotto il controllo nordvietnamita. La Cambogia (Indocina) fu coinvolta nella guerra del Vietnam, in seguito alle operazioni militari statunitensi, che provocarono la formazione di gruppi di guerriglieri di idee comuniste, i Khmer rossi. Dopo il ritiro statunitense essi si impadronirono del potere ed eliminarono tutti coloro che potevano rivelarsi avversari politici. Milioni di cittadini furono costretti a trasferirsi nelle campagne, a causa del loro piano che prevedeva tutta la popolazione ai lavori agricoli, sotto un controllo spietato, per cui ogni minima disobbedienza era punita con la morte. I trasferimenti forzati, le esecuzioni, la tremenda carestia causata dal fallimento della politica economica del governo, provocarono la morte di almeno due milioni di persone. Solo l’intervento dell’esercito vietnamita (1978) mise fine al governo dei Khmer rossi.
Nel frattempo anche in Cile (l’unico stato dell’America latina in cui la sinistra poté vincere le elezioni) il socialista Salvador Allende portò il Paese al comunismo
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“pacifico” (1970), anche se in seguito ad un colpo di stato guidato da Augusto Pinochet, Allende fu ucciso (1973). Inoltre l’Argentina subì un periodo di terrorismo che finì con una repressione inglese nelle isole Falkland.
Nel corso degli anni Ottanta il blocco comunista entrò progressivamente in una grave crisi. Le proteste e le rivolte interessarono dapprima la Polonia, soprattutto dopo che un polacco, Karol Wojtyla, divenne papa (Giovanni Paolo II, 1978-2005). Nel settembre del 1989 in Polonia nacque un governo formato non soltanto da comunisti. Contemporaneamente i comunisti della Germania Est lasciarono il potere ai riformisti e tra il 9 e il 10 novembre 1989 migliaia di Tedeschi poterono abbattere il Muro di Berlino e riunificare la Germania. Il simbolo della guerra fredda non esisteva più.
Nel 1982 l’Unione Sovietica fu governata da un gruppo di dirigenti fra i quali dominava Leonid Breznev, ma fu un’epoca più autoritaria e che durò poco.
Mentre in Occidente si cominciavano ad affermare le nuove tecnologie (telefono, televisione, elettrodomestici ecc.) tanto che si parlò di Welfare state (Stato del Benessere), ma ci fu anche il problema dei movimenti di protesta giovanili e operaie (si ricorda soprattutto quelle avvenute nel 1968).
Nel dicembre 1991 così i presidenti delle repubbliche sovietiche sciolsero l’Unione Sovietica. Nacque così la Comunità di Stati Indipendenti (CSI) che respingeva i principi del comunismo. Il 25 dicembre 1991 la bandiera rossa che sventolava sul Cremlino venne
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Collegamenti interdisciplinari
- Storia: L’era dei due blocchi: la guerra fredda
- Geografia: Uno stato suicida: il Giappone
- Inglese: La scomposizione della realtà: atoms and molecules
- Francese: Gli esperimenti: la Polynésie française
- Tecnologia: Le applicazioni: l’energia nucleare
- Scienze: Le conseguenze radioattive: la genetica
- Ed. Motoria: L’energia del corpo: la forza muscolare
- Antologia: I primi a capirlo: Neruda e Hikmet
- Letteratura: La compattezza letteraria: l’ermetismo
- Musica: Il ricordo: Enola Gay
- Ed. Artistica: La disgregazione artistica: la metafisica
- Cittadinanza: L’equilibrio sociale: la Costituzione